La storia recente che l’Ungheria ha alle spalle è agitata. Per 40 anni è stata in balia del potere comunista, che agiva su un piano internazionale. I potenti del Cremlino non tolleravano alcun individualismo nazionale. Quando nel 1956 il governo comunista in Ungheria insorse, i carri armati russi entrarono nel paese. Moltissime persone fuggirono in Occidente.
La Chiesa di Francia non ha indossato il gilet jaune, ma un numero importante di suoi fedeli sì. Tutto ciò non è secondario e la Conferenza dei vescovi francesi ha dimostrato di non volerlo per nulla trascurare. Si potrebbe riassumere in questo modo l’atteggiamento della Chiesa di Francia e dei suoi più autorevoli rappresentanti, di fronte alla mobilitazione che attraversa il paese oramai da tre mesi. Naturalmente il quadro è sfaccettato e occorre sgomberare il campo dalle semplificazioni.
Il Venezuela chavista è l’Urlo di Munch del populismo latino: latino, si badi bene, non solo latinoamericano: a buon intenditor… Il suo humus è composto da una storia, una cultura, un immaginario che l’Atlantico non divide: accomuna. Ma se l’album di famiglia è quello, il suo aspetto è più tragico che mai.
La foto del primo incontro di Francesco, come da prassi con le autorità politiche, dà il senso dell’importanza della missione pontificia, del coraggio del papa ad affrontare sfide nuove, ma anche dei pericoli di una possibile strumentalizzazione politica da parte dei suoi interlocutori, che rappresentano una componente dell’islam in guerra con tante altre.
Il motu proprio di papa Francesco, firmato il 17 gennaio scorso, non lascerebbe dubbi: «È soppressa la Pontificia commissione “Ecclesia Dei”» (art. 1). Ma non vengono meno i suoi compiti, assegnati integralmente alla Congregazione per la dottrina della fede, in seno alla quale verrà istituita un’apposita Sezione impegnata a continuare l’opera di vigilanza, di promozione e di tutela fin qui condotta dalla soppressa Pontificia commissione “Ecclesia Dei”» (art. 2). Il che consente di immaginare ciò che è iniziato nel 2019 non tanto come la morte della «Ecclesia Dei», quanto come la sua terza vita (cf. Regno-doc. 3,2019,90).
Come co-segretario della III Commissione anglicana – cattolica romana (ARCIC III) è per me una gioia speciale presentare la sua prima dichiarazione concordata, Camminare insieme sulla strada. Imparare a essere la Chiesa – Locale, regionale, universale, ai lettori di lingua italiana de Il Regno. Parto dall’identificazione del contesto nel quale è sorto Camminare insieme e della domanda alla quale cerca di rispondere, perché questo non è un testo senza un contesto, così come non esiste una risposta senza una domanda.
Dopo la terribile estate 2018 (dal Cile all’Irlanda, dalle rivelazioni dell’ex cardinale Theodore McCarrick in giugno al rapporto del gran giurì della Pennsylvania in agosto), ho deciso d’iniziare il 2019 tenendo un nuovo corso di teologia per una trentina di laureandi, dal titolo «Storia ed ecclesiologia della crisi delle violenze sessuali nella Chiesa cattolica». Preparare questo corso mi ha aiutato quindi a mettere a fuoco 10 domande e questioni che caratterizzano la crisi attuale.
Contribuire a diffondere nelle comunità ecclesiali una cultura della tutela dei minori, per rafforzare la sicurezza dei luoghi ecclesiali, formando gli operatori pastorali e prevenendo ogni forma di violenza e abuso. Con queste finalità stanno nascendo in Italia Servizi regionali e inter-diocesani che dovranno lavorare in sinergia con il Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili della CEI, presieduto dal vescovo di Ravenna, mons. Lorenzo Ghizzoni.
Il 2 febbraio, festa di Gesù presentato al Tempio – luce e salvezza delle genti –, l’arcivescovo di Milano ha approvato con un decreto il lavoro sinodale compiuto in diocesi di Milano lo scorso anno, promulgandone le costituzioni. Si è chiuso così il cammino voluto da mons. Mario Delpini, perché la Chiesa ambrosiana si riscoprisse «Chiesa dalle genti»: un Sinodo diocesano, con un percorso agile (un anno) e intenso – e, per questo motivo, definito «minore» –, che era culminato nell’approvazione, da parte dei due consigli diocesani (pastorale e presbiterale) riuniti in assemblea, di un testo frutto di un percorso di ascolto capillare e «in uscita».
Nei giorni 10 e 11 gennaio l’Associazione italiana dei professori di Storia della Chiesa (AIPSC) ha tenuto a Roma, presso l’aula magna della LUMSA, il suo XVIII Convegno di studio. Ha così inteso celebrare il 50o anniversario della fondazione. Pur senza esplicite dichiarazioni, l’iniziativa ha anche un’altra finalità: incentivare la pratica di una disciplina ancora assai negletta nelle istituzioni educative cattoliche. Nonostante le aperture alla storia volute dal concilio Vaticano II, vi persistono infatti le resistenze al metodo storico-critico scaturite dalla crisi modernista.
Il 29 gennaio 2018 papa Francesco ha promulgato la costituzione apostolica Veritatis gaudium (VG) circa le Università e le facoltà ecclesiastiche. Il documento è stato presentato, nel giugno 2018, all’assemblea dei docenti della Pontificia università gregoriana di Roma dal card. Giuseppe Versaldi, prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica. Egli non ha nascosto come Veritatis gaudium sia composto da due parti non omogenee: il Proemio (nn. 1-6), di carattere più marcatamente teologico, e le Norme comuni, speciali e finali (artt. 1-94).
La democrazia non è più «l’unico gioco in città». In questa efficace immagine si condensa il voluminoso studio del politologo tedesco Yascha Mounk, uno dei più giovani e penetranti analisti a livello internazionale. Popolo vs democrazia. Dalla cittadinanza alla dittatura elettorale, così s’intitola il saggio in questione, pubblicato in Italia pochi mesi fa (Feltrinelli, Milano 2018).
Studi e analisi dell’ondata populista che ha colpito le democrazie occidentali non mancano nelle librerie, visto l’animato dibattito sia in ambito italiano sia straniero.
Per la redazione delle Schede di questo numero hanno collaborato: Giancarlo Azzano, Luigi Bosi, Maria Elisabetta Gandolfi, Flavia Giacoboni, Manuela Panieri, Francesco Pistoia, Valeria Roncarati, Domenico Segna, Paolo Tomassone.
Merita un plauso l’impresa condotta dalla casa editrice Carocci che, sotto la direzione di Pietro Costa e Mariuccia Salvati, ha dato alle stampe tra il 2017 e il 2018, ovvero nel 70o anniversario della promulgazione della Carta, una serie di volumi dedicati, ciascuno, a un articolo fra quelli che compongono i «Principi fondamentali». Essi costituiscono il patrimonio originario della nostra convivenza democratica, ma spesso si ha l’impressione, come dicono i curatori nell’Introduzione, che la Costituzione «sia più citata che conosciuta, più esaltata che compresa».
Nella volontà di operare sinodalmente nella Chiesa di Parma, un gruppo informale di cattolici ha sviluppato un itinerario costellato di studi e riflessioni sui documenti conciliari, ascolto di testimoni tra i quali il vescovo Luigi Bettazzi, il giornalista Raniero La Valle e il priore di Bose Enzo Bianchi; conferenze, incontri con il vescovo Solmi, giornate di spiritualità, partecipazione a eventi nazionali di altri cristiane e cristiani come «Il Vangelo che abbiamo ricevuto».
Il volume di Gianluca Blancini, presbitero della diocesi di Biella, inaugura la «Collana di studi e fonti per il dialogo» del Centro studi per l’ecumenismo in Italia che si riferisce a una delle esperienze più significative in questo campo, quella della comunità di Taizé, che ha ricoperto (e tuttora ricopre) un ruolo di primo piano nello sviluppo delle relazioni con l’ortodossia orientale. L’obiettivo del lavoro è «l’individuazione, la descrizione e la esplicitazione in chiave teologica delle consonanze» tra le due realtà ecclesiali (Introduzione, 1).
Questo volume è un importante lavoro d’analisi e di sintesi biblica circa il comandamento dell’amore del prossimo, scritto dal neotestamentarista tedesco Thomas Söding. Frutto di un corso di lezioni tenute alla Facoltà di teologia cattolica dell’Università della Ruhr a Bochum, nel semestre invernale 2013-2014, mostra la perizia storico-biblica e teologica dell’autore nel presentare, in modo didatticamente completo, lo sviluppo storico-teologico del tema in ambito antico e neo-testamentario, permettendo sia allo studioso sia al lettore interessato di coglierne tutta l’importanza nell’ambito della morale cristiana.
Il corto d’animazione di Francesco Filippi, Mani rosse, presentato in questi giorni al pubblico e che ha già avuto alcuni riconoscimenti della critica, racconta e indaga nel profondo del colore più simbolico che ci sia e nel momento della vita – l’adolescenza, appunto – in cui colori, emozioni e simboli esplodono in contemporanea nel corpo e nella mente.
Quasi un anno fa appariva sul sito Internet de Il Regno (http://bit.ly/VenturaPieggi) un analitico contributo in cui illustravamo la situazione degli insegnanti di religione (IdR) cattolica a tempo determinato per fondare una soluzione d’ampio respiro al precariato che coinvolge da lungo tempo oltre 10.000 docenti della disciplina in tutta Italia. In questi ultimi mesi la vera novità è rappresentata dai concorsi pubblici per soli titoli culturali e di servizio espletati per l’insegnamento della religione cattolica (IRC) nelle province autonome di Trento e Bolzano.
A colloquio con il direttore di Caritas ambrosiana, Luciano Gualzetti, che ha spiegando le motivazione e l'azione delle Caritas Lombardia contro il Decreto sicurezza, ha precisato come queste continueranno a partecipare alle nuove convenzioni con le prefetture e a garantire – a proprie spese – i percorsi d’integrazione già avviati, dai corsi professionali ai tirocini presso le aziende.
Abitare l’etica. Dare forma alla vita è stato il filo conduttore della due giorni che la Fondazione Lanza di Padova ha dedicato alla riflessione con l’intenzione di fare il punto di trent’anni d’attività di ricerca, formazione e divulgazione nella selva dei problemi dell’etica applicata. Con la loro articolazione e scansione (diversità di linguaggi, contributi densi ed essenziali, pluralità di voci, spazio per interventi dei partecipanti…), le due giornate sono riuscite nell’intento di non cadere nell’autocelebrazione quanto piuttosto di mettere in valore sottolineature del lavoro passato e nuove aperture, nuovi accenti teorici e di piste di ricerca.
Arrivano dall’Africa orientale e dal Medio Oriente. Non rischiano la vita e, soprattutto, hanno la garanzia di non essere espulsi e di poter seguire percorsi d’integrazione. Non stiamo parlando di fantascienza, ma dei migranti che raggiungono, in tutta sicurezza, l’Italia, grazie ai corridoi umanitari organizzati dalla Comunità di Sant’Egidio, in collaborazione con la Conferenza episcopale italiana, la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI) e il Governo di Roma.
È la sconfitta delle speranze d’inizio millennio quando in sede internazionale, con i «millennium goals» proclamati dall’ONU e fatti propri da governi e istituzioni, si programmava la lotta contro le povertà e la riduzione delle diseguaglianze che ne sono la prima causa: la diseguaglianza nel mondo tocca oggi vertici mai raggiunti, e con essa la povertà. I dati dell’annuale rapporto Oxfam lo testimoniano in maniera lapalissiana.
L’avanzare dell’età di molti presuli sta via via portando il pontefice a mettere mano alle nomine episcopali di gran parte delle sedi primaziali latinoamericane. Al termine del processo sarà pressoché ridisegnato il profilo di un intero continente.
Il 14 dicembre la Conferenza episcopale argentina ha reso pubblica una risoluzione elaborata congiuntamente col governo che permetterà ai fedeli delle confessioni religiose – in particolare le famiglie degli studenti delle scuole cattoliche – di dare offerte per il sostegno del culto.
Ricorda un po’ lo scenario (cf. Regno-att. 2,2019,44) del Sudan: un improvviso aumento di oltre il 150% del prezzo di un bene primario (in questo caso non il pane, ma il carburante) ha dato il via a proteste di piazza i cui esiti non sono prevedibili. La rabbia è esplosa a metà gennaio nella capitale Harare e in altre città dello Zimbabwe e le forze dell’ordine l’hanno repressa con violenza, causando tre morti, 200 feriti e oltre 600 arresti. Tra questi ultimi, spiccava il pastore battista Evan Mawarire, già protagonista del movimento di protesta contro l’ex presidente Robert Mugabe, costretto a lasciare il potere nel novembre 2017 (cf. Regno-att. 22,2017,665).
L'attacco dinamitardo del 27 gennaio scorso che durante la messa domenicale ha colpito la cattedrale di Nostra Signora del Monte Carmelo nella città filippina meridionale di Jolo ha provocato 20 morti e un centinaio di feriti. La rivendicazione da parte dell’autoproclamato Stato islamico è arrivata, come quasi sempre, attraverso il sito d’informazione jihadista Aamaq. Gli investigatori hanno successivamente arrestato almeno 5 individui, di cui due di nazionalità indonesiana, sospettati di essere direttamente coinvolti nell’azione terroristica o di essere dei fiancheggiatori.
Il Sinodo della Chiesa siro-malabarese si è tenuto dal 6 al 18 gennaio nel complesso arcivescovile del Mount St. Thomas a Kakkanad, sobborgo di Kochi, città dello Stato indiano meridionale del Kerala che è sede dell’arcidiocesi siro-malabarese di Ernakulam-Angamaly. All’incontro hanno partecipato 59 vescovi su 64 complessivi e sono stati affrontati diversi temi di rilievo. Tra questi la controversia riguardo la vendita di terreni dell’arcidiocesi di Ernakulam-Angamaly, sollevata più volte anche da sacerdoti locali per la presunta scarsa trasparenza nelle transazioni e per le perdite di denaro denunciate. Sulla questione si pronuncerà un’apposita commissione vaticana già operativa (cf. Regno-att. 6,2018,177).
Perché abbiamo chiesto e chiediamo un sinodo nazionale della Chiesa italiana? Di fronte allo sbandamento del paese, alle difficoltà non solo economiche ma anche sociali, culturali e morali, la Chiesa non può tacere. La Chiesa non è altrove. Esclusa ogni ripresa di partito cattolico o d’intervento politico diretto, sconsigliato il primo dalla storia e sbagliato per la Chiesa il secondo dal punto di vista dottrinale, serve tuttavia una grande mobilitazione nazionale di tutto il popolo di Dio su un piano propriamente ecclesiale.
Dopo essere intervenuti già nel 2015 in occasione del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, indicando nello strumento di un sinodo nazionale della durata di almeno un biennio lo strumento più adeguato per recepire i criteri pastorali del pontificato di papa Francesco e ricollegarsi al paese sempre più separato, la rivista Il Regno ribadisce come quella proposta si sia fatta oggi necessaria, anzi urgente.
Un sinodo nazionale non si è mai fatto. Il pontificato di papa Francesco apre a questa possibilità pastorale; l’emergenza del paese lo esige. Un sinodo della Chiesa aperto a tutti, che affronti i grandi nodi culturali ed ecclesiali che oggi s’impongono di fronte alla perdita di un ethos collettivo, all’emergere di pulsioni disgregative della società, alla svolta antropologica in atto.
Mi occupo di Vaticano da mezzo secolo, ma i botti di fine 2018 mi hanno comunque sorpreso: intendo la dimissione con sbattimento di porta o spinta dall’interno del portavoce Greg Burke e della sua vice Paloma García Ovejero. Un evento simile ma senza botto si era avuto il 18 dicembre, quando Andrea Monda ha sostituito Giovanni Maria Vian a L’Osservatore romano.