Attualità, 22/2011, 15/12/2011, pag. 721
Europa - Crisi dell'euro: più integrazione. La moneta unica non può fare a meno della politica
La moneta unica e la Banca centrale europea (BCE), a distanza di 11 anni, non hanno potuto impedire che gli effetti della crisi finanziaria, che ha costretto i governi a trasformare debito privato in debito pubblico, mettessero a repentaglio la fiducia nei debiti pubblici dei paesi più indebitati e meno affidabili. In tal modo è emerso il rischio di credito associato ai debiti sovrani dei paesi periferici, il che ha prodotto l’aumento dei differenziali di rendimento rispetto ai titoli tedeschi. La spiegazione che gli economisti danno di tutto ciò è che alla BCE, a norma del Trattato, a differenza della banca centrale di un qualsiasi paese, non è consentito acquistare debito pubblico dei paesi appartenenti alla moneta unica; questo è quanto s’intende quando si recrimina sul fatto che la BCE non può svolgere il ruolo di prestatore di ultima istanza per il sistema della moneta unica. Di conseguenza, il debito pubblico di ciascun paese di Eurolandia è come se fosse emesso nell’equivalente di una moneta straniera di cui il paese stesso non governa la quantità in circolazione.
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