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Libri del mese

Libri del mese

La dinamica del provvisorio

Da Pio XII al Vaticano II fino a papa Francesco

Ghislain Lafont

La ricerca di Stella Morra si rivolge a ciò che ella chiama la «forma», una parola ricca sia in estensione che in profondità e perciò assai difficile da definire: un insieme, il più possibile unificato, di convinzioni, di azioni, di sensibilità, di leggi, attraverso cui sia possibile vivere autenticamente il Vangelo. La diagnosi è che, trascorso ormai mezzo secolo dal Vaticano II, non abbiamo ancora trovato la «forma» che ci possa permettere di avanzare più liberamente e speditamente.

Forme di Chiesa

Il secondo volume di "Seguendo Gesù" completa il quadro sui testi della Chiesa delle origini

Fabio Ruggiero

Con la pubblicazione del secondo e atteso volume Seguendo Gesù,1 due tra i maggiori studiosi di letteratura e storia del cristianesimo antico, Emanuela Prinzivalli, docente alla Sapienza, e il suo maestro, Manlio Simonetti, accademico dei Lincei, completano il progetto di offrire al pubblico che legge l’italiano – un pubblico piuttosto vasto, nel quale vanno fatti rientrare, e a buon diritto, anche molti studiosi stranieri di vaglia – un’edizione integralmente nuova di autori o scritti d’età subapostolica (quelli che, con una espressione usuale fino a qualche tempo fa, ma oggi giustamente rifiutata, se non altro nei testi scientifici, per la sua inadeguatezza, si era soliti indicare come i «padri apostolici»), significativi, oltre che per il loro indubbio valore letterario, in quanto ancor oggi le migliori fonti documentarie per conoscere la polimorfa realtà della Chiesa nascente.

La Rivoluzione e l'Ortodossia

Dal Concilio di Mosca al regime sovietico

Alfio Filippi

Il volume "Un Concilio nella rivoluzione" di A. Carpifave descrive uno degli avvenimenti più straordinari del Novecento cristiano: il concilio della Chiesa ortodossa russa, tenuto a Mosca negli anni 1917-1918, proprio nei mesi concitati e drammatici della Rivoluzione d’ottobre, un racconto fatto seguendo le fonti dirette, cioè i verbali e gli atti del Concilio, che il patriarca Alessio II (1929-2008) volle fossero pubblicati negli anni novanta del Novecento, per indicare che, con l’acquisita libertà, la Chiesa di Mosca riprendeva il cammino e si riorganizzava prendendo quel concilio come punto di riferimento.

Il fautore di una svolta

Il ruolo del card. Bea al Concilio Vaticano II nei rapporti tra Chiesa cattolica ed ebraismo

Piero Stefani

Un noto genere cinematografico è quello costituito dai film storici. In questo caso, quando si rappresentano epoche più o meno lontane dalle nostre, si deve far ricorso a costumi e ad ambientazioni ricostruiti ad arte; si finge cioè di trovarsi in un altro tempo. Ci sono però anche film che nascono come cronaca. Quando furono girati miravano a rappresentare la società d’allora; tuttavia il tempo trascorso li fa diventare oggi storici in un senso più autentico dei film programmaticamente qualificati con questo nome. Le grandi realizzazioni del neorealismo italiano dell’immediato secondo dopoguerra entrano di diritto in questo novero. Proprio la volontà di rappresentare in presa diretta la realtà di quegli anni li trasforma adesso in documenti o testimonianze. Considerazioni molto simili a quelle appena compiute valgono per questo testo del card. Agostino Bea. Il libro sorse come un commento immediato a un documento conciliare – la dichiarazione Nostra aetate – approvato solo qualche mese prima (28 ottobre 1965). La Chiesa e il popolo ebraico ricevette l’imprimatur dall’allora vescovo di Brescia in data 22 marzo 1966. Sono tempi di scrittura che evocano più una rivista che un libro. Ciò si giustifica in virtù del fatto che il suo autore è stato il più rilevante protagonista del processo, lungo e faticoso, che ha condotto all’elaborazione di questo decisivo testo del Vaticano II.

Dio gioca con le differenze

Il dialogo cristiano-islamico a Tibhirine, frutto maturo del Concilio

Mirella Susini

Ormai da diversi anni mi interesso, da una prospettiva teologica, della vicenda di sette monaci trappisti francesi rapiti in Algeria da un gruppo di fondamentalisti la notte tra il 26 e il 27 marzo 1996 e uccisi il 21 maggio dello stesso anno – vicenda che anche il recente film francese "Uomini di Dio", di Xavier Beauvois, ha voluto narrare –, i quali hanno vissuto la loro vocazione cristiana nel monastero di Tibhirine, una località dell’Atlas algerino nell’arcidiocesi di Algeri. Grazie all’incontro con la loro esperienza di cristiani in dialogo con l’Islam, che hanno vissuto come «ospiti» in «un oceano di Islam», è nato in me un forte interesse per il dialogo interreligioso cristiano-islamico.

In totale gratuità

Criteri di discernimento per le vocazioni monastiche oggi

Stefania Monti
Chi, sulla scorta dei racconti biblici di vocazione, pensasse alla cosiddetta «chiamata» alla vita monastica negli stessi termini, sarebbe fuori strada. È ben vero che in certe tradizioni si cambia nome al momento di prendere l’abito monastico (in altre, invece, si mantiene il nome di battesimo), ma a questo cambiamento, che potrebbe accomunare il monaco ai grandi personaggi del Primo Testamento, non sono associati gli altri elementi dei racconti di vocazione, come l’incarico per una missione particolare o a un peculiare ruolo nella storia del proprio popolo. Semmai il monaco è una persona che si mette ai margini, «esce dal secolo» per entrare in una dimensione di vita e di tempo totalmente diversi da quelli «mondani».

Una teologia in uscita

Da Rosmini a papa Francesco tre direttrici per il futuro della Chiesa

Piero Coda
La Chiesa e la storia stanno vivendo un kairos peculiare ed esigente nell’incontro di Dio con noi umani e di noi tra noi in Dio: proprio di ciò la Chiesa è sacramento nella storia (cf. Lumen gentium, n. 1). Ce l’ha detto, a chiare lettere, cinquant’anni or sono, il concilio Vaticano II. Lo Spirito Santo – e chi, se non lui? – ridesta in noi oggi questa coscienza (che sempre di nuovo corre il rischio di adagiarsi e perdere mordente) attraverso le parole e i gesti di papa Francesco: la Chiesa – egli ci dice – ha da entrare con fedeltà e creatività in una tappa nuova dell’evangelizzazione (cf. Evangelii gaudium, n. 1), in una stagione nuova, cioè, nell’esperienza di grazia della sua identità e missione. In tutto ciò, dove sta o, meglio, verso dove ha da uscire – per far nostro l’invito chiaro e forte di papa Francesco – la teologia?

Sull'ordinazione delle donne

Lo storico parere della Pontificia commissione biblica (1976)

Pontificia commissione biblica
A seguito dei numerosi riferimenti fatti da papa Francesco alla necessità di ripensare il ruolo della donna nella Chiesa, pubblichiamo la prima (e nostra) traduzione italiana del documento di lavoro elaborato nella primavera del 1976 dalla Pontificia commissione biblica sul ruolo delle donne nella Scrittura, apparso in inglese in appendice al vol. di A. SWIDLER, L. SWIDLER (a cura di), Women Priests, Paulist Press, New York 1977, 338-346.

Incontro all'età moderna

Una rilettura cristologica della Dignitatis humanae

G. Lorizio
Non si può ignorare il fatto che l’incontro con il concilio ecumenico Vaticano II risulta, oggi in particolare, ricco di fascino e al tempo stesso problematico, a causa del diffondersi di letture di stampo ideologico, tendenti a operare una sorta di riduzionismo dell’evento e del dettato conciliare a posizioni ecclesiali e teologiche preconcette e strumentali. Il problema di fondo che, in sede interpretativa e didattica (ai diversi livelli fino a quello accademico), ci si trova di fronte riguarda la necessità d’affrontare l’argomento raccontando un evento o presentando una dottrina. Si tratta – come spesso accade – di un falso dilemma. Il Concilio è stato senz’altro un evento ecclesiale e socio-culturale d’immensa portata, che si è cristallizzato e ci viene consegnato in un insieme di scritti dottrinali (che peraltro si pongono su diversi piani di autorevolezza), i quali chiedono di essere letti e interpretati correttamente e nella maniera più esauriente possibile sia da parte dei credenti cattolici, sia da quella di altri eventuali destinatari dei testi stessi.

Un'epica notte nuziale

Ma con la sposa sbagliata. Il Giuseppe di Thomas Mann

M. Pohlmeyer
Il romanzo "Giuseppe e i suoi fratelli" di Thomas Mann è un libro mondiale, un libro che racconta, in forma più ampia, nuova e profonda, una storia del Libro dei libri, la Bibbia. In forma più ampia, perché il romanzo può essere letto anche come un commento sulla situazione politica della Germania all'inizio del XX secolo; in forma nuova, perché con la sua maestria stilistica Thomas Mann trasforma il fragile pretesto in un prodigio linguistico; in forma più profonda, a causa dell’interesse psicologico per i personaggi. Così un’unica storia diventa una storia del mondo, una storia di tutto.