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Moralia Blog

Al Sinodo, con i nostri corpi

Quello del corpo e delle identità sessuali è un mare inesplorato nel quale la Chiesa sta cercando di navigare da molto tempo, con tutte le difficoltà che un’esplorazione comporta.

Dalle olimpiadi a Trump

Non è da sola in questo difficile viaggio: la discussione dell’anno passato sull’atleta olimpica Imane Khelif ha mostrato quanto anche la società civile necessiti di categorie nuove per comprendere i nostri corpi, la loro natura, formazione, identità.

Le esternazioni del neo-eletto Trump alla cerimonia di insediamento e il suo ordine esecutivo contro le persone trans, confermano quanta strada ci sia ancora da fare.

L’ascolto del Sinodo

Il popolo di Dio – immerso nella storia del mondo, dove questi corpi reclamano visibilità – ha espresso la necessità di approfondire nei cammini sinodali il mistero del corpo, della sua natura a un tempo biologica e relazionale, che proprio nell’intreccio di queste dimensioni dà vita a una pluralità d’identità ricche di valore e bellezza; e di approfondire il mistero degli affetti che da tale pluralità emergono come compimento naturale dei corpi.

Non sappiamo quale sarà il destino di queste tematiche nel Sinodo in corso, ma queste frontiere continueranno a bussare alle porte della Chiesa: le persone omosessuali, bisessuali, transgender, intersessuali, non binarie, queer (tutti coloro che a vario titolo si identificano nell’espressione «LGBT+») sono parte delle nostre vite e non vivono più nascostamente le loro relazioni affettive.

Studiare e approfondire

Quale parola evangelica, dunque, possiamo rivolgere loro? La teologia morale e l’antropologia sono scosse dalle loro istanze e le pubblicazioni che cercano di guidarci sono molte (segnalo, a tal proposito, il vol. 2023 di Credere oggi, «Persone LGBT+ e amore cristiano»), testimoniando una vivacità della discussione teologica che si spera dia il suo frutto ecclesiale nelle comunità – dove è auspicabile una buona formazione – e nei documenti. Abitare le frontiere, da questo punto di vista, è proprio la disponibilità a «uscire» dai propri circoli culturali, confrontandosi con la polifonica letteratura scientifica oggi a disposizione (cf. L. Moia, Chiesa e omosessualità. Un’inchiesta alla luce del magistero di papa Francesco).

Incontrare i vissuti

Prima ancora, però, è necessario incontrare questi corpi e il loro vissuti. La Chiesa ha lodevolmente intrapreso questo cammino di ascolto, seguendo le sollecitazioni dell’attuale pontificato. A facilitare questo compito sono i gruppi di cristiani LGBT+ e dei loro genitori che hanno contribuito, con documenti e testimonianze, ai Sinodi del passato e del presente.

Esiste poi una rete di operatori di pastorale con persone LGBT+ che mette in collegamento formativo, informativo e pastorale numerose persone per favorire il dialogo tra le varie componenti di questi stessi gruppi e i vescovi del nostro paese. Corpi che parlano, che amano, che invocano comprensione per i loro amori e uno spazio ecclesiale dove fiorire (per chi intende «ascoltare”, suggerisco il volume Genitori fortunati. Vivere da credenti il coming out dei figli e J. Martin, Un ponte da costruire). Una ricchezza di vita e di fede che merita di essere valorizzata, in quanto intrinsecamente sinodale e tendente a una Chiesa policentrica o poliperiferica.

È la testimonianza del desiderio ecclesiale che anima i credenti LGBT+: camminare insieme, con la capacità di mettere i doni ricevuti a servizio del bene comune. Corpi e vissuti delle persone LGBT+, nella loro diversità, possono aiutare la Chiesa ad allargare lo sguardo sul corpo, perché possa corrispondere sempre di più allo sguardo di Dio verso questi suoi figli.

 

Damiano Migliorini è cultore della materia (Filosofia della religione) all’Università di Urbino. Autore di molti articoli scientifici e vari libri, tra cui: Gender, filosofie, teologie (Mimesis 2027), Ontologie relazionali e metafisica trinitaria (Morcelliana 2022).

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