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Parole delle religioni

Parole delle religioni

I linguaggi del silenzio. Quies cordis in Deum et in hominem

P. Stefani
All’inizio del salmo 83 si legge: «Dio a te non sia un tranquillo silenzio (al-domi), a te non sia il tacere (altecherash), non essere silente (al-tishqot) o Dio». Vi è una triplice insistenza che rende incomprensibile che non ci sia risposta. Che il silenzio sia una forma di linguaggio polisemico è ovvio. Esso contraddistingue la comunicazione più profonda e l’estraneità più atroce. Il tacere è il presupposto indispensabile per l’ascolto (per udire la parola altrui occorre porre freno alla propria), tuttavia il restar muti contraddistingue anche l’omissione della risposta e il rifiuto di comunicare. Dio parla e noi dobbiamo tacere per udirlo, ma in quella che le comunità ebraiche e cristiane credono essere la sua Parola si afferma anche che lui stesso tace oltre misura.

Dignità e limite. Riletture della Genesi da Pico della Mirandola al Maharal

P. Stefani
Vi è un nucleo primo dell’esistenza umana che nessuno dovrebbe offendere o avvilire: la dignità. Ma dove si trova il chiodo saldo a cui appendere questo irrinunciabile valore? La cultura dell’Occidente conosce da più di 500 anni un tentativo famoso di cercarne il fondamento. Si tratta dell’Oratio di Pico della Mirandola. (…) Forse il più noto mito alternativo rispetto alla vocazione umanistica di essere liberi plasmatori di sé stessi si trova nella leggenda legata al Golem,2 il manufatto argilloso animato il 20 adar del 1580 a Praga da Jehudà ben Bezalel, conosciuto come Rabbi Loew o il Maharal.

Il culto razionale. L'agire sorretto dal discernimento come culto gradito a Dio

P. Stefani
Un paragrafo del recente documento della Commissione teologica internazionale, Teologia oggi: prospettive, principi e criteri (Regno-doc. 9,2012,269), è dedicato a un tema, in Italia, non attuale fin dal 1873. Esso si occupa infatti della funzione riservata alla teologia all’interno delle università. Alla nascita dello stato unitario nel 1861 le università italiane avevano cinque facoltà: Giurisprudenza, Medicina, Scienze, Lettere e filosofia, Teologia. Una dozzina di anni dopo quest’ultima fu soppressa senza essere mai più riaperta. Le attuali facoltà teologiche dipendono direttamente dalla Chiesa e non si vede all’orizzonte alcuna volontà di riportare la teologia nelle università statali. Il documento della Commissione teologica, in questo passaggio specifico, dimostra, quindi, la sua coerente natura internazionale. Tuttavia anche nel nostro paese vale la pena di riflettere ugualmente sulle sue proposte. Esse, al di là di specifici assetti istituzionali, si prefiggono infatti di indicare il ruolo riservato al sapere teologico nei confronti delle altre forme di conoscenza.

Le acque del Giordano. Il peso delle memorie e il controllo delle risorse

P. Stefani
Verso fine estate è poco più di un rigagnolo. L’acqua verdastra corre lenta tra canneti e vegetazione fluviale. L’altra sponda è lì, a un lancio di sasso di un braccio poco robusto; le due rive appartengono però a due stati diversi: di qua Israele, di là Giordania. La temperatura è torrida e il sole a perpendicolo picchia feroce. Rigorosamente divisi tra loro, uomini e donne si immergono in quell’acqua stagnante. Sono cristiani ortodossi dalle lunghe vesti bianche con stampigliate sopra delle icone. Escono facendosi gran segni di croce. Siamo al Giordano, non lontano da Gerico verso fine agosto del 2011. Il nome della località è Qasr el Yahud, espressione araba il cui significato è, grosso modo, quello di «castello degli ebrei». È il luogo che ricorda il battesimo di Gesù, ma anche, secondo la tradizione ebraica, il passaggio del fiume da parte delle tribù di Israele ai tempi di Giosuè (Gs, 3-4) e forse del rapimento in cielo di Elia (2Re 2,1-18).

Figli delle nostre azioni. L'inascoltato magistero di Manzoni

P. Stefani
Tra il 1807 e il 1818 lo storico ginevrino Simonde de Sismondi pubblicò la Storia delle repubbliche italiane nel Medioevo. In essa era contenuta un’accusa mossa all’Italia. Si trattava di un rilievo critico destinato a godere di lunga fortuna; stando a esso, infatti, il cattolicesimo, religione pregna di esteriorità e di ipocrisia, è il principale responsabile della corruttela morale che pervade la penisola. Nelle nostre terre non c’è quindi spazio per una moralità adulta che, non perseguendo secondi fini, faccia il bene perché è bene. Né vi è di casa una fede capace di credere in purezza di cuore senza l’aiuto di segni esteriori. La mancanza di Riforma protestante ha perciò condannato l’Italia a una perpetua minorità spirituale, morale e civile. Questa linea interpretativa, che pur ha conosciuto espressioni nobili (basti pensare a Piero Gobetti), si è poi, a poco a poco, tramutata in uno sbiadito luogo comune.

Paolo e Agatone. Frammento di un dialogo immaginario

P. Stefani
Agatone: Paolo voglio domandarti una cosa, da quel giorno sull’Areopago (cf. At 17,16-34) mi è rimasta una curiosità; come sai l’essere curiosi è un atteggiamento tipico di noi filosofi, specie se ateniesi. L’hai visto davvero quell’altare con su scritto «a un Dio ignoto»? Girando per strade e piazze con i miei occhi non ho mai scorto una scritta simile a quella.

Comprendere: l'ardimento intellettuale di Tommaso d'Aquino

P. Stefani
Nel quarto canto del «Paradiso» Dante domanda a Beatrice di chiarirgli il modo in cui le anime sono collocate nei vari cieli. La destinazione ultraterrena, da lui osservata nel cielo della luna, sembra infatti dar ragione a Platone, che nel Timeo prospettava la sorte ultima delle anime come un ritorno all’origine, il che comporterebbe la loro preesistenza. La risposta di Beatrice smentisce l’ipotesi: in realtà tutti i beati stanno nell’empireo; il loro manifestarsi nei singoli cieli è apparente, non reale. La loro disposizione visibile viene giustificata (e si tratta di una precisazione fondamentale) dalla necessità di tener conto della componente legata ai sensi.

Padre onnipotente. Un Dio che guarda con amore il suo mondo

P. Stefani
Il trascorrere delle età fa mutare la maniera di percepire molte affermazioni. Le si ripete, ma esse risuonano in modo diverso. La massima non perde di valore se applicata ai dettami della fede. Anzi in quest’ambito, spesso, un simile procedere risulta più intenso. La prima proposizione contenuta nel Credo, che qualifica Dio come «Padre onnipotente creatore del cielo e della terra», ha creato, per molti secoli, pochi problemi. A livello generale ciò è avvenuto perché l’onnipotenza era da tutti collegata alla creazione. Chi altri, se non chi può tutto, sarebbe stato in grado di dar origine al sole, alla luna, alle stelle, alla terra e all’acqua, alle piante, agli animali e, infine, al genere umano?

Il santo ateismo del buon Samaritano

P. Stefani
Qualche anno fa la Pontificia commissione biblica pubblicò un documento intitolato: Bibbia e morale. Radici bibliche dell’agire cristiano (2008). Si tratta di un testo posto al limitare tra il consueto e il desueto. A dirlo non è un giudizio proveniente dall’esterno, il documento stesso lascia, infatti, trapelare questo suo situarsi sulla linea di confine. Lo fa soprattutto quando si sente in dovere di precisare alcune difficoltà legate al suo «concetto chiave», quello di «morale rivelata».

Unità e pluralità. Molte sono le vie di Dio, molteplici le esperienze degli uomini

P. Stefani
A volte ci si chiede se la mistica possa essere una via d’incontro tra le religioni. La risposta è sicuramente negativa se si tratta di «religioni». Il discorso muta se, conformandosi a una terminologia consolidata, si parla di dialogo tra esperienze religiose. Nel caso della mistica il nocciolo del problema appare però articolarsi in maniera ancora diversa. In quest’area, pur essendo vero che ci si trova di fronte a un’esperienza impossibile da separare da qualche appartenenza religiosa, ci si libra, infatti, in un cielo collocato al di là delle barriere connesse a una determinata identità.