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Documenti, 1/2006

Nella verità, la pace

Benedetto XVI per la XXXIX giornata mondiale della pace
Il terrorismo è l’odierna negazione della verità della pace: esso infatti è ispirato dal nichilismo e dal fondamentalismo fanatico, due m odi errati di rapportarsi alla verità, giacché «i nichilisti negano l’esistenza di qualsiasi verità, i fondamentalisti accampano la pretesa di poterla imporre con la forza» (nn. 9-10). All’opposto, «dove e quando l’uomo si lascia illuminare dallo splendore della verità, intraprende quasi naturalmente il cammino della pace» (n. 2). Benedetto XVI ha scelto la «verità», tra i quattro pilastri della pace evocati da Giovanni XXIII e illustrati dalla Gaudium et spes, come tema del suo primo messaggio per la giornata mondiale della pace, XXXIX della serie inaugurata da Paolo VI il 1° gennaio 1968. Il testo è stato diffuso il 13 dicembre e ampiamente ripreso nell’omelia pronunciata il 1° gennaio, compreso il richiamo conclusivo a che l’ONU «prenda rinnovata coscienza delle sue responsabilità nella promozione dei valori della giustizia, della solidarietà e della pace». Cf. Regno-att. 22,2005,721.

Le ermeneutiche del Vaticano II

Benedetto XVI alla curia romana
«Perché la recezione del Concilio, in grandi parti della Chiesa, finora si è svolta in modo così difficile? Ebbene, tutto dipende (...) dalla sua giusta ermeneutica». Dopo l’omelia di intonazione mariana pronunciata nel 40° della chiusura del concilio Vaticano II (8 dicembre), Benedetto XVI ha scelto la tradizionale udienza natalizia alla curia romana, il 22 dicembre scorso, per approfondire la celebrazione di questo anniversario. Nei due fuochi del suo discorso, il papa si sofferma sulla «nuova definizione», operata dal Concilio, del «rapporto tra la fede della Chiesa e certi elementi essenziali del pensiero moderno», e identifica i problemi della recezione di tali insegnamenti con il contrapporsi, negli anni successivi, di «due ermeneutiche contrarie»: quella «della discontinuità e della rottura», che ha causato «confusione», e quella «della riforma», del rinnovamento nella continuità, che «silenziosamente ma sempre più visibilmente, ha portato frutti».

Parola di Dio: conversione e rinnovamento

Il card. W. Kasper nel 40° della Dei verbum
L’incipit della costituzione sulla sacra Scrittura – «Dei verbum religiose audiens et fidenter proclamans» – costituisce una delle più felici formulazioni ecclesiologiche del Concilio, ponendo «l’essenza della Chiesa nella sua duplice dimensione di ascolto e di proclamazione». È la tesi articolata dal card. Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, nella relazione in occasione del convegno per il 40o della promulgazione della costituzione Dei verbum tenuto a Roma dal 14 al 18 settembre scorso e organizzato dal Pontificio consiglio stesso e dalla Federazione biblica cattolica. «Il Concilio non è riuscito a mantenere ovunque nel resto del testo l’alto livello raggiunto in questa straordinaria formulazione». Fu necessario, infatti, «accettare compromessi su diversi punti e alcune questioni sono state lasciate in sospeso. Ciò nonostante, anche se la costituzione si fosse limitata a formulare questa affermazione iniziale, ne sarebbe valsa ampiamente la pena», perché essa è «fondamentale per la comprensione che la Chiesa ha di se stessa».

Il papa: la tradizione della lectio divina

Beedetto XVI
In occasione del congresso internazionale organizzato dalla Federazione biblica cattolica per il 40° anniversario della costituzione conciliare Dei verbum, svoltosi a Roma (14-18.9.2005), Benedetto XVI ha rivolto un messaggio di saluto ai partecipanti e a quanti si adoperano al servizio della Parola (www.vatican.va).

Per una comune responsabilità

Card. Jean-Marie Lustiger per il 40° della Nostra aetate
Il 27 ottobre la Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ha tenuto un atto commemorativo della dichiarazione conciliare Nostra aetate. Le due conferenze in programma sono state affidate al card. J.-M. Lustiger, arcivescovo emerito di Parigi, – di cui pubblichiamo il testo – e al rabbino D. Rosen; il papa ha poi inviato una lettera e il card. W. Kasper ha introdotto i lavori. Significativamente Lustiger ha citato una preghiera pronunciata da Giovanni Paolo II durante il viaggio in Polonia nel 1999, di cui non hanno parlato le cronache ufficiali. Nella Umschlagplatz di Varsavia, il luogo da cui gli ebrei partivano per i campi di concentramento, il papa polacco chiese di pregare affinché «l’umanità comprenda, attraverso la testimonianza (degli ebrei), che tutti i popoli hanno una sola origine e un solo fine: Dio, il cui disegno di salvezza si estende a tutti gli uomini».

Insieme per la testimonianza dell'unico Dio

Benedetto XVI
Nel XL anniversario della dichiarazione Nostra aetate, Benedetto XVI ha inviato una lettera (26.10.2005) al presidente della Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo, card. Walter Kasper, per incoraggiare nella strada della promozione del dialogo e della cooperazione fra cristiani ed ebrei (www.vatican.va).

La bussola della Gaudium et spes

Card. Dionigi Tettamanzi
Il discernimento dei segni dei tempi, la centralità dell’uomo, il carattere ministeriale della Chiesa, i grandi temi del rapporto Chiesa-mondo in relazione al vissuto quotidiano. Chiamato a rileggere la costituzione pastorale Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo nel 40° della promulgazione, che coincise con la chiusura del concilio Vaticano II, il card. Tettamanzi propone queste quattro piste di attualizzazione, guidato dalla preoccupazione pastorale di ripensare la missione dei cristiani e della Chiesa nel mondo, e in particolare di rilanciare il protagonismo dei cristiani laici. Posto nell’orizzonte del piano pastorale diocesano e del prossimo Convegno ecclesiale nazionale di Verona, l’intervento di Tettamanzi è stato pronunciato a Milano il 29 ottobre scorso a chiusura del convegno «40 anni da Gaudium et spes. Un’eredità da onorare», organizzato dalla Fondazione Lazzati e dall’Azione cattolica ambrosiana.

Cattolicesimo italiano e futuro del paese

Prolusione del card. C. Ruini al VII Forum del progetto culturale
Il rapporto tra la religione e la scienza, «le due prospettive valoriali maggiormente in grado di plasmare il futuro», è l’oggetto dell’intervento pronunciato dal card. C. Ruini a Roma lo scorso 2 dicembre, in apertura dell’ormai tradizionale appuntamento del Forum del progetto culturale. Attingendo ampiamente ad alcuni interventi del card. Ratzinger pubblicati nell’imminenza della sua elezione al pontificato, Ruini riflette infatti sui limiti della razionalità scientifica e sull’esigenza di un ethos più autenticamente umano. Quanto ai «modi per rispondere in forma positiva alla domanda circa il contributo dei cattolici al cammino dell’Italia», al fine di superare «lo stallo generato dalla contrapposizione tra i sostenitori e gli avversari dell’approccio relativistico in materia di etica pubblica», il card. Ruini propone di «affidarsi al libero confronto delle idee, rispettandone gli esiti democratici pure quando non possiamo condividerli», convinto di potere in tal modo «stemperare il clima di un confronto che prevedibilmente si protrarrà a lungo».

Il bene comune universale

Lettera pastorale dei vescovi irlandesi
La solidarietà che caratterizzava la Chiesa primitiva e che fondeva vita comunitaria, celebrazione eucaristica e opere di carità costituisce un «metro di paragone per ogni comunità cristiana», affermano i vescovi irlandesi, a maggior ragione laddove vi sono risorse economiche da poter ripartire. Nella lettera pastorale Verso un bene comune universale, resa nota lo scorso 9 settembre, la Chiesa irlandese plaude al successo economico che il paese ha conseguito in questi ultimi anni e che fa dire alla rivista The Economist che l’Irlanda è il «miglior posto in cui vivere». Contemporaneamente essa chiede che tale ricchezza sia condivisa con i paesi meno sviluppati, tramite lo strumento degli aiuti pubblici allo sviluppo, in base all’impegno preso dallo stato nell’anno del giubileo. Il testo ha come punti di riferimento la lettera apostolica di Giovanni Paolo II Mane nobiscum Domine sull’anno dedicato all’eucaristia e il Compendio della dottrina sociale della Chiesa elaborato dal Pontificio consiglio della giustizia e della pace e pubblicato nel giugno 2004.

Più di un gioco di numeri?

Caritas internationalis e CIDSE sugli "obiettivi di sviluppo del millennio"
Gli obiettivi di sviluppo del millennio, che gli stati membri delle Nazioni Unite assunsero nel 2000 per ridurre la povertà e promuovere uno sviluppo sostenibile, «hanno creato uno spazio politico per discutere della povertà mondiale in un momento in cui altri ordini del giorno, come la sicurezza, stanno dominando i forum internazionali». Essi tuttavia non sono scevri dal «grave rischio... di distogliere l’attenzione dalle cause di ingiustizia strutturale», affermano Caritas internationalis e Cooperazione internazionale per lo sviluppo e la solidarietà (CIDSE) nel documento di lavoro dal titolo Più di un gioco di numeri? Far sì che gli obiettivi di sviluppo del millennio affrontino l’ingiustizia strutturale, preparato per la 58a Conferenza tra ONG di tutto il mondo e ONU, tenutasi a New York (7-9.9.2005) alla vigilia del Vertice ONU «Millennio +5» e presieduta quest’anno dalla Caritas internationalis. Un bilancio e l’indicazione di una correzione di rotta necessaria.

Deus caritas est

Benedetto XVI
Dio – Amore è l’oggetto della prima lettera enciclica di Benedetto XVI. «Sì, esiste un’unificazione dell’uomo con Dio – il sogno originario dell’uomo –, ma... non è un fondersi insieme, un affondare nell’oceano anonimo del Divino; è un’unità che crea amore, in cui entrambi... restano sé stessi e tuttavia diventano pienamente una cosa sola». Solo nell’apertura a Dio è possibile tenere assieme la disciplina dell’eros e la pienezza dell’incontro personale nell’agape. Gesù Cristo, l’amore incarnato di Dio configura la piena realizzazione del desiderio dell’uomo. Alla prima parte speculativa («L’unità dell’amore nella creazione e nella storia della salvezza») fa seguito quella ecclesiologica («Caritas – l’esercizio dell’amore da parte della Chiesa quale “Comunità d’amore”»). La carità della Chiesa si annuncia come manifestazione dell’amore trinitario di Dio. Nel contempo la caritas-agape travalica le frontiere della Chiesa (fedeli e comunità). Così fra giustizia e carità si sviluppano i compiti propri non solo della Chiesa, ma della stessa comunità politica. Incontrare Dio-Amore rivela l’uomo a se stesso e gli consente una più acuta intelligenza della sua responsabilità nella storia.