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Documenti
Documenti, 7/2012, 01/04/2012, pag. 213

Sulla visita apostolica in Irlanda. Sintesi delle conclusioni

Santa Sede
A due anni esatti – il 19.3.2012 – dalla lettera di Benedetto XVI ai cattolici d’Irlanda sulle violenze su minori da parte di personale ecclesiastico, il testo che sintetizza le conclusioni della visita apostolica effettuata nell’Isola tra il novembre 2010 e il giugno 2011 a quattro diocesi, ai seminari e agli istituti religiosi (Regno-att. 6,2012,160) non è firmato, ma – si legge – è stato «approvato dagli uffici che hanno condotto la visita » e contiene «anche alcune (…) osservazioni della Santa Sede». Per quanto riguarda l’ambito delle diocesi, tra le altre cose, si sottolinea la necessità di rafforzare l’organismo che controlla l’applicazione delle linee guida. Per quello dei seminari s’insiste sulla questione dell’«autentica» e «ben fondata identità sacerdotale». Infine, per quello dei religiosi, da un lato si chiede di mettere mano a un programma di rinnovamento a partire dalle «fonti più importanti » della vita religiosa; dall’altro di rivitalizzare gli «strumenti di dialogo e di comunione» tra carismi diversi e complementari nella Chiesa. Il testo chiu de ribadendo che «il dissenso» rispetto agli insegnamenti della Chiesa «non costituisce il percorso autentico verso il rinnovamento».

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Leggi anche

Documenti, 2020-21

Osservazioni sulle raccomandazioni dall’Australia

Santa Sede

Alcune delle raccomandazioni contenute nel Rapporto finale della Commissione reale australiana sulle risposte istituzionali alle violenze sessuali su minori (cf. Regno-doc. 9,2018,310 e in questo numero a p. 675) erano indirizzate alla Santa Sede, su questioni di sua pertinenza relativamente alla gestione dei casi di violenza sessuale su minori da parte di chierici e religiosi. Il 4 settembre la Conferenza dei vescovi cattolici australiani ha reso nota la Risposta della Santa Sede alle raccomandazioni specifiche della Commissione reale australiana sulle risposte istituzionali alle violenze sessuali su minori, datata 26 febbraio 2020, pubblicandola sul proprio sito.

Nella sua risposta «la Santa Sede riafferma la sua determinazione ad affrontare ed eliminare la violenza sui minori e sulle persone vulnerabili, ovunque ciò possa avvenire nella Chiesa». Le 12 raccomandazioni esaminate affrontano punti che dal 2017 (data del Rapporto finale) a oggi sono stati per lo più affrontati e risolti dalla Santa Sede nella direzione auspicata. Solo sulla questione del celibato dei preti e del segreto confessionale (che diversi stati australiani hanno stabilito si possa infrangere per legge) la Santa Sede ribadisce la propria normativa.

Documenti, 2020-19

Cina: l’Accordo rinnovato

Comunicato della Santa Sede; nota su L’Osservatore romano

Il 22 ottobre, alla scadenza dei due anni dall’entrata in vigore dell’Accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi, firmato il 22 settembre 2018 a Pechino da mons. Antoine Camilleri, sotto-segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli stati, e Wang Chao, viceministro degli Affari esteri della Repubblica popolare cinese, «le due parti hanno concordato di prorogare la fase attuativa sperimentale dell’Accordo provvisorio per altri due anni».

Lo stesso giorno una nota vaticana pubblicata su L’Osservatore romano precisa «Lo scopo e i motivi» della firma: «Promuovere l’annuncio del Vangelo in quelle terre, ricostituendo la piena e visibile unità della Chiesa», con motivi quindi «fondamentalmente di natura ecclesiologica e pastorale».

La nota precisa anche, tuttavia, che è «doveroso riconoscere che permangono non poche situazioni di grande sofferenza. La Santa Sede ne è profondamente consapevole, ne tiene ben conto e non manca di attirare l’attenzione del Governo cinese per favorire un più fruttuoso esercizio della libertà religiosa. Il cammino è ancora lungo e non privo di difficoltà».

Documenti, 2019-15

La registrazione civile del clero in Cina

Orientamenti pastorali

Santa Sede

«Se un vescovo o un sacerdote decide di registrarsi civilmente ma il testo della dichiarazione per la registrazione non appare rispettoso della fede cattolica, egli preciserà per iscritto all’atto della firma che lo fa senza venir meno alla dovuta fedeltà ai principi della dottrina cattolica». Gli Orientamenti pastorali della Santa Sede circa la registrazione civile del clero in Cina, pubblicati il 28 giugno, precisano le condizioni alle quali i preti e i vescovi cinesi possono registrarsi davanti alle autorità, come richiesto dai nuovi regolamenti cinesi sulle attività religiose, senza venir meno alle proprie convinzioni di coscienza. La registrazione è consigliata, intesa «all’unico fine di favorire il bene della comunità diocesana e la sua crescita nello spirito di unità, come anche un’evangelizzazione adeguata alle nuove esigenze della società cinese e la gestione responsabile dei beni della Chiesa». Tuttavia la Santa Sede «comprende e rispetta la scelta di chi, in coscienza, decide di non potersi registrare alle presenti condizioni», cioè a fronte di comportamenti da parte delle autorità locali non coerenti con l’Accordo sulla nomina dei vescovi firmato dalla Santa Sede e dal governo cinese un anno fa (cf. Regno-doc. 17,2018,526).