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Documenti, 38/2015

Le virtù necessarie

Auguri natalizi alla curia romana

Francesco
Dalle «malattie curiali» alle «virtù necessarie». Un anno dopo il «catalogo delle malattie curiali», con il quale nel 2014 papa Bergoglio volle contrassegnare il suo incontro con la curia romana per lo scambio degli auguri natalizi, il 21 dicembre di quest’anno, nella stessa occasione, il papa ha invece letto un «non esaustivo “catalogo delle virtù necessarie” per chi presta servizio in curia e per tutti coloro che vogliono rendere feconda la loro consacrazione o il loro servizio alla Chiesa», un elenco che parte da un’analisi acrostica della parola «misericordia». Nel contesto dell’Anno santo della misericordia, infatti, è parso opportuno a Francesco offrire ai capi dicastero e ai superiori «un sussidio pratico per poter vivere fruttuosamente questo tempo di grazia», invitandoli lungo quest’anno «ad approfondirlo, ad arricchirlo e a completarlo», affinché la misericordia «sia la nostra guida e il nostro faro».

Chiesa ed ebraismo 50 anni dopo Nostra aetate

Commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo
La ricorrenza del 50° anniversario della promulgazione del decreto conciliare sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane (28 ottobre) è stata «una buona occasione per presentare un nuovo documento, che riprende i principi teologici del quarto punto di Nostra aetate, li amplia e li approfondisce, laddove essi interessano le relazioni tra la Chiesa cattolica e l’ebraismo». Sono le parole del card. Kurt Koch, presidente della Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo, alla presentazione – lo scorso 10 dicembre presso la Sala stampa vaticana – del documento pubblicato dalla stessa Commissione con il titolo: «“Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili” (Rm 11,29). Riflessioni su questioni teologiche attinenti alle relazioni cattolico-ebraiche in occasione del 50º anniversario di Nostra aetate (n. 4)». Si tratta di un documento di carattere «esplicitamente teologico, che intende riprendere e chiarire le questioni che sono affiorate negli ultimi decenni nel dialogo ebraico-cattolico». Il testo non si qualifica come documento ufficiale del magistero, ma come «documento di studio» della Commissione; esso «non vuole dunque presentare affermazioni dottrinali definitive, ma fornire uno spunto ed un impulso per ulteriori discussioni teologiche».

Le religiose USA viste da Roma

Relazione finale della visita apostolica agli istituti femminili negli USA

Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica
«La vita religiosa apostolica negli Stati Uniti sta vivendo momenti difficili», per questo «abbiamo voluto acquisire una conoscenza più approfondita del contributo delle religiose alla Chiesa e alla società e delle difficoltà che minacciano la qualità della loro vita religiosa e, in alcuni casi, l’esistenza stessa degli istituti». Questa la ragione della visita apostolica agli istituti religiosi femminili negli USA avviata nel 2008 dalla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, che ha portato alla stesura del Rapporto finale presentato il 16 dicembre del 2014 dall’attuale prefetto, il card. João Braz de Aviz. Un documento in dodici punti nel quale si traccia il bilancio di un percorso che tra il 2009 e il 2012 «ha coinvolto 341 istituti religiosi» di cui fanno parte circa 50 mila religiose. Il Rapporto riconosce come le religiose siano una forza di bene nel paese, in particolare nella cura agli ammalati e nell’educazione, e pur fotografando realisticamente alcuni problemi, come il calo di vocazioni, evidenzia più le sfide che le controversie. Un capitolo significativo riguarda la comunione ecclesiale, nel quale si chiede che si «rafforzi la collaborazione tra vescovi e religiosi», anche con l’aggiornamento del documento Mutuae relationes.

Pena di morte: "Deve essere abolita"

Vescovi cattolici degli Stati Uniti
Ci uniamo al santo padre, papa Francesco, in vista del prossimo Anno giubilare della misericordia, e rinnoviamo il nostro impegno nel chiedere la fine dell’uso della pena di morte». Con un appello pubblicato lo scorso 16 luglio, l’episcopato degli Stati Uniti ha rinnovato il suo impegno nella campa-gna per porre fine alla pratica della pena di morte in tutto il paese. Pubblichiamo di seguito l’appello in una nostra traduzione dall’inglese (www.usccb.org).

Matrimoni gay: "Un tragico errore"

Vescovi cattolici degli Stati Uniti
La decisione dello scorso 26 giugno con la quale la Corte Suprema degli Stati Uniti ha interpretato la Costituzione nel senso di richiedere a tutti gli stati membri di permettere e riconoscere «matrimoni» dello stesso sesso «è un tragico errore che reca danno al bene comune e ai più vulnerabili tra di noi». Lo ha affermato lo stesso giorno l’arcivescovo di Louisville (Kentucky), Joseph E. Kurtz, presidente della conferenza episcopale degli Stati Uniti (USCCB), in una dichiarazione pubblicata sul sito ufficiale dell’episcopato statunitense, che riportiamo di seguito in una nostra traduzione dall’inglese (www.usccb.org).

La situazione sociale dell'Europa

Commissione "Caritas in veritate" del CCEE
«È in atto un indebolimento della coesione europea, sia a livello di incontro tra popoli che tra stati. Nascono forme di reazione particolaristica (...) che, anche se manifestate in forme inadeguate, denunciano una incomprensione diffusa». La Commissione «Caritas in veritate» del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa ha pubblicato nel giorno di san Martino, 11 novembre, all’inizio delle celebrazioni dei 1700 anni della sua nascita, una riflessione Sull’attuale situazione dell’Europa, il cui il progetto era stato presentato alla Plenaria del CCEE dello scorso settembre. Dal testo emerge anzitutto la preoccupazione per il regresso del processo di integrazione: «I popoli temono di essere ingabbiati in un contesto che ne snaturi le caratteristiche storiche e culturali. Vanno quindi rassicurati con reali garanzie». La gestione del fenomeno migratorio, l’emergenza ecologica, il lavoro, la pace, il dialogo tra le religioni e in particolare con l’islam, vengono segnalate come questioni aperte sulle quali l’Europa – si legge – è chiamata a non chiudersi e battere in ritirata, ma a «mostrare il volto di un continente che ha conosciuto nella sua storia delle verità sugli uomini e sulla loro convivenza ed è disposto a spendere questa sua ricchezza con responsabilità».

Preti e laici nella celebrazione eucaristica

Conferenza dei vescovi svizzeri
Nella celebrazione eucaristica «una commistione dei ruoli di prete, diacono, agente pastorale laico, che qua e là si constata, non si giustifica né dal punto di vista biblico né da quello della teologia sacramentale». La lettera, pubblicata il 2 settembre dalla Conferenza dei vescovi svizzeri circa La colla-borazione tra presbiteri, diaconi e operatori pastorali nell’ambito della celebrazione eucaristica, esprime anzitutto gratitudine per «i preziosi servizi che in ogni settore della vita ecclesiale sono offerti da laici e in particolare da laiche». E tuttavia riconosce che la Chiesa vive uno sviluppo nelle forme del ministero che «implica alcune difficoltà», emergenti «nelle diverse diocesi con modalità differenziate, (…) più chiaramente dove forze laiche sono impiegate in modo stabile nella pastorale, con un contratto di lavoro». Una nuova collaborazione tra preti e laici, auspicata dal Concilio, non è in discussione; ma essa deve essere «rispettosa dei vari ministeri» e va dunque «imparata e applicata». Dall’odierna «difficoltà nella delimitazione delle competenze e nella precisazione della propria identità» scaturisce dunque un rinnovato impegno a rivedere e precisare i ruoli, così da evitare «una confusione che “clericalizza” numerosi laici e “laicizza” numerosi preti».

La Chiesa nel cuore di Israele

P. David Neuhaus, vicario del Patriarcato latino di Gerusalemme
«Ci sono tantissimi cattolici che vivono nella società ebraica come ebrei e vogliono continuare a pregare nella Chiesa cattolica, ma certamente la lingua comune adesso, la lingua per quasi tutti questi migranti è l’ebraico, quindi questa è stata la sfida: trovare il modo di pregare, pensare, parlare, come cattolici che usano per la prima volta nella storia della Chiesa cattolica la lingua ebraica». A 60 anni dalla fondazione dell’Opera di San Giacomo per i cattolici di lingua ebraica in terra israeliana il vicario responsabile, p. David Neuhaus, ha pubblicato una lettera pastorale in cui ribadisce l’importanza di aver fatto rinascere nel cuore di Israele la comunità ebraico-cristiana, costituita da migliaia di cristiani immigrati dopo il 1948, da ebrei convertiti e da cristiani membri di famiglie ebraiche. La lettera riconosce i tanti motivi di ringraziamento e ricorda le sfide ancora da affrontare: riconciliare le due anime del cattolicesimo (arabofona ed ebraica), trasmettere la fede ai giovani, il dialogo ecumenico locale e la cura dei rapporti con l’ebraismo: «Una comunità cattolica israeliana di credenti in Gesù, che vive integrata nella società ebraica israeliana, funge da ponte per la guarigione e la riconciliazione tra ebrei e cristiani nella terra di Gesù».

Per una teologia all'altezza dei tempi

Congresso "Teologia e Chiesa sotto il segno esigente del Vaticano II"
«Comprendere la fede come gesto di libertà richiede che la teologia, quale forma scientifica di riflessione della fede, possa avocare a sé la libertà necessaria per fare ciò». Dal 6 all’8 dicembre si è svolto a Monaco (Germania) il congresso internazionale «Inaugurare il Concilio. Teologia e Chiesa sotto il segno esigente del concilio Vaticano II». I lavori – che hanno visto radunati circa duecento tra teologi e teologhe – sono stati aperti da due interventi di orientamento fondamentale (Ch. Theobald e M. Faggioli), articolandosi poi in una serie di gruppi di lavoro sui documenti e snodi chiave del Concilio. I temi maggiori e gli esiti delle discussioni all’interno dei gruppi di lavoro hanno rappresentato il materiale a partire dal quale la Presidenza del congresso ha elaborato una prima bozza di documento comune, poi discussa in sede di assemblea plenaria. Al dibattito assembleare è seguita la stesura di una Dichiarazione comune finale da parte del congresso («Inaugurare il Concilio. Percorsi teologici per l’oggi della fede»), che offriamo ai lettori de Il Regno in una nostra traduzione italiana.

Dalla paura all'accoglienza

Discorso al conferimento del Premio Templeton

Jean Vanier
È stato Jean Vanier, storico fondatore delle comunità dell’Arche e del movimento Foi e Lumière, da cinquant’anni in prima linea nell’accoglienza di persone con handicap mentale, il vincitore dell’edizione 2015 del premio Templeton, uno dei più prestigiosi riconoscimenti mondiali destinati a personalità in ambito religioso e spirituale. Lo scorso 15 marzo, a Londra, nella sede dell’omonima fondazione che promuove il premio, Vanier ha tenuto il suo discorso di ringraziamento. Le persone con handicap mentale, ha detto nell’occasione, «mi hanno insegnato il significato di essere umano e il modo in cui le nostre società possono venire trasformate per diventare luoghi di pace e di unità». Queste persone – ha proseguito – sono un bene prezioso da custodire nella Chiesa e nella società; tanto più in un momento con spinte disgreganti così forti. «Non è forse indispensabile che cambi la cultura della competitività, così presente oggi nelle nostre società?», si è chiesto. Per questo, l’Arche e Foi et Lumière sono oggi «come un immenso laboratorio. Luoghi di incontro al di là dei fossati che ci separano, e luoghi di guarigione del cuore ove ognuno può diventare più umano».