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Documenti, 7/2026

Quo vadis, humanitas?

Pensare l'antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari sul futuro dell'umano

Commissione teologica internazionale

Il documento della Commissione teologica internazionale Quo vadis, humanitas? Pensare l’antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari sul futuro dell’umano, pubblicato il 4 marzo, è stato elaborato dal 2022 al 2025 e si definisce uno «studio sull’antropologia cristiana di fronte alle sfide culturali contemporanee». Il 50º della Gaudium et spes ha offerto l’impulso di prendere le mosse dall’«antropologia personale e sociale» delineata a partire dalla costituzione conciliare per «riproporre oggi l’antropologia cristiana in un dialogo aperto e critico con le istanze più recenti delle culture e dell’esperienza umana», al fine di promuovere un «umanesimo integrale e solidale» (n. 7). Si tratta specificamente di un confronto con le sfide del transumanesimo – basato sulla «convinzione che l’essere umano possa e debba impiegare le risorse della scienza e della tecnologia per superare i limiti fisici e biologici della condizione umana» (n. 14) – e del postumanesimo, che «enfatizza... l’“ibrido” (cyborg), fino a decostruire il soggetto umano, rendendo del tutto fluido il confine tra l’umano e la macchina» (n. 15). Il discernimento critico di fronte a tali scenari è attuato tramite quattro «categorie portanti» (n. 8), a ciascuna delle quali è dedicato uno dei capitoli del documento: sviluppo, vocazione (integrale), identità umana e sua condizione drammatica. All’«auto-deificazione di stampo transumanista» l’annuncio cristiano oppone «il modo adeguato di andare oltre i limiti dell’umana esperienza»: «la divinizzazione possibile solo a Dio».

Stampa (4.3.2026) da sito web www.vatican.va.

Ripensare l'iniziazione cristiana

Consiglio permanente (23-25 marzo 2026

Conferenza episcopale italiana

Uscito a ridosso della pubblicazione dei risultati del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, il Comunicato finale del Consiglio permanente della CEI (23-25.3.2026) presenta una nutrita serie di attenzioni, ma evita con cura qualsiasi riferimento all’attualità politica italiana. Non manca invece il riferimento al Medio Oriente e alla «guerra [che] continua a presentarsi come strumento ordinario di risoluzione delle controversie», citando la nota Educare a una pace disarmata e disarmante. Aprendo poi la carrellata sulle tematiche più propriamente ecclesiali, dopo aver espresso «gratitudine ai sacerdoti chiamati a un carico pastorale notevole», si fa cenno tra l’altro alle «Linee di orientamento per il cammino delle Chiese in Italia» e ad «alcune determinazioni per la recezione del Cammino sinodale», che saranno oggetto dell’Assemblea generale di maggio (e in «stile sinodale» dev’essere anche la gestione e la rendicontazione dell’otto per mille); e dell’«iniziazione cristiana». A proposito di quest’ultima il comunicato afferma: si è «deciso di affidare lo studio della revisione del percorso d’iniziazione cristiana alla Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi» ed è stato «approvato il documento che offre le linee fondamentali sull’identità dei padrini e delle madrine».

Stampa (25.3.2026) da sito web www.chiesacattolica.it.

L'ora di Cuba

Conferenza dei vescovi cattolici

«Cuba ha bisogno di cambiamenti, sempre più urgenti, ma non ha affatto bisogno di ulteriori angosce o sofferenze. Basta con il sangue e il lutto nelle famiglie cubane. Ne abbiamo passate davvero tante nella nostra storia recente! Desideriamo ardentemente una Cuba rinnovata, prospera e felice, ma senza aumentare le sofferenze dei poveri, degli anziani, dei malati e dei bambini cubani». Dopo l’attacco militare degli Stati Uniti contro il Venezuela (3.1.2026) è drammaticamente peggiorata la situazione di Cuba, con il blocco dei rifornimenti energetici e la minaccia del presidente USA Donald Trump di «prendere l’isola». In questo scenario, il 31 gennaio l’episcopato cattolico dell’isola caraibica ha diffuso un Messaggio a tutti i cubani di buona volontà, che è stato ripreso e rilanciato il 1° febbraio da papa Leone XIV nell’Angelus domenicale. Secondo i vescovi, in queste condizioni «il rischio di un caos sociale e di violenza tra i figli di uno stesso popolo diventa reale», e «nessun cubano di buona volontà potrebbe rallegrarsene», facendo riferimento a quanti auspicano un rovesciamento del regime.

L’episcopato richiama la «posizione costante del papa e della Santa Sede, coerente con il diritto internazionale», secondo cui «i Governi dovrebbero poter risolvere le loro divergenze e i loro conflitti attraverso il dialogo e la diplomazia, non attraverso la coercizione o la guerra», e si rendono disponibili per mediare.

Stampa (31.1.2026) da sito web iglesiacubana.org; nostra traduzione dallo spagnolo. Cf. Regno-att. 4,2026,87.

Sempre più democrazia

Consiglio permanente della Conferenza episcopale argentina

Il 24 marzo l’Argentina ha ricordato i 50 anni del colpo di Stato militare che inaugurò una brutale dittatura, che per sette anni si rese responsabile di rapimenti, torture e omicidi nei confronti di decine di migliaia di vittime. Anche le gerarchie ecclesiastiche furono accusate di connivenze con il Governo dei generali (cf. Regno-att. 6,2023,164). Il 17 marzo il Consiglio permanente della Conferenza episcopale argentina ha pubblicato un messaggio intitolato «Mai più» alla violenza della dittatura, «sempre più» democrazia giusta, in cui riconosce «la gravità di quanto accaduto in quegli anni violenti» e comprende «che la memoria esige un’autocritica, da parte della società e della Chiesa in essa presente, che aiuti a riscoprire e ricostruire il senso di fratellanza tra gli argentini».

In un momento, inoltre, in cui l’attuale Governo di Javier Milei sostiene che per decenni la sinistra ha distorto la storia della dittatura, enfatizzando esclusivamente il terrorismo di Stato e ignorando la violenza dei gruppi guerriglieri di sinistra, i vescovi avvertono: «Viviamo in un’epoca caratterizzata da una crescente tendenza all’autoritarismo... in cui sta prendendo il sopravvento un’ideologia della sopravvivenza del più forte ai danni del più debole, mentre la forza della democrazia dovrebbe manifestarsi nella cura dei più fragili». E ribadiscono che «il sistema democratico si fonda sulla convivenza tra sorelle e fratelli nel rispetto incondizionato della dignità umana».

Stampa (23.3.2026) da sito web episcopado.org. Nostra traduzione dallo spagnolo.

Charta oecumenica 2025

Linee guida per una sempre maggiore collaborazione tra le Chiese in Europa

Conferenza delle Chiese europee (KEK), Conciglio delle conferenze epsicopali d'Europa (CCEE)

Da quando, nella Pasqua del 2001, i presidenti della Conferenza delle Chiese europee (KEK) – che riunisce oltre 100 Chiese di tradizione ortodossa, protestante e anglicana – e del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (CCEE, Chiese cattoliche) firmarono la Charta oecumenica (Regno-doc. 9,2001,315), la roadmap dell’ecumenismo europeo, il contesto è molto cambiato: la secolarizzazione è avanzata anche nell’Est; le migrazioni hanno provocato fratture e paure e un aumento della xenofobia; la brutale guerra in Ucraina ha diviso non solo le nazioni, ma anche le Chiese cristiane. Per questo nel 2022 i due organismi firmatari hanno avviato un processo di aggiornamento della Charta oecumenica, che è iniziato con un’ampia consultazione delle Chiese ed è giunto alla firma il 5 novembre a Roma.

La nuova Charta oecumenica. Linee guida per una sempre maggiore collaborazione tra le Chiese in Europa, molto più lunga della precedente, prende posizione su tutti i temi sopra indicati, e inoltre sulle nuove generazioni, sulla conversione ecologica e sulla trasformazione digitale. Riaffermando un impegno di fondo per la costruzione democratica dell’Europa, impegna le Chiese europee a contrastare il nazionalismo, a rinunciare all’eurocentrismo, a creare spazi di riconciliazione nei contesti di guerra, a promuovere una cultura di solidarietà con i migranti e molto altro.

Stampa (25.3.2026) da sito web www.ccee.eu/charta-oecumenica. Traduzione dall’originale inglese a cura del CCEE. Le citazioni del Nuovo Testamento sono tratte dalla Traduzione letteraria ecumenica, Elledici, Torino 2025.

Attestazione di Abuja

Conferenza globale anglicana del futuro (GAFCON)

È necessario «riorganizzare la Comunione anglicana, perché un numero significativo di province che si dichiarano anglicane ha abbandonato l’autorità della Scrittura e non ha seguito fedelmente Cristo. Sebbene le questioni relative alla sessualità umana ne siano un’espressione, ciò è solo sintomatico di allontanamenti dottrinali e morali dall’insegnamento della Scrittura»: lo afferma l’Attestazione di Abuja, una dichiarazione pubblicata il 6 marzo durante l’incontro della Global Anglican future conference (GAFCON – Conferenza globale anglicana del futuro) tenutosi proprio ad Abuja, in Nigeria, dal 3 al 6 marzo, che rappresenta un passo formale verso un riassetto dell’anglicanesimo mondiale. L’Attestazione di Abuja esprime una critica molto dura nei confronti delle strutture tradizionali della Comunione anglicana, note come «Strumenti di comunione»: l’arcivescovo di Canterbury, la Conferenza di Lambeth, il Consiglio consultivo anglicano e il Meeting dei primati.

La GAFCON, che con questo atto dà vita alla Comunione anglicana globale (GAC), sostiene di non voler creare una nuova comunione ecclesiale: «Ciò che è avvenuto, invece, è stato un trasferimento della gestione della Comunione anglicana dagli Strumenti di Canterbury alla Comunione anglicana globale. Stiamo riportando la Comunione anglicana alle sue radici. La Comunione anglicana globale non è una nuova Comunione, ma la storica Comunione anglicana riorganizzata dall’interno».

Stampa (9.3.2026) da sito web gafcon.org; nostra traduzione dall’inglese. Cf. anche Regno-att. 6,2026,145.