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Documenti, 9/2005

Gratia copiosa et pax vobis!

Benedetto XVI, primo messaggio dopo l'elezione
«In questo momento non ho bisogno di presentare un programma di governo. Qualche tratto di ciò che io considero mio compito, ho già potuto esporlo nel mio messaggio di mercoledì 20 aprile». È stato lo stesso Benedetto XVI, durante l’omelia nella messa per l’inizio del suo ministero petrino (24.4.2005; cf. in questo numero alle pp. 196ss), ad accreditare dal punto di vista programmatico il messaggio da lui pronunciato in latino il 20 aprile al termine della concelebrazione eucaristica con i cardinali elettori, nella Cappella sistina, e che costituisce anche, in assoluto, il suo primo discorso ufficiale dopo l’elezione al soglio pontificio. In esso egli ha sottolineato cinque punti (cf. ampiamente Regno-att. 8,2005,217-218): la comunione collegiale che deve unire il papa e i vescovi, il concilio Vaticano II come bussola, l’eucaristia come fulcro della missione, l’ecumenismo come impegno primario, la volontà di proseguire il dialogo delle civiltà. Questi cinque punti risultano come incorniciati, sin dalla citazione d’apertura, dall’insistenza sulla figura della chiamata di Pietro e della relazione tra Cristo e Pietro: «Tu sei il Cristo! Tu sei Pietro! Mi sembra di rivivere la stessa scena evangelica (...). Se è enorme il peso della responsabilità che si riversa sulle mie povere spalle, è certamente smisurata la potenza divina su cui posso contare: “Tu sei Pietro”» (n. 2).

I due segni: il pallio e l'anello

Benedetto XVI, omelia alla messa d'inizio del ministero petrino
«Invece di esporre un programma io vorrei semplicemente cercare di commentare i due segni con cui viene rappresentata liturgicamente l’assunzione del ministero petrino». La spiegazione dell’imposizione del pallio e della consegna dell’anello del pescatore occupa quasi per intero l’omelia che Benedetto XVI ha pronunciato nel corso della messa celebrata domenica 24 aprile in piazza San Pietro «per l’inizio del ministero petrino del vescovo di Roma». Il pallio è l’immagine del giogo di Cristo, della volontà di Dio che il nuovo papa accoglie, e insieme il simbolo sia della missione del pastore che si carica sulle spalle l’umanità smarrita, sia di un Dio che si fa egli stesso agnello, che dà la vita per le pecore, che redime non con il potere ma con l’amore. E l’anello del pescatore significa che anche oggi viene detto alla Chiesa e ai vescovi di «prendere il largo nel mare della storia» e di gettare le reti: «portare gli uomini fuori dal mare salato di tutte le alienazioni verso la terra della vita, verso la luce di Dio».

Il testamento spirituale

Giovanni Paolo II
«Accettando già ora questa morte, spero che il Cristo mi dia la grazia per l’ultimo passaggio, cioè la [mia] Pasqua. Spero anche che la renda utile per questa più importante causa alla quale cerco di servire: la salvezza degli uomini, la salvaguardia della famiglia umana, e in essa di tutte le nazioni e dei popoli…, utile per le persone che in modo particolare mi ha affidato, per la questione della Chiesa, per la gloria dello stesso Dio». È una meditazione orante sul significato del proprio ministero il testamento di Giovanni Paolo II, steso dal papa Karol Wojtyla in lingua polacca a più riprese tra il 1979 e il 2000, nel corso degli annuali esercizi spirituali, e reso noto l’8 aprile 2005. Nel documento brillano con particolare intensità i riferimenti spirituali dell’affidamento mariano («totus tuus»), della missione provvidenziale di «introdurre la Chiesa nel terzo millennio» e della gratitudine per «il grande dono del concilio Vaticano II, al quale insieme con l’intera Chiesa – e soprattutto con l’intero episcopato – mi sento debitore».

Giovanni Paolo il Grande

Card. Angelo Sodano
A poche ore dalla morte di Giovanni Paolo II, il giorno successivo, la prima messa in suffragio del pontefice defunto viene celebrata dal card. segretario di stato Angelo Sodano. È il 3 aprile, domenica «in albis», ricorrenza nella quale per volontà di Giovanni Paolo II si celebra dal 2000 la solennità della divina Misericordia (al termine della celebrazione, il sostituto alla Segreteria di stato mons. Leonardo Sandri ha letto il messaggio di Giovanni Paolo II – l’ultimo – per il Regina coeli). Pubblichiamo il testo dell’omelia del card. Sodano (www.vatican.va).

Seguimi!

Il card. Ratzinger alle esequie di Giovanni Paolo II
«Possiamo essere sicuri che il nostro amato papa sta adesso alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice. Sì, ci benedica, santo padre. Noi affidiamo la tua cara anima alla madre di Dio, tua Madre, che ti ha guidato ogni giorno e ti guiderà adesso alla gloria eterna del suo Figlio, Gesù Cristo nostro Signore». Tra le molte frasi che hanno scandito, presso l’opinione pubblica, gli ultimi giorni del pontificato di Giovanni Paolo II e i 17 giorni di sede vacante, questa con cui il card. Ratzinger ha concluso l’omelia della messa esequiale dell’8 aprile 2005 occupa un posto centrale. Essa infatti ha certamente interpretato con speciale efficacia il sentimento popolare che ha accompagnato, sia nella città di Roma, sia in tutto il mondo in virtù dei mass media, le celebrazioni in morte di Giovanni Paolo II, sin dalla sera stessa del 2 aprile. Cf. anche, nello stesso senso, l’omelia del card. Sodano alla messa di domenica 3 aprile (nel riquadro a p. 201).

Pro eligendo romano pontifice

Omelia del card. J. Ratzinger
«Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero (...). Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi invece abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo». Le ultime parole pubbliche del card. Ratzinger prima di essere eletto papa, pronunciate nell’omelia della messa «pro eligendo romano pontifice» che ha preceduto, il 18 aprile 2005, l’ingresso dei cardinali elettori in conclave, hanno colpito gli osservatori di tutto il mondo per la nettezza con cui egli ha difeso dall’accusa di «fondamentalismo» coloro che hanno «una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa». Ritmata dai riferimenti alle letture appena proclamate, l’omelia del card. Ratzinger, che presiedeva la celebrazione in qualità di decano del Collegio cardinalizio, si è conclusa con un riferimento diretto al conclave imminente: «Il nostro ministero è un dono di Cristo agli uomini, per costruire il suo corpo, il mondo nuovo. Viviamo il nostro ministero così, come dono di Cristo agli uomini! Ma in questa ora, soprattutto, preghiamo con insistenza il Signore, perché dopo il grande dono di papa Giovanni Paolo II ci doni di nuovo un pastore secondo il suo cuore, un pastore che ci guidi alla conoscenza di Cristo, al suo amore, alla vera gioia. Amen».

In conclave

Red.
Pubblichiamo qui l’elenco dei 115 cardinali che il 18 aprile 2005 sono entrati in conclave per eleggere il successore di Giovanni Paolo II. L’elenco è compilato secondo il loro rispettivo ordine di precedenza (tra parentesi, la nazionalità). Avevano diritto al voto altri due cardinali: Jaime L. SIN (Filippine) e Adolfo Antonio SUÁREZ RIVERA (Messico), che però non hanno potuto partecipare al conclave per motivi di salute.

Se il chicco di grano non muore...

Via crucis 2005; meditazioni del card. Ratzinger
Per la prima volta in assenza di Giovanni Paolo II, costretto dal peggioramento delle condizioni di salute a seguire la Via crucis dalla cappella privata attraverso un collegamento video, il 25 marzo 2005 si è svolta la tradizionale celebrazione del Venerdì santo della Chiesa di Roma, al Colosseo. Il card. Camillo Ruini, pro-vicario del pontefice per la diocesi di Roma, ha presieduto la Via crucis. Ha letto un messaggio di Giovanni Paolo II: seguendo l’esempio di san Paolo (Col 1,2-4), afferma il papa, «offro anch’io le mie sofferenze, perché il disegno di Dio si compia e la sua parola cammini fra le genti. Sono a mia volta vicino a quanti, in questo momento, sono provati dalla sofferenza». Il card. Ruini ha poi portato la croce per le prime due e l’ultima stazione, quindi ha impartito la benedizione finale. La stesura delle meditazioni e delle preghiere, affidata ogni anno dal papa a personaggi illustri, appartenenti anche ad altre Chiese, si deve al card. Joseph Ratzinger, a quella data prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e decano del Collegio cardinalizio; un'eco particolare ha incontrato il passo che descrive la Chiesa come "una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti... La veste e il volto così sporchi della tua chiesa ci sgomentano".

L'Europa nella crisi delle culture

Card. Joseph Ratzinger
«La vera contrapposizione che caratterizza il mondo di oggi non è quella tra diverse culture religiose, ma quella tra la radicale emancipazione dell’uomo da Dio, dalle radici della vita, da una parte, e le grandi culture religiose dall’altra… Il relativismo, che costituisce il punto di partenza di tutto questo, diventa così un dogmatismo che si crede in possesso della definitiva conoscenza della ragione». Il card. Joseph Ratzinger ha sottoposto a una serrata critica la cultura illuministico-razionalista che plasma oggi l’Europa, nella conferenza su «L’Europa nella crisi delle culture» tenuta il 1° aprile 2005 a Subiaco, presso il monastero di Santa Scolastica, ricevendo il «Premio san Benedetto per la promozione della famiglia in Europa» in quella culla benedettina che ha contribuito a ispirare il suo nome come nuovo papa. «Il tentativo, portato all’estremo, di plasmare le cose umane facendo completamente a meno di Dio ci conduce sempre di più sull’orlo dell’abisso, verso l’accantonamento totale dell’uomo». Di qui una «proposta ai laici»: «Anche chi non riesce a trovare la via dell’accettazione di Dio dovrebbe comunque cercare di vivere e indirizzare la sua vita veluti si Deus daretur, come se Dio ci fosse… è il consiglio che vorremmo dare anche oggi ai nostri amici che non credono».

Joseph Ratzinger: cf. Regno

G. Mc.
Joseph Ratzinger: cf. Regno      Sono una cinquantina, compresi quelli riportati in questo numero, i testi a firma del futuro Benedetto XVI pubblicati nei fascicoli de Il Regno prima che egli venisse eletto papa, escludendo naturalmente i documenti di cui va considerato autore, in senso proprio, la Congregazione per la dottrina della fede.      Il primo di essi � sul n. 13 del...

Il vicario di Cristo

Card. Joseph Ratzinger
«Collegialità e primato sono strettamente connessi l’una all’altro... Non si sciolgono però l’uno nell’altra (e viceversa) in modo tale da dissolvere, in ultima analisi, la responsabilità personale a favore di organi anonimi. Proprio grazie alla loro inscindibilità rappresentano un servizio a quell’unità che potranno tanto più favorire quanto più resteranno fedeli alla configurazione impressa loro dalla teologia della croce». Data all’ottobre 1977, cioè pochi mesi dopo l’elezione del prof. Joseph Ratzinger, ordinario di teologia dogmatica a Ratisbona, ad arcivescovo di Monaco e Frisinga e successivamente cardinale, questa riflessione teologica sul tema del papato, pronunciata in un simposio scientifico organizzato a Roma dalla Katholische Akademie della Baviera (11-14.10.1977). Un forte accento è posto sul fondamento del primato petrino nel principio della responsabilità personale, strutturalmente intrinseco alla rivelazione cristiana, e sulla teologia del martirio e della croce che rappresentano la dimensione del vicariato di Cristo. Perciò «il papa continua a essere in termini personali il punto di riferimento d’una responsabilità sostenuta ed espressa di fronte al mondo in nome della parola della fede… in gioco è la ricerca d’una maggiore fedeltà a questa Parola. Egli rappresenta la sfida a lottare per l’unità e a farsi responsabilmente carico della mancanza d’unità».

Il mondo rurale che cambia

CEI - Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e
La globalizzazione, l’allargamento dell’Unione Europea, l’innovazione culturale e tecnologica, la nuova sensibilità ecologica, la trasformazione delle aziende hanno profondamente cambiato negli ultimi anni il rapporto tra l’uomo e la terra. Perciò, a oltre 30 anni dal precedente documento La Chiesa e il mondo rurale italiano (1973), la Commissione dei vescovi italiani per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace ha pubblicato il 28 aprile una nota pastorale dal titolo «Frutto della terra e del lavoro dell’uomo». Mondo rurale che cambia e Chiesa in Italia, indirizzata in particolare alle parrocchie rurali, per aggiornare le indicazioni pastorali in base agli orientamenti per il decennio. Lungi dall’essere una realtà arretrata e residuale, il mondo rurale appare invece alla luce della nota un importante crocevia di questioni sociali e culturali rilevanti, dal problema degli organismi geneticamente modificati, su cui si raccomanda cautela, alla tutela del territorio, all’accoglienza dei «neorurali», all’integrazione degli immigrati. Di fronte a tali sfide i vescovi invitano la parrocchia a «ritrovare il suo ruolo… rivisitando e recuperando, in vesti nuove e più efficaci, le tradizioni religiose del mondo rurale che offrono segni di coesione ed elementi d’identificazione delle comunità agricole».

Embrione, eugenetica, generazione

L. Eusebi
Le tecniche di fecondazione artificiale hanno posto al diritto la discussione sui criteri e le condizioni del procreare. Mentre un tempo si poteva «non affrontare» il tema, poiché «la procreazione era inscindibilmente connessa (…) alla relazionalità sessuale», oggi nonostante l’urgenza posta dall’estensione dei «contesti in cui risulta realizzabile l’inizio di una nuova vita individuale» la riflessione sui «requisiti di una generazione» degna dell’uomo è insufficiente. Il prof. Luciano Eusebi, docente di diritto penale alla Cattolica e membro del Comitato nazionale di bioetica affronta questi snodi al convegno organizzato dall’Istituto per la documentazione e gli studi legislativi il 31.1.2005 presso l’Accademia nazionale dei Lincei, intitolato «Procreazione assistita: problemi e prospettive». «Non si vede quale argomento razionale possa giustificare» in base ai «dati scientifici» e ai «principi giuridici costituzionali, – afferma Eusebi, guardando anche ai prossimi referendum abrogativi della legge 40 – «l’assunto secondo cui» a «una sequenza di sviluppo esistenziale umana» non «vada riconosciuto il diritto di poter procedere senza subire interventi lesivi». O ancora, perché chi perde le proprie facoltà psichiche e intellettive «a seguito di un incidente, e avesse solo qualche possibilità di recuperarle, andrebbe curato, mentre l’embrione, che lasciato vivere porterebbe a espressione tali capacità, sarebbe addirittura» da eliminare?

Referendum e Costituzione

E. Rossi
Secondo la dottrina costituzionale e le sentenze più recenti della Corte di cassazione, «chi si astiene non intende esprimere un voto sul quesito referendario, e non intende ottenere il risultato del mantenimento in vita della legge oggetto di referendum: semplicemente si astiene dal giudicare nel merito. Conseguentemente, la prevalenza delle astensioni nella consultazione referendaria non può produrre lo stesso effetto di mantenimento della legge in questione, ma rilancia la palla al legislatore, il quale è libero, sulla base delle proprie valutazioni di tipo politico, se mantenere così com’è la legge ovvero modificarla». È questa la conclusione cui giunge il professor Emanuele Rossi, docente di diritto pubblico presso la Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento «S. Anna» di Pisa, analizzando l’istituto del referendum in base alla recente dottrina in merito. Pertanto la «scelta del doppio no: al contenuto dei quesiti referendari e all’uso distorto del referendum in materia di fecondazione», così come proposto ad esempio dal comitato Scienza & vita (cf. Regno-doc. 5,2005,187), non porterebbe coerentemente a una figura di astensione rafforzata. Infatti, conclude l’autore, «astenersi non significa esprimere un “doppio no”, ma uno solo, quello relativo all’uso del referendum».

Il cristiano e le elezioni

Vescovi del Regno Unito
In vista delle elezioni politiche che si sono tenute in Gran Bretagna il 5 maggio, i vescovi di Inghilterra e Galles e di Scozia hanno pubblicato due messaggi, che qui presentiamo, sui temi fondamentali che gli elettori e in particolare i cattolici dovevano tenere in considerazione nel decidere a chi dare il proprio voto. Essi andavano dalla lotta alla povertà alle politiche di sviluppo per il Terzo mondo, dalla giustizia alla sanità fino al tema, il più recepito dai media, della vita e della sua tutela (cf. Regno-att. 6,2005,150). Il dibattito sui giornali si è in un primo tempo concentrato sulla domanda se la Chiesa cattolica appoggiasse i conservatori, condividendone la proposta di restringere i termini di legge entro i quali effettuare un aborto (cf. qui a p. 246 la replica ufficiale del card. Murphy O’Connor). E anche in Scozia i giornali hanno dato spazio al tema. Poi si è allargato al ripensamento dell’aborto in generale, anche grazie a un intervento del primate della Chiesa d’Inghilterra, il rev. Rowan Williams, sul Sunday Times (cf. qui a p. 247) a partire da un caso giudiziario inerente un aborto tardivo.

Messaggio dei vescovi d'Inghilterra e Galles

Vescovi d'Inghilterra e Galles
In vista delle elezioni politiche che si sono tenute in Gran Bretagna il 5 maggio, i vescovi di Inghilterra e Galles e di Scozia hanno pubblicato due messaggi, che qui presentiamo, sui temi fondamentali che gli elettori e in particolare i cattolici dovevano tenere in considerazione nel decidere a chi dare il proprio voto. Essi andavano dalla lotta alla povertà alle politiche di sviluppo per il Terzo mondo, dalla giustizia alla sanità fino al tema, il più recepito dai media, della vita e della sua tutela (cf. Regno-att. 6,2005,150). Il dibattito sui giornali si è in un primo tempo concentrato sulla domanda se la Chiesa cattolica appoggiasse i conservatori, condividendone la proposta di restringere i termini di legge entro i quali effettuare un aborto (cf. qui a p. 246 la replica ufficiale del card. Murphy O’Connor). E anche in Scozia i giornali hanno dato spazio al tema. Poi si è allargato al ripensamento dell’aborto in generale, anche grazie a un intervento del primate della Chiesa d’Inghilterra, il rev. Rowan Williams, sul Sunday Times (cf. qui a p. 247) a partire da un caso giudiziario inerente un aborto tardivo.

Precisazione

Card. Murphy O'Connor
In seguito alla pubblicazione il 14 marzo del documento pre-elettorale dei vescovi d’Inghilterra e Galles (cf. qui a p. 245), che ha coinciso con l’uscita su un settimanale laico delle interviste sulle posizioni politiche dei tre principali candidati alle elezioni, il 15 alcuni titoli di quotidiani lasciavano intendere che il card. Cormac Murphy O’Connor, arcivescovo di Westminster, appoggiasse il Partito conservatore (cf. anche Regno-att. 6,2005,150). Ecco la sua smentita ufficiale (www.rcdow.org.uk, 15.3.2005).

Ripensare l'aborto

R. Williams
A seguito del dibattito apertosi in Inghilterra sul tema dell’aborto sia a motivo del messaggio pre-elettorale dei vescovi cattolici (cf. qui a p. 245) sia di un caso giudiziario su un aborto tardivo sollevato da una donna pastore anglicana, l’arcivescovo di Canterbury è intervenuto sul Sunday Times del 20 marzo scorso. Egli ha sostenuto che il tema sulla liceità dell’aborto non può esaurirsi nelle appartenenze partitiche ma necessita un doveroso ripensamento complessivo in quanto questione di enorme interesse pubblico (www.timesonline.co.uk).

Dichiarazione sulle elezioni

Vescovi scozzesi
In vista delle elezioni politiche che si sono tenute in Gran Bretagna il 5 maggio, i vescovi di Inghilterra e Galles e di Scozia hanno pubblicato due messaggi, che qui presentiamo, sui temi fondamentali che gli elettori e in particolare i cattolici dovevano tenere in considerazione dovendo decidere a chi dare il proprio voto. Essi andavano dalla lotta alla povertà alle politiche di sviluppo per il Terzo mondo, dalla giustizia alla sanità nonché il tema, il più recepito dai media, della vita e della sua tutela (cf. Regno-att. 6,2005,150). Il dibattito sui giornali si è in un primo tempo stretto attorno alla domanda se la Chiesa cattolica appoggiasse i conservatori essendo entrambi d’accordo sulla proposta di restringere i termini di legge entro i quali effettuare un aborto (cf. qui a p. 246 la replica ufficiale del card. Murphy O’Connor). E anche in Scozia i giornali hanno dato spazio al tema. Poi si è allargato al tema del ripensamento dell’aborto in generale, anche grazie a un intervento del primate della Chiesa d’Inghilterra, il rev. Rowan Williams, sul Sunday Times (cf. qui a p. 247) a partire da un caso giudiziario inerente un aborto tardivo.

Elementi di valutazione

COMECE sul Trattato per l'Europa
La Commissione degli episcopati della Comunità Europea (COMECE) ha reso pubblici l’11 marzo i suoi Elementi di valutazione sul Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa, firmato il 29 ottobre 2004 a Roma. La COMECE ha seguito il dibattito costituzionale in tutte le sue fasi, offrendo ora la sua analisi del Trattato per approfondirne la conoscenza. Una particolare attenzione, oltre che alle importanti novità istituzionali che dovranno agevolare la prassi della politica europea, è dedicata al ruolo delle Chiese e delle religioni europee. Pur rammaricandosi per la mancata «menzione esplicita di Dio o del cristianesimo», la COMECE riconosce che «l’eredità religiosa dell’Europa costituisce fonte di ispirazione per l’intero Trattato costituzionale», che «la libertà religiosa nella sua dimensione corporativa, il dialogo fra le Chiese e l’Unione e la tutela dello statuto delle Chiese negli stati membri sono stati introdotti nel Trattato costituzionale» e che «i primi articoli introducono valori e obiettivi che sono in accordo con l’antropologia cristiana». Nel futuro bisognerà «monitorare in modo preciso lo sviluppo e l’applicazione del Trattato costituzionale».