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Documenti, 11/2014

Prepariamo i nostri cuori all'incontro. Discorsi e omelie durante il pellegrinaggio in Terra santa

Francesco
I testi più significativi del pellegrinaggio di Francesco in Terra santa, dal 24 al 26 maggio 2014, in occasione del 50° anniversario dello storico abbraccio tra Paolo VI e il patriarca ortodosso Atenagora.

Costruttori di pace. Omelia nella messa ad Amman

Francesco
I testi più significativi del pellegrinaggio di Francesco in Terra santa, dal 24 al 26 maggio 2014, in occasione del 50° anniversario dello storico abbraccio tra Paolo VI e il patriarca ortodosso Atenagora.

Riconoscere i due stati. Incontro con le autorità palestinesi

Francesco
I testi più significativi del pellegrinaggio di Francesco in Terra santa, dal 24 al 26 maggio 2014, in occasione del 50° anniversario dello storico abbraccio tra Paolo VI e il patriarca ortodosso Atenagora.

Anche oggi piangono i bambini. Omelia nella messa a Betlemme

Francesco
I testi più significativi del pellegrinaggio di Francesco in Terra santa, dal 24 al 26 maggio 2014, in occasione del 50° anniversario dello storico abbraccio tra Paolo VI e il patriarca ortodosso Atenagora.

«Offro la mia casa». All'aeroporto di Tel Aviv

Francesco
I testi più significativi del pellegrinaggio di Francesco in Terra santa, dal 24 al 26 maggio 2014, in occasione del 50° anniversario dello storico abbraccio tra Paolo VI e il patriarca ortodosso Atenagora.

Giustizia e pace: vocazione comune. Visita al Gran muftì di Gerusalemme

Francesco
I testi più significativi del pellegrinaggio di Francesco in Terra santa, dal 24 al 26 maggio 2014, in occasione del 50° anniversario dello storico abbraccio tra Paolo VI e il patriarca ortodosso Atenagora.

Dove sei, uomo? Visita al emoriale di Yad Vashem

Francesco
I testi più significativi del pellegrinaggio di Francesco in Terra santa, dal 24 al 26 maggio 2014, in occasione del 50° anniversario dello storico abbraccio tra Paolo VI e il patriarca ortodosso Atenagora.

Sul legame che ci unisce. Visita ai due Gran rabbini d'Israele

Francesco
I testi più significativi del pellegrinaggio di Francesco in Terra santa, dal 24 al 26 maggio 2014, in occasione del 50° anniversario dello storico abbraccio tra Paolo VI e il patriarca ortodosso Atenagora.

Il dono e il tradimento. Ai sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi

Francesco
I testi più significativi del pellegrinaggio di Francesco in Terra santa, dal 24 al 26 maggio 2014, in occasione del 50° anniversario dello storico abbraccio tra Paolo VI e il patriarca ortodosso Atenagora.

Verso la piena comunione. Dichiarazione comune e celebrazione ecumenica

Francesco, Bartolomeo I
«Questo nostro incontro, un ulteriore ritrovo dei vescovi delle Chiese di Roma e di Costantinopoli, (...) ci offre l’opportunità di riflettere sulla profondità e sull’autenticità dei legami esistenti tra noi, frutto di un cammino pieno di grazia lungo il quale il Signore ci ha guidato, a partire da quel giorno benedetto di cinquant’anni fa». Il riferimento è allo storico incontro del 1964 tra Paolo VI e il patriarca ecumenico Atenagora, a Gerusalemme, che «preparò la strada a un gesto di straordinaria valenza, la rimozione dalla memoria e dal mezzo della Chiesa delle sentenze di reciproca scomunica del 1054» e che il recente pellegrinaggio del pontefice ha inteso commemorare, ponendo «al suo culmine » l’incontro con il patriarca Bartolomeo I. «Pienamente consapevoli di non avere raggiunto l’obiettivo della piena comunione, oggi ribadiamo il nostro impegno a continuare a camminare insieme verso l’unità per la quale Cristo Signore ha pregato il Padre», hanno confermato Francesco e Bartolomeo. Alla firma della Dichiarazione comune è seguita una celebrazione ecumenica al Santo Sepolcro durante la quale il vescovo di Roma e il patriarca di Costantinopoli sono intervenuti con le parole che pubblichiamo.

Dichiarazione comune tra il papa e il patriarca ecumenico

Francesco, Bartolomeo I
«Questo nostro incontro, un ulteriore ritrovo dei vescovi delle Chiese di Roma e di Costantinopoli, (...) ci offre l’opportunità di riflettere sulla profondità e sull’autenticità dei legami esistenti tra noi, frutto di un cammino pieno di grazia lungo il quale il Signore ci ha guidato, a partire da quel giorno benedetto di cinquant’anni fa». Il riferimento è allo storico incontro del 1964 tra Paolo VI e il patriarca ecumenico Atenagora, a Gerusalemme, che «preparò la strada a un gesto di straordinaria valenza, la rimozione dalla memoria e dal mezzo della Chiesa delle sentenze di reciproca scomunica del 1054» e che il recente pellegrinaggio del pontefice ha inteso commemorare, ponendo «al suo culmine » l’incontro con il patriarca Bartolomeo I. «Pienamente consapevoli di non avere raggiunto l’obiettivo della piena comunione, oggi ribadiamo il nostro impegno a continuare a camminare insieme verso l’unità per la quale Cristo Signore ha pregato il Padre», hanno confermato Francesco e Bartolomeo. Alla firma della Dichiarazione comune è seguita una celebrazione ecumenica al Santo Sepolcro durante la quale il vescovo di Roma e il patriarca di Costantinopoli sono intervenuti con le parole che pubblichiamo.

Nell'amore e nella verità

Bartolomeo I
«Questo nostro incontro, un ulteriore ritrovo dei vescovi delle Chiese di Roma e di Costantinopoli, (...) ci offre l’opportunità di riflettere sulla profondità e sull’autenticità dei legami esistenti tra noi, frutto di un cammino pieno di grazia lungo il quale il Signore ci ha guidato, a partire da quel giorno benedetto di cinquant’anni fa». Il riferimento è allo storico incontro del 1964 tra Paolo VI e il patriarca ecumenico Atenagora, a Gerusalemme, che «preparò la strada a un gesto di straordinaria valenza, la rimozione dalla memoria e dal mezzo della Chiesa delle sentenze di reciproca scomunica del 1054» e che il recente pellegrinaggio del pontefice ha inteso commemorare, ponendo «al suo culmine » l’incontro con il patriarca Bartolomeo I. «Pienamente consapevoli di non avere raggiunto l’obiettivo della piena comunione, oggi ribadiamo il nostro impegno a continuare a camminare insieme verso l’unità per la quale Cristo Signore ha pregato il Padre», hanno confermato Francesco e Bartolomeo. Alla firma della Dichiarazione comune è seguita una celebrazione ecumenica al Santo Sepolcro durante la quale il vescovo di Roma e il patriarca di Costantinopoli sono intervenuti con le parole che pubblichiamo.

Dal IV Forum cattolico-ortodosso europeo

IV Forum cattolico-ortodosso europeo
Dedicato a «Religione e diversità culturale: sfide per le Chiese cristiane in Europa», il IV Forum cattolico-ortodosso europeo si è tenuto a Minsk, Bielorussia, dal 2 al 6 giugno 2014, con il sostegno dell’Esarcato della Bielorussa della Chiesa russo-ortodossa, del Patriarcato Ecumenico e del card. Peter Erdo? , presidente del CCEE. I lavori si sono conclusi con l’approvazione del seguente messaggio (www.ccee.eu).

Un potente appello all'unità

Francesco
«Questo nostro incontro, un ulteriore ritrovo dei vescovi delle Chiese di Roma e di Costantinopoli, (...) ci offre l’opportunità di riflettere sulla profondità e sull’autenticità dei legami esistenti tra noi, frutto di un cammino pieno di grazia lungo il quale il Signore ci ha guidato, a partire da quel giorno benedetto di cinquant’anni fa». Il riferimento è allo storico incontro del 1964 tra Paolo VI e il patriarca ecumenico Atenagora, a Gerusalemme, che «preparò la strada a un gesto di straordinaria valenza, la rimozione dalla memoria e dal mezzo della Chiesa delle sentenze di reciproca scomunica del 1054» e che il recente pellegrinaggio del pontefice ha inteso commemorare, ponendo «al suo culmine » l’incontro con il patriarca Bartolomeo I. «Pienamente consapevoli di non avere raggiunto l’obiettivo della piena comunione, oggi ribadiamo il nostro impegno a continuare a camminare insieme verso l’unità per la quale Cristo Signore ha pregato il Padre», hanno confermato Francesco e Bartolomeo. Alla firma della Dichiarazione comune è seguita una celebrazione ecumenica al Santo Sepolcro durante la quale il vescovo di Roma e il patriarca di Costantinopoli sono intervenuti con le parole che pubblichiamo.

Il Signore vi conceda la pace! Invocazione per la pace in Terra santa e Medio Oriente

Francesco, Shimon Peres, Mahmoud Abbas
Lo scorso 8 giugno, domenica di Pentecoste, si è tenuta nei Giardini vaticani l’«Invocazione per la pace» alla quale il santo padre Francesco, nel corso del suo recente pellegrinaggio in Terra santa, aveva invitato i presidenti Shimon Peres e Mahmoud Abbas per chiedere il dono della pace fra i popoli israeliano e palestinese (cf. in questo numero a p. 324). A papa Bergoglio e ai due presidenti si è unito il patriarca ecumenico Bartolomeo I. L’incontro si è svolto in tre tempi dedicati ciascuno alla preghiera da parte di una delle tre comunità religiose, in ordine cronologico: ebraica, cristiana, musulmana. Ogni tempo prevedeva un’espressione di lode a Dio, una richiesta di perdono per i peccati contro Dio e contro il nostro prossimo e un’invocazione a Dio affinché conceda il dono della pace in Terra santa e renda tutti capaci di essere costruttori di pace. Al termine, prima di stringersi la mano e piantare un albero di ulivo, quale segno del comune desiderio di pace, hanno preso la parola papa Francesco e i due presidenti Shimon Peres e Mahmoud Abbas. Pubblichiamo di seguito i loro interventi.

Invocazione per la pace in Terra santa e Medio Oriente. Le nostre forze non bastano

Francesco
Lo scorso 8 giugno, domenica di Pentecoste, si è tenuta nei Giardini vaticani l’«Invocazione per la pace» alla quale il santo padre Francesco, nel corso del suo recente pellegrinaggio in Terra santa, aveva invitato i presidenti Shimon Peres e Mahmoud Abbas per chiedere il dono della pace fra i popoli israeliano e palestinese (cf. in questo numero a p. 324). A papa Bergoglio e ai due presidenti si è unito il patriarca ecumenico Bartolomeo I. L’incontro si è svolto in tre tempi dedicati ciascuno alla preghiera da parte di una delle tre comunità religiose, in ordine cronologico: ebraica, cristiana, musulmana. Ogni tempo prevedeva un’espressione di lode a Dio, una richiesta di perdono per i peccati contro Dio e contro il nostro prossimo e un’invocazione a Dio affinché conceda il dono della pace in Terra santa e renda tutti capaci di essere costruttori di pace. Al termine, prima di stringersi la mano e piantare un albero di ulivo, quale segno del comune desiderio di pace, hanno preso la parola papa Francesco e i due presidenti Shimon Peres e Mahmoud Abbas. Pubblichiamo di seguito i loro interventi.

Invocazione per la pace in Terra santa e Medio Oriente. Con fede, la perseguiremo

Shimon Peres
Lo scorso 8 giugno, domenica di Pentecoste, si è tenuta nei Giardini vaticani l’«Invocazione per la pace» alla quale il santo padre Francesco, nel corso del suo recente pellegrinaggio in Terra santa, aveva invitato i presidenti Shimon Peres e Mahmoud Abbas per chiedere il dono della pace fra i popoli israeliano e palestinese (cf. in questo numero a p. 324). A papa Bergoglio e ai due presidenti si è unito il patriarca ecumenico Bartolomeo I. L’incontro si è svolto in tre tempi dedicati ciascuno alla preghiera da parte di una delle tre comunità religiose, in ordine cronologico: ebraica, cristiana, musulmana. Ogni tempo prevedeva un’espressione di lode a Dio, una richiesta di perdono per i peccati contro Dio e contro il nostro prossimo e un’invocazione a Dio affinché conceda il dono della pace in Terra santa e renda tutti capaci di essere costruttori di pace. Al termine, prima di stringersi la mano e piantare un albero di ulivo, quale segno del comune desiderio di pace, hanno preso la parola papa Francesco e i due presidenti Shimon Peres e Mahmoud Abbas. Pubblichiamo di seguito i loro interventi.

Invocazione per la pace in Terra santa e Medio Oriente. Siamo qui, Signore, orientati verso la pace

Mahmoud Abbas
Lo scorso 8 giugno, domenica di Pentecoste, si è tenuta nei Giardini vaticani l’«Invocazione per la pace» alla quale il santo padre Francesco, nel corso del suo recente pellegrinaggio in Terra santa, aveva invitato i presidenti Shimon Peres e Mahmoud Abbas per chiedere il dono della pace fra i popoli israeliano e palestinese (cf. in questo numero a p. 324). A papa Bergoglio e ai due presidenti si è unito il patriarca ecumenico Bartolomeo I. L’incontro si è svolto in tre tempi dedicati ciascuno alla preghiera da parte di una delle tre comunità religiose, in ordine cronologico: ebraica, cristiana, musulmana. Ogni tempo prevedeva un’espressione di lode a Dio, una richiesta di perdono per i peccati contro Dio e contro il nostro prossimo e un’invocazione a Dio affinché conceda il dono della pace in Terra santa e renda tutti capaci di essere costruttori di pace. Al termine, prima di stringersi la mano e piantare un albero di ulivo, quale segno del comune desiderio di pace, hanno preso la parola papa Francesco e i due presidenti Shimon Peres e Mahmoud Abbas. Pubblichiamo di seguito i loro interventi.

Rivisitare il ministero, seguire Gesù. Prolusione alla LXVI Assemblea generale della CEI

Francesco
«Ho vissuto quest’anno cercando di pormi sul passo di ciascuno di voi… ho ascoltato e condiviso il racconto di speranze, stanchezze e preoccupazioni pastorali». Parla il «linguaggio della comunione» la prolusione con la quale papa Francesco ha aperto, come Paolo VI nel 1964, l’Assemblea della CEI (19.5.2014). Ed esprime «le attese del vescovo di Roma sull’episcopato italiano» nei termini di «alcune riflessioni con cui rivisitare il ministero». La Chiesa vi è descritta come comunità del Risorto, corpo del Signore e anticipo e promessa del Regno, stigmatizzando per contrasto le «legioni» di «tentazioni» che allontanano i pastori da questi profili ecclesiali: dall’illusione di poter contare sulle proprie strategie organizzative, all’ambizione che genera correnti, consorterie, settarismo, all’«attesa sterile di chi non esce dal proprio recinto». L’ultima parola è per il prossimo Convegno ecclesiale nazionale (Firenze 2015): il papa raccomanda che il cammino preparatorio, animato da discernimento comunitario, «inforchi occhiali capaci di cogliere e comprendere la realtà e, quindi, strade per governarla». Cf. Regno-att. 10,2014,300s. e in questo numero a p. 353.

Accogliamo il dono. Risposta alla prolusione di papa Francesco

Card. A. Bagnasco
La prolusione di papa Francesco alla LXVI Assemblea generale dell’episcopato italiano è stata preceduta da questo breve saluto del presidente della CEI, card. Angelo Bagnasco (www.chiesacattolica.it).

Le parole di Francesco. Al Salone del libro di Torino

Card. P. Parolin
In poco più di un anno di pontificato papa Francesco «ha catalizzato l’attenzione dei media mondiali» e «le sue apparizioni pubbliche e le occasioni di contatto con i fedeli sprigionano una potenza comunicativa che le trasforma spesso in eventi mediatici. (…) In effetti, lo stile di comunicazione di papa Bergoglio esprime una profonda novità». Ha tematizzato il cambiamento radicale di registro comunicativo da parte di papa Francesco il segretario di stato vaticano, card. Pietro Parolin, in una relazione tenuta a Torino al XXVII Salone del libro – ospite d’onore la Santa Sede – in occasione dell’incontro, dedicato a «Le parole del papa», cui partecipavano anche l’arcivescovo di Torino, C. Nosiglia, il card. G. Ravasi e p. A. Spadaro, direttore de La Civiltà cattolica. Una forza comunicativa che «non è frutto di studiate tecniche di comunicazione» ma di «autenticità evangelica» e poggia su una «“sapienza del porgere”, il sermo humilis” di cui parlava Agostino, che anche oggi è il modulo espressivo più consono a una Chiesa che vuole essere amica degli uomini e delle donne del suo tempo e per questo sceglie la via della colloquialità, dell’accessibilità».

Teologia e «cittadinanza» contemporanea. Lectio magistralis alla FTIS

Card. G.L. Müller
La duplice appartenenza al «mundus reconciliatus» e al «mundus reconcilians mundum» e, nello specifico, l’essere allo stesso tempo cristiani e cittadini del mondo, caratterizza la condizione propria del christifidelis ma soprattutto il crinale sul quale deve mantenere l’equilibrio lo studioso di teologia. Sono queste le premesse della lectio magistralis del card. G.L. Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale il 13 febbraio scorso. Dopo aver delineato i tratti dell’uomo occidentale contemporaneo, la lectio analizza alcune istanze che interpellano nell’oggi la teologia: la società plurale; i contorni autentici di «sensus fidei», «sensus fidelium» e «sensus Ecclesiae»; le caratteristiche profonde della comunicazione del sapere; la pressante attualità dell’appello di Benedetto XVI ad «allargare i confini della razionalità». Solo facendosi carico di questa complessità è possibile accogliere l’invito finale del card. Müller affinché «la ricerca della verità rifugga ogni gioco intellettuale così che la luce della verità (…) possa conquistare la sua forza nel mondo anche attraverso di noi».

Statuto, catechesi, Firenze 2015. Comunicato finale

LXVI Assemblea generale della CEI
Statuto, catechesi e Convegno ecclesiale sono stati i grandi temi dell’ultima Assemblea generale dell’episcopato italiano (19-22.5.2014), caratterizzata dalla prolusione affidata a papa Francesco (cf. in questo numero a p. 336). Il pontefice ha dato il tono ai lavori, indicando all’episcopato tre ambiti privilegiati di attenzione: famiglia, lavoro, migranti. I vescovi hanno poi «discusso e deliberato l’approvazione della modifica dell’art. 26 dello Statuto della CEI», stabilendo che la nomina del presidente «sia riservata al sommo pontefice, che lo sceglie da una terna di vescovi diocesani votati a maggioranza assoluta dall’Assemblea generale». Hanno approvato i nuovi Orientamenti per l’annuncio e la catechesi e in vista dei lavori di Firenze 2015 hanno accolto l’indicazione del papa di «non fermarsi sul piano delle idee», ma di inforcare «occhiali capaci di cogliere e comprendere la realtà e, quindi, strade per governarla, mirando a rendere più giusta e fraterna la comunità degli uomini». Annunciata per novembre un’Assemblea generale straordinaria «sul tema della formazione e della vita dei presbiteri», che il papa ha chiesto di preparare «con particolare attenzione».

Dichiarazione sulla lotta al fenomeno mafioso

Vescovi della Calabria
A l termine della sessione primaverile della Conferenza episcopale calabra (Catanzaro, 7-8.4.2014), i vescovi hanno pubblicato una dichiarazione «su alcuni temi della Chiesa in Calabria». Tre gli inviti: a un cammino educativo che susciti il «coraggio della denuncia» e la «fuga da ogni omertà» nella lotta contro il fenomeno mafioso che affligge la Regione; a farsi carico con sollecitudine e trasparenza del problema della pedofilia; a considerare il grande valore dell’impegno politico dei cristiani quale «arma più efficace nella distruzione, sia della “mentalità” mafiosa, sia del concreto, intollerabile, quotidiano “predominio” della malavita organizzata» (www.avveniredicalabria.it).

La famiglia fa differenza. Documento conclusivo

XLVII Settimana sociale dei cattolici italiani
I «cattolici italiani sanno bene che questo non è un momento normale. (…) Solo coloro che hanno conosciuto la situazione dell’Italia alla fine della Seconda guerra mondiale ricordano una crisi sociale e civile più dura di quella in corso». Una crisi «sconosciuta e imprevista» che ha come protagonista la famiglia: così viene descritta nel documento finale della XLVII Settimana sociale dei cattolici italiani, reso noto l’11 aprile, la realtà che fa da sfondo al tema discusso a Torino dal 12 al 15 settembre 2013, «La famiglia, speranza e futuro per la società italiana». Tre sono le priorità emerse: riconoscere all’«istituto familiare un ruolo pubblico», dando a quest’ultimo aggettivo un significato più ampio di «statale»; invertire la tendenza di uno «stato sociale senza sussidiarietà», di uno stato che, dovendo compiere «tagli profondi e dolorosissimi », non abbia come priorità la famiglia; «ridare spessore alla libertà educativa» in modo che alle famiglie sia data la possibilità di una «nuova e concorrente offerta scolastica senza sostenere per questo carichi ingiusti e insopportabili».

Beati gli operatori di pace

Vescovi argentini
«L’Argentina è malata di violenza» (n. 1). È questa l’emergenza sociale che ha mosso i vescovi del paese a pubblicare, al termine della loro ultima assemblea plenaria (5-10.5.2014), questa breve dichiarazione. L’analisi dei presuli muove dalla descrizione delle «numerose forme di violenza che affliggono, ogni giorno», la società argentina: quelle che, enfatizzate dai media, generano insicurezza e desiderio di «farsi giustizia da sé», e quelle, su cui il clamore è molto meno forte, che toccano i poveri attraverso l’esclusione sociale (nn. 2-3). Alle une e alle altre contribuisce il «cancro sociale» della corruzione, «tanto pubblica quanto privata» (n. 5), che accresce la sfiducia nei confronti della legge. Invece, «soltanto quando le giuste leggi sono rispettate e chi le viola viene punito», sostengono in sintesi i vescovi, «possiamo ricostruire i legami sociali deteriorati dalla criminalità, dall’impunità e dalla mancanza di comportamenti esemplari di tutti quelli che rivestono una qualche autorità» (n. 6), e così realizzare il «profondo desiderio di pace» di tanti cittadini, «credenti e non credenti» (n. 9).

Sull'accoglienza dei divorziati risposati. Una proposta formale

Basilio Petrà
«Come la Chiesa sulle orme pastorali di Paolo è andata incontro alla fragilità della condizione vedovile consentendo le nuove nozze, così potrebbe ammettere oggi (data la fragilità impressionante del matrimonio nelle nostre culture) a nuove nozze – in un contesto di irreversibile fallimento, di pentimento, di seria volontà coniugale nella nuova unione –, senza porsi la questione della compatibilità del vincolo precedente con la celebrazione di nuove nozze nella Chiesa, questione da lasciarsi del tutto alla sapienza di Dio come già nel caso dei matrimoni vedovili». Nell’ambito del confronto teologico e pastorale che si sta sviluppando nella Chiesa cattolica in vista dei due Sinodi sulla famiglia, quello straordinario del 2014 e quello ordinario del 2015, tra le varie problematiche emergenti c’è l’ammissione dei divorziati risposati ai sacramenti. Pubblichiamo una proposta formale di Basilio Petrà, professore ordinario di teologia morale presso la Facoltà teologica dell’Italia centrale, che individua la possibilità di tale accoglienza nelle situazioni in cui ricorrano alcuni elementi oggettivi che permettono di parlare di «irreversibile fallimento» dell’unione coniugale.

Cento anni dopo. Memoria cristiana della Grande guerra

Mons. Luc Ravel
«Commemorare permette alla Chiesa di evangelizzare il suo tempo proponendo una visione della storia come scrittura di una storia santa». A partire dal significato che la fede cristiana attribuisce alla storia e alla lettura dei suoi avvenimenti, mons. Luc Ravel, ordinario militare francese, propone in un documento pubblicato in marzo una riflessione sui cento anni dallo scoppio della prima guerra mondiale, che permetta alla Chiesa di «fare memoria insieme» e di proporre delle iniziative durante il ciclo delle commemorazioni, che in Francia ha preso avvio nel novembre 2013 e proseguirà per alcuni anni. «Se è stato possibile affermare che “all’alba del XX secolo, nazionalismo e internazionalismo si confrontano”, all’inizio del XXI secolo è sempre da ripensare e da mettere in atto una sana articolazione fra una rinnovata autorità politica mondiale, alla quale i nostri papi fanno appello, e sovranità nazionali senza le quali la persona umana non può trovare la propria pienezza. I tentativi infelici sortiti dalla Grande guerra ci orientano verso nuovi equilibri ove la memoria non si trovi più mutilata di Dio».