La prima enciclica di Leone XIV, firmata nel 135° anniversario della Rerum novarum di Leone XIII e pubblicata il 25 maggio, affronta quella che per il papa è la questione sociale del nostro tempo: l’intelligenza artificiale e la sua sfida alla dignità umana. Il testo, suddiviso in cinque capitoli più un’introduzione e una conclusione, non è però centrato sulla tecnologia – verso cui non c’è una condanna a priori – ma sull’uomo, che si vede minacciato dai possibili rischi legati alle filosofie sottese allo sviluppo delle intelligenze artificiali. Il bersaglio è il «paradigma tecnocratico», la riduzione dell’umano a dato e prestazione. Di fronte alla promessa transumanista di eliminare ogni fragilità, il papa oppone la tesi secondo cui «l’umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite». Il documento denuncia la concentrazione di potere nelle mani di attori privati transnazionali, il costo umano della filiera digitale – dalle miniere di terre rare al lavoro di etichettatura dei dati – e l’automatizzazione delle decisioni militari letali. L’appello finale: «Nel tempo dell’intelligenza artificiale, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore».
Stampa (25.5.2026) da sito web www.vatican.va.
L’Assemblea generale dell’episcopato italiano, che si è tenuta nell’Aula sinodale del Vaticano dal 25 al 28 maggio, ha approvato le Linee di orientamento per l’attuazione del documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, intitolate Radicati e costruiti in Cristo. Approvato a larga maggioranza e di prossima pubblicazione, il documento raccoglie l’indicazione di papa Leone, data nelle due Assemblee del 2025 e poi ribadita in questa (cf. qui a p. 374), di «porre Gesù Cristo al centro». Le linee guida dei prossimi cinque anni quindi, illustrate durante la conferenza stampa conclusiva dell’Assemblea dal card. Roberto Repole, saranno: «Riportare al centro il dono della fede; puntare alla vita comunitaria; dare impulso a una corresponsabilità differenziata; verificare l’adeguatezza delle strutture».
Durante l’Assemblea i vescovi hanno anche avuto «vivaci discussioni, legate soprattutto al tema della riforma della CEI» (Conferenza stampa). Un altro tema raccomandato da papa Leone, che nel suo discorso ha ribadito: «L’organizzazione della Conferenza episcopale va modellata alla luce delle esigenze della missione e delle mutate condizioni storiche. Non si tratta di imitare schemi organizzativi esterni, né di ridurre tutto a efficienza amministrativa, ma di domandarsi quale fisionomia aiuti oggi i pastori e le Chiese locali ad annunciare meglio il Vangelo, a camminare insieme, a rendere possibile una partecipazione effettiva, ordinata e feconda».
Stampa (28.5.2026) da sito web www.chiesacattolica.it.
Il 28 maggio papa Leone XIV ha incontrato i vescovi italiani, concludendo i lavori dell’82ª Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (CEI), tenutasi in Vaticano dal 25 al 28 maggio 2026 (cf. in questo numero a p. 372). Riportiamo il discorso del papa (www.vatican.va).
Il 14 maggio Mario Draghi è stato insignito del Premio Carlo Magno, riconoscimento assegnato ogni anno dalla città tedesca di Aquisgrana a personalità che si sono distinte per il loro impegno a favore della pace e dell’integrazione europea, conferito tra gli altri a papa Francesco (2016). Ex presidente della Banca centrale europea e già presidente del Consiglio dei ministri italiano, l’economista non ha pronunciato un discorso di circostanza, ma ha consegnato una diagnosi impietosa del continente. «Per la prima volta a memoria d’uomo siamo veramente soli insieme», ha affermato, sintetizzando in una formula l’isolamento geopolitico europeo. L’ordine del dopoguerra si è incrinato: gli Stati Uniti sono imprevedibili, la Cina non è un’alternativa credibile, la Russia rimane una minaccia. Nel frattempo le esigenze di investimento strategico sono salite a 1.200 miliardi di euro l’anno e il divario di produttività con gli Stati Uniti si è allargato di 9 punti percentuali dal 2019.
La proposta di Draghi è quella di un «federalismo pragmatico»: i paesi più pronti devono avanzare insieme, costruendo cooperazione concreta su energia, tecnologia e difesa, senza attendere il consenso dei 27. «Il compito ora è quello di... dimostrare che l’Europa può ancora una volta trasformare la crisi in unione». Un’Europa che non completi l’integrazione del proprio mercato interno, ha avvertito, non potrà mai reggere la competizione con chi l’ha già fatto.
Stampa (15.5.2026) da sito web www.karlspreis.de. Nostra traduzione dall’inglese; titolazione redazionale.