Il tempo che resta. Le teologhe e le apocalissi di questo tempo
Si sono da poco svolti Seminario e Assemblea del Coordinamento delle teologhe italiane. La nuova Presidente ne raccoglie le tematiche, legate ai molti significati di apocalisse - quelli biblici, quelli del linguaggio comune, quelli filosofici - e le rilancia per il tempo denso che ci attende. In questa cornice, tra radici e futuro, il nuovo Consiglio del CTI si mette alacremente al lavoro, per l’associazione che anima e coordina, ma anche per tutte e tutti.

Le donne, il drago e le stelle. Sulla via simbolica tracciata da queste parole il seminario annuale del CTI ha voluto scrutare le apocalissi che minacciano il tempo in cui viviamo: violenza, guerre, devastazione dell’ambiente, barbarie culturale e umana, ingiustizie e diseguaglianze. Non abbiamo però messo a tema specificamente questi argomenti, ci siamo chieste piuttosto quali prospettive offrano l’esperienza credente, e in particolare quella vissuta dalle donne, per attraversare le apocalissi - dramma e risorsa, rivelazione e rivoluzione, Libro ed evento - e approdare ai cieli nuovi e alla terra nuova, alla città promessa dove Dio dimora con gli esseri umani, dopo aver asciugato ogni loro lacrima e cancellato ogni loro lutto.
Il duplice volto degli eventi
Abbiamo così colto il duplice volto di ogni apocalisse che nella minaccia della distruzione lascia intravvedere un nuovo inizio, una promessa di fioritura; abbiamo scrutato l’ambiguità delle rappresentazioni femminili nel libro dell’Apocalisse asservite al sistema iniquo che le strumentalizza per sottomettere le donne, ma allo stesso tempo resistenti a ogni annichilimento e tacitamento delle donne stesse. Abbiamo fissato le strategie di resilienza di quelle popolazioni che già affrontano la crisi ambientale, imparato nuove possibilità di relazioni con la terra e ci siamo addentrati nella vicenda di Etty Hillesum, che brillava di una spiritualità luminosissima proprio mentre camminava immersa nel buio della barbarie nazista. Ci siamo fermate infine a guardare cosa il libro dell’Apocalisse dice alle chiese per evitare che tradiscano la propria missione e abbiamo riletto le vicende ecclesiali di oggi sotto il segno di una vulnerabilità, riconosciuta e scelta, per custodire sopra ogni cosa l’esposizione al Dio della vita e alla relazione con i popoli. Ben diversa perciò da quelle modalità che si fanno scudo di espressioni simili per giustificare l’inerzia delle strutture e la violenza delle relazioni.
Le parole sono state profonde, capaci di aprire scenari di speranza e visioni teologiche. Dai/dalle partecipanti (davvero numerosi) abbiamo visto coinvolgimento e interesse, ma soprattutto abbiamo tutti/e respirato l’aria fresca della buona notizia che viene dal Vangelo. In questi tempi bui, dove sembra diventato normale parlare di armamenti e barbarie, le promesse del Vangelo hanno rischiarato la giornata e allargato i cuori, grazie a pensieri, riflessioni e interpretazioni efficaci ed eloquenti.
L’assemblea del Coordinamento delle teologhe italiane: radici e futuro
In questo stesso clima, il giorno successivo, si è tenuta, con le socie e i soci, l’assemblea nella quale abbiamo potuto condividere il denso lavoro dei quattro anni trascorsi e aprire prospettive per quelli che verranno. Radici e futuro si sono intrecciati anche biograficamente perché nell’assemblea erano presenti molte delle socie fondatrici ma anche numerose giovani che sempre di più assumono competenze, esperienze e autorevolezza. Un frammento di chiesa viva – ovviamente oltre i confini confessionali - che trasmette quanto ha ricevuto perché si rinnovi e metta nuove gemme, che sa trovare parole da condividere per un impegno di vita per sé e per tutti: questo è quanto ci è stato dato di sperimentare in un fine settimana davvero prezioso.
Tale tesoro, fatto di tante vite, tanti desideri, tante attività e tanto diverso lavoro, è stato affidato al nuovo consiglio di presidenza, perché non solo non soffochi quanto cresce, ma perché ne favorisca la fioritura, la vitalità, i frutti. È una grande responsabilità, ma non è qualcosa che dobbiamo fare da sole, piuttosto è un intreccio di legami in cui ciascuna socia/o vitalmente darà il suo apporto. Continueremo a camminare nel solco di quanto è stato fatto in questi ultimi anni (tante collaborazioni, eventi, incontri, pubblicazioni, conferenze…) perché la teologia delle donne non sia considerata più un’altra teologia, ma piuttosto sia riconosciuta come imprescindibile dimensione del pensare teologico di oggi e di domani: “nel tempo che resta”, come spesso abbiamo ascoltato nelle relazioni e nel dibattito. Continueremo a camminare dunque e continueremo a farlo insieme, perché ciascuna e tutte possano fare della loro passione teologica e del loro ministero ecclesiale un motivo di gioia per sé, per le chiese e per tutti e tutte.
I tempi non sono facili, hanno i toni cupi dell’apocalisse nel senso più comune del linguaggio contemporaneo, ma noi, guardandoci dentro, abbiamo gettato lo sguardo oltre, provando a imparare, come il Vangelo insegna, a cogliere la liberazione e la vita là dove tutto minaccia morte. Proprio questa sapienza, che la fede e il pensare delle donne ci insegnano, sarà ciò che continueremo a cercare, ad argomentare e a condividere, con caparbietà, con tutti coloro che lo vorranno.