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Documenti, 5/2012

La priorità della fede cattolica. Alla Congregazione dottrina fede e Commissione teologica intern.

Benedetto XVI
La necessità di «rendere Dio nuovamente presente in questo mondo» per aprire agli uomini «l’accesso alla fede» è un compito che Benedetto XVI ritiene strettamente collegato al tema dell’unità dei cristiani. Lo ha detto nel suo discorso alla Plenaria della Congregazione per la dottrina della fede (27.1.2012), precisando che lo slancio ecumenico, sostenuto «da quell’“ecumenismo spirituale” che si trova nello spirito della preghiera », deve scongiurare «il rischio di un falso irenismo e di un indifferentismo del tutto alieno alla mente del Vaticano II». Torna dunque il tema dell’accesso alla verità cui è implicito il problema ecclesiologico: «Come arriva la verità di Dio a noi?», si è chiesto il papa, segnalando tra le que stioni urgenti quella «dei metodi adottati nei dialoghi ecumenici», del valore dei documenti prodotti e «le grandi questioni morali circa la vita umana». Alla Plenaria della Commissione teologica internazionale (2.12.2011) – che ha recentemente pubblicato il documento Teologia oggi: prospettive, principi e criteri (8.3.2012) –, il pontefice ha invece parlato del valore di una corretta interpretazione trinitaria del monoteismo cristiano e della necessità di definire «i principi e i criteri secondo i quali una teologia può essere cattolica».

La priorità della fede cattolica. Ecumenismo nella Tradizione: Alla Plenaria della CDF

Benedetto XVI
La necessità di «rendere Dio nuovamente presente in questo mondo» per aprire agli uomini «l’accesso alla fede» è un compito che Benedetto XVI ritiene strettamente collegato al tema dell’unità dei cristiani. Lo ha detto nel suo discorso alla Plenaria della Congregazione per la dottrina della fede (27.1.2012), precisando che lo slancio ecumenico, sostenuto «da quell’“ecumenismo spirituale” che si trova nello spirito della preghiera », deve scongiurare «il rischio di un falso irenismo e di un indifferentismo del tutto alieno alla mente del Vaticano II». Torna dunque il tema dell’accesso alla verità cui è implicito il problema ecclesiologico: «Come arriva la verità di Dio a noi?», si è chiesto il papa, segnalando tra le que stioni urgenti quella «dei metodi adottati nei dialoghi ecumenici», del valore dei documenti prodotti e «le grandi questioni morali circa la vita umana». Alla Plenaria della Commissione teologica internazionale (2.12.2011) – che ha recentemente pubblicato il documento Teologia oggi: prospettive, principi e criteri (8.3.2012) –, il pontefice ha invece parlato del valore di una corretta interpretazione trinitaria del monoteismo cristiano e della necessità di definire «i principi e i criteri secondo i quali una teologia può essere cattolica».

La priorità della fede cattolica. La vera teologia cattolica: Alla Plenaria della CTI

Benedetto XVI
La necessità di «rendere Dio nuovamente presente in questo mondo» per aprire agli uomini «l’accesso alla fede» è un compito che Benedetto XVI ritiene strettamente collegato al tema dell’unità dei cristiani. Lo ha detto nel suo discorso alla Plenaria della Congregazione per la dottrina della fede (27.1.2012), precisando che lo slancio ecumenico, sostenuto «da quell’“ecumenismo spirituale” che si trova nello spirito della preghiera », deve scongiurare «il rischio di un falso irenismo e di un indifferentismo del tutto alieno alla mente del Vaticano II». Torna dunque il tema dell’accesso alla verità cui è implicito il problema ecclesiologico: «Come arriva la verità di Dio a noi?», si è chiesto il papa, segnalando tra le que stioni urgenti quella «dei metodi adottati nei dialoghi ecumenici», del valore dei documenti prodotti e «le grandi questioni morali circa la vita umana». Alla Plenaria della Commissione teologica internazionale (2.12.2011) – che ha recentemente pubblicato il documento Teologia oggi: prospettive, principi e criteri (8.3.2012) –, il pontefice ha invece parlato del valore di una corretta interpretazione trinitaria del monoteismo cristiano e della necessità di definire «i principi e i criteri secondo i quali una teologia può essere cattolica».

Strategia di evangelizzazione. Discorso dell'arcivescovo di New York al Collegio cardinalizio

T. card. Dolan
«Secolarizzati ma aperti al divino», «Sorridete: la Chiesa è un sì», «Fino all’effusione del sangue»: questi, in sintesi, alcuni punti programmatici della «strategia di evangelizzazione» esposta in questo discorso, intitolato «L’Annuncio del Vangelo oggi: tra missio ad gentes e nuova evangelizzazione ». Il card. Timothy M. Dolan, 62 anni, dal 2009 arcivescovo di New York, lo ha pronunciato in un’oc casione doppiamente importante: chiamandolo a Roma per conferirgli la dignità cardinalizia, insieme ad altri 21 confratelli (cf. Regno-att. 4,2012,73), Benedetto XVI lo aveva anche incaricato di illustrare all’intero Collegio cardinalizio, il 17 febbraio scorso (il giorno che ha preceduto il concistoro) il «dovere della nuova evangelizzazio ne», così come si presenta oggi, in particolare di fronte alle attuali forme della secolarizzazione. Dopo di lui mons. Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuo va evangelizzazione, ha svolto una comunicazione sull’Anno della fede, cui sono seguiti gli interventi di alcuni dei 133 cardinali e neocardinali presenti.

Liturgia penitenziale. Pontificia università Gregoriana – Simposio per vescovi e religiosi - Abusi

Pontificia università Gregoriana, Santa Sede
Uno dei tratti caratterizzanti il simposio «Verso la guarigione e il rinnovamento » organizzato a Roma dalla Gregoriana in collaborazione con i principali dicasteri vaticani dal 6 al 9 febbraio (cf. Regno-att. 4,2012,75) è stato l’aver affrontato il tema delle violenze sessuali su minori in ambito pastorale secondo una modalità a tutto campo. Per questo è stato preso in considerazione anche l’aspetto liturgico, con una celebrazione penitenziale presso la chiesa di S. Ignazio a Campo Marzio, presieduta dal card. M. Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi. La celebrazione, suddivisa in tre momenti – «Contemplazione dell’incarnazione», «Grande preghiera penitenziale» e «Richiesta di perdono» – ha costituito da un lato un modello liturgico che i partecipanti potranno adattare alla propria realtà locale; dall’altro è stata una prima richiesta di perdono da parte di un esponente di primo piano nel governo della Chiesa universale. È necessario un «profondo rinnovamento nella Chiesa» a partire dalla «tragedia e dalla vergogna » di uno scandalo che non deve avvenire «mai più» – ha concluso Ouellet nella sua omelia (cf. qui a p. 140).

Card. Ouellet (prefetto della Congregazione per i vescovi): «Mai più!»

Marc. card. Ouellet
La Liturgia penitenziale del 7 febbraio 2012, di cui riproduciamo in queste pagine i testi, è stata presieduta dal card. Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, che ha anche pronunciato l’omelia

Una sofferenza nascosta. Lettera pastorale sulle violenze sessuali nella Chiesa

Vescovi e superiori religiosi del Belgio
«La principale lezione da trarre dal recente passato riguarda la rottura del silenzio. Si è taciuto, anche nella Chiesa». Probabilmente si sarebbero potute risparmiare alle vittime «molte sofferenze se si fosse incoraggiata più spesso la trasparenza»: dopo la stagione delle tempeste provocate dalle rivelazioni dei mass media, dall’alternarsi delle commissioni d’inchiesta e delle loro presidenze burrascose, dalla clamorosa perquisizione nell’arcivescovado di Malines-Bruxelles (Regno-att. 2,2012,9ss), è arrivata il 13 gennaio la risposta dei vescovi e religiosi belgi alla questione delle violenze sessuali su minori nella Chiesa. Essa riconosce innanzitutto di non aver ascoltato le vittime, di averne minimizzato i racconti, di aver favorito un «esercizio autoritario del potere». Ma soprattutto s’impegna in un percorso operativo che sia contemporaneamente «globale», «integrato» e che abbia al centro la vittima, lasciando a lei scegliere tra le diverse «forme di riparazione» che la Chiesa metterà in campo. Prima tappa sarà l’istituzione di «punti di contatto» in ogni diocesi, ai quali le vittime o le persone informate dei fatti possono rivolgersi.

Rito delle Esequie. Conferenza Episcopale Italiana

Conferenza Episcopale Italiana
«Numerosi sono gli adattamenti di natura rituale e testuale introdotti nella seconda edizione italiana» del Rito delle Esequie, come illustrato dal comunicato che la CEI ha diffuso nel corso della conferenza stampa del 2 marzo scorso, e che qui pubblichiamo insieme alla «Presentazione» e alle «Precisazioni» introdotte nel nuovo libro liturgico. Tali adattamenti mirano a contrastare la «tendenza a privatizzare l’esperienza del mo rire», riproponendo «la forma tradizionale della celebrazione esequiale, distesa nelle sue diverse tappe: la visita alla famiglia del defunto, la veglia, la preghiera alla chiusura della bara, la processione alla chiesa, la celebrazione delle esequie in chiesa, la processione al cimitero, la benedizione del sepolcro e la sepol tura». Ma «la novità più significativa» di questa edizione del Rito, prosegue il comunicato CEI, «è costituita sicuramente dall’Appendice dedicata alle “Esequie in caso di cremazione”», dove emerge la «preoccupazione pastorale… di evitare che eventuali vuoti celebrativi siano occupati da una ritualità aliena dai contenuti della fede cristiana».

Rito delle Esequie. Motivazioni e caratteristiche (Comunicato della CEI)

Conferenza Episcopale Italiana
«Numerosi sono gli adattamenti di natura rituale e testuale introdotti nella seconda edizione italiana» del Rito delle Esequie, come illustrato dal comunicato che la CEI ha diffuso nel corso della conferenza stampa del 2 marzo scorso, e che qui pubblichiamo insieme alla «Presentazione» e alle «Precisazioni» introdotte nel nuovo libro liturgico. Tali adattamenti mirano a contrastare la «tendenza a privatizzare l’esperienza del mo rire», riproponendo «la forma tradizionale della celebrazione esequiale, distesa nelle sue diverse tappe: la visita alla famiglia del defunto, la veglia, la preghiera alla chiusura della bara, la processione alla chiesa, la celebrazione delle esequie in chiesa, la processione al cimitero, la benedizione del sepolcro e la sepol tura». Ma «la novità più significativa» di questa edizione del Rito, prosegue il comunicato CEI, «è costituita sicuramente dall’Appendice dedicata alle “Esequie in caso di cremazione”», dove emerge la «preoccupazione pastorale… di evitare che eventuali vuoti celebrativi siano occupati da una ritualità aliena dai contenuti della fede cristiana».

Decreto della CEI

A. card. Bagnasco
Con questo atto ufficiale della Conferenza episcopale italiana (prot. n. 725/2011), il presidente card. Angelo Bagnasco, dopo l’approvazione dell’Assemblea e la conferma della Santa Sede, ha ufficializzato la pubblicazione del nuovo libro liturgico.

Rito delle Esequie. Dal nuovo Rito delle Esequie

Conferenza Episcopale Italiana
«Numerosi sono gli adattamenti di natura rituale e testuale introdotti nella seconda edizione italiana» del Rito delle Esequie, come illustrato dal comunicato che la CEI ha diffuso nel corso della conferenza stampa del 2 marzo scorso, e che qui pubblichiamo insieme alla «Presentazione» e alle «Precisazioni» introdotte nel nuovo libro liturgico. Tali adattamenti mirano a contrastare la «tendenza a privatizzare l’esperienza del mo rire», riproponendo «la forma tradizionale della celebrazione esequiale, distesa nelle sue diverse tappe: la visita alla famiglia del defunto, la veglia, la preghiera alla chiusura della bara, la processione alla chiesa, la celebrazione delle esequie in chiesa, la processione al cimitero, la benedizione del sepolcro e la sepol tura». Ma «la novità più significativa» di questa edizione del Rito, prosegue il comunicato CEI, «è costituita sicuramente dall’Appendice dedicata alle “Esequie in caso di cremazione”», dove emerge la «preoccupazione pastorale… di evitare che eventuali vuoti celebrativi siano occupati da una ritualità aliena dai contenuti della fede cristiana».

Rito delle Esequie. Dall’Appendice: Esequie in caso di cremazione

Conferenza Episcopale Italiana
«Numerosi sono gli adattamenti di natura rituale e testuale introdotti nella seconda edizione italiana» del Rito delle Esequie, come illustrato dal comunicato che la CEI ha diffuso nel corso della conferenza stampa del 2 marzo scorso, e che qui pubblichiamo insieme alla «Presentazione» e alle «Precisazioni» introdotte nel nuovo libro liturgico. Tali adattamenti mirano a contrastare la «tendenza a privatizzare l’esperienza del mo rire», riproponendo «la forma tradizionale della celebrazione esequiale, distesa nelle sue diverse tappe: la visita alla famiglia del defunto, la veglia, la preghiera alla chiusura della bara, la processione alla chiesa, la celebrazione delle esequie in chiesa, la processione al cimitero, la benedizione del sepolcro e la sepol tura». Ma «la novità più significativa» di questa edizione del Rito, prosegue il comunicato CEI, «è costituita sicuramente dall’Appendice dedicata alle “Esequie in caso di cremazione”», dove emerge la «preoccupazione pastorale… di evitare che eventuali vuoti celebrativi siano occupati da una ritualità aliena dai contenuti della fede cristiana».

Per amore del mio popolo. Lettera pastorale per la chiusura del Giubileo di Napoli

C. card. Sepe
«Con il Giubileo, la Chiesa di Napoli ha voluto rinvigorire e dare il giusto senso a quella speranza della quale la città, e ognuno dei suoi abitanti, non può fare a meno»: così il card. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, nella lettera pastorale Per amore del mio popolo, presentata il 13 gennaio scorso, a meno di un mese dalla veglia di chiusura dell’Anno giubilare 2011 (16.12.2011). A dieci anni di distanza dalla visita di Giovanni Paolo II e a soli quattro anni da quella di Benedetto XVI, sembra ancora permanere il monito sulla «necessità di non disperdere, ma di organizzare la speranza della città». Una città che malgrado i «suoi mali» non ha mai mancato di «essere presente a ogni tratto del nostro pellegrinaggio» e a cui la Chiesa di Napoli non può voltare le spalle. Primario, dunque, per la pastorale ordinaria sarà l’obiettivo del bene comune e della corresponsabilità di tutti nel compierlo, seguendo tre traiettorie: «l’ammaestramento del Concilio», gli orientamenti CEI per il decennio 2010-2020, Educare alla vita buona del Vangelo, e il piano pastorale diocesano, riqualificato e più «radicato nel servizio e nel territorio».

L’accesso nelle chiese

Consiglio Permanente della CEI
L'accesso alle chiese aperte al culto non può essere condizionato al pagamento di un biglietto di ingresso. Una Nota, approvata dal Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana, intende riaffermare tale principio, tipico della tradizione italiana, in virtù del quale l’apertura delle chiese è gratuita, in quanto luoghi dedicati primariamente alla preghiera comunitaria e personale. Questa regola vale sia per le chiese di proprietà di enti ecclesiastici che per quelle dello Stato, di altri enti pubblici e di soggetti privati. Si applica anche alle chiese di grande rilevanza storico-artistica, interessate da flussi notevoli di visitatori: è fondamentale, infatti, che il turista percepisca di essere accolto nel luogo sacro e, di conseguenza, si comporti in maniera adeguata e rispettosa. Il principio generale non impedisce che si possa esigere il pagamento di un biglietto per la visita a parti del complesso chiaramente distinte dalla chiesa, quali, per esempio, la cripta, il tesoro, il battistero, il campanile, il chiostro o una singola cappella. Vi sono, di fatto, in Italia chiese con ingresso a pagamento: si tratta, comunque, di eccezioni numericamente assai contenute, rispetto all’ingente patrimonio complessivo. Da un’indagine condotta lo scorso anno dalla CEI sull’intero territorio nazionale, risultano infatti solo 59 chiese per accedere alle quali viene chiesto il pagamento di un biglietto. Non è rara, invece, la scelta – a fronte di frotte di turisti – di contingentare il numero delle presenze, imponendo una turnazione al fine di assicurare la conservazione e la sicurezza del bene. (Presentazione a cura della CEI)

Il nuovo Messale inglese. La nuova traduzione delle quattro Preghiere eucaristiche del Messale

N. King
La nuova traduzione del Messale romano è già in uso dallo scorso novembre nei paesi di lingua inglese, dopo una contrastata elaborazione e non po che resistenze da parte di numerosi vescovi e teologi, contrari soprattutto a quelle scelte che hanno privilegiato un’aderenza formale e rigida all’originale latino, a scapito della comprensibilità e della scorrevolezza. Sedatesi ormai le polemiche e avviatasi la fase della recezione dal parte delle assemblee liturgiche, il biblista gesuita Nicholas King – docente di greco e di Nuovo Testamento all’Università di Oxford – coglie questo «momento propizio per fare il punto della situazione, sine ira et studio, e tentare una valutazione di alcune delle implicazioni, specialmente in riferimento all’importantissimo canone della mes sa». Concludendo che «la nuova ver sione, anche presa in sé, non è riuscitissima, ma la possiamo comunque assolvere dall’accusa di essere un tentativo sistematico di vanificare i passi avanti per la Chiesa compiuti dallo Spirito Santo nel concilio Vaticano II». Con qualche suggerimento per una futura revisione.

Perché è accaduto? Buddhisti e cristiani a un anno dal terremoto e dallo tsunami in Giappone

M. Levering; P. Milward
Le tragiche conseguenze del violento terremoto che si è abbattuto sul Nord-est del Giappone l’11 marzo 2011 hanno sollevato domande profonde. Un anno do po, due autori fortemente radicati nella vita e nella cultura giapponese riflettono sulle risposte che buddhisti e cristiani hanno dato alle domande di sen so suscitate dall’evento. Miriam Levering testimonia di un buddhismo che, pur diviso nelle interpretazioni, è stato concorde nella compassione e nel servizio alle vittime: seguendo la via «della bontà, che comprende la simpatia e della generosità, che comprende la compassione e il calore uma no», sarà possibile accettare «questa catastrofe ... come un mezzo che ci viene offerto per diventare grandi e crescere in umanità». Peter Milward mostra come la prospettiva cristiana si sforzi sempre di superare l’idea diffusa della «punizione divina », per cercare invece «la misericordia di Dio, che compare in filigrana, anche in quello che sembra un castigo». «“Dov’è Colui che sempre più distilla la deliziosa bontà? Egli è paziente”. È la lezione che dobbiamo trarre da questo tempo di sofferenza».

Perché è accaduto? Reazioni buddhiste

M. Levering
Le tragiche conseguenze del violento terremoto che si è abbattuto sul Nord-est del Giappone l’11 marzo 2011 hanno sollevato domande profonde. Un anno do po, due autori fortemente radicati nella vita e nella cultura giapponese riflettono sulle risposte che buddhisti e cristiani hanno dato alle domande di sen so suscitate dall’evento. Miriam Levering testimonia di un buddhismo che, pur diviso nelle interpretazioni, è stato concorde nella compassione e nel servizio alle vittime: seguendo la via «della bontà, che comprende la simpatia e della generosità, che comprende la compassione e il calore uma no», sarà possibile accettare «questa catastrofe ... come un mezzo che ci viene offerto per diventare grandi e crescere in umanità». Peter Milward mostra come la prospettiva cristiana si sforzi sempre di superare l’idea diffusa della «punizione divina », per cercare invece «la misericordia di Dio, che compare in filigrana, anche in quello che sembra un castigo». «“Dov’è Colui che sempre più distilla la deliziosa bontà? Egli è paziente”. È la lezione che dobbiamo trarre da questo tempo di sofferenza».