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Libri del mese

Libri del mese

Disintossicare l'eros. La recente discussione teologica sulla morale sessuale cattolica

S. Orth
Dall’enciclica Humanae vitae (1968) di Paolo VI ai nostri giorni, la morale sessuale cattolica si trova, a livello mondiale, in una situazione difficile. A partire al più tardi da quel documento, l’insegnamento morale del magistero e la pratica quotidiana, non solo dei cattolici che hanno preso le distanze dalla Chie sa, hanno imboccato strade diverse, come hanno molto chiaramente potuto osservare i pastori. Di conseguenza in molti casi nella predicazione, nella catechesi e nella pastorale non si affronta praticamente più il tema della sessualità. Soprattutto nel mondo anglosassone e nei paesi di lingua tedesca, come in altri paesi dell’Europa occidentale, questo aggrava il problema della credibilità della Chiesa, perché qui i precetti e i divieti morali sono presi molto sul serio. In presenza di una persistente e cospicua discrepanza fra le norme enunciate ufficialmente dalla Chiesa e la realtà, si avverte e sollecita la necessità di una chiarificazione. Alcuni docenti di teologia morale, che alla luce degli sviluppi della società hanno tentato una mediazione fra il messaggio cristiano e le attuali conoscenze di altre scienze, sono stati redarguiti, a volte fino alla perdita della facoltà d’insegnare. In molti casi questo ha indotto le generazioni più giovani dei teologi a non occuparsi di questi problemi. Il prezzo da pagare è comunque alto, perché in questo modo rischiano di finire nel dimenticatoio anche le potenzialità umanizzanti dell’etica sessuale cristiana. Infatti la sessualità umana continua a sollevare, e non solo fra gli adolescenti e i giovani, tutta una serie di domande, alle quali si cercano risposte altrove.

Un tormentato percorso. Chiesa, modernità e diritti umani

M. Paiano
Negli ultimi due secoli il tema dei diritti umani ha costituito un necessario termine di confronto in ogni discorso sui fondamenti della vita associata e nell’elaborazione delle leggi di diritto positivo, oltre che un importante elemento propulsore nelle lotte sociali in vista del miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro in diverse aree del pianeta. Nell’ambito della cultura occidentale, la loro esistenza e universalità sembrano avere, sul piano dei principi, un riconoscimento generalizzato. Più controversa appare la loro giustificazione sul piano teorico e anche il loro contenuto, malgrado ne esistano alcune codificazioni giuridiche, non appare oggi così scontato. In particolare, i problemi posti dalla bioetica hanno notevolmente complicato il quadro, a cominciare da cosa debba intendersi per «diritto alla vita».

Sempre più secolarizzata. Storia e attualità dell'informazione religiosa in Italia sui grandi media

G. Mocellin
Nelle nostre società secolarizzate, caratterizzate dalla dimensione pluralista, il sistema dei media è in posizione tale che, a parte nuclei sempre più ristretti di aderenti o adepti, è probabile che la maggior parte delle persone apprenda la maggior parte di quello che sa di una religione dai media; e che sulla base di queste informazioni così assunte elabori una propria visione di quella data religione e perfino un iniziale proposito di adesione, o all’opposto, una scelta di formale abbandono. Ciò significa che analizzare il modo della presenza delle religioni all’interno della comunicazione pubblica contribuisce a rispondere agli interrogativi su come si delinei la relazione tra la religione e le singole persone, nonché su quale sia il posto della religione in una società di questo tipo. Di qui deve discendere, per chi – non importa se credente o «diversamente credente», o indifferente o «in ricerca» – sia consapevole dell’importanza di tale relazione e di tale presenza, una duplice preoccupazione: da un lato analizzare i percorsi e i criteri attraverso i quali i grandi mezzi d’informazione «passano» la notizia religiosa e verificare se e come è possibile migliorarne la qualità; dall’altro promuovere, all’interno delle «associazioni religiose» (il discorso non vale solo per le Chiese), sia la capacità di comunicare se stesse in modo consapevole e fecondo, sia quella di educare a una fruizione critica dei media, a maggior ragione quando a qualunque titolo (informazione, fiction, pubblicità) si interfacciano con la religione.

La regola è il discernimento. Il cuore del Vaticano II per chi non l'ha vissuto. Enchiridion del 50°

C. Theobald
Cinquanta. Sono gli anni trascorsi dalla solenne celebrazione inaugurale del concilio Va ticano II l’11 ottobre 1962. Ma anche dalla nascita, su questa scia, delle Edizioni Dehoniane Bologna e dal fiorire della rivista Il Regno, che a partire da quegli anni divenne uno dei principali strumenti informativi sulle sessioni e sulla stesura dei documenti conciliari. Pertanto il volume che presentiamo tramite la postfazione del gesuita e teologo Christoph Theobald * non è un volume celebrativo tra i tanti. È parte integrante della nostra storia. E le sue parole, che prendono per mano la nuova generazione di lettori «che non ha né conosciuto né ha vissuto i primi tempi discretamente conflittuali della sua recezione», indicano in quell’avvenimento ecclesiale l’emergere di un metodo: quello della «pastoralità», che tiene insieme la tradizione e coloro che l’hanno trasmessa, la recezione e l’apprendimento. Ciò che il Vaticano II lascia in eredità è un modus operandi che afferma che il processo di trasmissione della fede non può che avvenire secondo un modo e in una struttura «relazionale». La speranza – dice Theobald – è di poter ritrovare nelle «Galilee» dell’oggi questa esperienza come una nuova grande grazia.

Non solo per chi ha già la fede. Note sul progetto di pastorale giovanile dell'arcidiocesi di Milano

E. Castellucci

Un nuovo progetto organico e completo per la pastorale giovanile»: così il card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano, presenta i tre volumi pubblicati dal Centro ambrosiano nella Lettera riportata nelle pagine iniziali. In effetti la lettura dei tre testi offre un panorama davvero ampio, articolato e completo per la formazione e la pastorale dei giovani. Sarà sufficiente offrire qualche assaggio, per apprezzare la ricchezza di questi testi. La maggiore attenzione qui riservata al primo volume, che è anche il più corposo, è dovuta all’ovvio carattere fondativo della cristologia rispetto sia all’ecclesiologia sia alla pastorale.

I valori non consumati. La crisi economica ed educativa in Italia a partire da un'indagine europea

G. Ambrosio
Il programma European values studies (EVS) è giunto alla quarta indagine, dopo quelle del 1981, del 1990 e del 1999. Ricercatori e studiosi di molti paesi hanno svolto un esame approfondito degli orientamenti di valore e dei convincimenti dei cittadini europei, quelli dei 27 paesi dell’Unione Europea (UE) e quelli di altri 21 paesi limitrofi, tra cui anche la Federazione russa e la Turchia. In attesa dei confronti transnazionali, i ricercatori italiani hanno pubblicato i dati relativi alla popolazione italiana, fornendo un quadro in ter pretativo generale e alcune ipotesi specifiche riguardanti i mutamenti culturali nei diversi ambiti di vita del nostro paese.1 Il risultato complessivo è un ampio affresco degli orientamenti di valore della popolazione italiana. Pur tenendo conto dei problemi insiti nelle indagini di questo tipo, i risultati che ci vengono offerti sono in grado di esprimere ciò che viene considerato meritevole di essere creduto, pensato e attuato da parte degli italiani. I valori tendono a diventare modelli di valutazione e predispongono all’azione, nel senso che la favoriscono e la motivano.

No all'unisono, ma in armonia. Gesù nella letteratura contemporanea

M. Beck
When truly brothers, / men don’t sing in unison / but in harmony», «Se tra loro c’è vera fratellanza, / gli uomini non cantano all’unisono: / cantano in armonia». Degno, nella sua pregnanza semantica, di essere paragonato a un versetto di un libro sapienziale della Bibbia come il Qoèlet o il Siracide, ma anche alla folgorante luminosità di un pensiero di Blaise Pascal o di Simone Weil, questo aforisma in tre soli versi reca la firma del grande poeta e saggista britannico Wystan Hugh Auden. Appartiene infatti alla sua ultima silloge, Thank You, Fog (Grazie, nebbia), apparsa postuma nel 1974 e pubblicata in Italia nel 2011 da Adelphi, con la traduzione di Alessandro Gallenzi. Per chi ama ascoltare e magari anche praticare il canto corale, questa micropoesia senza titolo non può non evocare anzitutto, con l’impatto del suo significato letterale, il segreto dell’armonia che presiede all’arte eccelsa della polifonia sacra.

Mille anni: Nel millenario di Camaldoli un volume fotografico ne celebra la ricerca spirituale

T. Ceravolo
Come per altre «anime forti » del Medioevo, l’esperienza di Romualdo (952 – 1027 ca.) si connota anche per il fatto di volersi risolvere nel perimetro esistenziale e spirituale del suo tempo storico, di non proiettarsi intenzionalmente in un’istituzione alla quale affidare la custodia del carisma originario. Romualdo non è un fondatore di ordini religiosi, non lascia ai suoi discepoli alcuna regola e se esercita un ruolo di magister la sua eredità è di tipo eminentemente spirituale, si situa sotto l’egida della vigorosa e radicale testimonianza, di un mirabile esempio di vita raccolto da chi si è posto alla sua sequela.

Tornare alla sorgente. La recezione del Vaticano II

C. Theobald
Che possiamo attenderci oggi dal Vaticano II? Che cosa dobbiamo necessariamente attenderci da esso? E come interpretarlo? È con queste tre domande che abbiamo iniziato il nostro percorso sulla recezione del Vaticano II, ed è con esse che ora terminiamo la sua prima tappa. Invece di riconsiderarne gli elementi essenziali secondo l’ordine storico riflesso dalle cinque parti di questo volume, ne raccoglieremo i tre risultati principali, rispondendo alle domande in questione, sperando così di porre in risalto la logica interna dell’itinerario seguito.

La Chiesa di sempre? I tradizionalisti alla conquista di Roma

P. Stefani
L'ampio e documentatissimo libro di Giovanni Miccoli La Chiesa dell’anticoncilio si apre po nendosi, in sostanza, la stessa domanda avanzata da Benedetto XVI nella lettera da lui rivolta, nel 2009, ai vescovi, e dedicata a replicare alle molte perplessità nate dal precedente decreto della Congregazione dei vescovi con cui veniva revocata la scomunica latae sententiae comminata nel 1988 ai quattro vescovi illecitamente consacrati da mons. Lefebvre. Papa Ratzinger in quel testo si chiese se quel provvedimento «misericordioso» fosse davvero necessario e se costituisse una reale priorità. La risposta affermava che certamente vi erano cose più importanti, già chiaramente indicate fin dall’inizio del pontificato, la prima delle quali era di rendere presente Dio in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso al Dio che si rivelò al Sinai e, definitivamente, in Gesù Cristo morto e risorto. Tuttavia fa parte della missione della Chiesa attuare «anche le riconciliazioni piccole e medie». Inoltre «può lasciarci totalmente indifferenti una comunità nella quale si trovano 491 sacerdoti, 215 seminaristi, 6 seminari, 88 scuole, 2 istituti universitari, 117 frati, 164 suore e migliaia di fedeli? Dobbiamo davvero tranquillamente lasciarli andare alla deriva lontani della Chiesa? Penso ai 491 sacerdoti».