Dai primi di gennaio Israele è percorso da forti tensioni interne legate al progetto di riforma della Corte suprema. Imponenti manifestazioni di piazza e scioperi hanno indotto a rinviare di un mese la decisione. Nell’impossibilità di prevedere che cosa avverrà in futuro, conviene riflettere sul perché una così vasta parte dell’opinione pubblica, accanto a esponenti politici, militari e della magistratura, ha visto nella riforma un attacco diretto alla democrazia.
Noi, patriarchi e capi delle Chiese di Gerusalemme, rivolgiamo il nostro saluto pasquale dalla Città santa della risurrezione ai fedeli cristiani di tutto il mondo, vicini e lontani. È da qui, a Gerusalemme, che l’angelo ha salutato per la prima volta le donne davanti alla tomba vuota, annunciando: «Non abbiate paura (...) Non è qui. È risorto!» (Mt 28,5s). È da qui che Gesù stesso salutò quelle stesse donne con le parole: «Non temete» (Mt 28,10). Ed è da qui che il Signore risorto ha calmato le paure dei suoi discepoli che si nascondevano chiudendo le porte, dicendo loro «Pace a voi» e soffiando su di loro lo Spirito Santo (Gv 20,21).
Una regione in profondo cambiamento. Vecchi equilibri, che si pensava fossero consolidati, si stanno lentamente sgretolando. Altri equilibri si stanno formando. Il Medio Oriente, area tradizionalmente inquieta, si sta muovendo. Gli accordi tra Iran e Arabia Saudita, la rottura dell’isolamento della Turchia, i tentativi di riportare la pace in Siria, la stabilizzazione dell’Iraq sono solo alcuni dei capitoli che si stanno scrivendo.
La giustizia è decisamente al cuore della guerra in Ucraina. Dal 24 febbraio 2022 si stanno accumulando crimini d’ogni tipo che hanno la particolarità d’essere al tempo stesso classici e inediti; e questo non perché il nuovo coesista con il vecchio, ma perché al contrario sono totalmente intrecciati. Da qui la necessità di sbrogliare ciò che è legato alla guerra in quanto tale da ciò che è specifico di questo conflitto.
Che cosa c’entra la sinodalità con le dimissioni di p. Hans Zollner dalla Pontificia commissione per la protezione dei minori? Al netto di ciò che non si può sapere, le motivazioni date dal gesuita (https://bit.ly/416UjDn) e la stessa storia recente dei molti membri della Commissione che con più o meno clamore si sono via via dimessi sono la prova provata che sì, tali dimissioni hanno molto a che fare con la sinodalità come stile ecclesiale.
A qualche giorno dall’insediamento del vescovo Shen Bin a Shanghai non abbiamo ancora tutti gli elementi per valutare che cosa sia successo. Manca la parola del Vaticano. Si tratta dell’insediamento del vescovo nella diocesi con la situazione più difficile di tutta la Cina, e dunque un vero e proprio banco di prova della funzionalità dell’accordo tra Roma e Pechino.
È un dato di fatto che molte persone a Hong Kong stanno ancora lottando per la speranza tra le continue sofferenze. L’economia ha appena iniziato a riprendersi, così molte persone che lottano negli strati socioeconomici più bassi hanno ancora bisogno d’assistenza e di un sostegno psicologico da parte delle loro comunità sociali e del «prossimo». Queste persone non dovrebbero essere considerate un peso per la società, ma intermediari delle benedizioni celesti su quanti vengono in loro aiuto.
La «“dottrina della scoperta” non fa parte dell’insegnamento della Chiesa cattolica». Questa perentoria affermazione apre il paragrafo n. 6 della nota, diffusa il 30 marzo, firmata congiuntamente dai dicasteri per la cultura e l’educazione e per il servizio dello sviluppo umano integrale, rispettivamente guidati dai cardinali prefetti José Tolentino de Mendonça e Michael Czerny sj.
Nell’articolo «Con tutto il cuore» pubblicato in Il Regno-attualità 4,2023, 78 facevo alcune considerazioni sul documento sinodale dei 50 sacerdoti omosessuali pubblicato da Il Regno-documenti 3,2023, 101. Affermavo che una delle motivazioni dell’esclusione e discriminazione nella Chiesa che quei sacerdoti raccontavano sta proprio nell’istruzione vaticana sui criteri di discernimento vocazionale delle persone con tendenze omosessuali.
Di «fronte alla disperante situazione d’angoscia, incertezza e impotenza che vivo da due anni e dieci mesi per la scomparsa di mia figlia, come cristiana e argentina che chiede solo giustizia, mi rivolgo a sua signoria illustrissima speranzosa nelle parole di sua santità Giovanni Paolo II, per supplicarla che interceda presso il nostro governo al fine di ottenere la libertà della mia amata figlia I.M.A. Con la fede riposta in Dio Nostro Signore e la speranza nelle nostre autorità ecclesiastiche, prego perché le mie suppliche siano ascoltate e ringrazio profondamente per l’intervento della nostra Chiesa in ciò che potrà fare».1
Gli Atti degli apostoli, nel parlare della prima evangelizzazione di Antiochia di Siria da parte di Paolo e Barnaba, ricordano che lì per la prima volta i discepoli ricevono il nome di «cristiani» (At 11,26). Al di là delle diverse interpretazioni che gli studiosi propongono del testo e del termine, tutti concordano sul fatto che quest’ultimo abbia un valore anche politico. Che si tratti di un’autodesignazione della comunità cristiana o di una designazione del popolo antiocheno oppure delle autorità romane, certo è che il termine «cristiano» suona alle orecchie dei contemporanei alla stregua di «erodiano» o «cesariano»: dunque un nome politico, che indica l’appartenenza al gruppo di Cristo e che sottolinea una distinzione rispetto ai giudei della sinagoga.
Firenze, Istituto Gould, pomeriggio del 24 marzo. Nella foresteria valdese stanno arrivando le delegate del XIII Congresso della Federazione delle donne evangeliche in Italia (FDEI), che riunisce donne di denominazione battista, metodista, valdese, avventista, luterana, riformata e salutista. È un’esponente dell’Esercito della salvezza, il maggiore Virginia Longo, membro del Comitato nazionale, che le accoglie con un abbraccio, consegnando loro la cartellina, il badge e offrendo cioccolatini del fair trade.
Una buona economia dipende dalle scelte che vengono fatte sia dai decisori delle imprese sia dai responsabili di governo; perciò, è fondamentale che esse avvengano sulla base dei dati e della realtà. Guardiamo quindi i dati dell’ultimo anno. Nel 2022 si registrano molti indicatori positivi, proseguendo il forte trend di crescita partito dal 2021 e nonostante le difficoltà straordinarie e impreviste: netto incremento del valore aggiunto e del PIL; miglioramento dei fondamentali del mercato del lavoro; crescita della produzione industriale, pur se in rallentamento; aumento sostenuto delle esportazioni; incremento del movimento turistico.
Capita raramente che nello stesso libro s’intreccino le vicende e i ricordi personali con la critica letteraria e artistica, la teologia con la filosofia, la Bibbia con la storia civile: e il tutto con un’accuratezza, una documentazione e una scorrevolezza eccezionali. Leggendo questo Trittico delle cose ultime dell’architetto Giorgio Gualdrini, ho pensato più volte al genere letterario dello Zibaldone; genere che, a dispetto del senso peggiorativo assunto dal termine, indica leopardianamente una raccolta densa di pensieri fondati, suggestivi e stimolanti; oggi si direbbe un brainstorming.
Nell’intervista rilasciata all’Associated press (AP) il 24 gennaio scorso papa Francesco è ritornato sul tema delle dimissioni dal ministero petrino. Lo aveva già affrontato in precedenti occasioni, nelle quali aveva smentito l’intenzione di rinunciare all’ufficio papale, senza escludere però la possibilità di future dimissioni.
Con «la grazia di Dio e con la corrispondenza di ciascuno, vorrei essere, con semplicità, amico a tutti, i sacerdoti in primo luogo, i diaconi, i candidati agli ordini, le religiose e i religiosi, i fedeli laici, e anche gli uomini e le donne che non appartengono alla Chiesa»: queste parole pronunciate da Cataldo Naro il 14 dicembre del 2002 – giorno della sua consacrazione episcopale – non furono certo di circostanza. Esse confermavano il primato della relazione alla quale si era ispirato fino ad allora nella sua vita.
Il titolo di questo libro, che raccoglie una serie di interventi di papa Francesco, è stato dato dallo stesso pontefice: un’enciclica «nella e per la pace in Ucraina e in ogni altra parte della terra» – si pensi soltanto a quanto avviene in alcune nazioni dell’Africa e del Medio Oriente –, come si legge nella Prefazione.
Nel XVII secolo un piccolo gruppo di puritani inglesi fondò una colonia nel Nord America: il Massachusetts. Intrisi di teologia calvinista, decisero d’abbandonare la madrepatria inglese per creare una «città sul monte» pienamente cristiana, i cui abitanti fossero dei predestinati dall’Eterno alla salvezza, dunque dei santi.
Il titolo del libro non riporta date. Non è azzardato classificare la mancanza come una piccola astuzia editoriale. Il testo infatti copre un arco temporale che inizia all’incirca da fine Ottocento per giungere al 1947-1948, biennio in cui avvenne la risoluzione delle Nazioni Unite che prevedeva la divisione della Palestina, la dichiarazione d’indipendenza dello Stato d’Israele e gli avvenimenti affrontati dai due paragrafi: «Profughi arabo-palestinesi e profughi ebrei» (188-191) e «Gli ebrei espulsi dai paesi arabi» (191-195). Il volume non affronta perciò la situazione legata ai Territori occupati dopo la Guerra dei sei giorni (1967).
La «catastrofe ecologica fa sì che anche la scrittura, contaminandosi con l’angoscia e l’impotenza che ci sovrastano, assuma un ruolo del tutto particolare. Alla domanda sul perché si dovrebbe ancora scrivere libri, le risposte sono: per mappare il passato e il presente, così da fornire al lettore una cartografia del futuro; per fornire strumenti tecnici o speculativi, e per immaginare un mondo diverso di homo sapiens».
Non è solo una questione di «stile» o di scelta dello strumento «giusto» e «moderno» per annunciare il Vangelo, piuttosto occorre riconnettere la liturgia con i vissuti dei giovani. A partire da un fondamento: perché nasca la fede «occorre l’azione di diversi soggetti: Dio che si fa presente, chi ha ascoltato Dio e i fratelli e continuamente annuncia, coloro ai quali giunge la Parola che salva, che la possono ascoltare e quindi ridire».
Il libro, davvero interessante e profondo, non si propone come una biografia di taglio storico-critico, ma piuttosto una ricostruzione del travaglio spirituale che portò suor Maria Teresa dell’eucaristia (1918-2007) a uscire – proprio negli anni del Concilio (per la precisione nel 1963) – dal Carmelo di Bologna per fondare, un anno più tardi, la comunità delle Piccole sorelle di Maria e nel 1972 l’Eremo della trasfigurazione, a Collepino, nelle vicinanze di Spello.
Chi si connette a Internet è diverso da quell’animale sociale di cui scrive Aristotele, intendendo per quest’ultimo l’essere umano? E ancora: quell’individuo che spesso passa ore intere della sua giornata a «navigare» nel web è consapevole del rischio delle «rotte» che intraprende?
Sulpicia è l’unica poetessa romana (periodo augusteo) che ci è stata tramandata. E «Sulpicia» è il nome che do alla voce delle sue poesie. E la città: non può che essere Roma.
Nella locandina rilasciata dalla distribuzione del film Gli spiriti dell’isola compare la dicitura «tremendamente divertente». Non solo «divertente», perfino «tremendamente»; e qui, per chi come me è animatrice culturale nelle «sale della comunità», inizia il fraintendimento. Il pubblico si aspetta un film dedicato allo svago; ma poi, invece, non fatica a trovarlo e rimane disorientato.
In Malaysia sembra accentuarsi il contrasto tra il suo essere realtà multiculturale e plurireligiosa in un contesto economico tra i più avanzati del Sud-est asiatico, e la proposta di una morale islamica da parte di esponenti radicali, che punta su una presunta «purezza» della fede musulmana, estranea alla radicata tradizione religiosa locale. Con proposte e risultati altrettanto velleitari quanto sono i gravi i «mali» che vorrebbe neutralizzare.
Che la civiltà swahili, sviluppatasi sulla costa orientale dell’Africa, fosse il frutto dell’incontro tra più popoli, era cosa nota. Ora però arriva la conferma di questa tesi. Un esame del DNA sui resti di membri della civiltà swahili di epoca medievale ha rivelato che geni africani e asiatici erano presenti nei loro corpi. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature,1 è stato condotto da un team internazionale di ricercatori che ha sequenziato il DNA di 80 persone che vivevano in diverse aree swahili dal 1250 al 1800.
Che cosa sta comportando l’invasione russa dell’Ucraina per gli altri paesi dell’area? Esaminiamo qui i casi paradigmatici di 4 paesi. Per la Georgia la guerra ha coinciso con una notevole crescita economica, alla quale non sono estranei i capitali provenienti a vario titolo dalla Russia; così il governo del partito Sogno georgiano, il cui fondatore Ivanishvili si è arricchito in Russia, appare assai più tiepido della popolazione nello schierarsi con la parte ucraina. La Macedonia del Nord, giovanissimo membro della NATO, in rapporto alla sua popolazione è uno dei principali contributori, in termini di mezzi militari e assistenza, all’Ucraina, il che ne fa l’oggetto da parte della Russia di una guerra ibrida a base di falsi allarmi bomba nei luoghi pubblici, fake-news e disinformazione. In Moldavia la guerra sta significando inflazione alle stelle, alti costi dell’energia e rifugiati ucraini in massa da accogliere, con la conseguenza di spingere la popolazione a manifestare contro la presidente Sandu, modernizzatrice del paese ed europeista convinta, e in favore del controverso Ilan Shor. Infine l’Ungheria di Orbán ha approfittato della guerra per proseguire nella sua politica estera bifronte, in cui coesistono l’adesione all’UE e alla NATO e legami con la Russia talmente profondi da farne, secondo alcuni critici, un «cavallo di Troia» di Putin in Occidente: lo si è visto al momento di decidere in sede europea le sanzioni verso Mosca.
Se sia bene che il papa lasci la diplomazia e dica «pane al pane»: una questione che ha piroettato notte e giorno nel mio blog lungo i 10 anni di Bergoglio. Nel decennale ho provato a prenderla di petto, scuotendo da ogni lato 5 fuoriuscite di Francesco dalla tradizione diplomatica intervenute tutte – tranne la prima – negli ultimi tempi. Volevo indagare, attraverso di esse, la possibilità di tenere come positiva quell’uscita.