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Attualità
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Attualità, 22/2011

Europa - Crisi dell'euro: più integrazione. La moneta unica non può fare a meno della politica

P. Onofri
La moneta unica e la Banca centrale europea (BCE), a distanza di 11 anni, non hanno potuto impedire che gli effetti della crisi finanziaria, che ha costretto i governi a trasformare debito privato in debito pubblico, mettessero a repentaglio la fiducia nei debiti pubblici dei paesi più indebitati e meno affidabili. In tal modo è emerso il rischio di credito associato ai debiti sovrani dei paesi periferici, il che ha prodotto l’aumento dei differenziali di rendimento rispetto ai titoli tedeschi. La spiegazione che gli economisti danno di tutto ciò è che alla BCE, a norma del Trattato, a differenza della banca centrale di un qualsiasi paese, non è consentito acquistare debito pubblico dei paesi appartenenti alla moneta unica; questo è quanto s’intende quando si recrimina sul fatto che la BCE non può svolgere il ruolo di prestatore di ultima istanza per il sistema della moneta unica. Di conseguenza, il debito pubblico di ciascun paese di Eurolandia è come se fosse emesso nell’equivalente di una moneta straniera di cui il paese stesso non governa la quantità in circolazione.

Chiese - Unione Europea: ritrovare un cammino condiviso. Chiesa proprositiva di fronte alla crisi

G. Brunelli
L'Europa sembra davvero trovarsi di fronte alla peggior crisi dopo la Seconda guerra mondiale. L’euro con il suo progetto aperto e progressivo di sviluppo dell’integrazione economica e politica potrebbe fallire parzialmente o interamente scatenando una crisi mondiali di così vasto impatto che i suoi effetti sono difficilmente calcolabili. I due Consigli europei di ottobre e la successiva riunione del G20 (3-4 novembre) non sono state in grado di prendere decisioni finanziariamente rilevanti. Le due dinamiche storiche, avviate con il processo di unificazione del continente - la relazione tra unione economica e stato nazionale, e quella tra unione politica e stato nazionale - sono andate entrambe in crisi. Ma a ben vedere è l’empasse dell’integrazione politica che ha determinato, a fronte delle gravi difficoltà finanziarie internazionali, la crisi dell’unione economica. Dopo il fallimento del Trattato costituzionale (a seguito della bocciatura francese), l’Unione Europea non è stata in grado di fare alcun passo politico significativo verso la propria integrazione. E senza quel processo lo stesso disegno di allargamento si è inevitabilmente rivelato piuttosto un peso e una ulteriore difficoltà funzionale e decisionale.

Regno Unito - Chiesa anglicana: all'altezza della democrazia. Riaprire il dibattito sullo sviluppo

R. Williams, D. Sala
Nel corso dell’anno, mentre il governo conservatore di David Cameron è alle prese con una crisi economica che mostra profili sempre più allarmanti anche per la Gran Bretagna e con una crisi sociale che si è manifestata con gli scontri e i saccheggi di agosto, con il movimento «Occupy the London Stock Exchange» in ottobre e con un’ondata di scioperi, la Chiesa anglicana inglese ha assunto un atteggiamento via via sempre più critico nei confronti dell’esecutivo, fino a prese di posizione che hanno richiamato alla memoria il precedente del 1985, quando l’allora arcivescovo di Canterbury Robert Runcie entrò in rotta di collisione con il governo di Margaret Thatcher con il rapporto intitolato Faith in the City sulla povertà urbana.

Vescovi anglicani - Riforma del welfare: parlare per chi non ha voce

D. Sala
In un momento di grave crisi e di forti tensioni sociali, il progetto di riforma dello stato sociale presentata dal governo Cameron ha suscitato una reazione ferma e compatta da parte dei vescovi anglicani. Il 19 novembre il quotidiano The Observer ha pubblicato una lettera aperta, firmata da 18 vescovi e apertamente sostenuta dagli arcivescovi di Canterbury Rowan Williams e di York John Sentamu, nella quale vengono criticate alcune misure – come il tetto di 500 sterline a settimana per i sussidi alle famiglie –, che inevitabilmente aggraveranno la povertà di circa 210.000 bambini in situazioni di disagio.

Italia - ICI-Chiesa: come la casta?

G. Brunelli
La polemica sull’Imposta comunale sugli immobili (ICI), reintrodotta dal governo Monti nella legge economicofinanziaria chiesta dall’Unione Europea e approvata dal Parlamento italiano per rimettere i nostri conti in asse con l’Europa, ha coinvolto anche la Chiesa cattolica italiana. Secondo l’accusa, condotta da esponenti radicali e di diversi partiti, la Chiesa godrebbe di un’ingiusta esenzione dal pagamento dell’imposta sugli immobili. Il messaggio è questo: in un momento così difficile per il paese, la Chiesa non paga l’ICI, mentre il resto degli italiani è chiamato a pesanti sacrifici. La polemica appare particolarmente odiosa perché interviene a indicare un supposto privilegio della Chiesa a fronte di un’istituzione che dovrebbe essere in sé espressione di carità.

Italia - Chiesa e camorra: l'arresto del boss. E le reazioni ambientali

D. Pizzuti
L'arresto di Michele Zagaria, boss del clan dei Casalesi, latitante da 16 anni, nascosto in un bunker tecnologicamente sofisticato nel suo stesso paese, capo di un impero economico narrato già da Roberto Saviano in Gomorra e da Rosaria Capacchione in L’oro della camorra, ed esibito con toni di esultanza nei resoconti dei telegiornali, ha riscontrato reazioni differenti nel suo ambiente. Abbiamo visto la soddisfazione delle forze di polizia che circondavano il latitante e di alcuni cittadini per la riuscita della difficile operazione, ma abbiamo anche letto e ascoltato di una certa indifferenza, ostilità e turbamento di altri cittadini che affermavano: «Non sono soddisfatto, perché per noi nulla è cambiato»; «scrivete – così si rivolge un ragazzo ai cronisti – che siamo dispiaciuti»; «era un amico che ti aiutava se avevi bisogno». Su una pagina di Facebook dedicata a Michele Zagaria dai suoi fan c’è chi inneggia al padrino di Gomorra, altri insultano le forze di polizia: «400 idioti che circondano un grande uomo», che diventa un mito.

Chiesa e mafia: fedeltà difficile e necessaria

G. Brunelli
Ancora recentemente, nella sua visita in Calabria (Lamezia Terme, 9.10.2011), Benedetto XVI ha stigmatizzato quella «criminalità spesso efferata», «che ferisce il tessuto sociale» rappresentata dalle diverse mafie. La Conferenza episcopale italiana (CEI) nel suo ultimo documento collettivo sul Mezzogiorno, richiamato qui da Pizzuti, ha detto parole inequivocabili in proposito che mettono a tema una permanente e ed efficace azione pastorale in un contesto di male sociale qual è quello pesantemente caratterizzato dalla criminalità organizzata. Negli ultimi vent’anni non sono mancati nella Chiesa italiana i martiri per la giustizia a causa della mafia (sacerdoti e laici); martiri che Giovanni Paolo II, nella sua invettiva nella Valle dei Templi ad Agrigento, ha equiparato ai martiri per la fede.

Italia - Arte sacra: pregare con l'arte nella città. La cattedrale restaurata di Reggio Emilia

A. Dall'Asta
Dopo il concilio Vaticano II il tema del rinnovamento liturgico delle chiese antiche è divenuto di scottante attualità. In nome di un pur necessario adeguamento alle esigenze della riforma liturgica, dagli anni Sessanta inizia un vero e proprio rimaneggiamento delle chiese antiche, provocando a volte la rimozione di elementi propri alla liturgia, sostituendoli con manufatti troppo spesso frutto di improvvisazione, per non dire di accattonaggio dipendente da una logica tristemente commerciale. Le chiese sono state ingombrate con una quantità impressionante di brutte sculture, pitture, vetrate... Sono modifiche drammatiche che continuano a violentare le chiese storiche, anche di straordinaria importanza artistica, distruggendo quell’armonia, che era alla base dell’ideazione di architetture straordinarie. Di fronte ai tanti esempi che dovrebbero essere elencati ci si chiede se, malgrado i ripetuti appelli di papa Paolo VI, di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, il dialogo tra arte e fede non sia stato davvero dimenticato.

Università gregoriana - Congresso internazionale: la Chiesa e la modernità. L'autonomia dell'umano

M. Bernardoni
La modernità, o le modernità (un plurale opportunamente rilevato) come: questione ancora aperta per la Chiesa. Questo ha inteso mostrare, tra il 16 e il 19 novembre scorsi, il Congresso internazionale organizzato dalla Facoltà di filosofia della Pontificia università gregoriana su L’uomo dell’età moderna e la Chiesa. Frutto di un «ampio percorso di riflessione e condivisione intellettuale» che ha impegnato per quattro anni (dal 2007) un gruppo di ricerca formato da filosofi, teologi e storici della Gregoriana e di altre università italiane, il congresso – concentrandosi sulla modernità quale «momento irrinunciabile» per la comprensione del presente – ha inteso «far udire la voce innovativa della ricerca filosofica, teologica e storica» su temi fondamentali in ordine alle sfide della cultura contemporanea alla vita della Chiesa.

Siria - Chiese: perché la paura non prevalga

M.E. Gandolfi
La complessa situazione siriana, dove in nove mesi di scontri si stima siano morte 4.000 persone, di cui 307 bambini, e altre 14.000 siano in carcere, sembra stia passando a una nuova fase, tanto promettente quanto delicata. Si registrano, infatti, sul fronte politico alcune novità, con l’accettazione, dopo lunga trattativa, del piano di pace della Lega araba da parte del presidente Bashar al Assad,1 anche per le pressioni di Iran e Russia; così come vi sono novità sul fronte ecclesiale. Infatti, notava Asianews (16.12.2011), il comunicato finale dell’incontro dei tre patriarchi cristiani – Gregorio III Laham, patriarca greco-melchita; Ignazio IV Hazim, patriarca greco-ortodosso; Ignazio Zakka I, patriarca siro-ortodosso – tenutosi il 15 dicembre nel monastero di S. Efrem a Ma’arrat-Saydnaya, vicino a Damasco, sia nei toni sia nelle espressioni è molto simile a quello reso noto il giorno dopo la riunione dell’Assemblea della gerarchia cattolica di Siria a cui aveva preso parte anche il nunzio mons. Mario Zenari. In particolare non viene menzionato il presidente – a cui singolarmente i patriarchi anche in recenti interviste avevano espresso un sostanziale appoggio – ma è tutto dedicato alla situazione del paese e allo stallo della violenza.

Egitto - Al-Azhar: moderare il dialogo

M.E. Gandolfi
Si è aperta il 28 novembre la prima tornata elettorale per il rinnovo del Parlamento egiziano che si chiuderà il prossimo marzo con successivi appuntamenti con le urne. In questa prima fase si sono presentate agli elettori cinque coalizioni: l’Alleanza per la democrazia, in cui il principale soggetto politico è il partito espressione dei Fratelli musulmani; il Blocco egiziano, composto da formazioni laiche, sorte dalla protesta di piazza Tahrir; la Terza via, che si propone come una via di mediazione tra i due blocchi precedenti; la Coalizione islamista, formata da gruppi espressione dell’islam salafita, i più intransigenti; l’Alleanza per la prosecuzione della rivoluzione, stretta tra liberali, socialisti e quegli islamisti moderati che non sono riusciti a rientrare nel Blocco egiziano.

Myanmar - Democratizzazione: fuori dall'isolamento

D. Sala
Procede, a piccoli passi, la lenta transizione che sta portando il Myanmar (Birmania) fuori dalla lunghissima stagione della dittatura e dal conseguente isolamento internazionale (soprattutto da parte dell’Occidente) verso una democrazia compiuta e un’integrazione regionale nel quadrante asiatico sudorientale. Ai primi di dicembre ha avuto luogo una storica visita di Hillary Rodham Clinton, segretario di stato americano, nel paese, la prima in mezzo secolo dopo una politica dell’embargo e delle sanzioni durata per tutti gli anni Novanta e Duemila. Il segretario di stato americano ha affermato di non essere pronta a togliere le sanzioni, poiché l’atto dev’essere approvato dal Congresso americano, nel quale l’amministrazione Obama ha incontrato numerose critiche per una visita di alto livello ritenuta prematura. Utile tuttavia a non consentire che l’unico punto di riferimento per l’acerba democrazia birmana rimanga la Cina, e a rinsaldare l’immagine degli Stati Uniti come patroni globali della democrazia e dei diritti umani.

America Latina - Rinnovamento liturgico: canto popolare. Tradizioni etniche, ideologiche, speranza

M. Castagnaro
Il rinnovamento vissuto dalla Chiesa latinoamericana nell’ultimo mezzo secolo comprende la produzione di un canto religioso che recupera la tradizione musicale autoctona ed esprime gli aneliti di liberazione sociale fatti propri da settori rilevanti delle comunità ecclesiali del continente. Difficile farne un bilancio completo. Conviene tuttavia darne una qualche nota identificativa. A questo fenomeno hanno contribuito almeno tre fattori. Prima di tutto la riforma liturgica promossa dal concilio Vaticano II, che, oltre a promuovere l’integrazione tra rito, vita e cultura nonché ad affermare la rilevanza della partecipazione del popolo nel culto, rivaluta il canto e favorisce l’inculturazione della musica sacra, come sottolinea il n. 119 della costituzione dogmatica Sacrosanctum Concilium: «In alcune regioni, specialmente nelle missioni, si trovano popoli con una propria tradizione musicale, la quale ha grande importanza nella loro vita religiosa e sociale. A questa musica si dia il dovuto riconoscimento e il posto conveniente tanto nell’educazione del senso religioso di quei popoli, quanto nell’adattare il culto alla loro indole».

La Chiesa di sempre? I tradizionalisti alla conquista di Roma

P. Stefani
L'ampio e documentatissimo libro di Giovanni Miccoli La Chiesa dell’anticoncilio si apre po nendosi, in sostanza, la stessa domanda avanzata da Benedetto XVI nella lettera da lui rivolta, nel 2009, ai vescovi, e dedicata a replicare alle molte perplessità nate dal precedente decreto della Congregazione dei vescovi con cui veniva revocata la scomunica latae sententiae comminata nel 1988 ai quattro vescovi illecitamente consacrati da mons. Lefebvre. Papa Ratzinger in quel testo si chiese se quel provvedimento «misericordioso» fosse davvero necessario e se costituisse una reale priorità. La risposta affermava che certamente vi erano cose più importanti, già chiaramente indicate fin dall’inizio del pontificato, la prima delle quali era di rendere presente Dio in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso al Dio che si rivelò al Sinai e, definitivamente, in Gesù Cristo morto e risorto. Tuttavia fa parte della missione della Chiesa attuare «anche le riconciliazioni piccole e medie». Inoltre «può lasciarci totalmente indifferenti una comunità nella quale si trovano 491 sacerdoti, 215 seminaristi, 6 seminari, 88 scuole, 2 istituti universitari, 117 frati, 164 suore e migliaia di fedeli? Dobbiamo davvero tranquillamente lasciarli andare alla deriva lontani della Chiesa? Penso ai 491 sacerdoti».

Libri del mese - Schede - Dicembre 2011

M.E. Gandolfi
I «Libri del mese» si possono ordinare indicando il numero ISBN a 13 cifre: - per telefono, chiamando lo 049.8805313; - per fax, scrivendo allo 049.686168; - per e-mail, all'indirizzo vendite.dirette@dehoniane.it - per posta, scrivendo a Centro Editoriale Dehoniano, via Nosadella 6, 40123 Bologna.

P. Sequeri, Contro gli idoli postmoderni

P. Sequeri

M. Mazzeo, Bibbia ed educazione. Per una nuova evangelizzazione

M. Mazzeo

N. Ben Horin, Nuovi orizzonti per ebrei e cristiani

P. Cattani

Ortodossi – Concilio panortodosso

D. Sala

Regno Unito – Unioni civili gay in chiesa

D. Sala

Morte del metropolita Damaskinos

D. Sala

Italia – Vescovi ortodossi

D. Sala

USA – Secondo ordinariato ex anglicano

D. Sala

Giordania – Dialogo cattolici-musulmani

D. Sala

Italia – Evangelici al Quirinale

D. Sala

Clima – Raduno interconfessionale a Durban

D. Sala

Irlanda – ambasciata

L. Accattoli

Bernardini nunzio in Italia

L. Accattoli

Pedana mobile

L. Accattoli

Pubblicità Benetton

L. Accattoli

Benin e Africae munus

L. Accattoli

Solidità della fede e impegno politico

L. Accattoli

Lefebvriani – Preambolo irricevibile

L. Accattoli

Cina

L. Accattoli

Pena di morte

L. Accattoli

Indagine sulla terza età dei preti lombardi. La vecchiaia che vorrei

A. Torresin, G. Rivellini
Le ricerche demografiche condotte sul clero in Italia evidenziano da tempo un intenso processo d’invecchiamento, prodotto da due tendenze concomitanti: da un lato il generale aumento dell’età media della popolazione, e dall’altro l’insufficiente indice di ricambio tra le generazioni più giovani e quelle che le hanno precedute. Ciò reca con sé ricadute importanti sia sul versante dell’accompagnamento dei preti anziani sia su quello della pastorale vocazionale. Per questo risulta particolarmente interessante il progetto di ricerca scientifica sull’invecchiamento dei sacerdoti, commissionato dai vescovi lombardi all’Università cattolica del Sacro Cuore. Emerge da parte dei sacerdoti anziani una domanda inespressa di essere aiutati a dare forma all’ultima stagione della vita e del ministero, in una capacità narrativa e autobiografica che sappia rileggere i segni del passaggio del Signore. E forse, più radicalmente, di essere accompagnati in questo tempo dell’esistenza.

Michele Pellegrino. 25° dalla morte, 40° da Camminare insieme: lo stile ecclesiale

P. Coda
«Con voi sono cristiano, per voi sono vescovo». Ho scelto questa frase del suo amatissimo sant’Agostino, per esprimere in poche parole lo stile di vita e di testimonianza ecclesiale di p. Michele Pellegrino – così si faceva chiamare –, arcivescovo di Torino dal 1965 al 1977. Lo scriveva lui stesso: «In confronto al passato, è necessario cercare oggi nuovi modi, un nuovo stile». Con la grazia di Dio e con la sua apertura allo Spirito e la sua determinazione, questo stile egli ce l’ha fatto pregustare. Ed è come se queste parole le dicesse a noi ancora oggi: «Con voi sono cristiano, in questa grande famiglia che è la Chiesa e che è insieme a essa l’umanità; per voi sono stato vescovo, perché il Signore mi ha chiamato a seguirlo e inviato con questo ministero: essere custode e servitore della vostra fede in lui, del vostro impegno per la giustizia e la libertà degli uomini, della vera gioia per tutti». Vorrei cercare, a 25 anni dalla sua morte, di evidenziare con semplicità, riandando con la memoria alla sua figura e azione pastorale, qualche tratto del suo stile ecclesiale che più colpisce e che, ne sono convinto, riveste una precisa attualità, per la Chiesa e la società, in questo oggi che c’invita con forza a un sussulto di responsabilità e a uno slancio di novità.

Il santo ateismo del buon Samaritano

P. Stefani
Qualche anno fa la Pontificia commissione biblica pubblicò un documento intitolato: Bibbia e morale. Radici bibliche dell’agire cristiano (2008). Si tratta di un testo posto al limitare tra il consueto e il desueto. A dirlo non è un giudizio proveniente dall’esterno, il documento stesso lascia, infatti, trapelare questo suo situarsi sulla linea di confine. Lo fa soprattutto quando si sente in dovere di precisare alcune difficoltà legate al suo «concetto chiave», quello di «morale rivelata».

Ero senza documenti e mi avete rimpatriato. Se Gesù raccontasse oggi la parabola di pecore e capre

L. Accattoli
«Piangevo per la disgrazia di aver procurato involontariamente la morte di una persona in autostrada e voi avete detto che mi stava bene». «Non conoscevo la lingua e voi che eravate allo sportello mi avete detto: torna al tuo paese». Matteo 25,32s: «Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra». Quello che succede alle pecore l’abbiamo visto il mese scorso (cf. Regno-att. 20,2011,719), portando a oggi la fame e la sete, il carcere e la nudità, la malattia e l’espatrio. Guardiamo ora alle capre.

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