Etica applicata: tra falsi automatismi e ragionamenti rigorosi
L’etica applicata è l’applicazione dell’etica?
Per un’etica applicata davvero pertinente e all’altezza dei problemi serve anzitutto avere alle spalle un’idea chiara della sua identità in rapporto alla funzione teorica e pratica che è chiamata a svolgere all’interno di un determinato ambito operativo.
In un fascicolo-dossier della rivista Etica per le professioni di qualche anno fa, filosofi e teologi si sono confrontati sulla possibilità che l’etica si deve assolutamente dare di in-formare la vita, in ogni ambito.
In un’espressione apparentemente comprensibile da tutti, questi autori si sono inerpicati sul crinale di quelli che sono gli aspetti della cosiddetta «etica applicata».
Riteniamo utile lo spunto che ci offre G. Trentin,[1] da cui abbiamo tratto il passo iniziale che ragiona sull’identità, il metodo e i contenuti, che egli presenta al pubblico non come acquisiti, ma come una triade problematica che ha bisogno di chiarimenti terminologici (che cosa intendiamo applicare se non sappiamo prima cosa applicare), di chiarimenti metodologici (quale procedimento argomentativo adottare per compiere una scelta) e di chiarimenti contenutistici (quale contenuto in tutti gli ambiti operativi risponde meglio all’esigenze etiche).
Chiarire quello che appare chiaro
L’intento è chiarire quello che appare chiaro: l’etica applicata è l’applicazione dell’etica? Se c’è qualcosa che può essere annoverato tra il «fuorviante» e il «disastroso» è proprio una risposta affermativa a questo gioco di parole che, nella mente di chi non è edotto sufficientemente sulla «cosa morale», può giocare appunto brutti scherzi, dannandosi (non trovando soluzioni o trovandone di inadeguate) e facendo danno (caricando di pesi inutili le persone).
Trentin è chiaro nella sua operazione di chiarificazione della triade (identità/metodo/contenuti) e noi non potremmo fare di meglio. Tuttavia qui possiamo individuare tre aspetti caratterizzanti l’etica applicata, che sono direttamente collegabili rispettivamente a tre errori da evitare, e chi avrà l’interesse di leggere il lucido contributo di G. Trentin potrà incrociare tutte le triadi e rifarsi la domanda: l’etica applicata è l’applicazione dell’etica?
Prima triade
a) L’etica applicata non è una deduzione logica, ma una disposizione ad acquisire dimestichezza con regole e con difficoltà non sue, ma degli ambiti a cui vuole offrire il suo punto di vista (che è quello morale).
b) L’etica applicata non è un’induzione logica, ma una disposizione a non perdere di vista l’accordo verbale (sulla «cosa morale»), senza il quale non ci sarebbe disaccordo sostanziale (sulla «cosa» morale).
c) L’etica applicata non è un automatismo, ma una disposizione all’impegno di provare a giudicare azioni nuove sulla base del suo deposito (morale).
Seconda triade
A questa triade mi pare possa corrispondere l’uso competente di strumenti di analisi che dobbiamo sempre portare nella scatola degli attrezzi se vogliamo fare il mestiere degli eticisti, anche quando dovessimo pensare che basta essere insegnanti, avvocati, medici, economisti, preti ecc. per esserlo:
a)1 C’è una distanza che separa l’essere dal dover essere: chi distingue fatti e valori ha la possibilità di non praticare l’etica applicata come una deduzione logica.
b)1 C’è una differenza che sussiste tra il buono e l’utile, il conveniente, il vantaggioso: chi distingue i vari significati di «buono» ha la possibilità di non praticare l’etica applicata come un’induzione logica.
c)1 C’è una contiguità tra la realtà e i doveri: chi distingue non separandoli ha la possibilità di non praticare l’etica applicata come un automatismo.
Niente di nuovo sotto il sole, ma il sole sorge ogni giorno
Niente di nuovo sotto il sole se conosciamo la storia dell’etica, la quale si è sempre occupata − in quanto filosofia pratica − della vita e dei suoi innumerevoli ambiti.
Tuttavia, proprio perché il sole ogni giorno sorge, il niente di nuovo è sempre qualcosa che va vissuto nuovamente, cercando di affilare strumenti di analisi sempre più adatti alla situazione attuale, attraversata dalla ricerca tecnologica e medica, da una parte, e dalle dinamiche economiche, dall’altra.
Emancipazione su tutti i fronti, indagine a tutto tondo sulla natura, svincolamenti dalla metafisica e dalla religione, impatto ambientale, hanno tutte oggi un’implicazione che costringono l’etica più di ieri a vivere sotto il sole di oggi tutte le cose in maniera nuova.
Ecco, potremmo dire che l’etica applicata, oggi più di ieri in quanto sempiterna filosofia pratica, o fa da guida o si azzera quello spazio di congiunzione tra l’etica fondamentale e i casi-tipo. Le etiche di settore quali, ad esempio, la bioetica, l’etica dell’ingegneria genetica, l’etica politica, la roboetica, l’etica animale, l’etica ambientale, l’etica dell’AI ecc. sono le nuove frontiere, ma di quale logistica doganale abbiamo bisogno?
[1] G. Trentin, Etica applicata: per aiutare ad affrontare i dilemmi etici, in «Etica per le professioni - Dossier Etica applicata in ogni ambito di vita» (1/2018), 23-28.