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Libri del mese

Libri del mese

Emilio Rossi - Dentro la TV: Benedetto e gli altri

G. Mocellin
Chissà come l’avrebbe organizzata e poi raccontata, Emilio Rossi, la trasmissione televisiva annunciata per il pomeriggio del prossimo Venerdì santo, su RAI Uno, che ha indotto i giornali dell’8 e del 9 marzo a titolare: «Il papa risponde ai fedeli in TV». Mi riferisco a «Domande su Gesù», uno speciale della nota rubrica bisettimanale A sua immagine che va in onda ogni anno in quella giornata, ma che quest’anno prevede che Benedetto XVI, registrato da una troupe del Centro televisivo vaticano all’interno del Palazzo apostolico, risponda a tre domande tra quelle che arriveranno alla redazione del programma attraverso la posta ordinaria, le e-mail e il blog dove a tutt’oggi se ne contano già molte decine.

Del mutare dei tempi . Marisa Rodano: speranze e responsabilità della mia generazione

A. Deoriti
Leggendo e qua e là rileggendo i due corposi volumi dei diari di Marisa Rodano una prima osservazione impertinente che mi è venuta naturale concerne la denominazione «Diario minimo» preposta al titolo vero e proprio, Del mutare dei tempi, che riecheggia la Cronaca delle due città di Ottone di Frisinga. Non c’è nulla di minimo o di minimalista in queste pagine che scorrono rapide e gonfie come un fiume in piena, sorrette da un interno, palpabile vigore, e sono quanto mai lontane dalla diffusa propensione intimistica e solipsistica di altri diari; anzi, l’«io narrante» appare decisamente refrattario alla tentazione del ripiegamento su di sé, più estroflesso che introflesso (benché non manchino guizzi vividi sulle zone interne), e del tutto convinto delle buone ragioni di tale atteggiamento. In proposito, il capitolo 9 offre una serie di considerazioni importanti per capire che tipo di opera si abbia tra le mani. Considerazione generale, come una premessa: «La ricerca di un filo nel labirinto della memoria è un percorso accidentato; conduce verso vicoli ciechi: l’autoritratto, l’autobiografia, le confessioni, il cahier intime, l’evocazione proustiana, l’aneddotica, la divagazione saggistica... Difficile è scoprire cosa io voglia o possa scrivere, o più semplicemente cosa sia in grado di scrivere».

A partire da ciò che resta. Funzione politica e poetica di alcuni memoriali italiani

P. Stefani
Le catastrofi senza precedenti del Novecento hanno imposto – e in parte ancora impongono – d’inventare forme inedite di ricordo. Alcune spontanee, altre frutto di lunghe riflessioni, ma tutte, consapevolmente o inconsapevolmente, contraddistinte da un tratto inedito. Ben presto ci si accorse che le modalità consuete alle società precedenti dovevano subire profonde mutazioni. A volte si sono imposte da sé, al di là dell’intenzione di coloro che le avviarono. È comune contraddistinguere i luoghi segnati dalla morte. Ai nostri giorni, a chi percorre strade suburbane, è offerto lo spettacolo, un tempo infrequente, di vedere contrassegnati cigli, alberi e parapetti da mazzi di fiori, foto ingiallite, magliette o sciarpe o da più stabili cippi. Ognuno sa che si tratta di indicazioni luttuose. Evidente è anche il fatto che, non di rado, sono ricordi di giovani vite sacrificate non sull’altare del «dovere», ma su quello, oggi assai più cogente, dell’«evasione». Questi «non luoghi» stradali, intrinsecamente anonimi, vengono personalizzati dalle mani dei genitori o degli amici delle vittime. Perché si connota in modo memoriale l’oggetto fisico, la cui impenetrabile solidità è stata concausa della distruzione di una giovane esistenza?

Il gesù degli apocrifi. Una fantasiosa creatività tra popolo ed élite

G. Ravasi
Sotto il termine di «apocrifi » (letteralmente, dal greco, i libri «nascosti») si stende un’immensa letteratura: essa corre parallela ma autonoma rispetto all’Antico e al Nuovo Testamento che contengono invece i libri «canonici», ossia quelli riconosciuti dall’ebraismo e dal cristianesimo come testi sacri, ispirati da Dio. Questi documenti – esclusi dalla Bibbia ma non di rado molto amati e spesso adottati come base per l’iconografia, l’arte, le tradizioni, la letteratura sia nobile sia di bassa qualità (il Codice da Vinci di Dan Brown insegna…) – si distribuiscono anche nell’ultima fase dell’ebraismo anticotestamentario e fanno parte della letteratura religiosa giudaica.

Omelia di pietra. La Sagrada familia e il compimento spirituale di Gaudì

J.-P- Hernández
Lo scorso 7 novembre a Barcellona Benedetto XVI ha dedicato una solenne liturgia all’opera d’arte che molti hanno definito «una cattedrale nel deserto» (cf. in questo numero a p. 669). Il «Tempio espiatorio della Sagrada familia», elevata a rango di basilica, è senza dubbio l’opera più conosciuta del geniale architetto Antoni Gaudí. Ma è soprattutto una «pietra d’inciampo» nel contesto culturale della Barcellona odierna, dove i modelli di laicità non riescono ancora a liberarsi da schemi ottocenteschi marcati da feroci contrapposizioni.

Il cinema cristologico e riscritture audiovisive. Il problema delle traduzioni intersemiotiche

D. E. Viganò
La saggistica e la convegnistica hanno mostrato in questi ultimi anni un particolare interesse per il sacro (i suoi simboli e le sue retoriche di narrazioni) nei dispositivi testuali in genere, soffermandosi con attenzione specifica sul rapporto tra i testi biblici e le riscritture audiovisive, occupandosi anche del rapporto tra il cinema e la storia di Gesù. All’abbondanza di testi, convegni e seminari di studio corrisponde una molteplicità di approcci che a volte difficilmente si integrano in una prospettiva composita e unitaria. Del resto è comprensibile che un approccio storico al sacro nel cinema possa mettere in luce alcuni snodi anche linguistici della storia del cinema e, nel contempo, sia poco interessato a far emergere le coordinate socioculturali che hanno fatto da cornice produttiva per alcune delle più significative opere cinematografiche sulla vita di Gesù. Così come un’analisi attenta al contenuto, spesso meno interessata alle costruzioni testuali proprie di un approfondimento più specificamente semiologico.

Dio in un fumetto. Il di-segno del proprio tempo

M.E. Gandolfi, S. Gorla
Discrete teofanie di carta emergono da volumi, albi, storie ma anche singole vignette. È l’articolato mondo del fumetto religioso fedele al motto del patriarca Niceforo: «La vista conduce alla fede meglio che non l’udito». Una fedeltà inclusiva che non vuole contrapporsi a nessuno. Esiste, semplicemente, diremmo naturalmente, ed esiste da anni. Se il fumetto è un medium che ha faticato a veder riconosciuta la propria dignità, ancor più lo è stato (e forse lo è ancora) il fumetto religioso, tuttora poco diffuso e ancor meno studiato.

Italia - La fede a strisce

P. Guiducci
Si può parlare di Dio con bracchetti e bambini in simbiosi con la propria coperta; si può coglier la fame d’assoluto nelle saghe di fragilissimi eroi. Si può sghignazzare del religioso o sorridere per l’umorismo lieve di angioletti leziosi. Perché il fumetto non si sottrae alla ricerca del sacro, alle suggestioni della fede: «Ogni fumetto che fa pensare è fumetto religioso » afferma Domenico Volpi, direttore per oltre vent’anni dello storico settimanale per ragazzi Il Vittorioso. E infatti sono molti i fumetti che, a volte anche insospettabilmente, compiono incursioni nelle lande della fede. In Italia, poi, vi è una tradizione – pur con fasi alterne – di grandi riviste a fumetti legate al mondo religioso.

Il segno di un'apostasia

D. Sala
Senta, signor prete. Il punto è che io vorrei uscire per sempre dalla Chiesa cattolica». «Uscire dalla Chiesa, Beto? Ma non ti basta non partecipare alla vita della nostra comunità?». Così recita l’epigrafe del fumetto che narra la storia di Beto, il «diario di un apostata» come lo definiscono gli autori, una conversione «a rovescio» a sfondo autobiografico raccontata da due giovani fumettisti italiani. Ma pur sempre un’esperienza religiosa, seppure dall’esito negativo, che tuttavia ha qualcosa da dire anche a chi dopo aver affrontato i medesimi dubbi sceglie di continuare a credere e ad appartenere alla Chiesa.

Quasi un'ombra di Dio. L'ontologia della sofferenza in Pareyson

M. Ivaldo
La figura del pensiero attraverso cui si articola l’ontologia della sofferenza in Pareyson è la filosofia come ermeneutica dell’esperienza religiosa: un interrogare e riflettere sull’esperienza religiosa rivolto a chiarificare i significati che si trovano in essa e che la filosofia come ermeneutica ha il compito di universalizzare, di rendere cioè capaci d’interessare tutti gli uomini, credenti e non credenti, in quanto uomini. Interessano tutti gli uomini, infatti, temi come quelli a cui l’esperienza religiosa si riferisce: il male, la libertà, la divinità, la sofferenza, il destino dell’universo, il senso ultimo delle cose.