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Libri del mese

Libri del mese

San Tommaso l'innovatore. Cornelio Fabro nel centenario della nascita

T. Valentini
Quello di Cornelio Fabro (Flumignano 1911 - Roma 1995) è un itinerario di ricerca ad mentem sancti Thomae: esso si articola come un «rinnovamento del tomismo », o meglio ancora come un ripensamento vigoroso dei presupposti speculativi che hanno mosso la ricerca filosofica dello stesso Aquinate. Tale rizionepensamento avviene in un fecondo confronto critico con la modernità filosofica: sia con la genesi dell’ateismo moderno sia con quegli autori come Kierkegaard che hanno dato solide basi per una rinnovata «filosofia della libertà».

Simboli di una nazione. Il Risorgimento italiano e la Chiesa. Appunti su un tema storiografico

G. Turbanti
La celebrazione del 150° anniversario dell’unità italiana ha dato occasione negli scorsi mesi a numerose rivisitazioni di quello che è stato il processo di unificazione nazionale e a un rinnovato interesse della storiografia sull’argomento. Rivisitazioni tutt’altro che concordi, spesso anzi divergenti, che hanno anistoria mato dibattiti e discussioni intorno a un tema ancora capace di una forte presa sull’opinione pubblica. Si è trattato infatti di riandare a quel processo costitutivo dell’identità nazionale nel quale inevitabilmente si tendono a cercare, come in un imprinting genetico o piuttosto come in una colpa originale, i motivi di forza e di debolezza che il paese ha poi espresso nella sua anistoria successiva sino alle vicende di questi ultimi anni.

L'ombra delle realtà future. Lo sguardo di arte, teologia e filosofia verso l'inconoscibile

F. Rella
Platone parla di «un antico dissidio tra filosofia e poesia». Di fatto la contesa non era allora antica, in quanto era stata aperta dallo stesso Platone con la sua condanna dell’arte nei libri III, V e X de La Repubblica. Platone aveva alle spalle templi e statue e dipinti e Omero, e davanti a sé il grande pensiero tragico che aveva dominato il V secolo ed è contro questo che egli muove in primo luogo le sue accuse, poi anche contro le arti figurative, «imitazioni di secondo grado». La condanna investe il linguaggio e le forme con cui si parla del theos, del divino. Si attribuiscono infatti agli dèi sentimenti e comportamenti propri dell’umano consegnando ai fanciulli e poi ai cittadini un’immagine menzognera di ciò che è divino.

Patristica come stile. I padri della Chiesa nei documenti del Vaticano II

F. Ruggiero
Può in effetti stupire, ma l’immensa ricerca storicoteologica sul Vaticano II colma solo con il volume di Daniele Gianotti1 una lacuna rimarchevole, vale a dire l’assenza di un’indagine sistematica sull’utilizzazione dei padri della Chiesa nei lavori del Concilio, o, per essere più precisi, sulla coscienza e la sensibilità dei padri conciliari intorno alla rilevanza del ritorno alle fonti patristiche. Non quindi uno studio sulle citazioni dei padri in sé, ma l’approfondita ricostruzione e il proposito di una corretta interpretazione di un clima di luci e ombre, di accordi taciti e aspri scontri che prepara il terreno all’evento conciliare e prosegue durante lo svolgimento dello stesso.

Non per profitto. M. Nussbaum e il ruolo della cultura umanistica nella ridefinizione del welfare

M. Campedelli
Martha Nussbaum è una delle più apprezzate e vivaci filosofe del panorama contem poraneo. Nominata due volte tra le cento figure di intellettuali più influenti al mondo dalla rivista Foreign Policy, la Nussbaum ha esordito come studiosa di filosofia greca, prima di estendere i propri interessi a tematiche di filosofia morale, politica ed etica. A metà degli anni Ottanta si è imposta sul panorama filosofico internazionale con un libro dal titolo emblematico, La fragilità del bene (Il Mulino, Bologna 2004). È membro dello Human Rights Program delle Nazioni Unite, col quale ha collaborato a definire e implementare alcuni programmi di sviluppo, riferiti in particolare alla condizione di genere, in diverse parti del mondo. Attualmente, dopo esperienze di docenza ad Harward e alla Brown University, è Ernst Freund Distinguished Service professor di diritto ed etica presso l’Università di Chicago. Numerose le sue pubblicazioni tradotte in lingua italiana; rilevanti anche le frequentazioni della filosofa col mondo accademico del nostro paese, nel quale ha stretto amicizie e collaborazioni significative.

Eleonora Fonseca Pimentel. Colta, idealista, impolitica

A. Deoriti
Non fosse morta così tragicamente, appesa a una forca tra il dileggio della plebe napoletana, unica donna tra i giustiziati del 20 agosto 1799, forse la fama di Eleonora Fonseca Pimentel sarebbe ancora più esile di quanto non sia. Mediocre ma precoce verseggiatrice di componimenti d’occasione tanto in voga ai suoi tempi, elogiati senza troppa convinzione dal Metastasio; membro dell’accademia locale dell’Arcadia col nome di Altidora Esperetusa; di intelletto vivace e pieghevole in diversi campi del sapere, dalle scienze matematiche alla botanica, ella rispecchia quello spirito curioso e quell’idea enciclopedica della conoscenza che appaiono assai diffusi nel colto Settecento, anche fra le donne dei ceti più elevati: sicché sarebbe eccessivo riconoscerle una levatura particolare a questo livello, a confronto con altre gentildonne della buona società napoletana, fra tutte la principessa Faustina Pignatelli.

Estetica della fede. Una teoria culturale del cristianesimo attraverso l'arte

M. Neri
Il nesso arte-fede-teologia sembra godere oggi di nuova congiuntura favorevole nei territori della cultura europea. Il fatto, di per sé, deve essere accolto (e colto) come segno di buon auspicio, dopo stagioni troppo lunghe di reciproca estraneità e sospetto. A ben guardare però, a parte gli slanci di qualche affondo, ci troviamo ancora nella fase degli ammiccamenti. Si pro-cede con cautela, quasi a volersi proteggere da invasioni ritenute essere ancora indebite. È come quando, sulla scorta di un incontro fugace e fortuito, si sonda con discrezione il terreno per vedere se c’è la possibilità di intessere un più stabile e duraturo rapporto.

Scrivere per governare. Scritti pastorali nella Chiesa delle origini

F. Ruggiero
Con Seguendo Gesù i due curatori, noti anche per una Storia della letteratura cristiana antica (recentemente riedita da EDB, Bologna 2010) accolta con grande favore sia dal largo pubblico sia dagli ambienti accademici, si propongono ora di offrire al mondo degli specialisti e dei cultori della materia una rinnovata edi-zione, suddivisa in due volumi, dei principali testi cristiani più antichi, scritti nello stesso periodo in cui furono composte la maggior parte delle opere che entrarono a far parte del Nuovo Testamento o qualche decennio più tardi. Questo primo volume presenta, nell’ordine, le Didachai (comunemente indicate con il singolare Didachè) o Istruzioni degli apostoli, la Lettera di Clemente ai Corinzi detta anche Prima lettera di Clemente per distinguerla dalla cosiddetta Seconda lettera di Clemente) e le sette lettere di Ignazio di Antiochia. Il successivo volume vedrà la pubblicazione della lettera di Policarpo, del Pastore di Erma e della Lettera di Barnaba, aggiungendo così ulteriori sfaccettature al complesso panorama delle origini del cristianesimo.

La libertà e Dio. Pareyson, Dostoevskij e il «crogiolo del dubbio»

M. Ivaldo
Pareyson ha presentato la sua ultima filosofia co me un’ontologia della liber tà, che doveva de cli narsi come un’ermeneutica filosofica dell’esperienza religiosa, e che si pre senta in concreto come un ripensamento filosofico del cristianesimo.1 La natura filosofica di questa ermeneutica risiede nel fatto che essa doveva saper trarre dall’esperienza religiosa significati e motivi universalmente umani, capaci cioè di suscitare e richiamare l’interesse, se non il consenso, di ogni essere umano, credente o non credente. Si trattava per Pareyson non di rinnovare o aggiornare il cristianesimo, ma di «ritrovarlo» passando attraverso la crisi moderna dell’ateismo e del nichilismo. Non è possibile infatti per lui ritrovare il cristianesimo grazie a un semplice richiamo alla tradizione; tale richiamo de ve essere allo stesso tempo un approfondimento creativo, richiesto e dettato dalla crisi stessa, crisi che non può essere ignorata, ma deve essere affrontata e vissuta in tutta la sua radicalità.

Un quotidiano discorso sul prossimo. Ruolo dei cattolici nello sviluppo della televisione italiana

Emilio Rossi
Oltre alla teleinformazione religiosa, bisogna considerare un’altra area d’intersezione tra la storia del cattolicesimo contemporaneo e la piccola storia della nostra televisione. Parlo del ruolo che in questa piccola storia, per almeno tre decenni, hanno avuto sorprendentemente cattolici di vertice e di base. Non certo esclusivamente loro, ma in larga parte loro furono scelte strategiche di fondo, in vista di una televisione intesa quale strumento di promozione culturale e civile di vasti strati popolari, aperta al futuro, ma fedele ad antiche radici spirituali.