Etica sessuale: le droghe dello stupro
La riflessione morale sull’uso di tali sostanze si correla in modo particolare ad alcuni loro effetti.
Un fenomeno in crescita costante, soprattutto tra i giovani, è quello relativo alle cosiddette rape drugs, o «droghe dello stupro» come traduciamo in italiano. Si tratta di una serie eterogenea di sostanze psicoattive, utilizzate prevalentemente ma non esclusivamente in caso di violenza sessuale.
Gli effetti
La riflessione morale sull’uso di tali sostanze, oltre alle generiche considerazioni relative alle intossicazioni voluttuarie, si correla in modo particolare ad alcuni loro effetti e al loro conseguente impiego nel contesto di violenze sessuali. A mio avviso vi sono 5 punti da prendere in considerazione.
Innanzitutto il più delle volte vengono assunte per via orale, mescolate a bevande dal sapore e aroma più forte. Non a caso vengo spesso definite anche drink spiking (che potremmo tradurre letteralmente «drogare una bevanda»).
Agiscono a livello centrale, portando a una condizione di disinibizione psichica (come l’alcool se assunto in grande quantità) soprattutto sul versante dell’inibizione sessuale, comportando una diminuzione della consapevolezza dei propri atti (awareness).
Vengono utilizzati a tal fine farmaci di uso corrente, per quanto specialistico (e non le classiche e specifiche «droghe» come potrebbero essere l’eroina, l’LSD o la stessa extasy). In modo particolare alcune benzodiazepine come il flunitrazepam, utilizzato nella terapia dell’insonnia; il GHB (acido gamma-idrossibutirrico), impiegato nella narcolessia e nella dipendenza da alcool; la ketamina, che è un anestetico, e altre ancora.
Molte di queste sostanze comportano una tipica amnesia retrograda, per cui la persona che le ha utilizzate non ricorda nulla o molto poco di quanto ha fatto o delle circostanze in cui il fatto è avvenuto. Questo rendere estremamente difficile l’identificazione degli stupratori e dei loro atti.
Al di là di queste difficoltà di ordine psicologico, ve ne sono altre di ordine farmacologico, relative alla difficoltà di identificare tali sostanze sia per il ritardo con cui vengono effettuati gli esami (a causa dell’amnesia) o per il loro rapido metabolismo.
Implicanze etiche
Come dicevo, alcune specifiche criticità etiche sono dovute proprio alle peculiarità delle sostanze sopra evidenziate.
Diceva Freud che «l’Es è solubile in alcol». Forse e a maggior ragione queste droghe sono effettivamente solubili in alcool ma, a differenza dell’Es, comportano una passività non di fronte a pulsioni inconsce, ma a deliberate violenze altrui. È importante valutare la consapevole esposizione al rischio che tutto questo comporta. Esistono a tal riguardo degli appositi kit, che potrebbero svelare in una bevanda la presenza di tali sostanze e che potrebbero essere date in dotazione di chi è esposto a tale possibilità.
Tutto questo ci riporta all’antico ma mai tramontato principio della teologia morale del «volontario in causa». È importante diffondere tra i giovani la conoscenza dei pericoli che comportamenti apparentemente innocui possono comportare.
Relativamente alla persona abusante, poi, emerge ancora una volta la profonda dimensione disvaloriale del suo gesto non solo in sé (sarebbe sempre e comunque riprovevole), ma soprattutto perché per compierlo deve appoggiarsi, da persona debole qual è, alla complicità di un ottundimento della coscienza altrui e della diminuzione artificiale della sua capacità di reagire e opporsi. Non solo, ma la conoscenza – che spesso ha – delle difficoltà a identificare la sostanza, può costituire un facile ombrello protettivo sotto cui ripararsi.
È interessante, in tal senso, la definizione gergale di tali sostanze che, dicevamo prima, vengono chiamate rape drugs, cioè «droghe dello stupro». La negatività dell’atto si fa quasi apposizione di un uso circoscritto e finalizzato all’abuso sessuale.
Laddove si consideri che questi composti sono, il più delle volte, farmaci utilizzati per migliorare la salute delle persone, la loro deviazione di meta appare, eticamente, ancora più paradossale.