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Moralia Blog

Identità di genere e sacramenti

Rispetto al polverone mediatico sollevato dai dubia formulati al Dicastero per la dottrina della fede, di per sé i questi riguardano una problematica di teologia sacramentale e la conseguente disciplina canonica.

Ho voluto dare questo titolo un po’ più specifico e pertinente al polverone mediatico sollevato dai dubia formulati al Dicastero per la dottrina della fede dal vescovo brasiliano mons. Negri.

Di per sé i questi riguardano una problematica di teologia sacramentale (battesimo e matrimonio) e la conseguente disciplina canonica. Ma l’oggetto proprio ha un evidente contenuto morale, anzi più specificamente riguardante la «morale sacramentaria».

Una questione di morale sacramentaria

I quesiti vertevano sulla possibilità che una persona transessuale possa essere battezzata, essere padrino di battesimo o testimone di un matrimonio. Gli ultimi due riguardano anche le persone omoaffettive. Per queste vi è anche un ulteriore quesito relativo alla richiesta di battezzare il proprio figlio ottenuto attraverso adozione o «utero in affitto».

Escludiamo subito il quesito circa l’essere testimoni in un matrimonio, che è una questione riguardante la legislazione civile e senza alcuna implicanza morale anche nel matrimonio concordatario.

Quanto agli altri occorre fare alcuni valutazione fondamentali.

L’identità di genere è una scelta?
  1. La prima riguarda una questione a tutt’oggi irrisolta nel magistero ecclesiale, e che è la fonte prima delle confusioni, incertezze, perplessità che regnano nel campo dell’identità di genere.
    Volendo essere tranchant possiamo riassumerla così: un’identità di genere diversa da quella per così dire «anagrafica» è un fatto connaturale (genetico o acquisito) e involontario, o implica una deliberata scelta della persona che la presenta? Nel primo caso non ha senso porci problemi come quelli avanzati nei dubia, in quanto non vi è alcuna colpevolezza, nel secondo vi sarebbe una responsabilità morale da valutare con i consueti criteri con cui si valuta in altri ambiti espressivi. Purtroppo le odierne risposte ecclesiali sono tutta ambigue, e oscillano barcamenandosi nei «sì ma», «sì però» ecc. Se non c’è colpa, perché tale condizione viene colpevolizzata? E se c’è colpa, perché ci cerca di legittimarla, accoglierla, rispettarla? Se una persona nasce o incolpevolmente diventa transessuale perché non dovrebbe accedere al battesimo?
Il figlio di una coppia omoaffettiva ha delle responsabilità?
  1. Il discorso si fa più delicato e complesso (ma sostanzialmente non diverso) per le coppie omoaffettive che chiedono il battesimo per il proprio figlio. Ovviamente questi non ha alcuna «responsabilità» sul fatto di essere figlio di una coppia omoaffettiva, né sul fatto che questa lo abbia ottenuto attraverso maternità surrogata. Negargli il battesimo costituirebbe una vera violenza nei suoi confronti. Ovviamente rimangono pur sempre valide le condizioni di accesso al sacramento, cioè perché i genitori lo richiedono. Ma né più né meno che per qualunque altro battezzando.
La persona transessuale è in uno stato di colpa grave?
  1. Quanto al battesimo richiesto dalla persona transessuale, negarlo significherebbe innanzitutto ritenerlo in una condizione di colpa grave oggettiva, ma anche, in secondo luogo, avere della Chiesa la visione gnostica di una società alla quale solo i «perfetti» possono accedere.
Qual è il ruolo di padrini e madrine?
  1. Quanto al «padrinato», il quesito non fa che esplicitare i tanti dubbi che ormai si agitano intorno a questo ruolo che, non a caso, molti vescovi hanno sospeso per alcuni anni, sia pure ad experimentum.
    Il ruolo dei padrini nel catecumenato classico del primo cristianesimo era un ruolo fondamentale per l’iniziazione alla fede e l’accompagnamento dei battezzandi (adulti) a essa.
    Successivamente, col battesimo dei bambini il padrinato ha assunto un ruolo coadiutorio rispetto a quello dei genitori che, in una società patriarcale, erano spesso non troppo presenti (soprattutto il padre) nell’educazione religiosa dei figli. D’altra parte l’attribuzione di tale ruolo ai nonni rendeva abbastanza plausibile il suo esercizio.
    Oggi non è più così: padrino e madrina sono spesso amici o parenti diversi, spesso dalla fede assai minimale per non dire assente. Ben venga un padrino transessuale o omossessuale che possa assumere un ruolo mistagogico per il bambino, purché lo faccia con spirito e contenuti di fede. O, forse, meglio di no. Non per la sua disforia di genere, ma per i dubbi che il ruolo di padrino e madrina oggi riveste sia per gli etero sia per gli omo- o i transessuali.
Nella morale sessuale il paradigma in uso è ormai inadeguato

In ogni caso, queste e altre considerazioni che potrebbero farsi ripropongono con sempre maggior forza l’inadeguatezza dell’attuale paradigma ermeneutico in ordine alla morale sessuale.

Com’è noto, nella storia della Chiesa e delle correlate valutazioni moral-teologiche si sono succeduti diversi paradigmi (patristico, scolastico, post-tridentino ecc.).

Il paradigma successivo al Vaticano II e auspicato al n. 16 dell’Optatam totius è francamente incompiuto. Questioni relative all’etica della procreazione, all’inizio e al fine vita, all’ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati, alla sessualità nelle diverse identità di genere non possono risolversi col paradigma giusnaturalistico tuttora utilizzato. Saranno inevitabili i conflitti, le aporìe, i dubia inviati al Dicastero per la dottrina della fede.

Occorre un radicale e profondo rinnovamento che dia gli strumenti più adeguati e pertinenti per affrontare in modo compiuto tali problematiche.

 

Salvino Leone, medico, è docente di teologia morale e bioetica alla Facoltà teologica di Sicilia e vicepresidente dell’ATISM. Tra le sue opere più recenti Bioetica e persona. Manuale di bioetica e medical humanities, Cittadella, Roma 2020.

Commenti

  • 17/11/2023 Marcello Badalamenti

    Pace. Finalmente chiarezza e un invito esplicito a fare ugualmente sia a pastori che ai teologi. Sembra che oggi si sia più propensi a cercare giustificazioni ai propri modi di pensare, pur datati dallo studio e dalla prassi pastorale di ciascuno di noi, che invece farsi interrogare seriamente dallo Spirito che nella storia e negli uomini e donne di buona volontà ci parla (direi meglio:grida!). Auguri per un sereno confronto che porti, viste le indicazioni del Magistero odierno, a ripensare e radicalmente la morale sacramentale e sessuale.

  • 15/11/2023 Luca Novara

    Grazie Salvino Leone per la chiarezza netta e luminosa: oggi è un bene prezioso e raro. Senz'altro il paradigma giusnaturalistico è ormai inadeguato, occorre un investimento robusto di energie per rinnovare le categorie fondamentali

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