La prima enciclica di papa Leone XIV, firmata il 15 maggio scorso, 135° anniversario della Rerum novarum di Leone XIII, e pubblicata il 25, è un testo sull’ontologia dell’essere umano nel tempo attuale.
Sono 15 anni che la Spagna non riceve la visita di un papa. Un’intera generazione fino a pochi giorni fa non aveva fatto esperienza di un pontefice a casa propria.
Come dovrebbe reagire il Vaticano quando il leader più potente del mondo calpesta le norme democratiche abusando del potere esecutivo, violando i diritti umani fondamentali e mettendo in discussione la legittimità delle libere elezioni?
Nelle parole di Agostino traspare il disappunto verso il cattolico e feroce Valentiniano I, prigioniero della propria passione per gli spettacoli del circo. Un sovrano in certo modo ludopatico.
Come si ritiene ormai da diverso tempo e da parte della maggioranza degli studi, sin dai primissimi tempi il cristianesimo si diversificò a seconda delle comunità che via via sorgevano, così da far preferire oggi parlare di cristianesimi al plurale. Allo stesso modo occorre parlare di «canoni» piuttosto che di «canone».
Con papa Francesco è cambiato l’approccio della Chiesa alla questione dell’omosessualità; precedentemente se ne parlava come di un «problema» (cf. la lettera della Congregazione per la dottrina della fede del 1986 Homosexualitatis problema) di morale sessuale.
A valle del percorso del Cammino sinodale italiano sono giunte (il 10 giugno, con data 31 maggio) le «linee d’orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi» intitolate Radicati e costruiti in Cristo.
Il libro Vivre au risque de l’autre. La Bible contre l’identitarisme (Desclée de Brouwer, Parigi 2025) è l’ultimo lavoro di Anne-Marie Pelletier che vogliamo presentare anche ai lettori italiani. Anne-Marie Pelletier ha insegnato fino al 2022 Sacra Scrittura ed Ermeneutica al Collège des Bernardins e alla Facoltà Loyola di Parigi.
Quando nel dibattito politico europeo degli ultimi anni si è affermato il termine re-migrazione – la proposta di rimandare indietro intere popolazioni immigrate per ristabilire una presunta omogeneità culturale ed etnica del paese ospitante – la riflessione cristiana si è trovata interpellata in modo diretto.
C’è molta immigrazione nelle cronache (nere) italiane degli ultimi tempi. Due episodi su tutti: l’omicidio di Bakari Sako a Taranto da parte di un branco di giovani italiani, l’attacco a Modena di Salim El Koudri, nato in Italia da genitori marocchini, che si è lanciato con l’auto sulla folla nel centro della città.
Il luogo comune sulla «generazione liquida», incapace di legami duraturi, riceve una smentita poco rumorosa ma molto netta dal nuovo Rapporto giovani 2026 dell’Istituto Toniolo, edito dal Mulino.
L’analisi delle violenze sessuali avvenute all’interno della Chiesa cattolica ha allargato sempre più lo sguardo al contesto in cui avvengono. Si è così precisata la categoria più generale di «abuso spirituale» che fa da sottofondo a molte violenze o che può anche esistere in quanto tale. Tale abuso s’innesta sulla sete di Dio e va a colpire soprattutto le persone spiritualmente più ferventi, non necessariamente le più fragili. Di esso occorre dare una lettura non solo psicologica, ma innanzitutto teologica: come scrive Carlo Belardi, si tratta di una forma di idolatria, in cui la guida spirituale non allontana la persona da Dio ma le trasmette un dio-sosia, costruito a propria immagine, rivestito del linguaggio autentico della fede. Tre sono i sintomi riconoscibili di questo falso dio: parla con una sola voce (quella dell’abusatore); esige il segreto e isola la vittima dai legami esterni; non chiede mai che la persona cresca oltre la guida, impedendo ogni emancipazione. Il processo di costruzione del dio-sosia segue fasi precise: idealizzazione, dipendenza esclusiva, manipolazione del sacro, sostituzione della coscienza. Ed è esattamente nella cura di una coscienza formata e libera, «“terra santa” davanti a cui togliersi i sandali», che si può trovare l’antidoto a questa deriva.
L'approccio della Santa Sede nei confronti del Sodalitium christianae vitae (SCV) e delle sue vittime non ha precedenti, tanto che ci si domanda se possa costituire in futuro un modello applicabile ad altre realtà.