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Attualità
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Attualità, 7/2015

Unione Europea - Crisi greca: la notte dell'Europa

Gianfranco Brunelli

La lunga notte di trattive tra i capi di stato e di governo dell’Eurozona tra il 12 e il 13 luglio, dopo la riunione dell’Eurogruppo dell’11 e del 12, non segnala solo le drammatiche difficoltà di quest’ultima e il difficile rapporto tra lo stato ellenico e l’Unione, segnatamente la Germania, ma assume un significato simbolico generale circa la crisi dell’Europa.

Francesco in America Latina: lo stile Aparecida

Tappa di un pellegrinaggio continentale

Luis Badilla, Alessandro Notarnicola

In queste ore molto è stato scritto sul 9o viaggio internazionale di papa Francesco in America Latina che ha toccato Ecuador, Bolivia e Paraguay (5-12 luglio). Tuttavia per il momento esso non è altro che la «prima parte» di un periplo americano la cui comprensione e lettura completa saranno possibili solo in seguito alla conclusione del viaggio del santo padre a Cuba, negli Stati Uniti e alle Nazioni Unite (19-28 settembre prossimi). Tuttavia, non vi è dubbio che nel magistero di Francesco in Sudamerica, inclusa la conferenza stampa improvvisata sul volo di ritorno, ci sia già il nocciolo di ciò che il pontefice dirà al mondo, ai cubani e agli statunitensi, a settembre. Le differenze saranno dunque di articolazione argomentativa, di sottolineature, di enfasi, e ovviamente di riferimenti a questioni locali specifiche.

Santa Sede - Segreteria per la comunicazione: la comunicazione al centro

Guido Mocellin

Lo «stile conversazionale» e il dialogo personale di papa Francesco «si muovono così, proprio grazie ai suoi interlocutori decisamente più figli della cultura digitale che non tipografica, in una comunità magmatica, fluida e dai contorni aperti. E il dire di papa Francesco sta avviando la pratica antica del passaparola, comunicazione che a sua volta edifica una riconoscibilità e una stabilità negli interlocutori – vera e propria comunità – innescando una reticolarità basata sul gusto di un ritrovato abbraccio tra umanità e Vangelo».1 Con queste parole mons. Dario E. Viganò, già direttore del Centro televisivo vaticano, ha caratterizzato la sua prima uscita pubblica dopo la nomina a prefetto della nuova Segreteria per la comunicazione.

Francesco - Enciclica "Laudato si'": accanto a Lazzaro

Custodire la terra con profezia senza demonizzazioni

Luigino Bruni

Questo inizio di XXI secolo sarà ricordato anche per la fine della critica al capitalismo, che invece aveva caratterizzato buona parte del XX. Il capitalismo è diventato l’ambiente dentro il quale viviamo e ci muoviamo, e vi siamo talmente immersi da non avere più la capacità culturale di guardarlo per analizzarlo, criticarlo, rivolgergli le domande fondamentali dell’equità, della giustizia, della verità. Anche le varie forme d’impresa responsabile, o la stessa economia del settore non profit, si concepiscono all’interno dello stesso sistema capitalistico e sono a questo funzionali e sempre più essenziali – in Italia, ad esempio, circa la metà delle grandi organizzazioni non profit riceve direttamente o indirettamente finanziamenti dalle multinazionali dell’azzardo, inclusi importanti movimenti cattolici –. In questa povertà di pensiero critico, si comprende il valore e la portata storica della Laudato si’, che è anche una lucida e profetica critica del capitalismo finanziario e tecnologico. E lo fa a vari livelli, tutti essenziali.

Ecumenismo - Ecologia: in pellegrinaggio per il clima

Le Chiese cristiane e la governance sull'ambiente

Antonella Visintin Rotigni

Il Vertice di Parigi, nel dicembre 2015, dovrà segnare una tappa decisiva nei negoziati del futuro accordo internazionale per il dopo 2020, con l’adozione di un accordo universale giuridicamente costrittivo sul clima, come deciso a Durban nella COP17, che coinvolga tutti i paesi, siano essi sviluppati o in sviluppo, tale da per permettere di raggiungere l’obiettivo dei due gradi. Si dovrà trovare un equilibrio tra l’approccio di Kyoto – una divisione matematica degli impegni di riduzione delle emissioni, a partire da un comune limite massimo consentito – e quello di Copenaghen, un insieme di impegni nazionali non costrittivi e senza caratteristiche paragonabili.

Dialogo ebraico-cristiano - 50° di Nostra aetate: la conferma

Marco Cassuto Morselli

Nel corso del XIX secolo nel mondo anglosassone vennero fondate diverse società il cui scopo primario era la conversione degli ebrei al cristianesimo. Fu però proprio durante i lavori della World Missionary Conference a Edinburgo nel 1910 che iniziò a emergere l’idea che una collaborazione tra ebrei e cristiani potesse prendere il posto di una politica conversionistica. Del resto, già nel 1893 a Chicago si era riunito il World Parliament of Religions, un luogo di collaborazioni e non di conversioni.

Francesco - Sarajevo: fraternità e pace

Daniela Sala

L'icona della visita di Francesco a Sarajevo il 6 giugno è diventata la sedia costruita da un artigiano bosniaco musulmano, Salim Hajderovac, e finanziata dalla comunità cattolica, come segno concreto della collaborazione e del dialogo tra le diverse comunità religiose che vivono nel paese. Perché la breve presenza del papa nella città balcanica – che ricorda nel 2015 i 20 anni dalla fine dell’assedio che per tre anni la mise in ginocchio, a opera dell’esercito serbo-bosniaco – è stata caratterizzata soprattutto dalla dimensione del dialogo.

Francesco - Valdesi: perdonateci!

Daniela Sala

La visita compiuta da papa Francesco al Tempio valdese di Torino, dov’è stato accolto dal moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini, è la prima negli 800 anni di storia delle relazioni tra la confessione maggioritaria in Italia e la confessione minoritaria più antica (data nel nostro paese dal XIII secolo), ed è stata improntata dai temi del perdono e della fraternità.

Medio Oriente - Chiese cristiane e ISIS: i nostri fratelli musulmani

Daniela Sala

Per salvaguardare la persistenza delle Chiese cristiane nel Medio Oriente minacciato dallo Stato islamico dell’Iraq e della Siria (ISIS), che ha l’obiettivo di «stabilire il califfato islamico e il governo sulla terra della legge di Dio, bloccata e abbandonata dai governanti arabi, che se la sono gettata dietro le spalle» (cf. Regno-att. 6,2015,334), le Chiese cristiane insistono sulla necessità di rafforzare i legami con i musulmani moderati. Da un lato perché anch’essi sono presi di mira dall’ISIS in quanto equiparati ai «miscredenti», dall’altro perché si avverte l’esigenza di una loro forte presa di posizione contro le violenze perpetrate dal «Califfato» in nome della religione islamica.

Italia - Verso Firenze 2015: che sia un inizio

Unire fedeltà al rinnovamento conciliare e stile di papa Francesco

Gianfranco Brunelli

Il 26 e il 27 giugno scorso si è radunato a Roma il Comitato preparatorio del V Convegno ecclesiale nazionale, che si terrà a Firenze dal 9 al 13 novembre 2015. All’ordine del giorno la verifica dello schema del Convegno, dei relativi materiali, del lavoro di preparazione sin qui svolto, dell’azione di comunicazione. La forma del Convegno è oramai definita e ha il punto focale nella presenza di papa Francesco che incontrerà i partecipanti martedì mattina e celebrerà l’eucaristia nel pomeriggio allo stadio. Attorno a questo evento ruotano gli altri momenti, d’introduzione, celebrazione, preghiera (prevista anche in forma ecumenica e interreligiosa), incontro con la città di Firenze (30 le realtà ecclesiali e civili fiorentine individuate), testimonianze, analisi, dialogo e confronto tra i partecipanti. Circa 2.500 persone: i delegati sono oltre 2.000, poi ci sono gli invitati e gli ospiti.

Europa - Emergenza immigrazione: crepe nella fortezza

Sovranità nazionale, diritti umani e politica. Il caso dei richiedenti asilo

Maurizio Ambrosini

Le politiche migratorie sono diventate un tema chiave dell’agenda politica dei governi e delle discussioni parlamentari, per non parlare delle campagne elettorali. Sono oggi «l’ultima importante ridotta di una sovranità nazionale incontrastata». Ma il caso dei richiedenti asilo è oggi il fattore che maggiormente sfida la pretesa degli stati di limitare e selezionare la mobilità geografica degli esseri umani.

Eritrea: un paese senza futuro

Davide Maggiore

Per me «libertà e giustizia è dire quello che pensi, andare a trovare chi vuoi, avere un lavoro, poter fare qualcosa per vivere». Sono desideri semplici, quelli di Bereket, 23 anni, ma difficili da realizzare nella sua città, Asmara, e nel suo paese, l’Eritrea, da cui è dovuto fuggire. Arrivato in Italia a metà dello scorso giugno, Bereket è una delle 5.000 persone che, ogni mese, lasciano lo stato del Corno d’Africa per rifugiarsi nei paesi vicini o cominciare il viaggio che dovrebbe portarli in Europa, attraverso Etiopia, Sudan e Libia.

Sudafrica: una nuova apartheid?

Davide Maggiore

Due anni, dieci mesi e nove giorni. Tanti ce ne sono voluti per avere una risposta sulla strage che ha costretto il Sudafrica ad aprire gli occhi su molte contraddizioni del suo presente. Era il 16 agosto del 2012 quando a Marikana, uno dei centri dell’industria estrattiva del platino nel Nordovest, la polizia antisommossa aprì il fuoco sui minatori, impegnati in uno sciopero selvaggio e in 34 restarono uccisi. Altre 10 persone erano morte in scontri avvenuti qualche giorno prima della sparatoria.

Politica internazionale: fine dei diritti dell'uomo?

Crisi del modello democratico liberale e aspirazioni dei paesi emergenti

Jean-Baptiste Vilmer

Sottoposti a una critica filosofica fin dalla loro origine, i diritti dell’uomo devono ormai far fronte a un clima di fine regno. Nei dibattiti accademici non si esita a evocare «la fine dei diritti dell’uomo», che Arendt annunciava già nel 1951. In genere, a usare questa formula sconcertante sono non tanto cinici disincantati quanto piuttosto utopisti, che denunciano un’evoluzione e rinviano così al doppio significato del termine «fine»: «la fine dei diritti dell’uomo giunge quando essi perdono il loro fine utopico», od osservatori inquieti, che vogliono attirare l’attenzione sulle politiche liberticide adottate in nome della sicurezza nazionale.

USA - Corte suprema e matrimonio omosessuale: elaborare una sconfitta

Maria Elisabetta Gandolfi

A poco più di un mese dal referendum che apriva la legislazione dell’Irlanda al «matrimonio omosessuale» (cf. Regno-att. 6,2015,377), la Corte suprema degli stati Uniti ha dato il responso ufficiale ai due quesiti posti nel caso Obergefells vs Hodges il 14 novembre 2014. In essi si chiedeva se in base al 14o emendamento1 fosse obbligatorio per uno stato da un lato concedere una licenza matrimoniale a una coppia di persone dello stesso sesso e dall’altro riconoscere un matrimonio celebrato (regolarmente) tra persone dello stesso sesso al di fuori dello stato.

Canada - Chiese e abusi sugli indigeni: verità, perdono e riconciliazione

Daniela Sala

«Dal XIX secolo e fino a tutti gli anni Sessanta, le nostre Chiese cooperarono con il governo del Canada nella gestione dei “Convitti indiani”. Nonostante le buone intenzioni e la cura di molti che lavorarono in queste scuole, è chiaro che i Convitti indiani a livello di politiche e di prassi furono una forma di violenza nei confronti delle famiglie, della cultura, della lingua e delle tradizioni spirituali indigene, e causarono un grave danno. Noi continuiamo a riconoscere la nostra parte in questo sistema e a pentircene. A subire la violenza furono dei bambini, vulnerabili, allontanati dalle loro famiglie e comunità. La violenza sessuale, fisica e psicologica che essi subirono è ben documentata». Così il 2 giugno l’arcivescovo anglicano Fred Hiltz, primate della Chiesa anglicana del Canada, leggendo un documento firmato dai rappresentanti delle Chiese cattolica, anglicana, presbiteriana e unita ha riconosciuto le corresponsabilità delle Chiese cristiane nelle violenze perpetrate per un secolo dal governo canadese per la politica d’assimilazione dei popoli aborigeni.

La Rivoluzione e l'Ortodossia

Dal Concilio di Mosca al regime sovietico

Alfio Filippi

Il volume "Un Concilio nella rivoluzione" di A. Carpifave descrive uno degli avvenimenti più straordinari del Novecento cristiano: il concilio della Chiesa ortodossa russa, tenuto a Mosca negli anni 1917-1918, proprio nei mesi concitati e drammatici della Rivoluzione d’ottobre, un racconto fatto seguendo le fonti dirette, cioè i verbali e gli atti del Concilio, che il patriarca Alessio II (1929-2008) volle fossero pubblicati negli anni novanta del Novecento, per indicare che, con l’acquisita libertà, la Chiesa di Mosca riprendeva il cammino e si riorganizzava prendendo quel concilio come punto di riferimento.

Il fautore di una svolta

Il ruolo del card. Bea al Concilio Vaticano II nei rapporti tra Chiesa cattolica ed ebraismo

Piero Stefani

Un noto genere cinematografico è quello costituito dai film storici. In questo caso, quando si rappresentano epoche più o meno lontane dalle nostre, si deve far ricorso a costumi e ad ambientazioni ricostruiti ad arte; si finge cioè di trovarsi in un altro tempo. Ci sono però anche film che nascono come cronaca. Quando furono girati miravano a rappresentare la società d’allora; tuttavia il tempo trascorso li fa diventare oggi storici in un senso più autentico dei film programmaticamente qualificati con questo nome. Le grandi realizzazioni del neorealismo italiano dell’immediato secondo dopoguerra entrano di diritto in questo novero. Proprio la volontà di rappresentare in presa diretta la realtà di quegli anni li trasforma adesso in documenti o testimonianze. Considerazioni molto simili a quelle appena compiute valgono per questo testo del card. Agostino Bea. Il libro sorse come un commento immediato a un documento conciliare – la dichiarazione Nostra aetate – approvato solo qualche mese prima (28 ottobre 1965). La Chiesa e il popolo ebraico ricevette l’imprimatur dall’allora vescovo di Brescia in data 22 marzo 1966. Sono tempi di scrittura che evocano più una rivista che un libro. Ciò si giustifica in virtù del fatto che il suo autore è stato il più rilevante protagonista del processo, lungo e faticoso, che ha condotto all’elaborazione di questo decisivo testo del Vaticano II.

Libri del mese - Schede - Luglio 2015

Valeria Roncarati
Per la redazione delle Schede di questo numero hanno collaborato: Giancarlo Azzano, Marco Bernardoni, Maria Caterina Bombarda, Ilaria Chia, Eleonora Corti Savarese, Maria Elisabetta Gandolfi, Manuela Panieri, Valeria Roncarati, Domenico Segna. Sacra Scrittura, Teologia Ambrogio, La vigna di Naboth. A cura di M.G. Mara, EDB, Bologna 2015, pp. 136, € 13,50. L'antica storia biblica di Naboth,...

A. Grillo, B. Petrà, "Per tutti i giorni della mia vita". L'indissolubilità tra realtà e retorica

A. Grillo, B. Petrà

Il giorno 30 aprile 2015, presso l’Accademia alfonsiana in Roma, si è svolto un Seminario di studio sul matrimonio, col patrocinio delle associazioni teologiche italiane dei moralisti (ATISM) e dei liturgisti (APL), dal titolo: «Matrimonio: contratto, sacramento, indissolubilità. Forme storiche e usi retorici di categorie classiche».

P. Stefani, L. Zappella, Leggere la Bibbia. In 100 passi

Maria Elisabetta Gandolfi

Purtroppo è diventato fin retorico l’appello (necessario) a un maggior approfondimento o, semplicemente, alla lettura sic et simpliciter della Bibbia. Ultimo in ordine di tempo è contenuto nell’Instrumentum laboris del Sinodo ordinario sulla famiglia. Ma, per una serie di sfortunate coincidenze, esso oggi deve fare i conti da un lato con un impigrimento generale nell’esercizio della lettura e dall’altro con l’impoverimento dei mezzi culturali disponibili (mediamente) per la comprensione di un testo che non sempre può avvenire sine glossa.

S. Mazzer, "Li amò fino alla fine"

Marco Bernardoni

Ogni vera teologia «matura ai piedi della croce e sta o cade nella misura in cui si fa umile ascolto e inesausta ricerca di quel Logos che, apparendo come stoltezza e debolezza, si manifesta più sapiente e forte di ciò che il mondo insegue e desidera». Così don Stefano Mazzer, salesiano, docente di Teologia presso la sezione di Torino della Pontificia università salesiana, introduce il suo ponderoso saggio (di oltre 900 pagine), frutto del primo lavoro di dottorato congiunto tra l’Università lateranense e l’Istituto universitario Sophia.

L'amore carnefice

Mariapia Veladiano

Donne che non conoscono il loro valore. Uomini che di valore non ne hanno molto. Il mondo che Elizabeth von Arnim racconta nei suoi romanzi è spesso un piccolo, quieto ritaglio della grande società vittoriana, i cui difetti sono letti attraverso un’ironia intelligente che permette di vedere anche il bene di un formalismo che comunque e per vie indirette un poco purtuttavia educa i buoni pensieri. Di buoni pensieri e di parole ancora più buone strabocca Vera, romanzo che Elizabeth von Arnim scrisse nel 1921 (la 1a traduzione italiana è di Mursia [MI] del 1993; la più recente è di Bollati Boringhieri [TO] del 2006), solo un anno prima di Un incantevole aprile, leggerissimo nell’ironico raccontare il viaggio in Italia di quattro dame inglesi annoiate dalla nebbia e, le due di loro sposate, anche dai rispettivi mariti. In Vera invece non c’è niente di leggero, tranne la scrittura elegantissima dell’autrice.

Italia - Cinema: in attesa di Dio

La trilogia di Giorgio Diritti

Tomaso Subini, Marta Idini

I titoli dei tre film di Giorgio Diritti, Il vento fa il suo giro (2005), L’uomo che verrà (2009), Un giorno devi andare (2012), esprimono «tensione verso un qualcuno o un qualcosa che arriverà o tornerà, ma che va anche cercato»,1 danno conto insomma di un’inquietudine, una domanda inappagata. Alla scuola documentaristica di Ermanno Olmi (Ipotesi cinema), Diritti impara i tempi lunghi, il loro essere sospensioni e attese, come adagi in sinfonia. E di musica Diritti non è certo digiuno: chitarrista dei Tebaldirock, primo gruppo di Luca Carboni, ha poi lavorato da assistente fonico per Lucio Dalla e Vasco Rossi. Un’affezione e una passione che porta ancora addosso, cucita nella trama dei suoi film che spesso nella colonna sonora cercano la voce più limpida, la parola esatta.

Hong Kong e la Cina: dopo gli ombrelli

Intervista al card. Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito di Hong Kong

Maria Caterina Bombarda, Gianni Criveller

Ospite nella casa madre dei missionari comboniani a Verona, lo scorso 19 maggio il card. Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito di Hong Kong, ha tenuto un incontro pubblico dal titolo «Dai martiri di Mao a Occupy Hong Kong. La fede coltiva l’umano», all’interno del Festival biblico, dedicato al tema «Custodire il creato, coltivare l’umano» (21.5-2.6.2015). Nel corso dell’incontro è stato anche presentato il volume In catene per Cristo. Diari di martiri nella Cina di Mao, curato dal giornalista veronese Gerolamo Fazzini, che presenta testimonianze di cattolici imprigionati per decenni durante il regime maoista. Salesiano, ordinato sacerdote nel 1961 a Torino, il card. Zen si è distinto per le sue posizioni di denuncia delle ingerenze del Partito comunista cinese nella vita delle Chiese, per la difesa della libertà religiosa e per numerose battaglie a favore dei diritti umani in Cina. Ha combattuto per il diritto di residenza dei figli di cittadini di Hong Kong nati nella Repubblica popolare cinese, per l’autonomia delle scuole cattoliche contro l’educazione patriottica, per la verità su piazza Tienanmen, contro la legge per la sicurezza nazionale e in molte altre campagne, che hanno portato la stampa di Hong Kong a definirlo la «coscienza» del paese. Ha sostenuto attivamente la campagna di disobbedienza civile che ha visto il centro della città occupato dalla cosiddetta «Rivoluzione degli ombrelli», da ottobre a dicembre 2014, per protestare contro la decisione unilaterale presa in agosto dall’Assemblea nazionale popolare sul processo per l’elezione del nuovo governatore. Benché egli abbia preso spesso, soprattutto rispetto alle aperture della Santa Sede al dialogo con il governo cinese, posizioni che la rivista non condivide, riteniamo che il card. Zen sia comunque una voce interessante da ascoltare sulla realtà della Cina e di Hong Kong in particolare.

Kirchentag, Sarajevo, Enciclica, Chiese e combustibili fossili, Ramadan, Valdesi, Hus, Israele, Episcopaliani

Daniela Sala
Giugno Germania – Kirchentag. Dal 3 al 7 giugno si tiene a Stoccarda la 35a edizione del Kirchentag, convention annuale delle Chiese evangeliche tedesche, tradizionalmente dedicata a questioni d’interesse civile e sociale oltre che religioso. Quest’anno il tema generale è «Perché diventiamo saggi (Sal 90,12)». Decine di migliaia di persone partecipano da...

Sarajevo, Putin, Abuso di ufficio episcopale, Wesolowski; Laudato si', Sindone e valdesi, Accordo con Palestina, Segreteria per la comunicazione, Cirillo e Francesco

Luigi Accattoli
GIUGNO   Sarajevo. Francesco sabato 6 giugno è in visita a Sarajevo, a vent’anni dalla fine della guerra di Bosnia, e così prega il pomeriggio nell’incontro ecumenico e interreligioso: «Noi, discendenti di Abramo secondo la fede in te, unico Dio, ebrei, cristiani e musulmani, umilmente siamo davanti a te e con fiducia ti preghiamo per questo paese, la Bosnia ed...

Conciliarità e democrazia nella Chiesa: la verità ai voti?

Günther Wassilowski

Con il processo sinodale avviato da papa Francesco nel 2013 sui temi legati alla famiglia – e quindi anche alla sessualità, all’educazione, alla trasmissione della fede, al rapporto con la modernità –, torna in primo piano la peculiarità di un processo decisionale, quello della Chiesa, che ha la pretesa della verità come contenuto, e la pretesa dell’essere vincolante come effetto. Sinora la teoria della decisione è stata studiata prevalentemente dalle scienze sociali, ma può essere interessante, proprio alla luce del Sinodo sulla famiglia del 2014 e in vista di quello del prossimo ottobre, e proprio utilizzando gli avanzamenti consentiti dalla sociologia, esaminare i punti di forza e di debolezza dell’attuale processo (Günther Wassilowsky). Anche perché quanto più una decisione è partecipata, tanto più facilmente appare poi essere recepita. E la storia s’incarica di dimostrare che la sinodalità ha avuto un ruolo costitutivo nella Chiesa per la maggior parte dei suoi due millenni di vita, sia riguardo alle questioni di fede sia riguardo a quelle di costituzione/ordinamento, e ha consentito una partecipazione del popolo di Dio al governo della Chiesa, che oggi dev’essere recuperata, coniugata al presente e al futuro (John W. O’Malley).

I sinodi, la loro storia e la Chiesa oggi: ritorno alla sinodalità

John W. O'Malley

Con il processo sinodale avviato da papa Francesco nel 2013 sui temi legati alla famiglia – e quindi anche alla sessualità, all’educazione, alla trasmissione della fede, al rapporto con la modernità –, torna in primo piano la peculiarità di un processo decisionale, quello della Chiesa, che ha la pretesa della verità come contenuto, e la pretesa dell’essere vincolante come effetto. Sinora la teoria della decisione è stata studiata prevalentemente dalle scienze sociali, ma può essere interessante, proprio alla luce del Sinodo sulla famiglia del 2014 e in vista di quello del prossimo ottobre, e proprio utilizzando gli avanzamenti consentiti dalla sociologia, esaminare i punti di forza e di debolezza dell’attuale processo (Günther Wassilowsky). Anche perché quanto più una decisione è partecipata, tanto più facilmente appare poi essere recepita. E la storia s’incarica di dimostrare che la sinodalità ha avuto un ruolo costitutivo nella Chiesa per la maggior parte dei suoi due millenni di vita, sia riguardo alle questioni di fede sia riguardo a quelle di costituzione/ordinamento, e ha consentito una partecipazione del popolo di Dio al governo della Chiesa, che oggi dev’essere recuperata, coniugata al presente e al futuro (John W. O’Malley).

Rav Elio Toaff: il papa degli ebrei

Che ha dato all'ebraismo di Roma un respiro italiano

Anna Foa

Elio Toaff è stato rabbino capo a Roma dal 1951 al 2001, un mezzo secolo quindi di grandi trasformazioni del mondo ebraico e della società italiana tutta: la ripresa dai lutti e dalle distruzioni dell’occupazione e della guerra, la riconquista della democrazia, il sionismo e la nascita dello Stato d’Israele, il concilio Vaticano II e la dichiarazione Nostra aetate, la costruzione della memoria della Shoah, il ruolo nuovo e significativo assunto dalla minoranza ebraica e dalla sua cultura, per non citare che le trasformazioni che più hanno inciso sulla vita ebraica non solo in sé ma soprattutto nei suoi rapporti con il mondo circostante.

Silvano Fausti: la Parola nella città

Marcello Neri

Il 23 giugno è morto a Milano il gesuita Silvano Fausti, una delle figure spirituali di più alto profilo che ha accompagnato le vicende della città per più di tre decenni. Non solo accompagnato, ma ha anche contribuito a plasmarne i tratti di una più fine sensibilità evangelica capace di attraversare il vissuto magmatico, complesso e contraddittorio di una metropoli moderna e di una città in debito di un’idealità che non si consuma in qualche misero guadagno immediato.

L'estremo

Dialogo all'ombra della Pietà Rondanini

Piero Stefani

Simone: «“Una stanza tutta per sé”. Ecco la prima frase che mi è balzata in mente». Miriam: «Perché citi il titolo di quel saggio di Virginia Woolf a me così caro? Affermare che una donna, per poter scrivere, deve avere disponibilità economiche e una stanza tutta per sé potrebbe suonare quasi una banalità, ma non lo è. Specie se si sviluppa il discorso nel modo in cui lo fece Virginia nel 1929. La libertà intellettuale dipende dalla presenza di beni materiali e la capacità di esprimersi poeticamente dipende dalla libertà intellettuale. Su per giù, era questo il titolo della conferenza da cui tutto iniziò. Ma tu perché te ne occupi?».

Cerco Dio

Ho provato cinque volte ad ascoltare un gay

Luigi Accattoli

Eccomi alla seconda riflessione sulle veglie di preghiera degli omosessuali. La prima aveva al centro la domanda di uno di loro: «Secondo te, io che figlio sono?» (cf. rubrica di Regno-att. 6,2015,431s). Questa gira intorno a un’altra sua interrogazione: «Tu che sai di me?». Ho chiesto in privato e attraverso il blog a persone omosessuali di raccontarsi e qui riporto abbreviate cinque narrazioni.