Un comunicato reso pubblico il 21 novembre scorso notificava che Francesco aveva costituito all’interno della Segreteria di stato una Terza sezione denominata «Sezione per il personale di ruolo diplomatico della Santa Sede». Lo scopo precipuo della nuova sezione è «dimostrare l’attenzione e la vicinanza del santo padre e dei superiori della Segreteria di stato al personale di ruolo diplomatico» e ciò soprattutto mediante una regolare visita alle sedi delle rappresentanze pontificie. Questo provvedimento del papa costituisce il suo più recente intervento nel processo di riforma della curia romana.
Sinodo sui giovani, dei giovani o con i giovani? Sono le domande che la Chiesa si va facendo, mentre cerca una formula per dire da un lato che la prossima Assemblea ordinaria del Sinodo è «dei vescovi». e dall’altro che quando si mette a tema una determinata categoria di persone si cerca di renderle protagoniste. Alla Chiesa sta a cuore che i giovani possano condividere con lei un’idea a proposito di loro stessi.
Una delle voci che risuonerà con più forza nel Sinodo panamazzonico del 2019 è quella del cardinale brasiliano Claudio Hummes, lo stesso che, subito dopo l’elezione a papa, disse al cardinale Bergoglio di non dimenticarsi dei poveri. Il porporato è presidente della Rete ecclesiale panamazzonica, nata nel 2014.
Il Rapporto finale della Royal Commission australiana sulle «risposte istituzionali alle violenze sessuali su minori», pubblicato il 15 dicembre 2017, ha un significato storico. I 17 volumi e le 400 raccomandazioni sono il prodotto di indagini condotte su 4.000 istituti e delle audizioni di 15.000 sopravvissuti, ascoltati in oltre 8.000 sessioni private, tenutesi tra il maggio 2013 e il novembre 2017.1
Ogni anno in Avvento, il tempo di preparazione alla festa del Natale del Signore durante il quale il nostro fratello vescovo Antonio è stato chiamato alla casa del Padre, ascoltiamo sempre nella Prima lettura la parola dei profeti, in particolare d’Isaia, che parla di un mondo nuovo dove regnerà la pace, la morte sarà eliminata per sempre e ogni lacrima asciugata dai volti.
Costruttore di Chiesa. Defensor civitatis. Sono queste le due espressioni cardine che l’attuale vescovo di Acerra, mons. Di Donna, ha usato per celebrare le esequie di mons. Riboldi. Meritano una sottolineatura.
Il decano della Facoltà di teologia della Pontificia università gregoriana, p. Dariusz Kowalczyk, in apertura alla giornata di studio dell’11 novembre su Amoris laetitia (AL) – seconda parte del seminario iniziato lo scorso 11 marzo alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale – ha ricordato come il metodo sinodale deve essere comune in tutta la Chiesa, riecheggiando un passaggio della relazione di p. Miguel Yañez tenuta a Milano: «Sinodo e Chiesa sono di fatto sinonimi».
La «famiglia nata dal matrimonio genera legami fecondi, che risultano l’antidoto più efficace all’individualismo dilagante»: sono queste le parole centrali del discorso con cui papa Francesco si è rivolto ai partecipanti al III Simposio internazionale su Amoris laetitia organizzato dall’Ufficio per la pastorale familiare della CEI lo scorso 11 novembre attraverso un videomessaggio di alcuni minuti.
Nella giornata conclusiva del Festival della dottrina sociale, che per il 7o anno ha chiamato a raccolta a Verona dal 23 al 26 novembre centinaia di imprenditori, operatori pastorali e un nutrito gruppo di giovani, il presidente della CEI card. Gualtiero Bassetti ha sollecitato i cattolici a impegnarsi in prima persona per «rammendare l’Italia, per ricucire il paese valorizzandone i talenti»
La scena politica nazionale e internazionale sembra essere compressa dalla doppia declinazione del medesimo paradigma: da un lato le strategie versatili del populismo dilagante, dall’altro lo schiacciamento delle questioni pubbliche sulla personalità, se non addirittura sul corpo dei leader politici. Anche la vita ecclesiale attraversa un’epoca di cambiamento e di profonda riflessione intorno all’esercizio dell’autorità. Sono diversi i segnali di un lavoro condiviso sui modi d’intendere il governo e la responsabilità nelle istituzioni ecclesiali.
Cambiare tutto per non cambiare nulla: la celebre frase del Gattopardo sembra bene adattarsi al sistema carcerario italiano che non riesce a risolvere definitivamente i suoi problemi cronici. Anche se alcuni aspetti positivi non mancano, come quello relativo alla detenzione minorile. A evidenziarlo è il IV Rapporto sulle carceri minorili curato dall’associazione Antigone e presentato a Roma lo scorso 18 dicembre che conferma il buon funzionamento del nostro sistema che riesce a utilizzare lo strumento carcerario solo come extrema ratio e attivare misure alternative.
La questione delle «leggi imperfette» suscita interesse da più punti di vista e proprio la sua natura interdisciplinare sollecita un confronto che non ammette dogmatismi unilaterali. Il problema evidentemente assume una particolare rilevanza in riferimento alla partecipazione da parte dei cattolici all’attività legislativa in un contesto pluralista. È questo l’oggetto del recente volume curato da Luciano Eusebi, Il problema delle «leggi imperfette». Etica della partecipazione all’attività legislativa in democrazia (vol. 19 di «Quaderni per l’università», Morcelliana, Brescia 2017, pp. 178).
Col predisporre questo volume s’è inteso offrire un apporto (…) in merito a una delle problematiche più complesse nell’orizzonte pluralistico delle democrazie moderne (…) nelle quali l’elaborazione stessa del diritto (…) debba rispondere inevitabilmente a mere logiche di competizione fra stranieri morali.
Per la redazione delle Schede di questo numero hanno collaborato: Giancarlo Azzano, Maria Elisabetta Gandolfi, Flavia Giacoboni, Manuela Panieri, Valeria Roncarati, Daniela Sala, Domenico Segna, Paolo Tomassone.
Il saggio, abbandonando l’enfasi di certa agiografia, dà un contributo per comprendere questo fenomeno che ha pesantemente colpito ma non annientato i cristiani delle origini. Lo studio si fonda su fatti documentati, tratti da testimonianze del tempo, da ricerche archeologiche ed epigrafiche. Così gli scrittori dell’età imperiale, i verbali dei processi, gli scavi archeologici nell’area urbana della capitale dell’impero hanno portato alla luce uno spaccato della vita della Chiesa protocristiana.
Topolino, Gadda, Geymonat, Jünger e, ancora, Mill, Kuhn, Lakatos e Popper, dietro le cui spalle fa capolino Tex Willer. Un filo logico li lega fra loro: la libertà del pensiero da qualsiasi dispotismo. In queste conversazioni che il noto filosofo della scienza, Giulio Giorello, ha intessuto con Pino Donghi si dipana un pensiero che sembra porsi come una sorta di «testamento intellettuale».
Possiamo fidarci del Nuovo Testamento? Una domanda che può apparire provocatoria ma può anche risultare incisivamente onesta se mossa davvero con intenti didattici per rispondere alle obiezioni e ai dubbi che sorgono dalle differenze che affiorano tra i testi evangelici. Nel saggio del gesuita spagnolo, José Luis Sicre Diaz, sono ripercorsi agevolmente e meditatamente i diversi tratti della letteratura evangelica, tra cui i racconti dell’infanzia di Gesù, il messaggio di Giovanni Battista, il battesimo di Gesù, poi le tentazioni, le parabole, i miracoli, i racconti della passione e della risurrezione (è anche e soprattutto un modo di rileggere e rilanciare il testo biblico).
Il riavvio della rivista in tutti i suoi formati riguarda anche l’Annale Chiesa in Italia che con la presente edizione segna la sua 22a uscita, iniziata nel 1992. Il lasso di tempo coperto dal volume ha un significato emblematico: l’avvio del pontificato di papa Francesco. 2013, 2014 e 2015 sono, infatti, gli anni di cronaca (a cura di F. Rossi) e d’analisi che vengono considerati e che mostrano un cambio di passo impresso dal pontificato anche alla Chiesa italiana.
Nel complesso di 19 saggi, tanti compongono il volume, si distende la comprensione dei sogni di don Bosco mediante l’apporto interdisciplinare di competenze diversificate, restituita alla prospettiva di ritornare al fenomeno sogno-racconto-memoria, accadimento con una propria originalità e consistenza.
Il libro si presenta come un discorso in forma di dialogo fra due autori provenienti da diverse ma non divergenti aree di pensiero della filosofia italiana. Legati da una lunga amicizia umana e intellettuale, gli autori hanno ritenuto che un bilancio degli anni di collaborazione dovesse affrontare i temi dell’uomo e del soggetto.
L’arte contemporanea è incomprensibile, la musica inascoltabile, l’architettura è stravagante. Insomma l’estetica dei nostri giorni rimanda al brutto, non al bello. Questo vale anche per le chiese costruite negli ultimi anni. Una questione riproposta più volte e che sta alla base del pamphlet militante del giornalista Angelo Crespi. Egli si colloca chiaramente su posizioni politiche «di destra», sposando in pieno anche le critiche più feroci – e talvolta dozzinali – verso l’impostazione ecclesiale di papa Francesco.
Lei dunque capirà, di Claudio Magris (Garzanti, Milano 2006) è una piccola meraviglia di poesia e di amore per la vita. E parla d’amore, innanzitutto. C’è l’amore dei corpi che assecondano e insieme creano la relazione: «Gli ho insegnato io tutto ... Quando facevamo l’amore, era come un mare, una grande onda che culla solleva sprofonda si rompe sulla riva; lui senza di me sarebbe ancora un bambino, uno che fa all’amore come soffiarsi il naso, non un uomo».
Mostazafin. I senza scarpe. Li chiamavano così ai tempi della rivoluzione islamica nel 1978-1979. Erano i diseredati, i ceti più poveri delle periferie rurali e urbane, le masse d’urto pilotate dall’ayatollah Khomeini e dai suoi uomini contro lo scià Reza Pahlavi. I loro nipoti sono ricomparsi per le strade di quasi ottanta città dell’Iran nelle scorse settimane, in una protesta scoppiata inizialmente contro il carovita e le politiche liberiste del presidente moderato Hassan Rouhani, e poi trasformatasi in una rivolta più violenta e caotica.
Il 26 dicembre scorso padre Maurice Borrmans, dei padri bianchi (Missionari d’Africa), è stato chiamato alla casa del padre mentre era a Bry sur Marne, nella casa di riposo della sua congregazione, vicino a Parigi. Per 60 anni egli ha occupato un posto di primo piano nella realizzazione del dialogo islamo-cristiano in Europa e in molti dei paesi musulmani del Maghreb e del Medio Oriente e, in particolare, a partire dal concilio Vaticano II, per sostenerne «gli orientamenti».
Il lungo braccio di ferro si è ormai trasformato in scontro aperto: governo e Chiesa cattolica in Repubblica democratica del Congo da tempo non andavano d’accordo, ma forse le relazioni non erano mai state tese come ora. Il bilancio degli scontri del 31 dicembre parla chiaro: nella sola capitale Kinshasa, 134 parrocchie circondate e isolate dalle forze dell’ordine, 2 con accesso dei fedeli e celebrazione delle messe ostacolati, 5 con celebrazioni interrotte dagli agenti, 18 invase da agenti di sicurezza, 10 con lancio di gas lacrimogeni all’interno delle mura, 3 nelle quali si sono registrati decessi.
Il crescente sospetto verso gli stranieri di nazionalità considerate in qualche modo ostili perché i loro governi premono sul regime militare per il rispetto dei diritti e della democrazia, il giro di vite sugli immigrati considerati non funzionali all’economia e alla società locale e la deriva nazionalista alimentano situazioni-limite che s’inseriscono nel già abituale uso arbitrario del diritto e del potere nel contesto thailandese.
Lo scorso Natale è stato vissuto dai cattolici nepalesi con un misto di speranza e di ansietà. La prima, perché – nonostante la festività sia stata cancellata nel 2016 dal calendario ufficiale dal governo comunista su pressione dell’estremismo indù – ha visto la concessione ai dipendenti pubblici di fede cristiana di un giorno di permesso per partecipare alle celebrazioni.
Il cambiamento di sesso è uno dei banchi di prova dove la differenza tra diritti «secolari», che rivendicano l’autonomia dell’uomo da qualsiasi normativa, e diritti «religiosi», che ne predicano la dipendenza, emerge con maggiore chiarezza (Ferrari). All’interno delle confessioni cristiane esso pone un interrogativo non solo su come agire ma soprattutto su come interpretare la questione del «genere», tematizzato spesso come una minaccia (Sgroi). Concretamente quali vie stanno percorrendo ebraismo, cristianesimo e islam? Principalmente due. Una è quella basata sul principio del male minore, «una soluzione pragmatica di grande utilità per risolvere casi concreti», ma che «non fornisce nuovi elementi per dare una soluzione non contingente al problema». L’altra è quella che attribuisce maggior rilievo alla nozione d’integrità psico-fisica dell’identità sessuale della persona. Ma «anche in questo caso il presupposto è quello dell’esistenza di una situazione patologica da risolvere, non la libera determinazione della propria identità di genere» di un soggetto non affetto da alcuna patologia. I diritti dei paesi europei, aiutati dai potenziamenti tecnologici, sembrano invece rivendicare questa ultima come nuova frontiera della democrazia.
Il rapporto fra Chiese e genere, nell’attuale passaggio storico, corre il rischio di farsi sequestrare intellettualmente e spiritualmente da una doppia controversia, quella sulla cosiddetta ideologia gender e quella sulle ordinazioni femminili, entrambe portatrici di divisioni profonde, non solo a livello ecumenico, e spesso abitate da approcci ben poco dialogici. Ciò che vorremo tentare, piuttosto, è leggere in positivo questo rapporto, sperando di non incorrere in facili irenismi, attraverso l’utilizzo di una particolare categoria, quella di gener-azione.
Una favola piuttosto cruda raccontata da Glückel Hameln, mercantessa ebrea vissuta in Germania tra fine Seicento e primi del Settecento, ha come protagonista un uccello che doveva mettere in salvo i suoi tre piccoli trasportandoli a fatica al di sopra di un mare tempestoso. In questo racconto si ode l’eco del precetto antico in base al quale l’uomo abbandonerà il proprio padre e la propria madre per unirsi alla sua donna ed essere con lei una carne sola.
Ho chiesto l’aiuto dei visitatori del mio blog per interpretare la richiesta di Francesco «non dimenticate di pregare per me» e qui riporto qualcosa. La mia domanda non era sulla richiesta ma sulla risposta: l’insistenza del papa ha modificato la mia preghiera? Facevo partire l’indagine dalla preghiera tradizionale per i papi: "Il Signore lo conservi a lungo, gli dia vigore, lo conforti in questa vita e non l’abbandoni in balia dei suoi nemici".