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Documenti, 9/2020

È tempo di unione

Nella veglia e nel messaggio pasquale 2020

Francesco

Il Triduo pasquale del 2020, a causa della pandemia di COVID-19, si è svolto per la prima volta senza la partecipazione fisica dell’assemblea. Anche papa Francesco ha celebrato le funzioni del Triduo in una piazza e poi in una basilica vuota, immergendo la fede nella risurrezione nel presente di un’umanità ancora afflitta dall’epidemia. «Non abbiate paura, non temete: ecco l’annuncio di speranza. È per noi, oggi. Oggi. Sono le parole che Dio ci ripete nella notte che stiamo attraversando… Con l’andare dei giorni e il crescere dei timori, anche la speranza più audace può evaporare. La speranza di Gesù è diversa. Immette nel cuore la certezza che Dio sa volgere tutto al bene, perché persino dalla tomba fa uscire la vita».

Nel messaggio pasquale del 12 aprile il papa ha rivolto un forte appello all’unità europea: «Oggi l’Unione Europea ha di fronte a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero. Non si perda l’occasione di dare ulteriore prova di solidarietà, anche ricorrendo a soluzioni innovative».

Francesco: ai movimenti popolari

Francesco

l giorno di Pasqua, 12 aprile 2020, papa Francesco ha indirizzato una lettera «ai fratelli e alle sorelle dei movimenti e delle organizzazioni popolari», che aveva già incontrato negli scorsi anni, in tre occasioni: rispettivamente in Vaticano, il 28 ottobre 2014 (cf. Regno-doc. 19,2014,601); a Santa Cruz de la Sierra (Bolivia), il 9 luglio 2015 (Regno-doc. 26,2015,22) e nuovamente in Vaticano, il 5.11.2016. Segue il testo della lettera (L’Osservatore romano 14-15.4.2020, 10).

La giustizia in Vaticano

Legge sull’ordinamento giudiziario dello Stato della Città del Vaticano

Francesco

Con un motu proprio del 16 marzo, papa Francesco ha promulgato una nuova legge, la n. CCCLI, che riforma l’ordinamento dello Stato della Città del Vaticano. «Con il nuovo millennio è iniziato un processo di revisione delle istituzioni dello Stato della Città del Vaticano e una progressiva sostituzione delle iniziali leggi del 1929, contestuali alla sua creazione», afferma il papa nel preambolo del documento, e in «continuità con quest’opera di progressivo aggiornamento legislativo e di riordino istituzionale, desidero adesso introdurre alcune modifiche all’assetto dell’ordinamento giudiziario, volte ad aumentarne l’efficienza». Tra le novità più significative della nuova legge, viene affermata una maggiore indipendenza degli organi giudiziari e dei magistrati. Vengono poi indicati specifici e rigorosi requisiti di professionalità, con la previsione che i magistrati possano essere nominati anche tra i professori universitari. Un’altra modifica significativa è costituita dalla possibilità che il presidente della Corte di cassazione possa integrare il collegio giudicante, costituito di regola da tre cardinali, con altri due giudici applicati. Infine per la prima volta sono dettate specifiche norme per l’ufficio del promotore di giustizia: in questo modo viene marcata la distinzione tra magistratura giudicante e requirente.

Riforma del rito preconciliare

Congregazione per la dottrina della fede

Con i decreti Quo magis e Cum sanctissima, pubblicati il 25 marzo, la Congregazione per la dottrina della fede ha rispettivamente: approvato il testo di sette nuovi prefazi eucaristici da inserire nel Messale romano preconciliare, promulgato da Giovanni XXIII nel 1962; e dato le indicazioni per la celebrazione, nella forma straordinaria del rito romano, dei santi canonizzati dopo il 1960. Era stato Benedetto XVI nel 2007, nella sua Lettera ai vescovi in occasione della pubblicazione del motu proprio Summorum pontificum sull’uso della liturgia romana anteriore alla riforma conciliare effettuata nel 1970, a chiedere che fossero inseriti nel Messale del 1962 dei nuovi prefazi, il cui uso è facoltativo.

L’intervento sul Messale del 1962 ha suscitato obiezioni sia da parte di voci critiche sul motu proprio Summorum pontificum, sia anche da alcuni esponenti tradizionalisti, che rifiutano qualsiasi influenza del Messale del 1970 su quello preconciliare.

Guardando al dopo-coronavirus

CEI – Consiglio episcopale permanente, sessione primaverile (16 aprile 2020)

Portiamo «nel cuore i defunti, i malati, quanti si stanno spendendo per alleviare le sofferenze della gente… Nello stesso tempo, guardiamo al dopo-emergenza, con uno sguardo di speranza e di prospettiva»: così si sono espressi i vescovi radunati il 16 aprile scorso in teleconferenza, in un Consiglio permanente nuovo nelle modalità con cui si è tenuto, ma senza novità rilevanti. «Sofferenza e crisi segneranno gli anni a venire». E l’esperienza del COVID-19, «impensabile e impensata, non è ancora conclusa e continua a preoccupare». I vescovi si sono limitati a osservare che occorre che l’approfondimento di tutti questi temi sia effettuato nelle conferenze episcopali regionali per arrivare nel prossimo Consiglio permanente di settembre ad «allargare l’orizzonte degli Orientamenti pastorali… all’attualità di queste settimane. Il tema della “gioia del Vangelo” al centro del documento – è stato osservato – va posto in relazione a questo momento di sofferenza e di crisi». Altre decisioni sono state prese, come quella di rimandare a novembre l’Assemblea generale di maggio, di celebrare la messa crismale entro Pentecoste, di mantenere in carica sia i vicepresidenti dell’area Nord e dell’area Centro sia i presidenti delle Commissioni episcopali, di approvare la ripartizione dei fondi dell’8 per mille «per corrispondenza».

Nuovo decreto: il disaccordo della CEI

CEI

Il 26 aprile, non appena resi noti i contenuti del nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri con le Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale, la Conferenza episcopale italiana ha espresso il proprio disaccordo per l’esclusione della possibilità di celebrare la messa con l’assemblea dei fedeli in una nota dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali intitolata Il disaccordo dei vescovi. DPCM, la posizione della CEI (www.chiesacattolica.it).

La Settimana santa senza popolo

Conferenza episcopale umbra

«L’attuazione oggettiva della pasqua di Cristo nell’azione eucaristica della Chiesa non dipende» dalla presenza dei fedeli. Infatti «l’assemblea partecipa alla celebrazione ma non è la protagonista costitutiva dell’atto sacramentale, come lo è invece il ministro ordinato, presbitero o vescovo». Il 31 marzo, in piena pandemia di COVID-19 e nella sospensione di tutte le cerimonie religiose per il Decreto del presidente del Consiglio dei ministri dell’8 marzo, la Conferenza episcopale umbra ha pubblicato una nota sulle celebrazioni della Settimana santa, dal titolo Alla pandemia del coronavirus sostituiamo la pandemia della preghiera e della tenerezza, che vuole precisare «alcuni elementi chiarificatori, che favoriscano una serena comprensione del momento difficile che stiamo vivendo». I vescovi umbri precisano che «la decisione assunta non è dunque di sospendere le messe, ma di celebrarle senza il popolo… La mancanza della messa “coram populo” chiama tutti i fedeli a educarsi o ri-educarsi a un rinnovato clima di ascolto della parola di Dio, riflessione e preghiera per riscoprire la comunità familiare come “Chiesa domestica” o piccola Chiesa nella grande Chiesa». Il documento è stato criticato per una scarsa valorizzazione del magistero conciliare.

AGENDA DOCUMENTI

3 marzo 2020. Commissione teologica internazionale. Nel corso del suo nono quinquennio la Commissione teologica internazionale ha approfondito lo studio del rapporto tra la fede cattolica e i sacramenti, sotto la direzione di una specifica sottocommissione presieduta da p. Gabino Uríbarri Bilbao. Il lavoro ha dato luogo al documento Reciprocità tra fede e sacramenti nell’economia...

Il silenzio e la parola di Dio

Mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara

Nei «terribili giorni» dell’epidemia di COVID-19, che ha colpito pesantemente anche il Piemonte con oltre 25.000 casi alla data del 29 aprile, «molti si pongono la domanda sul “silenzio di Dio”. La crisi drammatica che stiamo vivendo, forse la più grave dopo il secondo conflitto mondiale, pone una questione lancinante: Dov’è Dio? Perché non parla?». Il vescovo della diocesi di Novara, il teologo mons. Franco Giulio Brambilla, ha affrontato questa domanda radicale nel Messaggio per la Pasqua 2020, pubblicato il 10 aprile e intitolato Il silenzio di Dio è il respiro della sua Parola.

Da un lato, riflette il vescovo, «dobbiamo riconoscere che nel momento del benessere e dell’opulenza non ci siamo messi in questione, non abbiamo “lasciato parlare Dio”». Dall’altro, come ha dimostrato l’esperienza fatta nella diocesi di ascoltare in streaming ogni giorno una meditazione della parola di Dio, «il silenzio di Dio, invece, è lo spazio che riusciamo a creare ogni giorno per rendere la sua Parola presente alla nostra vita, senza addomesticarla».

E nel «silenzio operoso» di moltissimi che «hanno portato soccorso all’umanità ferita e dolente di questi giorni… è risuonato il silenzio eloquente di Dio, il respiro della sua Parola».

La catechesi e la bellezza di Dio

Mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto

La catechesi «impegna tutte le nostre comunità parrocchiali e raggiunge la quasi totalità dei nostri ragazzi, in un contesto profondamente diverso rispetto anche a pochi anni fa, perché tante sono le sfide nuove (basti pensare all’oceano rappresentato dalla “rete” e alla sua presa sui giovani), mentre non pochi tendono ancora a fare catechesi come se nulla fosse cambiato». Perciò mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, ha dedicato il messaggio per la Quaresima e la Pasqua 2020, pubblicato il 1° febbraio, a La catechesi e la bellezza di Dio.

Mons. Bruno Forte, che torna spesso sul tema della «bellezza di Dio» e della «via pulchritudinis» (nel 2019 ha trattato la relazione tra la liturgia e la bellezza di Dio, nella Quaresima 2018 tra i giovani e la bellezza di Dio; cf. anche Regno-doc. 5,2019,176; 3,2005,81), evidenzia come «la “via della bellezza”, attraverso tutte le possibili espressioni artistiche ispirate dalla fede, costituisce un prezioso accesso al dono del Padre fatto nel suo Figlio, “il bel pastore” (Gv 10,11), sotto l’azione dello Spirito consolatore: si pensi all’incidenza catechetica dell’arte cristiana, sia figurativa, che letteraria o musicale».

Mons. Forte: ai giovani, durante l’epidemia

Mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto

l 1° aprile l’arcivescovo di Chieti-Vasto mons. Bruno Forte ha rivolto un messaggio ai giovani in tempo di coronavirus dal titolo Giovane, dico a te, alzati!, per la Giornata mondiale della gioventù 2020 (chieti.chiesacattolica.it).

Entrare nel futuro de L’Arche

Stephan Posner, Stacy Cates-Carney, responsabili de L’Arche International

«Abbiamo un dovere verso le persone che sono state offese da queste azioni e un dovere verso noi stessi. L’Arche non avrà un futuro se noi non siamo in grado di guardare a occhi aperti il nostro passato. Quello che noi apprendiamo oggi è un colpo enorme e una causa di grande confusione, ma ciò che perdiamo in certezza speriamo di guadagnare in termini di maturità e di entrare nel futuro de L’Arche con maggiore giustizia, visione e libertà». Un’indagine commissionata da L’Arche International – e la cui sintesi è pubblicata sul sito web della comunità (bit.ly/3aElLh1) – è giunta alla conclusione che Jean Vanier, il fondatore delle comunità ecumeniche de L’Arche, che offrono casa e sostegno spirituale a persone con disabilità, abusò della sua posizione per avere relazioni sessuali con diverse donne. In una Lettera alla comunità de L’Arche International sull’indagine su Jean Vanier indirizzata il 22 febbraio ai membri delle comunità dell’Arca sparse nel mondo, Stephan Posner e Stacy Cates-Carney, rispettivamente responsabile e viceresponsabile internazionale, hanno presentato le principali conclusioni dell’indagine e hanno chiesto perdono per quanto avvenuto.

La libertà religiosa nelle misure anti-contagio

Conferenza delle Chiese europee (KEK)

La Conferenza delle Chiese europee (KEK), comunità di 114 Chiese ortodosse, protestanti e anglicane dei paesi europei, attraverso il suo Gruppo tematico sui diritti umani ha pubblicato un documento in 14 punti in cui riflette sulla libertà di religione o di credo nel contrasto alla pandemia di COVID-19. S’intitola Libertà di religione o di credo durante la lotta contro la pandemia di COVID-19 ed è uscito il 24 aprile.

Tra le conclusioni elaborate, da un lato si afferma che «è importante riconoscere che il divieto di assemblee, comprese le funzioni, non è inteso come discriminazione e persecuzione religiosa», poiché «attualmente questa misura ha lo scopo di salvaguardare la vita umana, sia dei credenti sia degli altri membri della società». Dall’altro si precisa che queste limitazioni devono avere «una base giuridica, essere necessarie, idonee, ragionevoli e generalmente proporzionate», e «considerare il principio della parità di trattamento» per tutte le religioni. Perciò non si giustifica una «malintesa disobbedienza civile», dato che negli ordinamenti democratici vi è il diritto di appellarsi in sede legale.

Visione di Chiesa: risposta cattolica (seconda parte)

Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani

«Se le visioni di La Chiesa fossero ricevute dalle varie Chiese e comunioni, i loro membri potrebbero riconoscere alcune comprensioni comuni della Chiesa che i loro teologi hanno individuato attraverso il dialogo. I fedeli in tutte le Chiese e comunità cristiane possono non rendersi conto del fatto che queste comprensioni comuni del mistero della Chiesa sono state riconosciute... Questa situazione solleva la questione cruciale della recezione dei dialoghi ecumenici nelle Chiese e indica l’urgenza della formazione ecumenica». La Risposta della Chiesa cattolica a «La Chiesa: verso una visione comune», pubblicata il 18 ottobre 2019 dal Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, riconosce che il documento del 2013 della commissione Fede e costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese raggiunge una «convergenza dottrinale… su alcuni aspetti cruciali dell’ecclesiologia», e ora le Chiese ne devono trarre conseguenze pastorali. Tra gli aspetti su cui il dialogo ecumenico deve lavorare ancora sono indicati la sacramentalità, la dimensione carismatica e la relazione tra ecclesiologia e antropologia.

Insieme come Europa

Al Parlamento federale tedesco sull'emergenza coronavirus

Angela Merkel

«Questa pandemia colpisce tutti, ma non tutti nello stesso modo. Se non staremo attenti questo darà un pretesto a tutti quelli che cercano di spaccare la società. L’Europa non è l’Europa, se non si comprende anche come Europa. L’Europa non è Europa se non ci si aiuta a vicenda in un tempo d’emergenza di cui nessuno ha la colpa. In questa crisi abbiamo anche il compito di mostrare chi vogliamo essere come Europa». Prima del Consiglio europeo del 23 aprile 2020 la cancelliera tedesca Angela Merkel ha tenuto un discorso al Parlamento federale sulle azioni da intraprendere in Germania per l’emergenza COVID-19. Il discorso nella sua parte finale è stato anche una dichiarazione d’impegno per l’unità e la solidarietà europea. «Per noi in Germania riconoscerci nell’Europa unita fa parte della ragione di stato. Non è un argomento da omelie, ma è una questione del tutto pratica: abbiamo un destino comune. E l’Europa ora lo deve dimostrare di fronte a questa inattesa sfida della pandemia».

Raccomandazioni per leader religiosi

Organizzazione mondiale della sanità

L’Organizzazione mondiale della sanità, l’agenzia delle Nazioni Unite che ha il compito di aumentare il livello degli standard sanitari nel mondo, il 7 aprile ha pubblicato delle Considerazioni pratiche e raccomandazioni per i leader religiosi e le comunità confessionali nel contesto del COVID-19, un documento e uno strumento di valutazione del rischio per i leader religiosi, le organizzazioni confessionali e le comunità religiose impegnate nell’educazione, nell’informazione e nella risposta alla pandemia di COVID-19.

Il presupposto del documento è il riconoscimento che «leader religiosi, organizzazioni confessionali e comunità di fede possono giocare un ruolo fondamentale nel salvare vite», e «costituiscono una fonte primaria di supporto, conforto, guida, assistenza sanitaria diretta e servizio sociale per le comunità al cui servizio sono preposte». Infatti i «leader religiosi rappresentano un nodo vitale nella rete di sicurezza della popolazione vulnerabile sia all’interno della loro comunità religiosa, sia all’interno di comunità più estese».

Le raccomandazioni sono state sviluppate dall’OMS lavorando con un ampio gruppo di rappresentanti religiosi e di organizzazioni, tra cui il Consiglio ecumenico delle Chiese.

Cure e terapie nell’emergenza

Martin M. Lintner

Fino a poco tempo fa il termine triage – nato in ambito militare – era noto solo agli addetti ai lavori, mentre da quando è scoppiata la pandemia di COVID-19 si è imposto all’attenzione di tutti il tema dell’allocazione delle risorse di cura e terapia intensiva in caso di afflusso emergenziale agli ospedali. Nell’articolo COVID-19 e triage: una sfida (non solamente) di etica della medicina il teologo morale Martin M. Lintner descrive i criteri che devono guidare le scelte terapeutiche secondo giustizia, in un sistema sanitario basato sul principio di solidarietà. In particolare è «essenziale che gli aspetti di comorbilità, fragilità, età ecc. non siano di per sé criteri di esclusione nel senso di una massimizzazione generalizzata dell’efficienza, ma che il principio di equità e una prognosi più individualizzata possibile rimangano i fattori decisivi».Si tratta anche, più in generale, di sottoporre a critica l’analogia guerresca, che la novità della situazione suscita frequentemente, per riaffermare i principi essenziali della vita democratica e non lasciare spazio a derive anche nel pieno di un’emergenza.