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Libri del mese

Libri del mese

Da un coro per la comunità

La traduzione italiana del Talmud babilonese

Piero Stefani

Alle spalle della grande impresa di tradurre integralmente in italiano il Talmud babilonese ci sono molteplici fattori d’ordine culturale, organizzativo, tecnologico e istituzionale. Tra tutti questi aspetti privilegeremo il primo. Una delle caratteristiche più evidenti dell’universo talmudico è di essere, fin dal suo sorgere, espressione di una realtà collettiva. Si tratta di un immenso libro corale senza autore; nello stesso tempo, però, è anche un testo ricco di nomi di persona. È, per così dire, un coro composto da parti solistiche in costante dialogo reciproco. Si tratta di un lavoro collettivo senza essere per questo una raccolta anonima di sapienza popolare. Non ci sarebbe infatti il Talmud se non ci fossero state le varie generazioni di chakamim («sapienti, saggi»).

Dio c'entra

Dai primi allarmi sulla crisi ambientale alla Laudato si’ di papa Francesco

Rosino Gibellini

La trattatistica teologica, prima di quella che va sotto il nome di «crisi ecologica» scoppiata agli inizi degli anni Settanta con l’allarmante dossier del Club di Roma, I limiti dello sviluppo (1972), quando trattava della natura, poneva il problema (sempre valido) di come si possa conoscere Dio a partire dalla natura. Ma, ora, la prospettiva cambia e il problema diventa come si possa conoscere la natura a partire da Dio: la dottrina della creazione assume nuovi connotati e diventa dottrina ecologica della creazione.

Figli dell’unico Abramo

Giorgio La Pira: dalla condanna dell’antisemitismo cattolico alla necessità della pace in Medio Oriente

Daniele Menozzi

L’atteggiamento tenuto da Giorgio La Pira verso i temi trattati in questo volume – in estrema sintesi: l’antisemitismo, gli ebrei, lo Stato di Israele, il conflitto in Palestina –1 è già stato oggetto di diversi e solidi studi. La ragione principale che ha portato a stipulare una convenzione tra la Scuola normale superiore e la Fondazione La Pira, al fine di svolgere una nuova ricerca relativa a questi stessi argomenti, si può ricondurre a un triplice ordine di motivi.

Comunione e alterità

La relazione trinitaria nella teologia ortodossa

Ioannis Zizioulas
Comunione e alterità: come possono essere riconciliate? Non si escludono forse a vicenda e non sono incompatibili l’una con l’altra? Non è vero che, per definizione, l’altro è il mio nemico e il mio «peccato originale», per riprendere le parole del filosofo francese Jean Paul Sartre? In molti modi, la nostra cultura occidentale sembra sottoscrivere questa visione. L’individualismo è presente nelle sue fondamenta.

In attesa

Presentato il Rapporto giovani 2016

Alessandro Rosina
La generazione dei Millennials – composta da chi ha compiuto i 18 anni dal 2000 in poi (gli attuali 18-33enni) – presenta alcuni tratti culturali e sociali comuni in tutto il mondo sviluppato, ma sperimenta condizioni molto diverse nei vari contesti, anche all’interno della stessa Europa.

Post-secolarismo

Le condizioni del credere oggi

Vincenzo Rosito
Da alcuni decenni la categoria di post-secolare è oggetto di una particolare attenzione nel campo delle scienze storico-religiose. Per quanto concerne l’ambito della sociologia, ad esempio, è molto frequente imbattersi in espressioni come «condizione religiosa post-secolare». Nel campo degli studi filosofico-politici, invece, si fa spesso ricorso all’idea di «società post-secolari».

Politicanti, cronisti o visionari?

I profeti tra Antico Testamento e antichità classica

Paolo Garuti
A Roma, sin dai tempi di Tarquinio Prisco, si racconta ci fosse una statua presso il tribunal nel comitium. Era la statua dell’augure Atto Navio. Vicino alla statua, protetti da un puteal come i luoghi colpiti dal fulmine, erano stati interrati una pietra per affilare e un temperino. La leggenda racconta che con quel coltellino Atto aveva tagliato la cote per provare al re il suo potere di indovino e di taumaturgo. Storia curiosa, sull’origine della profezia augurale nella futura città caput mundi.

Indisponibile

Natura, umanità, transumano, il contributo di Hans Jonas

Paolo Becchi, Roberto Franzini Tibaldeo
Qualche anno fa il celebre settimanale di informazione Time (21.2.2011) dedicava la prima pagina a un articolo dello scrittore statunitense Lev Grossman sulle trasformazioni cui in futuro sarebbe andato incontro l’essere umano grazie all’interazione con ritrovati tecnologici, tra cui computer, robot e protesi «intelligenti». Le conseguenze – sosteneva l’autore – sarebbero tali da produrre entro qualche decennio un radicale mutamento e un inedito potenziamento della natura umana, il cui significato veniva mirabilmente riassunto dal titolo di quell’articolo: «2045: l’anno in cui l’uomo diventa immortale».

Energia per un'altra Europa

Per sfuggire alla recessione occorre una vera e propria transizione ecologica

Gael Giraud

A otto anni dallo scoppio della più grave crisi finanziaria che l’umanità abbia conosciuto, l’economia mondiale non ha ritrovato una situazione di equilibrio. La Cina ha capito che l’Occidente non può più consumare a credito i beni industriali che essa produce, ma stenta a trovare mercati sostitutivi. Il Brasile potrebbe crollare. Il Sud Europa è preso in una trappola deflazionistica da cui nessuno sa, al momento attuale, come potrebbe uscire, e che minaccia di condannarlo a perdere, come il Giappone, vari decenni.

Dio non si stanca

Misericordia come forma ecclesiale

Stella Morra

Vorrei descrivere la misericordia secondo la logica dei sacramenti.* La struttura sacramentale richiede, secondo l’insegnamento più tradizionale, tre elementi: materia, forma e ministro,1 cioè una cosa – non un’idea – una forma e un soggetto. Come abbiamo già accennato, di questa triade è stata progressivamente data una lettura riduttiva o parziale. La forma è stata infatti spesso interpretata come «formula verbale», facendola coincidere con le parole pronunciate se non – peggio ancora – con la comprensione di quanto quelle parole significherebbero. Nella liturgia sacramentale, anche quando la forma è espressa con una formula verbale, essa è più del significato delle parole, portando in sé la sovrabbondanza simbolica tipica del rito.