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Documenti, 7/2012

Portatori di nuova speranza. Viaggio apostolico in Messico e Cuba (23-29 marzo 2012)

Benedetto XVI
Il 23o viaggio apostolico di Benedetto al di fuori dell’Italia, che ha avuto come meta il Messico e Cuba, ha visto al centro il ruolo pubblico della fede rispetto a regimi politici che solo recentemente hanno concesso aperture in tema di libertà religiosa e in contesti marcati da una forte violenza (Messico) e dalla povertà (Cuba). Nei testi del pontefice si parla della religiosità popolare come via «del cuore» verso Cristo; del ruolo dei laici nella Chiesa, che non devono essere «considerati come persone di poco conto» e della necessità di custodire lo «spirito di comunione… evitando divisioni sterili»; dei punti di somiglianza tra la Misión continental lanciata dall’episcopato latinoamericano ad Apa re cida nel 2007 e lo spirito del prossimo Anno della fede. Vi sono tuttavia anche delle «spine» che minacciano il Vangelo, come la «persecuzione» o «la mancanza di mezzi» o «i limiti imposti alla libertà della Chiesa nell’adempimento della sua missione», ovvero al legittimo «contributo» che i credenti possono offrire «all’edificazione della società».

Portatori di nuova speranza. Una missione per il continente (Omelia alla messa a eon, parco Expo)

Benedetto XVI
Il 23o viaggio apostolico di Benedetto al di fuori dell’Italia, che ha avuto come meta il Messico e Cuba, ha visto al centro il ruolo pubblico della fede rispetto a regimi politici che solo recentemente hanno concesso aperture in tema di libertà religiosa e in contesti marcati da una forte violenza (Messico) e dalla povertà (Cuba). Nei testi del pontefice si parla della religiosità popolare come via «del cuore» verso Cristo; del ruolo dei laici nella Chiesa, che non devono essere «considerati come persone di poco conto» e della necessità di custodire lo «spirito di comunione… evitando divisioni sterili»; dei punti di somiglianza tra la Misión continental lanciata dall’episcopato latinoamericano ad Apa re cida nel 2007 e lo spirito del prossimo Anno della fede. Vi sono tuttavia anche delle «spine» che minacciano il Vangelo, come la «persecuzione» o «la mancanza di mezzi» o «i limiti imposti alla libertà della Chiesa nell’adempimento della sua missione», ovvero al legittimo «contributo» che i credenti possono offrire «all’edificazione della società».

Portatori di nuova speranza. Sentinelle per la vita dell'uomo (Ai vescovi, Messico e America Latina)

Benedetto XVI
Il 23o viaggio apostolico di Benedetto al di fuori dell’Italia, che ha avuto come meta il Messico e Cuba, ha visto al centro il ruolo pubblico della fede rispetto a regimi politici che solo recentemente hanno concesso aperture in tema di libertà religiosa e in contesti marcati da una forte violenza (Messico) e dalla povertà (Cuba). Nei testi del pontefice si parla della religiosità popolare come via «del cuore» verso Cristo; del ruolo dei laici nella Chiesa, che non devono essere «considerati come persone di poco conto» e della necessità di custodire lo «spirito di comunione… evitando divisioni sterili»; dei punti di somiglianza tra la Misión continental lanciata dall’episcopato latinoamericano ad Apa re cida nel 2007 e lo spirito del prossimo Anno della fede. Vi sono tuttavia anche delle «spine» che minacciano il Vangelo, come la «persecuzione» o «la mancanza di mezzi» o «i limiti imposti alla libertà della Chiesa nell’adempimento della sua missione», ovvero al legittimo «contributo» che i credenti possono offrire «all’edificazione della società».

Cuore e ragione per un futuro migliore

Benedetto XVI
Durante il volo verso il Messico, venerdì 23 marzo, il papa ha come di consueto incontrato i giornalisti che gli hanno rivolto alcune domande. Ne pubblichiamo una sintesi assieme alle relative risposte di Benedetto XVI (www.vatican.va).

Portatori di nuova speranza. L'ansia della verità (Omelia. Messa a L'Avana, Plaza de la revolucion)

Benedetto XVI
Il 23o viaggio apostolico di Benedetto al di fuori dell’Italia, che ha avuto come meta il Messico e Cuba, ha visto al centro il ruolo pubblico della fede rispetto a regimi politici che solo recentemente hanno concesso aperture in tema di libertà religiosa e in contesti marcati da una forte violenza (Messico) e dalla povertà (Cuba). Nei testi del pontefice si parla della religiosità popolare come via «del cuore» verso Cristo; del ruolo dei laici nella Chiesa, che non devono essere «considerati come persone di poco conto» e della necessità di custodire lo «spirito di comunione… evitando divisioni sterili»; dei punti di somiglianza tra la Misión continental lanciata dall’episcopato latinoamericano ad Apa re cida nel 2007 e lo spirito del prossimo Anno della fede. Vi sono tuttavia anche delle «spine» che minacciano il Vangelo, come la «persecuzione» o «la mancanza di mezzi» o «i limiti imposti alla libertà della Chiesa nell’adempimento della sua missione», ovvero al legittimo «contributo» che i credenti possono offrire «all’edificazione della società».

Portatori di nuova speranza. Rendere possibile il dialogo (Alla cerimonia di congedo da Cuba)

Benedetto XVI
Il 23o viaggio apostolico di Benedetto al di fuori dell’Italia, che ha avuto come meta il Messico e Cuba, ha visto al centro il ruolo pubblico della fede rispetto a regimi politici che solo recentemente hanno concesso aperture in tema di libertà religiosa e in contesti marcati da una forte violenza (Messico) e dalla povertà (Cuba). Nei testi del pontefice si parla della religiosità popolare come via «del cuore» verso Cristo; del ruolo dei laici nella Chiesa, che non devono essere «considerati come persone di poco conto» e della necessità di custodire lo «spirito di comunione… evitando divisioni sterili»; dei punti di somiglianza tra la Misión continental lanciata dall’episcopato latinoamericano ad Apa re cida nel 2007 e lo spirito del prossimo Anno della fede. Vi sono tuttavia anche delle «spine» che minacciano il Vangelo, come la «persecuzione» o «la mancanza di mezzi» o «i limiti imposti alla libertà della Chiesa nell’adempimento della sua missione», ovvero al legittimo «contributo» che i credenti possono offrire «all’edificazione della società».

Camaldoli: la speranza e il futuro. Per il millenario di fondazione della Congregazione camaldolese

Benedetto XVI; Rowan Williams
Lo scorso 10 marzo, nella memoria del transito di san Gregorio Magno, Benedetto XVI ha presieduto i primi vespri della domenica, III di Quaresima, al monastero camaldolese di San Gregorio al Celio in Roma. La liturgia è stata «connotata da un profondo carattere ecumenico» per la presenza dell’arcivescovo di Canterbury e primate della Chiesa d’Inghilterra, Rowan Williams, che ha voluto così partecipare – nel «luogo nativo del legame tra il cristianesimo nelle terre britanniche e la Chiesa di Roma» – alla celebrazione dei mille anni di fondazione della famiglia monastica di Camaldoli (cf. ampiamente Regno-att. 4,2012,99ss). Il dialogo ecu menico, ha riconosciuto il papa, è ormai «parte dello spirito» di una tradizione monastica «di grande fecondità» che – fedele al carisma di san Romualdo – ha sempre ricercato nel corso della sua storia «il giusto equilibrio tra lo spirito eremitico e quello cenobitico, tra l’esigenza di dedicarsi interamente a Dio nella solitudine e quella di sostenersi nella preghiera comune e di accogliere i fratelli», perché essi possano in ogni tempo «giudicare le vicende del mondo con coscienza veramente evangelica».

Camaldoli: la speranza e il futuro. Tradizione pluriforme (Omelia del papa)

Benedetto XVI
Lo scorso 10 marzo, nella memoria del transito di san Gregorio Magno, Benedetto XVI ha presieduto i primi vespri della domenica, III di Quaresima, al monastero camaldolese di San Gregorio al Celio in Roma. La liturgia è stata «connotata da un profondo carattere ecumenico» per la presenza dell’arcivescovo di Canterbury e primate della Chiesa d’Inghilterra, Rowan Williams, che ha voluto così partecipare – nel «luogo nativo del legame tra il cristianesimo nelle terre britanniche e la Chiesa di Roma» – alla celebrazione dei mille anni di fondazione della famiglia monastica di Camaldoli (cf. ampiamente Regno-att. 4,2012,99ss). Il dialogo ecu menico, ha riconosciuto il papa, è ormai «parte dello spirito» di una tradizione monastica «di grande fecondità» che – fedele al carisma di san Romualdo – ha sempre ricercato nel corso della sua storia «il giusto equilibrio tra lo spirito eremitico e quello cenobitico, tra l’esigenza di dedicarsi interamente a Dio nella solitudine e quella di sostenersi nella preghiera comune e di accogliere i fratelli», perché essi possano in ogni tempo «giudicare le vicende del mondo con coscienza veramente evangelica».

Camaldoli: la speranza e il futuro. La disciplina del silenzio (Omelia arcivescovo di Canterbury)

Rowan Williams
Lo scorso 10 marzo, nella memoria del transito di san Gregorio Magno, Benedetto XVI ha presieduto i primi vespri della domenica, III di Quaresima, al monastero camaldolese di San Gregorio al Celio in Roma. La liturgia è stata «connotata da un profondo carattere ecumenico» per la presenza dell’arcivescovo di Canterbury e primate della Chiesa d’Inghilterra, Rowan Williams, che ha voluto così partecipare – nel «luogo nativo del legame tra il cristianesimo nelle terre britanniche e la Chiesa di Roma» – alla celebrazione dei mille anni di fondazione della famiglia monastica di Camaldoli (cf. ampiamente Regno-att. 4,2012,99ss). Il dialogo ecu menico, ha riconosciuto il papa, è ormai «parte dello spirito» di una tradizione monastica «di grande fecondità» che – fedele al carisma di san Romualdo – ha sempre ricercato nel corso della sua storia «il giusto equilibrio tra lo spirito eremitico e quello cenobitico, tra l’esigenza di dedicarsi interamente a Dio nella solitudine e quella di sostenersi nella preghiera comune e di accogliere i fratelli», perché essi possano in ogni tempo «giudicare le vicende del mondo con coscienza veramente evangelica».

Acqua, un elemento essenziale per la vita. Nota Pontificio consiglio della giustizia e della pace

Pontificio consiglio della giustizia e della pace
L’acqua «va custodita come un bene uni versale che è indispensabile per lo sviluppo integrale dei popoli e per la pace». La nota, che rappresenta «il contributo della Santa Sede al VI Forum mondiale dell’acqua» (Marsiglia, 12-17.3.2012), si propone due obiettivi. Da un lato, richiamare l’urgenza di un problema preoccupante e sottostimato: nel mondo «l’ac cesso all’acqua potabile non solo è gravemente insufficiente sul piano della quantità ma lo è anche dal punto di vista della qualità. Le cifre reali sono davvero allarmanti», se come confermano studi recenti «l’accesso all’acqua potabile non verrebbe garantito a circa la metà della popolazione mondiale». Dall’altro – di fronte alla crisi di un bene essenziale, destinato a tutti e disegualmente distribuito – si invita a ricercare subito «soluzioni sostenibili». La nota sottolinea la necessità di superare «una visione e un comportamento eccessivamente mercantili» e l’esigenza di tutelare e promuovere «il diritto all’acqua per tutti», aspetto che sembra raggiungibile attra verso «un apposito inquadramento giuridico» e una struttura di governance internazionale in grado di «promuovere legislazioni nazionali compatibili col diritto all’acqua» e di monitorare «gli stati rispetto agli impegni presi in ambito internazionale».

Sulla visita apostolica in Irlanda. Sintesi delle conclusioni

Santa Sede
A due anni esatti – il 19.3.2012 – dalla lettera di Benedetto XVI ai cattolici d’Irlanda sulle violenze su minori da parte di personale ecclesiastico, il testo che sintetizza le conclusioni della visita apostolica effettuata nell’Isola tra il novembre 2010 e il giugno 2011 a quattro diocesi, ai seminari e agli istituti religiosi (Regno-att. 6,2012,160) non è firmato, ma – si legge – è stato «approvato dagli uffici che hanno condotto la visita » e contiene «anche alcune (…) osservazioni della Santa Sede». Per quanto riguarda l’ambito delle diocesi, tra le altre cose, si sottolinea la necessità di rafforzare l’organismo che controlla l’applicazione delle linee guida. Per quello dei seminari s’insiste sulla questione dell’«autentica» e «ben fondata identità sacerdotale». Infine, per quello dei religiosi, da un lato si chiede di mettere mano a un programma di rinnovamento a partire dalle «fonti più importanti » della vita religiosa; dall’altro di rivitalizzare gli «strumenti di dialogo e di comunione» tra carismi diversi e complementari nella Chiesa. Il testo chiu de ribadendo che «il dissenso» rispetto agli insegnamenti della Chiesa «non costituisce il percorso autentico verso il rinnovamento».

La crisi italiana nell'Anno della fede. CEI - Consiglio permanente (Roma, 26-29.3.'12) Comun. finale

Episcopato italiano
«Principi e valori» della società italiana si trovano, nell’attuale crisi, «su un piano inclinato», come è evidente, anzitutto, in riferimento alla famiglia; i vescovi hanno analizzato le «cause esterne» di una tale deriva, ma hanno anche «scandagliato le responsabilità che stanno in capo alla comunità ecclesiale», sottolineando il compito formativo di quest’ultima, in particolare in vista dell’Anno della fede indetto dal papa. Oltre alla consueta disamina della situazione del paese e della Chiesa, i vescovi del Consiglio permanente della CEI, riunitosi a Roma per la sessione primaverile, hanno svolto importanti adempimenti, in ordine: alla prossima Assemblea generale, che si occuperà de «Gli adulti nella comunità» e dei materiali complementari della terza edizione italiana del Messale romano; a due futuri documenti sugli oratori e sul tempo del fidanzamento; a numerose nomine (in parte conferme, in parte avvicendamenti) negli organi e negli organismi della Conferenza episcopale.

Come pietre vive. CEI - Uffic. catechistico nazionale, Vademecum preparazione convegni catech. reg.

CEI - Ufficio catechistico nazionale
Nel contesto della nuova evangelizzazione, le comunità parrocchiali sono consapevoli che «la catechesi ha assunto sempre più un orizzonte di “proposta” della fede cristiana», e non di «mantenimento»? Sta crescendo nelle diocesi la consapevolezza che l’iniziazione cristiana (IC) sia espressione di «una comunità cristiana che vive, crede, educa»? Queste e altre domande innervano la «Griglia di lavoro» del Vademecum che l’Ufficio catechistico nazionale (UCN) della CEI ha predisposto a metà del 2011 per preparare in forma unitaria la serie di convegni catechistici regionali che avrà luogo nei prossimi mesi sul tema«“Come pietre vive” (1Pt 2,4-8). Rinnovare l’Iniziazione Cristiana nelle nostre Chiese». Scopo della verifica regionale è infatti «confrontare le sperimentazioni di IC di fanciulli e ragazzi nelle Chiese particolari, così da “discernere, valutare e promuovere una serie di criteri che ... possano delineare il processo di rinnovamento della catechesi”». Il Vademecum ha già saputo mettere in moto «un intenso lavoro di riflessione e di conoscenza delle realtà diocesane»: lo scrive il direttore dell’UCN, don Guido Benzi, in Regno-att. 6,2012,161ss.

La negazione di Dio e la questione antropologica. Massimo Epis sugli argomenti del nuovo ateismo

M. Epis
Le tesi del nuovo ateismo (new atheism), propugnate da autori come Richard Dawkins, Daniel Dennet, Sam Harris e altri, sono rappresentative di un modello scientifico di razionalità che ripropone le idee sulla religione come proiezione o alienazione, ma che in ultima analisi arriva a dover fare i conti con la comprensione della singolarità umana. E questo è il luogo dove la questione di Dio si rivela ineludibile sia per la filosofia sia per la teologia. La riflessione del teologo Massimo Epis su «La negazione di Dio e la questione antropologica. Gli argomenti del nuovo ateismo», nel corso del convegno di studio «Pensare Dio nell’era del disincanto » organizzato dalla Scuola di teologia del Seminario vescovile Giovanni XXIII di Bergamo (22-24 marzo 2012), mette in luce che «l’alternativa radicale non è tra teismo e ateismo, ma tra un’ontologia dell’alterità (che muove dalla fenomenologia della singolarità umana, in specie come attestato nel dinamismo di responsabilità) e una metafisica monistica (in questo caso, nella versione di un naturalismo materialista di stampo biologico-evolutivo)».

Lavoro dignitoso e giustizia sociale nelle tradizioni religiose. OIL, Santa Sede, CEC, Org. islamica

J. Somavia (OIL), CEC, Santa Sede, Organiz. islam. educazione, scienza, cultura
«In religioni e tradizioni spirituali di verse vi è una grande convergenza… sul tema del lavoro. La dignità umana, la solidarietà e soprattutto la connessione tra lavoro, giustizia sociale e pace ci pongono su un terreno comune». Su questo aspetto fondamentale dell’esistenza umana si scaricano molti squilibri e contraddizioni della globalizzazione e della «crescita senza occupazione», con gravi rischi per la pace e la giustizia sociale. All’interno del processo «Agenda per il lavoro dignitoso» avviato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), il 23 gennaio è stato pubblicato il manuale Convergenze. Lavoro dignitoso e giustizia sociale nelle diverse tradizioni religiose, elaborato insieme al Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), al Pontificio consiglio della giustizia e della pace e all’Organizzazione islamica per l’educazione, la scienza e la cultura, con la partecipazione della Yeshiva University per l’ebraismo e dell’Associazione buddhista europea. Non si propone come una sintesi, ma permette di cogliere il contributo di ciascuna tradizione per il miglioramento delle condizioni del lavoro.

Il Regno Documenti 7,2012. La rivista completa in un unico file

Redazione
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