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Moralia Blog

Trump e il papa. Disarmare la parola

Di fronte al rigurgito violento di un fondamentalismo politico e pseudo-religioso cieco e pericoloso.

L’emergenza bellica di questo nostro tempo, sottolineata e alimentata dalle parole armate di Donald J. Trump contro Leone XIV, chiede a tutti di riflettere sulla situazione in atto e offrire pensieri fecondi in grado di costruire la pace e debellare il rigurgito violento di un fondamentalismo politico e pseudo-religioso cieco e pericoloso.

La recente dichiarazione dell’ATISM contro la guerra identifica la radice profonda di qualsiasi rivendicazione bellica/fondamentalista nell’eclissi del pensiero e della parola.

E se è vero, come è vero, che i fatti sussistono prima come pensieri e nascono dai pensieri, è evidente la necessità di globalizzare parole feconde e condivise, capaci di alimentare una misura autenticamente umana in grado di salvaguardare verità e giustizia, nella mediazione creativa tra cura e sviluppo.

Nutrire l’umano

Una espressa teologia pubblica di pace (Simone Morandini), innervata da una grammatica di prossimità e da un pensiero filosofico e teologico libero da astratte separatezze, concorre a nutrire una generatività interiore costitutiva dell’humanum, quanto mai necessaria nel villaggio globale attuale dove la tecnocrazia, soprattutto nella sua coniugazione tecno-finanziaria e mercantile, ha offuscato la dimensione interiore e spirituale intersoggettiva, incapace di aprirsi a uno spessore contemplativo capace di exofilìa, foriera di una possibile (e difficile) gratuità relazionale e politica.

L’attacco di Trump a Leone XIV appartiene, è generato da questa atmosfera satura di immanenza e pseudo-religione.

I modi di amare sophìa

La teologia morale, d’altro canto, può offrire piste generative per un’efficace alleanza antropologica e interdisciplinare, se chiarisce che è molto difficoltoso raggiungere un significato adeguato di ciò che è morale a prescindere dalla variegata configurazione delle diverse forme dell’esperienza storica, mettendo così a tema la centralità della coscienza nel suo profilo originariamente morale e credente, in una corrispondenza circolare tra antropologico e teologico, singolare e universale (Maurizio Chiodi).

Per la costruzione della pace e al fine di ri-alimentare il tessuto connettivo della relazione sociale, si rivela indispensabile che la teologia morale e la cultura superino l’astrattezza e tematizzino il possente spessore simbolico proprio dei saperi primari che orbitano attorno alla generazione parentale ed educativa e, prima ancora, al rapporto uomo-donna, per rendere visibile la sorgente primaria della genealogia del rapporto sociale espressa nel «voto creatore» (Gabriel Marcel), che i genitori esprimono prima ancora di sapere se potranno mantenere la promessa di bene stabilita per i figli (Giuseppe Angelini).

La storia e la coscienza

Infine, una brevissima rassegna di autori (oltre a quelli già citati) che aiutano a rintracciare strumenti per costruire la pace.

Nella latinità classica, Marco Tullio Cicerone (106-43 a.C.), nelle sue Tusculanae disputationes (V, 9), riporta un aneddoto relativo a Pitagora (VI sec. a.C.): «Interrogato circa l’essenza della filosofia, Pitagora avrebbe risposto che attraverso la nascita l’uomo entra nell’ordine cosmico come in una festa di Dio». Mentre alcuni sfruttano l’occasione solo per contrattare e vendere merci, il filosofo (e teologo) è colui che nella theoria comprende il senso della festa.

Sul versante della filosofia del diritto, Antonio Guarino (1914-2014) ha sottolineato l’ineludibile intreccio tra natura e cultura e la destinale socialità nella quale l’istituzione è la forma originaria dove l’uomo si riceve, di più, dove l’uomo è chiamato in un tessuto connettivo reciproco e che ha il tono della cura benevolente, senza cui nessuno sopravvive.

Anche Roberto Esposito declina l’antico lemma del giureconsulto Marciano (I-II secolo) vitam instituere: ciò che fin dall’inizio ci istituisce e che noi stessi continuamente istituiamo è la rete di rapporti nella quale ciò che facciamo acquista rilievo per noi, ma anche per gli altri.

E Paul Ricoeur: «La storia dice: violenza. La coscienza s’alza in piedi e dice: amore» (Histoire et Vérité).

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