L’intelligenza artificiale e la morale

Con il Messaggio al World Economic Forum 2025, papa Francesco è tornato a sottolineare un punto nodale che riguarda lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA), sostenendo che «l’IA non è una forma artificiale di intelligenza umana, bensì un suo prodotto». In quanto tale, quindi, è chiamata necessariamente a seguire le sue stesse «regole divine». È Dio ad aver creato l’uomo intelligente, per cui l’intelligenza è un dono di Dio (cf. Sir 17,5), che l’uomo deve mettere a frutto secondo la volontà di Dio. Se già l’intelligenza umana va utilizzata secondo la volontà di Dio, anche tutto ciò che è effetto di tale intelligenza e da essa prodotto – come l’IA– andrà utilizzato secondo la volontà di Dio.
Ogni cosa ha un fine
Questo vuol dire che sia l’intelligenza umana, sia ogni suo ritrovato devono avere come fine il bene di ogni uomo e di tutto l’uomo (spirito, anima e corpo). Quando il bene olistico di ogni persona umana non viene perseguito, è segno che ci si trova dinanzi a un uso distorto sia dell’intelligenza umana che di ogni suo prodotto (tecnologico, scientifico ecc.).
Il problema, dunque, non è l’IA– che non può essere definita, in se stessa, né buona e né cattiva –, ma l’uomo da cui è derivata e, di conseguenza, l’uso che esso ne intende fare. Ogni scoperta, infatti, viene realizzata per un fine.
Ora chiediamoci: il fine per il quale è stata concepita l’IA è il bene di ogni uomo e di tutto l’uomo? Probabilmente a questa domanda diretta siamo costretti (dai fatti) a rispondere negativamente. Ed è questo il motivo per il quale la teologia morale ha un ruolo di fondamentale importanza, però non come spesso si sente dire o si legge, soltanto per indicare il modo in cui gli uomini debbano servirsi di questa tecnologia, ma, più in generale, per mostrare loro come devono «servirsi» di se stessi.
Non bisogna, trattando questo argomento, dimenticare le parole di san Tommaso d’Aquino che, riprendendo anche l’insegnamento aristotelico, asserisce: «Infatti, come dice il Filosofo in Pol. I, 2, “come l’uomo, se è perfetto in virtù, è il migliore degli animali, così, se è alieno alla legge e alla giustizia, è il peggiore di tutti”, poiché l’uomo, per dar corso a concupiscenze e crudeltà, ha le armi della ragione, di cui sono privi gli altri animali» ( S. Th., I-II, q. 95, a. 1, respondeo).
Il ruolo della teologia morale
La teologia morale deve indicare (e ovviamente anche invitare) all’uomo la via della virtù. Se l’uomo, infatti, vivrà in modo virtuoso, potrà servirsi anche in modo virtuoso dell’IA, per il bene di ogni uomo e di tutto l’uomo; se, al contrario, esso vivrà una vita debosciata, metterà anche questa tecnologia a servizio dei propri vizi, a danno proprio e degli altri.
Le parole dell’Aquinate ci insegnano che solo l’uomo «perfetto in virtù» potrà compiere azioni virtuose e servirsi, dunque, di tutto ciò che la scienza e la tecnologia gli mettono a disposizione, non solo per il bene proprio, ma anche per quello di ogni uomo e nella sua totalità di spirito, anima e corpo. È da sprovveduti pensare che chi è immerso nel male possa utilizzare bene l’IA, oppure che possa utilizzarla in modo virtuoso chi vive immerso nel vizio, «per dar corso a concupiscenze e crudeltà».
È per questo motivo che la teologia morale non deve intervenire sugli effetti (i prodotti dell’intelligenza umana, come l’IA), bensì sulla causa che li produce (l’uomo), perché se l’uomo vivrà una vita veramente virtuosa, in piena osservanza della parola di Dio, di certo si servirà della propria intelligenza – e anche di quella artificiale – per il bene più grande dell’uomo e di ogni uomo.
Come Dio, essendo il Sommo Bene, tutto ciò che creò, lo creò buono, anzi molto buono (cf. Gen1, 31), così se l’uomo si lascerà fare buono da Dio Padre, in Cristo per lo Spirito Santo, produrrà soltanto cose buone, di cui si servirà in modo buono, sempre e solo secondo la volontà del suo Dio e Signore.
Nicola Rotundo, presbitero di Catanzaro-Squillace, nel corso degli anni ha insegnato Teologia morale presso alcune realtà accademiche come la PFTIM e la Federico II di Napoli. Attualmente è cultore della materia presso l’Università della Calabria (SECS-P/08). Tra le sue pubblicazioni monografiche più recenti: Intelligenza artificiale. Un punto di vista etico-sociale, Armando 2024; L’incontro tra Dio e l’uomo. Zaccheo esempio di conversione morale, TAU 2024; Etica armonica. Riflessioni per innovare l’economia e il lavoro, Rubbettino 2023.