La campagna elettorale alla quale stiamo assistendo è noiosa, ripetitiva, mediocre. Inevitabile. Dopo il fallimento del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, la politica italiana e il suo soggetto principale, il Partito democratico, hanno perso il filo del discorso avviato con le riforme istituzionali degli anni Novanta. S’immaginò allora, di fronte al crollo del vecchio sistema dei partiti, di ridefinire il sistema politico in senso maggioritario, per consentire una selezione non solo della rappresentanza, ma anche del governo del paese, ridefinendo con ciò gli stessi soggetti politici, dopo la crisi del modello partito.
Messaggio da WhatsApp: «Facciamo bene attenzione. La situazione in cui si trova la Chiesa spagnola e la Conferenza episcopale non si risolve con semplici rinnovamenti negli incarichi, stiamo parlando di un cambiamento di corso, di una nuova transizione ecclesiale». È questa la riflessione di un arcivescovo con una vita di preghiera, di lotte e di anni di dedizione alle spalle quando gli viene chiesto di esprimersi sui riflessi del pontificato del primo papa latinoamericano della storia. Più che di un’epoca di cambiamenti, si tratta di un cambiamento di epoca.
A partire dall’elezione al soglio pontificio di Benedetto XVI e del quasi contemporaneo cambio al vertice della Conferenza dei vescovi, riepiloghiamo i principali interventi della rivista sulla Chiesa spagnola.
Un accordo tra Santa Sede e Repubblica popolare cinese è possibile. Non si tratterà di un accordo ottimale come accade con altre realtà statuali, ma nella sua parzialità e provvisorietà è il migliore accordo possibile.
Amazzonia: un territorio di 6 milioni di chilometri quadrati, che interessa 9 stati. Eppure, malgrado dal 1980 a oggi i viaggi papali in questi paesi, complessivamente, siano stati 17, nessun pontefice aveva ancora calpestato il suolo di questa amplissima e per certi versi ancora misteriosa area del mondo.1 Vi è giunto ora Francesco, il papa sudamericano, il papa dell’enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune.
Il viaggio del papa in Cile e in Perù è finito ma in realtà il bilancio è ancora in sospeso poiché – come si poteva prevedere, ma solo in parte – la sovrapposizione tra questione delle violenze sui minori, la gestione dei casi nella Chiesa (locale e universale) e come quest’ultima comunica su di essi, hanno messo in campo – una costante – fattori sistemici e per di più sotto i riflettori dei media internazionali.
Le vittorie della destra nelle elezioni di fine 2017 in Honduras e Cile hanno aperto un biennio che porterà alle urne per scegliere il capo dello stato 14 paesi dell’America Latina: Costa Rica, Paraguay, Venezuela, Colombia, Messico e Brasile nel 2018; Bolivia, Argentina, Uruguay, El Salvador, Panama e Guatemala nel 2019.
La crisi politica americana portata sulla scena dall’elezione di Trump non è separabile dalla crisi religiosa. Per quanto concerne la teologia cattolica, segnali inquietanti sono emersi nelle ultime settimane, a causa di un articolo pubblicato dal teologo domenicano Romanus Cessario (docente al seminario diocesano di Boston) nel numero di febbraio 2018 della rivista First Things.1
La difficoltà d’inquadrare una novità come quella rappresentata dal papato di Francesco porta molti e in diversi ambienti a interpretare le sue parole e i suoi gesti secondo direttrici piuttosto «stereotipate». Così è anche del suo rapporto con i teologi e la teologia.
I 50 anni di vita dell’ATI sono una buona occasione per riflettere anche sulla possibilità che l’ATI ha dato alle donne che volevano pensare la fede. Infatti se le donne hanno sempre pensato la propria fede e, quando ne hanno avuto i mezzi per gentile concessione del sistema, hanno espresso questo pensare in scritti e parole significativi, solo molto di recente hanno avuto accesso all’ambiente accademico.
È il 2012. La ditta Sekmadienis Ltd. di Vilnius, Lituania, dà il via a una nuova campagna pubblicitaria per la propria linea d’abbigliamento. Tre i manifesti: una donna con un abito bianco e una fila di perle tra le mani che assomiglia a un rosario; un uomo a torso nudo con lunghi capelli che indossa un paio di jeans in una posa vagamente effemminata e l’uomo e la donna insieme a richiamare vagamente La pietà. Entrambi i modelli hanno i corpi tatuati, dietro un’aureola e sotto le scritte «Jesus, what trousers!», «Dear Mary, what a dress!» e «Jesus, Mary, what are you wearing!».
Solo di recente – come conseguenza del più ampio processo d’emancipazione femminile nelle moderne società civili – molte confessioni religiose hanno avviato al loro interno una riflessione sulla condizione sociale e giuridica delle donne. Tali temi sono stati al centro del convegno «Donne e appartenenze confessionali. Tra diritto dello stato e diritti religiosi» promosso il 23 e 24 novembre scorsi dal Dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Trento, sotto la direzione scientifica della professoressa Erminia Camassa.
Recentemente Meetic, la famosa app francese di incontri fondata da Marc Simoncini con sede a Boulogne-Billancourt, ha reso noti alcuni dei suoi dati. Da quanto emerso, il sito è nel momento di picco dell’anno. Il peak moment, o picco di utilizzo, è la situazione in cui le infrastrutture informatiche sono maggiormente sollecitate, un dato chiave perché è quello che consente ai tecnici di dimensionare le infrastrutture informatiche per evitare che il sistema si blocchi rendendo il sito inutilizzabile o per evitare di spendere in infrastrutture eccessive per le necessità di utilizzo.
In un saggio del 1980 il filosofo francese J. Baudrillard scriveva che la fantascienza non è tanto una narrativa del futuro quanto del presente. Tra le serie televisive che negli ultimi anni hanno confermato questo assunto si candida certamente Black Mirror. Scritta e prodotta da Charlie Brooker, Black Mirror è una serie televisiva britannica di genere antologico, in quanto storie e personaggi sono diversi per ogni episodio, pur condividendo lo stesso tema: in questo caso i problemi e le sfide poste dall’introduzione delle nuove tecnologie, soprattutto nel campo delle comunicazioni.
Molteplici sono gli sforzi di decifrare il fenomeno recente del terrorismo.1 In maniera del tutto particolare la vicenda delle azioni violente a matrice islamica ha attirato, per più motivi, l’attenzione. Tra i tentativi di riflessione recente sul problema si annovera Nella mente di un terrorista dello psicologo Luigi Zoja che – qui in dialogo con Omar Bellicini (Einaudi, Milano 2017, pp. XXIV+104) – si era già segnalato per alcuni interessanti studi su tematiche quali la dipendenza, il consumismo, l’assenza di figure paterne, la proiezione dell’odio e più recentemente la paranoia.
Per la redazione delle Schede di questo numero hanno collaborato: Giancarlo Azzano, Luigi Bosi, Giacomo Coccolini, Maria Elisabetta Gandolfi, Flavia Giacoboni, Niccolò Pesci, Valeria Roncarati, Domenico Segna, Paolo Tomassone.
Davanti a questo titolo s’impone una domanda: perché per un volume che si presenta come «Una guida al Vangelo di Giovanni» si è scelta l’espressione: «Dio nessuno lo ha mai visto» (Gv 1,18)? In altri termini, per quale motivo si è optato per il primo emistichio del versetto e non per il secondo (che sembrerebbe più consono a esprimere lo scopo del Vangelo): «Il Figlio unigenito (...) è lui che lo ha rivelato»?
Il testo del Catechismo, oltre al testo integrale, è arricchito da un saggio introduttivo («Un Catechismo per il nostro tempo») del presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, mons. Rino Fisichella, curatore dell’opera, da abbondanti e ben curati indici e soprattutto da un nuovo commento teologico-pastorale, opera di esperti di robusta statura.
Ogni libro della collana diretta da M. Cacciari presenta un’icona della nostra storia culturale che simboleggia questioni fondamentali; ogni immagine è analizzata da autori di diversa estrazione, in un’incessante interrogazione che apre nuove riflessioni. Probabilmente aveva ragione Sartori quando, nel suo saggio, per contrastare il post-pensiero generato dal tele-vedere, auspicava un differente processo formativo della pubblica opinione: la collana in effetti si propone un’educazione del pensiero attraverso le immagini, competenza indispensabile nell’epoca della video-immersione.
Il libro di Maurizio Ambrosini è un viaggio all’interno delle molteplici sfaccettature del tema immigrazione che tocca vari aspetti: motivazioni delle migrazioni, rifugiati, rapporto tra povertà e migrazioni, politiche di contrasto, lavoro, stabilizzazione delle famiglie, le seconde generazioni, coesione sociale e questione religiosa. Esso ha l’obiettivo di scardinare luoghi comuni, stereotipi e pregiudizi, sulla base di dati statistici e ricerche svolte su questi temi.
A dieci anni dal transito al cielo della fondatrice, Chiara Lubich, l’editrice Città Nuova e il Centro Chiara Lubich promuovono la pubblicazione delle sue Opere, prevista in 14 volumi (in tre blocchi omogenei: La persona, La via spirituale, L’opera), impresa che permetterà a studiosi, lettori e simpatizzanti di leggere in modo sistematico il ricco pensiero della fondatrice.
Con quest’opera si inserisce un nuovo tassello nel già variegato mosaico che descrive il periodo della Resistenza e poi della ricostruzione. Prende volutamente in esame solo i testimoni provenienti dalla Chiesa cattolica che è sempre stata mater, si è rivolta a tutti senza distinzione di colore politico, soccorrendo i miseri e nascondendo i perseguitati per motivi politici; ed è stata magistra: con i suoi insegnamenti portò i cattolici militanti a orientarsi anche verso i partigiani (come nel caso di Dossetti, Gorrieri, Mattei, Taviani, Marcora, Zaccagnini).
Il saggio di Paolo Carrara affronta giustappunto la questione del cattolicesimo popolare oggi. Con questa espressione l’autore intende circoscrivere non solo il campo delle proprie indagini, ma un autentico compito ecclesiale, quello di un cattolicesimo fedele all’esperienza cristiana quale possibilità offerta credibilmente e generosamente a tutti. È questo un aspetto fortemente caratterizzante la teologia del popolo maturata nel contesto culturale ed ecclesiale argentino.
Il pluralismo è un terreno di riflessione anche per la teologia e la pastorale, un luogo di confronto non solo con la varietà delle forme vitali, ma anche con l’originaria diversità di fonti, pratiche e istituzioni che caratterizza la fede cristiana. Con questa consapevolezza hanno dialogato i docenti del Diploma di pastorale familiare della Pontificia università gregoriana, insieme agli altri partecipanti ai forum sull’esortazione apostolica Amoris laetitia. I contenuti di quegli interventi sono oggi raccolti in questo volume
In un tempo di fragilità del sistema politico e istituzionale italiano, questo libro è un utile strumento di riflessione. Il curatore ha raccolto gli interventi di Dossetti pronunciati nei primi anni del Dopoguerra, se si esclude l’ultimo, che risale al 1994 e che è una sua autobiografia intellettuale e morale.
Proprio per fornire strumenti «che consentano d’affrontare il tema proposto con adeguate basi culturali e antropologiche, ma anche con sufficienti informazioni per non scivolare nelle secche dello scontro ingenuo o demagogico», l’editrice Città nuova ha inaugurato, tra il 2016 e il 2017, la collana intitolata «Dossier»: testi di lunghezza contenuta, accessibili al pubblico di non specialisti e affidati alle penne di esperti, focalizzati di volume in volume su un singolo argomento, con uno stile attento a confrontare e mettere in relazione tra loro gli elementi più controversi della materia.
Eugenio Montale pubblica la sua seconda raccolta di poesie, Le occasioni, il 14 ottobre 1939. Il mondo si sta accartocciando nella Seconda guerra mondiale, la Germania ha invaso la Polonia, Francia e Inghilterra hanno dichiarato guerra alla Germania, l’Italia consuma il suo ventennio di colpevole acquiescenza a un programma di violenza, razzismo e velleitaria sopraffazione.
Il 17 gennaio scorso la Camera dei deputati ha approvato il «decreto missioni» (Autorizzazione e proroga di missioni internazionali per l’anno 2018) che, oltre a confermare gli impegni militari italiani all’estero, introduce una nuova missione in Niger, che vedrà l’impegno di 470 militari in ruoli d’addestramento e formazione per le forze di sicurezza nigerine.
Le date sono significative, specie quando ricorrono a distanza di molto tempo. È quello che ha notato anche don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi, in occasione dell’approvazione alla Camera della missione militare italiana in Niger lo scorso 17 gennaio. La stessa data in cui ebbe inizio la prima guerra del Golfo, nel 1991.
Nel Golfo non è più tempo di mezze stagioni. Non solo per la crisi yemenita, ormai arrivata a una svolta ulteriore, a causa dell’estrema frammentazione del conflitto e alla morte dell’ex presidente Ali Abdullah Saleh – avvenuta il 4 dicembre scorso –, ma anche per gli equilibri interni ai paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, dall’Arabia Saudita agli Emirati, dal Qatar al Kuwait, passando per un paio di vicini scomodi come l’Iran e il Libano.
A oltre vent’anni di distanza, 19 martiri del fondamentalismo algerino uccisi tra il 1994 e il 1996 saranno beatificati insieme. Tra loro anche il vescovo domenicano di Orano, Pierre-Lucien Claverie. Lo ha deciso papa Francesco che il 26 gennaio, durante un’udienza concessa al prefetto della Congregazione per le cause dei santi, card. Angelo Amato, ha dato l’autorizzazione a promulgare i decreti relativi a otto processi.
La Caritas è il braccio sociale della Conferenza episcopale del Bangladesh, con un ruolo di primo piano tra le iniziative che fanno capo alla piccola Chiesa locale ma con una sostanziale autonomia operativa. Un ruolo evidenziato nella crisi in corso nelle aree confinarie con il Myanmar con l’arrivo in poche settimane dal 25 agosto 2017 di quasi 700.000 musulmani di etnia rohingya.
In una situazione regionale che vede poche certezze, inclusi i contraccolpi della balbuziente strategia statunitense in Oriente che oscilla tra America first e le concessioni necessarie a contenere la crescente influenza cinese che approfitta di ogni spazio lasciato aperto dagli USA e dagli alleati, le Filippine sono entrate in un anno incerto.
È opportuno riprendere in mano la cosiddetta Lettera a Diogneto. A più di cinquant’anni dalla sua conclusione vale la pena domandarsi ancora perché il Vaticano II, per compiere «un vero e proprio “balzo in avanti”» nella «missione verso il mondo», decise di ritornare alle fonti: la Scrittura, innanzitutto, e poi la tradizione patristica. Questo breve testo – il cui manoscritto ha subito una rocambolesca vicenda tra acquisti, perdite e ritrovamenti – pone, infatti, un invito «mirabile e paradossale» (F. Ruggiero) al tempo stesso per la vita del cristiano: quello a stare nel mondo ma a non essere del mondo.
È nella Costantinopoli degli anni tra il 1435 e il 1437, dunque ormai prossima a cadere nelle mani del sultano ottomano, che vede la luce la storia moderna, e tuttavia storia dai tratti incerti e dai contorni poco illuminati, dell’unico manoscritto (usualmente indicato con la sigla «A», dal nome latino dell’ultima sede in cui è stato custodito, Strasburgo) che ha conservato l’A Diogneto.
In un articolo, scritto in memoria di Giuseppe Lazzati, apparso su Avvenire il 17.12.2009, il card. Martini proponeva alcune riflessioni sulla laicità. In quest’ambito ricordava il fatto che questa idea fosse stata un terreno non privo di discussioni tra Lazzati e alcuni teologi; il primo sembrava voler riservare la qualifica di laicale solo a una porzione nella Chiesa, mentre gli altri puntavano a considerare la nozione di laicità come un concetto volto a connotare l’intera Chiesa.
«JHWH è un uomo di guerra, JHWH è il suo nome» (Es 15,3). Che Dio fosse presentato come un guerriero era comune in un’epoca in cui tutti impugnavano le armi in nome del loro Dio. La guerra a quel tempo era sempre un evento sacro. A lungo gli eserciti hanno creduto che Dio fosse dalla loro parte perché anch’egli schierato contro i loro nemici. Oggi invece solo una minoranza combatte in nome di Dio.
Mentre scrivo questa seconda puntata sul papa che chiede preghiere, vedo in TV Francesco che le chiede alla first lady turca Emine Erdogan e vedo il presidente che risponde prima della moglie e riporta la bilancia in pareggio: «Anche noi aspettiamo una preghiera da lei». Già Obama e Rouhani avevano chiesto a Bergoglio di pregare per loro: che ci dicono queste preghiere apolidi?