A
Libri del mese

Libri del mese

Il sapore del racconto. La narratologia biblica in Marguerat e Wénin

M. Crimella
Assaporare un racconto «è un’esperienza antica quanto il mondo. Chi non è stato conquistato, almeno una volta, da un narratore o da una narratrice di talento? Tutti, o quasi tutti, hanno gustato la magia di racconti, perché tutti, o quasi tutti, hanno avuto nella loro infanzia una mamma, un papà, una nonna, un nonno che raccontava loro delle storie. In ogni epoca e sotto tutte le latitudini gli uomini si sono raccontati delle storie».

Il cyborg. Corpo e corporeità nell'epoca del post-umano

P. Benanti
Dalle paure più profonde nei confronti della tecnologia fino alla prospettiva etica di una governance efficace del progresso tecnologico: esplorando i modi in cui l’uomo fa uso della tecnologia, nonché i suoi più recenti sviluppi, si scopre che la tecnologia è inscindibile da chi siamo e da come pensiamo e che apre una serie urgente di quesiti etici che chiedono d’essere affrontati in maniera organica e condivisa. È questo il percorso compiuto nel volume The cyborg di Paolo Benanti.

Per un'identità comunicativa. A colloquio con G. Ferretti sul futuro della Chiesa di papa Francesco

S. Numico
La conversazione con Giovanni Ferretti ha preso le mosse dal volume che il sacerdote e filosofo torinese ha pubblicato all’inizio del 2013 per i tipi di Cittadella editrice e intitolato Il grande compito. Tradurre la fede nello spazio pubblico secolare (pp. 160, € 13,80). È un libro agile, con pagine facilmente assimilabili, altre più intensamente impegnate in un percorso filosofico e teologico, che parte dal presupposto che per evangelizzare oggi sia imprescindibile «tradurre la fede nel linguaggio della cultura secolare moderna, pena il mancare del tutto il suo obiettivo, perché il messaggio risulterà incomprensibile e quindi incomunicabile e incomunicato».

Armonia di una tradizione. Esce in Italia il primo volume de La Chiesa ortodossa russa

I. Alfeev; K. Koch
Pubblichiamo le presentazioni del card. Kurt Koch (presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani) e del metropolita Ilarion Alfeev (presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca), al volume La Chiesa ortodossa russa. L’opera, pubblicata in Italia per i tipi delle Edizioni dehoniane Bologna (EDB) a firma dello stesso metropolita Alfeev, succeduto nell’incarico a Cirillo, oggi patriarca della Chiesa ortodossa russa, è prevista in quattro volumi di taglio: storico (1o volume), dottrinale (2o), iconografico e architettonico (3o) e liturgico (4o).

A partire dai movimenti. Il rinnovamento della morale nelle aggregazioni del postconcilio

A. Rovello
Nel grande mare della vita umana ogni tanto si scopre un’isola deserta, un luogo inesplorato e misterioso che suscita la curiosità della gente. Così dalla terraferma parte una spedizione: sulla nave vi sono molti uomini che hanno esperienze e capacità diverse tra cui i marinai, gli esploratori, i cartografi, i costruttori che, valutando costi e benefici, pensano a conoscere e trasformare il territorio per farlo diventare un ambiente vitale adatto agli uomini. L’arrivo dell’imbarcazione modifica la storia dell’isola, ma contemporaneamente l’esperienza del viaggio, dell’approdo e della scoperta influisce sulla vita di coloro che hanno affrontato con coraggio la spedizione (…).

Dio fa ombra alla politica. Michael Walzer e le domande politiche alla Bibbia ebraica

P. Stefani
Desmond Tutu, il grande vescovo e leader sudafricano campione della lotta contro l’apartheid, dichiarò, ironicamente, di essere perplesso su quale Bibbia la gente legga quando afferma che la religione e la politica non si mescolano. La questione sta sia nel definire cosa s’intende per politica, sia nei modi di stabilire come avviene questo «mescolamento». Comunque, se l’affermazione fosse di natura storica, essa potrebbe contare sul sostegno di gran parte della prassi e del pensiero politici delle età tardo antica, medievale e moderna e su robuste tracce, dirette o indirette, presenti nell’epoca contemporanea.

La bellezza dà un segno. Per non lasciarsi sedurre dalla decadenza

P. Valadier
L'oracolo di Delfi «non dice né nasconde, ma dà un segno» (Eraclito). L’umore del momento attuale è nerissimo. L’ecologia, più o meno profonda (l’«ecologia profonda» è una corrente di pensiero caratterizzata dal rifiuto dell’antropocentrismo; ndt), annuncia il peggio riguardo all’avvenire del pianeta, ne è testimone il film di Nicolas Hulot La sindrome del Titanic (2009) o quello di David Guggenheim, sostenuto dall’ex vicepresidente Al Gore, Una scomoda verità (2006). Altri predicono non soltanto lo scontro delle civiltà, ma lo scatenamento di un’incontrollabile violenza terrorista. L’antropologo René Girard ritiene che qualunque argine politico alla violenza sia ormai inutile, visto che siamo ineluttabilmente trascinati in una sovversione generalizzata, e che dunque l’apocalisse sia già arrivata. A suo parere, «oggi siamo veramente davanti al nulla».

Gli ultimi: povertà come grazia. Il film che Turoldo fece all'indomani del Concilio

T. Subini
Cinquant’anni fa usciva nelle sale italiane il film Gli ultimi. Se lo si va a cercare su un qualsiasi dizionario o repertorio lo si trova indicato come «di Vito Pandolfi », ovvero del suo regista. Ma chi sia il vero autore del film non è semplice dire. È nel corso degli anni Venti cheinizia a prendere corpo una prima abbozzata teoria dell’autore cinematografico volta a conferire al regista lo status di «unico possibile “artista”, “creatore”, “genio” o infine autore che il cinema possa esprimere». Una vera e propria teoria del «regista in quanto autore cinematografico», tuttavia, viene messa a punto solo negli anni Cinquanta presso la redazione dei Cahiers du cinéma, si diffonde negli anni Sessanta, per scontrarsi nel decennio successivo con la generalizzata «morte dell’autore» predicata da Barthes e Foucault.

Il Vangelo e la storia. Una memoria aperta su Giuseppe Dossetti

P. Stefani
L'approssimarsi del centenario della nascita di Giuseppe Dossetti (nato il 13 febbraio 1913) favorisce l’uscita di pubblicazioni dedicate alla sua figura e al suo pensiero. Tra quelle edite di recente ve ne sono due di rilievo, opera entrambe di giovani studiosi. Si tratta rispettivamente della sintesi proposta da Fabrizio Mandreoli e dell’analisi redatta da Giambattista Zampieri. Tutte e due sono stampate da piccole case editrici. Peraltro le stesse opere di Dossetti, oltre a non essere state, per massima parte, pensate per la pubblicazione (non per nulla sono uscite in buona misura postume), sono anch’esse marginali rispetto al cerchio della grande editoria.

Con gli occhi aperti sulla vita. Ricordando Ivan Illich (1926-2002) e Robert Fox (1930-1984)

Ivan Illich
Nel decennale della morte (2 dicembre 2002) Il Regno ricorda Ivan Illich, sacerdote cattolico e poi pensatore critico tra i più «necessari» – è stato detto – del secolo scorso. Lo fa riproponendone un testo del 1989, di un momento cioè in cui la riflessione religiosa torna ad affacciarsi esplicita nei suoi scritti, per non abbandonarli più fino alle ultime e lancinanti autotestimonianze (cf. «Corruptio optimi pessima», in Regno-att. 20,2008,683ss). Illich commemora qui, a sua volta, la figura di un sacerdote cattolico, Robert Fox, l’uomo con cui nel 1967 compose quell’Invito a celebrare, rivolto ai giovani manifestanti in marcia verso il Pentagono, che in seguito egli mise a capo del suo primo volume di saggi (Celebration of awareness, 1970) e in certo modo a insegna di tutta la produzione successiva. I concetti (e le pratiche) di «consapevolezza» e di «celebrazione», centrali per l’intelligenza della vita umana alla luce dell’incarnazione in Illich, sono da lui restituiti qui a un’ispirazione da parte dell’amico, entro una vicenda di condivisioni e sovrapposizioni delle rispettive esperienze però, che consente all’autore di ripetere, anche, le ragioni della propria fede cristiana, e con esse i motivi di fondo della sua radicale critica della modernità. La presente Testimonianza, occorrenza di un genere letterario senz’altri riscontri nella scrittura di Illich, e nondimeno ignorata da tutte le bibliografie della sua opera, è apparsa originariamente in BEA MCMAHON (a cura di), Fox-Sight. Telling the Vision of Robert J. Fox, Our Sunday Visitor, Huntington (Indiana) 1989, col titolo «Commentary » (pp. 154-160); il copyright è di Valentina Borremans, che ringraziamo per l’autorizzazione a riprodurre il testo; la traduzione e le note d’accompagnamento sono di Fabio Milana, come pure i due riquadri biografici.