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Moralia Blog

L’asimmetrica logica dell’amore che si fa dono

In un mondo come il nostro, spesso ammalato di individualismo e di egoismo, affascina incontrare persone capaci di amare e di donare senza riserve. Tutto questo è possibile perché Dio ha creato l’uomo per amore e lo chiama all’amore. La fondamentale vocazione di ogni uomo è quella di amare. È l’amore che dà significato alla vita. «L’uomo non può vivere senza l’amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso se non gli viene rivelato l’amore, se non si incontra con l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente» (Giovanni Paolo II, Redemptor hominis, n. 10).

Vivere significa amare e amare significa vivere. Amare vuol dire essere con gli altri nel senso di condividere ed essere per gli altri nel senso di donarsi. L’essere dono per gli altri rivela la propria capacità d’amare.

Ethos dell’amore che si fa dono

Ogni persona è chiamata a comprendere se stessa nella prospettiva valoriale dell’amore che si fa dono e a porsi nella storia umana come soggetto attivo, capace di promuovere una cultura della donazione, trasformando così la società con la logica della gratuità, della solidarietà, della fraternità.

Ogni gesto che scaturisce da un cuore che ama ha un altissimo valore etico perché esprime l’amore e si configura come ethos dell’amore e del dono, come ethos dell’amore che si fa dono.

La vita è dono di Dio, ed essendo un dono ricevuto è veramente se stessa, acquista senso e significato quando si fa dono: «Il senso più vero e profondo della vita (è) quello di essere un dono che si compie nel donarsi» (Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, n. 49). Il dono di sé nell’amore fa passare l’uomo dalla morte alla vita: «Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli» (1Gv 3,14).

L’amore tra gratuità e gratitudine

Il gesto del donare perché abbia valenza etica, richiede nel donatore l’atteggiamento della gratuità, mentre nel ricevente quello della gratitudine, che esprime l’accettazione e l’accoglienza riconoscente del dono.

Infatti il dono è tale solo se è donato gratuitamente «senza intenzione di retribuzione» (Tommaso D’Aquino, Summa Theologiae, I, q. 38, a. 2) e si caratterizza per la sua finalizzazione all’altro, differenziandosi in questo dal semplice scambio.

Nel ricevente, invece, si richiede l’atteggiamento della gratitudine, che esprime riconoscenza verso la persona da cui si è ricevuto il dono. Accogliendo il dono con gratitudine, il ricevente è come se dicesse al donatore: «grazie, tu sei con me». Il che ha un’incidenza sociale rilevante.

L’amore è presente sia nel donatore sia nel ricevente, che accoglie con gratitudine e riconoscenza il dono. Non solo chi dona ama, ma anche chi riceve e accoglie il dono ama ed è spinto ulteriormente ad amare, per ricambiare, in un certo modo, l’amore che nel dono ha ricevuto.

Una relazionalità asimmetrica

Ogni persona, quindi, è invitata ad autocomprendersi nella logica dell’amore che si fa dono, nella logica della gratuità, della gratitudine, della solidarietà, della fraternità.

Nella dinamica del donare, o meglio del fare della propria vita un dono per gli altri, entrano in gioco non solo le attitudini soggettive, ma anche le possibilità di una nuova strutturazione della società, che viene contagiata dal gesto del dono e aiutata a crescere in umanità e civiltà. Chi dona gratuitamente compie sempre un gesto eversivo che tende a scardinare una strutturazione sociale basata sullo scambio o sul contratto per rifondarla sul principio dell’etica dell’amore e del dono.

L’appello alla solidarietà, alla fraternità, all’altruismo va oltre le frontiere della reciprocità e della simmetria (donare e ricevere, donare per ricevere) e si lascia regolare da un principio di relazionalità asimmetrica. Ed è proprio in questa tipologia della relazionalità asimmetrica che va ricercato lo specifico che attribuisce all’atto del donare una particolare valenza etica.

Il donare è un movimento asimmetrico che scaturisce dalla dignità della persona, dalla sua libertà, dalla sua responsabilità, dalla sua capacità di amare. La persona è capace di amare e di decidersi per il dono elevando così il livello di moralità personale e sociale.

 

Salvatore Cipressa è segretario nazionale dell’ATISM, insegna Teologia morale all’Istituto superiore di scienze religiose metropolitano Don Tonino Bello di Lecce e all’Istituto teologico calabro San Pio X di Catanzaro.

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