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Documenti, 5/2010

La giustizia di Dio. Messaggio per la Quaresima 2010

Benedetto XVI
«La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo (cf. Rm 3,21-22)» è l’affermazione paolina su cui si sviluppa il messaggio per la Quaresima 2010 di Benedetto XVI, presentato il 4 febbraio presso la Sala stampa vaticana. Il papa, partendo da un’analisi del termine «giustizia», indica la «tentazione permanente nell’uomo», cioè quella d’«individuare l’origine del male in una causa esteriore», non accorgendosi invece che «l’ingiustizia, frutto del male, non ha radici esclusivamente esterne», ma «ha origine nel cuore umano». «Convertirsi a Cristo», allora significa «uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza» e quindi desiderare ardentemente il suo perdono e la sua amicizia. Solo «grazie all’azione di Cristo, noi possiamo entrare nella giustizia “più grande”, che è quella dell’amore, la giustizia di chi si sente in ogni caso sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare». Alla luce di questa conversione, «il cristiano è spinto a contribuire a formare società giuste, dove tutti ricevono il necessario per vivere secondo la propria dignità di uomini e dove la giustizia è vivificata dall’amore».

Democrazia e Chiesa. Lectio magistralis del card. Tarcisio Bertone all'Università di Wroclaw

T. card. Bertone
«Anche nella struttura della Chiesa non mancano elementi… che la fanno respirare democraticamente», come l’uguaglianza dei suoi membri in forza del battesimo o la collegialità e la sinodalità come principi-motori della sua vita, e tuttavia «una Chiesa che riposi solamente sulle decisioni di una maggioranza diventa una Chiesa puramente umana, ridotta al livello di ciò che è fattibile e plausibile, …dove l’opinione sostituisce la fede». All’indomani della conferma pontificia nell’incarico di segretario di stato (cf. riquadro a p. 132), nonché del tentativo di alcuni mass-media di coinvolgerlo nella vicenda che portò a settembre alle dimissioni del direttore di Avvenire Dino Boffo (cf. riquadro a p. 000), il card. Bertone si è recato a Wroclaw, in Polonia, per ricevere dalla Pontificia facoltà teologica locale la laurea honoris causa, e ha pronunciato una lezione, dal titolo Democrazia e Chiesa, che risponde alla domanda «La Chiesa può diventare una democrazia?» sottolineando la dimensione della comunione come principio formale della vita ecclesiale e indicando il concetto di testimonianza come quello più capace di tradurre, in sede ecclesiale, quello di rappresentanza.

La conferma del papa

Benedetto XVI
Con questa lettera, firmata il 15 gennaio e resa pubblica il 21 (www.vatican.va), Benedetto XVI ha confermato il card. Tarcisio Bertone nell’incarico di segretario di stato, all’indomani del compimento da parte di quest’ultimo dei 75 anni (è nato infatti a Romano Canavese, in diocesi di Ivrea, il 2.12.1934).

Caso Boffo: la smentita

far data dagli ultimi giorni di gennaio 2010 sono comparse su alcuni organi di stampa italiani nuove ricostruzioni giornalistiche degli eventi che avevano condotto, il 3 settembre scorso, il direttore responsabile del quotidiano Avvenire Dino Boffo alle dimissioni (cf. Regno-att. 16,2009,513 e 22,2009,740). A tali ricostruzioni, che chiamavano in causa il direttore de L’Osservatore romano, Giovanni Maria Vian, e il segretario di stato, card. Bertone, la Segreteria di stato ha risposto il 9 febbraio col seguente comunicato (www.vatican.va), che le definisce false e prive di alcun fondamento. Lo stesso testo è stato ripreso da L’Osservatore romano il giorno 10 in prima pagina con questa premessa: «Il santo padre ha approvato il seguente comunicato e ne ha ordinato la pubblicazione».

Liturgia: riforma della riforma. Mons. G. Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie

G. Marini
«È ormai da alcuni anni che nella Chie sa, a più voci, si parla della necessità di un nuovo rinnovamento liturgico»: con queste chiare parole si conclude l’«Introduzione allo spirito della liturgia» che mons. Guido Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, ha tenuto il 14 novembre scorso al Corso per animatori della liturgia della sua ex diocesi di Genova, e ripetuto, salvo qualche adattamento al contesto, il 6 gennaio a un gruppo di sacerdoti di lingua inglese presente a Roma per l’anno sacerdotale (cf. Origins n. 32, 21.1.2010). Dopo aver analizzato alcuni aspetti delle celebrazioni liturgiche come l’orienta mento del celebrante, la partecipazione attiva dei fedeli nel canto gregoriano e nell’uso della lingua latina, mons. Marini dichiara l’odierna ne cessità di un movimento «che sia capace di operare una riforma della riforma, ovvero ancora un passo avanti nella comprensione dell’autentico spirito liturgico e della sua celebrazione; portando così a compimento quella riforma provvidenziale della liturgia che i padri conciliari avevano avviato, ma che non sempre, nell’attuazione pratica, ha trovato puntuale e felice realizzazione».

Liturgia: custodia e innovazione. Mons. P. Marini presso l'Università di Friborgo

P. Marini
«Desidero ringraziare i due sommi pontefici che ho avuto la grazia di servire come maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie»: conclude così mons. Piero Marini la conferenza pubblica tenuta presso la Facoltà di teologia di Friborgo (Svizzera) il 16 novembre scorso su «L’adattamento della liturgia papale alla riforma liturgica del concilio Vaticano II», dopo aver ricevuto la laurea honoris causa. Innanzitutto Giovanni Paolo II, «per aver sempre favorito lo sviluppo dell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche» e per aver «promosso … l’aggiornamento delle celebrazioni della liturgia papale» che «sono diventate per le Chiese particolari un punto di riferimento sicuro per riconoscere il volto della liturgia quale l’ha voluta il Concilio». Ha poi ringraziato anche Benedetto XVI che, appena eletto, lo ha riconfermato in un primo tempo nell’incarico: «Non potrò mai dimenticare l’emozione … provata durante lo svolgimento dei Riti di inizio del suo ministero petrino», che costituiscono «l’icona più completa e più riuscita che la liturgia ha dato della Chiesa dopo il concilio Vaticano II».

Per un paese solidale. Documento dell'Episcopato su Chiesa italiana e Mezzogiorno

Episcopato Italiano
Vent’anni dopo i vescovi italiani tornano a riflettere sul Mezzogiorno. Un testo breve, incisivo, non occasionale. Fortemente impegnato sul piano civile. «Ci rendiamo conto di trovarci in una congiuntura di radicali e incalzanti mutamenti. Molti di essi non saranno positivi per il Mezzogiorno, se esso non reagirà adeguatamente e non li trasformerà in opportunità. Potrebbero infatti acuirsi antiche debolezze, e approfondirsi limiti radicali, che rischiano di isolare il Mezzogiorno tagliandolo fuori dai grandi processi di sviluppo». Quello di oggi è un Sud differenziato nelle sue aree, provato nella speranza per i troppi appuntamenti mancati, ma non privo di luci. I vent’anni trascorsi dall’ultimo documento pastorale hanno fatto scomparire la «questione meridionale» come «questione nazionale». È questa una delle preoccupazioni maggiori dei vescovi, evidenziata sin dal titolo. Ma le risposte sociali e civili sono individuate in chiave europea e mediter ranea, oltre che nazionale. Mentre è alla condi visione ecclesiale, a un mo dello comunitario rinnovato dalle «risorse spirituali, morali e culturali» che il Vangelo fa germogliare, che i vescovi affidano il sostegno e la testimonianza della Chiesa per il Sud.

In cammino verso Reggio Calabria. Lettera sulla XLVI Settimana sociale dei cattolici italiani

Comitato scientifico e organizzatore Settimane sociali dei cattolici italiani
«Nel cammino di preparazione, la ricerca dei problemi cruciali si è trasformata anche in ricerca di soggetti sociali vitali, capaci di cooperare alla rigenerazione della polis... Il “pri mo” di questi soggetti… è la famiglia… Il tessuto della nostra società e della stessa comunità ecclesiale è tutt’ora reso forte da questa istituzione che, non senza difficoltà ed errori, corrobora l’umanità delle persone e genera relazioni forti e vere». Dopo la lettera-invito di aprile (cf. Regno-doc. 9,2009,271ss), in cui si definiva il compito della XLVI Settimana sociale (Reggio Calabria, 14-17.10.2010) e si faceva appello a un discernimento comune animato dallo sperare cristiano, il 5 febbraio il Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani presenta la Lettera di aggiornamento per un cammino di discernimento verso la XLVI Settimana sociale all’insegna del tema di quest’anno: «Cattolici nell’Italia di oggi: un’a genda di speranza per il futuro del paese». Il documento raccoglie il frutto dei contributi giunti fino a questo momento per mettere in comune quanto già raccolto e proseguire verso l’«Agenda». A giugno verrà reso pubblico il documento preparatorio.

Valori non negoziabili. Nota dottrinale del card. Caffarra e comunicato dei vescovi Emilia Romagna

C. card. Caffarra; I vescovi della regione Emilia Romagna
I «valori non negoziabili» – scrivono i vescovi dell’Emilia Romagna in un comunicato diffuso il 27 febbraio «in vista delle elezioni regionali» – costituiscono «l’orizzonte immutabile di ogni giudizio e di ogni impegno cristiano nella società… Perciò la coscienza cristiana rettamente formata non permette di favorire col proprio voto l’at tuazione di un programma politico o la promulgazione di leggi che non siano coe renti coi valori sopraddetti». Nell’elenco dettagliato di tale «comples so di beni» rientrano anche «l’accoglienza ai migranti nel rispetto della dignità della loro persona» (cf. riquadro a p. 172) e «la sacralità della famiglia naturale, fondata sul matrimonio», dalla cui «crisi di giudizio circa il suo bene» l’arcivescovo di Bologna, card. Caf farra, aveva preso le mosse per diffondere, il 13 febbraio, una ferma nota dottrinale intorno alla responsabilità che incombe allo stato di non equiparare in alcun modo il matrimonio tra un uomo e una donna alle unioni omosessuali. «È impossibile ritenersi cattolici se in un modo o nell’altro si riconosce il di ritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso», conclude la nota rivolgendosi alla coscienza dei cattolici della Chiesa di Bologna che rivestono responsabilità pubbliche.

Valori non negoziabili. Matrimonio e unioni omosessuali: Nota dottrinale del card. Caffarra

C. card. Caffarra
I «valori non negoziabili» – scrivono i vescovi dell’Emilia Romagna in un comunicato diffuso il 27 febbraio «in vista delle elezioni regionali» – costituiscono «l’orizzonte immutabile di ogni giudizio e di ogni impegno cristiano nella società… Perciò la coscienza cristiana rettamente formata non permette di favorire col proprio voto l’at tuazione di un programma politico o la promulgazione di leggi che non siano coe renti coi valori sopraddetti». Nell’elenco dettagliato di tale «comples so di beni» rientrano anche «l’accoglienza ai migranti nel rispetto della dignità della loro persona» (cf. riquadro a p. 172) e «la sacralità della famiglia naturale, fondata sul matrimonio», dalla cui «crisi di giudizio circa il suo bene» l’arcivescovo di Bologna, card. Caf farra, aveva preso le mosse per diffondere, il 13 febbraio, una ferma nota dottrinale intorno alla responsabilità che incombe allo stato di non equiparare in alcun modo il matrimonio tra un uomo e una donna alle unioni omosessuali. «È impossibile ritenersi cattolici se in un modo o nell’altro si riconosce il di ritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso», conclude la nota rivolgendosi alla coscienza dei cattolici della Chiesa di Bologna che rivestono responsabilità pubbliche.

Milano, la città in cui speriamo

Guerriglia tra immigrati»: sotto questo titolo, più o meno, l’opinione pubblica italiana ha registrato la rivolta scoppiata la sera del 13 febbraio scorso in via Padova, «centro di uno dei quartieri multietnici di Milano», a seguito dell’omicidio di un ragazzo egiziano. Il 16 febbraio, in parallelo a una riflessione diffusa dai preti delle comunità di via Padova e del decanato di Turro, la diocesi di Milano è intervenuta con un editoriale non firmato sul suo sito web ufficiale (www.chiesadimilano.it), assai fermo nell’individuare il centro del problema nel «degrado del tessuto civile del quartiere… non governato con lungimiranza». Sviluppando il concetto di integrazione, l’editoriale suggerisce tra l’altro di «promuovere un “esercito” di educatori, piuttosto che di militari», che si rivolga alle giovani generazioni. Ne riproduciamo alcuni stralci.

Valori non negoziabili. In vista delle elezioni regionali:Comunicato dei vescovi dell'Emilia Romagna

I vescovi della regione Emilia Romagna
I «valori non negoziabili» – scrivono i vescovi dell’Emilia Romagna in un comunicato diffuso il 27 febbraio «in vista delle elezioni regionali» – costituiscono «l’orizzonte immutabile di ogni giudizio e di ogni impegno cristiano nella società… Perciò la coscienza cristiana rettamente formata non permette di favorire col proprio voto l’at tuazione di un programma politico o la promulgazione di leggi che non siano coe renti coi valori sopraddetti». Nell’elenco dettagliato di tale «comples so di beni» rientrano anche «l’accoglienza ai migranti nel rispetto della dignità della loro persona» (cf. riquadro a p. 172) e «la sacralità della famiglia naturale, fondata sul matrimonio», dalla cui «crisi di giudizio circa il suo bene» l’arcivescovo di Bologna, card. Caf farra, aveva preso le mosse per diffondere, il 13 febbraio, una ferma nota dottrinale intorno alla responsabilità che incombe allo stato di non equiparare in alcun modo il matrimonio tra un uomo e una donna alle unioni omosessuali. «È impossibile ritenersi cattolici se in un modo o nell’altro si riconosce il di ritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso», conclude la nota rivolgendosi alla coscienza dei cattolici della Chiesa di Bologna che rivestono responsabilità pubbliche.

Vivere l'eucaristia in Asia. Federazione conferenze episcopali d'Asia - IX Assemblea (10-16.8.2009)

Federazione conferenze episcopali d'Asia
Dare un aiuto alle conferenze episcopali e alle diocesi cattoliche dell’Asia per «comprendere, celebrare e vivere meglio l’eucaristia nel contesto asiatico», in una chiave pastorale e con un’attenzione a cogliere gli elementi più capaci di sintonizzarsi con l’anima del continente. Questo lo scopo del documento finale della IX Assemblea plenaria della Federazione delle conferenze episcopali d’Asia (FABC) – tenutasi a Manila, Filippine, dal 10 al 16 agosto 2009 –, pubblicato a qualche mese di distanza lo scorso 27 gennaio con il titolo Vivere l’eu caristia in Asia (cf. Regno-att. 4,2010,75). La struttura della celebrazione eucaristica (ma limitatamente al solo rito la tino), è assunta come percorso teologicopastorale per fare sì che, se condo la circolarità metodologica vita-fedecelebrazione-vita, «il dinamismo dell’eucaristia diventi il ritmo della vita dei seguaci di Cristo». «Non dimentichiamo mai i sogni, le speranze e le sofferenze del nostro po po lo quando ci riuniamo per la celebrazione dell’eucaristia».

Risposta al Documento di Ravenna. Consulta teologica ortodossa-cattolica in Nord America

Consulta teologica ortodossa-cattolica in Nord America
Il Documento di Ravenna, cioè il testo approvato nell’ottobre 2007 dalla Commissione mista internazionale per il dialogo teologico fra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa nel suo insieme sul tema della conciliarità e dell’autorità, «cerca di ampliare la base dell’autorità, nella quale ogni battezzato esercita un’autorità propria del suo ordo nella Chiesa e ci invita a riflettere su questo punto: come primato e conciliarità sono interdipendenti, così sono anche i processi di ricezione e insegnamento». Tuttavia – osserva la Consulta teologica ortodossa-cattolica in Nord America, organismo di dialogo costituito nel 1965 dai vescovi ortodossi e cattolici degli Stati Uniti –, mentre ora la Com missione è passata a trattare il tema del primato della sede e del vescovo di Roma (cf. Regno-att. 20,2009,705), per un reale progresso del dialogo occorre evidenziare alcuni aspetti che il Documento di Ravenna non ha trattato o adeguatamente risolto: le conseguenze dell’autorità dei battezzati; la conciliarità nella Chiesa locale; lo statuto ecclesiologico delle conferenze episcopali; e infine «occorre ancora risolvere le questioni ecclesiologiche riguardo al reciproco riconoscimento».

Bartolomeo I: apologia del dialogo

Bartolomeo di Costantinopoli
Mentre la Chiesa ortodossa al livello più alto s’impegna sempre più a fondo nel dialogo ecumenico, al suo interno si vanno moltiplicando negli ultimi tempi i segnali di malessere e d’insofferenza verso il movimento ecumenico e più in generale verso ogni forma di confronto con il «mondo esterno». Per questo il 21 febbraio, prima domenica di Quaresima, ricorrenza in cui in Oriente si celebra la festa dell’ortodossia, il patriarca ecumenico Bartolomeo I insieme ad altri vescovi ha diffuso un’«enciclica patriarcale e sinodale» in difesa della ricerca dell’unità della Chiesa.

Regno Documenti 5 2010. La rivista completa

Redazione
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