d
Il Regno delle Donne

Squali, cannucce e apocalissi

La crisi dell’ecosistema è anche una crisi politica e culturale, spirituale e teologica. Le apocalissi di questo tempo, su cui si concentrerà il Seminario del Coordinamento delle Teologhe Italiane il 22 marzo prossimo, sono percezione di crisi e rivelazione di possibilità, per niente avulse dalla attualità. Anche le parole che accompagnano l’ordine esecutivo del Presidente USA relativo alle cannucce di plastica sono rivelative di un sistema che fagocita il mondo. L’ecoteologia intersezionale riflette anche su questo.

“E non credo che la plastica influenzerà molto uno squalo mentre si fa strada mangiando, sgranocchiando attraverso l’oceano”, così il presidente degli Stati Uniti Trump qualche giorno fa ha concluso la procedura di sottoscrizione dell’ennesimo ordine esecutivo che vieta a dipartimenti e agenzie governative degli Stati Uniti di acquistare e utilizzare cannucce di carta. Una decisione per il bene e la libertà degli americani, perché le cannucce di carta non funzionano, anzi infastidiscono.

Una risoluzione per gli squali e per i potenti del mare. Un atto politico di natura simbolica, che va ad aggiungere un tassello all’uscita degli Usa dagli accordi sul Clima di Parigi.

Il decreto si configura dentro un operato – quello del Presidente neoeletto - la cui retorica sembra insinuare l’idea di una rinascita, di una crescita, insomma una nuova apocalisse per gli americani e per l’intera umanità (ricca). 

Una illusoria salvezza per pochi

La logica che soggiace dietro questa retorica resta quella di un patriarcato che molti dicono essere ormai morto e sepolto ma che a ben vedere è vivo e ancora molto potente, quella di chi vuol convincere la propria cerchia di possedere la verità, di essere intimamente protetti in una realtà piena di inganni e pericoli. Nonostante le tribolazioni del nostro tempo, la piccola comunità potrà salvarsi, solo e soltanto dividendo il mondo in buoni e cattivi, forti e deboli, destinati alla sopravvivenza e scarti di cui liberarsi. La dinamica di dominazione sulla natura a bene vedere quindi si intreccia con quelle di oppressione nei confronti delle popolazioni considerate inferiori, dei gruppi sociali marginali, delle asimmetrie di genere, contribuendo a perpetuare sistemi che minacciano il bene globale.

Tuttavia, i femminismi intersezionali oggi, come un faro nella notte, ci mostrano che l’oppressione delle donne, dei poveri e della natura sono intrecciate in un medesimo sistema di potere. Infatti in un’epoca in cui le emergenze sociali e ambientali assumono proporzioni globali, i singoli ordini esecutivi della presidenza nordamericana, concentrati su misure, tra l’altro, estremamente circoscritte, rivelano una contraddizione profonda: mentre il pianeta affronta sfide che minacciano la sua stessa sopravvivenza, dovremmo tranquillamente poter sorseggiare una Diet Coke o una bibita calda con la nostra cannuccia in plastica senza preoccuparci di ciò che accade altrove, perché la nostra Babilonia è costruita con pietre preziose. Una rinascita, per pochi che, svagati e assorti, si lasciano convincere, proposta con la strategia della distrazione, mentre occorre oggi concentrarsi - come ha suggerito qualche giorno fa J. Butler dalle pagine de Il Manifesto - “su come le questioni siano interconnesse”.

Ecoteologia femminista versus logiche di violenza epistemica e strutturale

La retorica patriarcale utilizzata continua a perpetuare logiche di violenza epistemica e strutturale, conducendo a operazioni nel campo del gestibile e del ridotto, anziché impegnarsi in un percorso di rinnovamento radicale e strutturale. La visione del mondo che emerge da tale scelta è inquietante, un mondo destinato ai migliori, il cui sistema di potere deliberatamente si pone contro l’umanità e la terra. Solo invece un impegno corale e strutturale, capace di riconoscere la complessità delle interazioni tra natura, economia e società, potrà invertire la rotta verso un destino segnato dall’autodistruzione e dalla dispersione delle risorse vitali.

L’ecoteologia pubblica femminista si manifesta come una proposta possibile in cui il rispetto per la Terra e la valorizzazione delle dimensioni di cura e relazione costituiscono l’essenza di un nuovo paradigma (https://www.teologhe.org/seminari-cti/seminario-nazionale-2025/), invitando a riconsiderare le priorità politiche e sociali e promuovendo modelli di sviluppo che integrino la giustizia ambientale e l’uguaglianza di genere. Concentrarsi sulle interconnessioni è una pratica ambiziosa e richiede analisi ed esplorazioni immaginative, richiede corpi emozionanti ed emozionati: proprio per questo non è un’utopia.

 

 

 

Lascia un commento

{{resultMessage}}