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Documenti, 15/2003

Esortazione apostolica post-sinodale: Ecclesia in Europa

Giovanni Paolo II
«Dall’Assemblea sinodale è emersa, chiara e appassionata, la certezza che la Chiesa ha da offrire all’Europa il bene più prezioso, che nessun altro può darle: è la fede in Gesù Cristo, fonte della speranza che non delude» (n. 18). La centralità del «Vangelo della speranza», insieme alla severa e realistica percezione della situazione pastorale nel continente e al consenso al processo politico di unificazione, caratterizzano l’esortazione apostolica Ecclesia in Europa «su Gesù Cristo vivente nella sua Chiesa, sorgente di speranza per l’Europa», che chiude il processo sinodale della II Assemblea speciale per l’Europa del Sinodo dei vescovi (Roma, 1-23 ottobre 1999). È stata firmata e resa pubblica il 28 giugno scorso, con una conferenza stampa e una celebrazione in San Pietro. Il lungo tempo intercorso tra la celebrazione del Sinodo e la pubblicazione di questo documento è compensato dall’opportunità, che il documento coglie, di inserirsi nell’ultima stagione della discussione relativa al Trattato costituzionale dell’Unione Europea: «Nel processo di integrazione del continente è di capitale importanza tenere conto che l’unione non avrà consistenza se fosse ridotta alle sole dimensioni geografiche ed economiche, ma deve innanzitutto consistere in una concordia dei valori da esprimersi nel diritto e nella vita» (n. 110). Opuscolo, EDB, Bologna 2003.

Riconoscimento delle unioni omosessuali

Congregazione per la dottrina della fede
Le Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali stese dalla Congregazione per la dottrina delle fede e rese note il 3 giugno scorso «non contengono nuovi elementi dottrinali, ma intendono richiamare i punti essenziali» di tale questione. Dopo un breve excursus sull’insegnamento della Chiesa su famiglia e matrimonio, il documento chiede in particolare ai politici cattolici «di opporsi in forma chiara e incisiva», ricorrendo se necessario «al diritto all’obiezione di coscienza», a tutte le forme di riconoscimento giuridico che portino a equiparare le unioni omosessuali alla famiglia eterosessuale. Poiché infatti «le leggi civili sono principi strutturanti la vita dell’uomo in seno alla società, per il bene o per il male» e «svolgono un ruolo molto importante nel promuovere una mentalità e un costume», non si deve concedere alle unioni omosessuali «una specifica attenzione da parte dell’ordinamento giuridico». Per ciò che riguarda invece i diritti personali e di cittadinanza delle persone omosessuali conviventi, «per tutelare situazioni giuridiche di reciproco interesse» è sufficiente «il diritto comune». Originale: stampa (4.8.2003) da sito Internet: www.vatican.va.

Davanti alla croce

S.P. O'Malley, arcivescovo di Boston
«Il modo in cui trattiamo l’attuale crisi nella nostra Chiesa potrà aiutarci a definire i cattolici del futuro. Se non scapperemo dalla croce della sofferenza e dell’umiliazione, se rimarremo fermi in quello che siamo e in quello per cui siamo, se lavoreremo assieme, gerarchia, preti, religiosi e laici, per vivere la nostra fede e adempiere la nostra missione, saremo una Chiesa più forte e più santa». L’arcidiocesi di Boston è stata e rimane il centro simbolico della crisi di credibilità che lo scorso anno ha investito la Chiesa cattolica negli Stati Uniti a seguito delle rivelazioni di violenze sessuali ai danni di minori compiute nel recente passato da un certo numero di sacerdoti: dall’esplosione del caso col processo all’ex sacerdote John Geoghan, al precipitare della crisi finanziaria della diocesi, alle dimissioni dell’arcivescovo in carica, card. Bernard Law (cf. Regno-att. 2,2003,45), fino all’assassinio in carcere di Geoghan, lo scorso 23 agosto, per mano di un altro detenuto. Appare particolarmente consapevole di questa centralità, e insieme intrisa di speranza evangelica verso il futuro, l’omelia che il nuovo arcivescovo Seán Patrick O’Malley, cappuccino, nominato da Giovanni Paolo II il 1. luglio 2003, ha pronunciato alla messa d’insediamento, il 30 luglio. Originale: stampa (26.8.2003) da sito Internet: www.rcab.org. Traduzione dall’inglese e sottotitoli della redazione.

Celebrazioni interreligiose

Vescovi tedeschi
Il moltiplicarsi delle celebrazioni interreligiose ha spinto_la Conferenza episcopale tedesca ad approntare questi «orientamenti», resi pubblici lo scorso gennaio. «Lo spirito del nostro tempo offre un’occasione di incontro senza precedenti nella storia, alla quale la Chiesa ha spalancato le porte... Ora si tratta di utilizzare questa opportunità con grande speranza, valutando lucidamente tutte le difficoltà che essa presenta». La cura di evitare ogni sospetto di sincretismo e relativismo motiva il richiamo alla storia, spesso travagliata, del rapporto del cristianesimo con le altre fedi, in particolare con ebrei e musulmani, distinguendo i diversi livelli di dialogo (della carità e della preghiera). Il dialogo «presuppone necessariamente la parità e il riconoscimento della “pari dignità personale delle parti”, ma non l’uguaglianza delle dottrine e delle persone dei fondatori. Inoltre esso richiede la capacità di autocritica e di interrogazione critica della controparte, a livello sia pratico, sia dottrinale». Il modello proposto è la preghiera delle religioni per la pace ad Assisi. Non si prega assieme, ma si è insieme per pregare. Ogni gruppo religioso è responsabile del proprio contributo, «disposto a tollerare le peculiarità dell’altra religione che non riesce a comprendere», capace di rinunciare agli elementi problematici per gli altri partecipanti. La celebrazione interreligiosa «non è il luogo in cui cercare di convertire l’altro o intavolare discussioni, bensì il luogo in cui si esprime il comune orientamento verso l’unico Dio e la comune sollecitudine per la salvezza degli uomini». In appendice: le indicazioni pratiche, le fonti e la bibliografia. Originale: stampa (10.7.2003) da sito Internet: www.dbk.de. Nostra traduzione dal tedesco.

Il suicidio assistito

Vescovi cattolici di Inghilterra e Galles
Il 6 giugno scorso, a Londra (Regno Unito), la Camera dei Lord ha discusso in seconda lettura un disegno di legge riguardante il suicidio assistito – The Patient (Assisted Dying) Bill –, avendo esso a parere dei Lord sufficienti garanzie a salvaguardia dei diritti dei pazienti vulnerabili. Il progetto è stato approvato in linea di massima ed esso torna ora all’esame della Commissione parlamentare congiunta sui diritti umani, dalla quale proveniva. La questione del «suicidio assistito» aveva avuto la sua massima risonanza in Inghilterra nel 2002 con il caso di Dianne Pretty, la giovane donna affetta da una grave e irreversibile patologia neuromotoria, morta nel maggio dello stesso anno. Ella si era rivolta al procuratore generale prima, e all’Alta Corte, poi, per ottenere la non punibilità per il marito qualora l’avesse aiutata a suicidarsi. Entrambi gli organismi avevano rifiutato anche in appello la sua richiesta. Nell’aprile del 2002 si era quindi rivolta alla Corte europea di Strasburgo che aveva anch’essa ribadito la linea dei giudici inglesi. Dall’ampio dibattito che si è sviluppato a partire dal caso Pretty riportiamo, per parte cattolica, due testi a firma di mons. Peter Smith, arcivescovo di Cardiff e presidente della competente commissione episcopale: la Lettera aperta ai membri cattolici della Camera dei Lord (25.5.2003) in vista della discussione parlamentare del 6 giugno, e l’articolata Dichiarazione che egli aveva pronunciato davanti alla Camera dei Lord nei primi mesi del 2002 a nome di tutto l’episcopato cattolico. Originale: stampa (28.7.2003) da sito Internet: www.catholic-ew.org.uk; traduzioni dall’inglese e sottotitoli redazionali.

L'idolo dell'odio

C.M. Martini
Il monito biblico del «non fabbricarti idoli», che attraversa tutta la Bibbia dalla Genesi all’Apocalisse, è comune alle tre grandi religioni monoteiste ed è «anche un precetto segreto che risuona nel cuore di ogni persona umana». Esso è pure una delle possibili chiavi di lettura dell’attuale conflitto tra israeliani e palestinesi, afferma il card. Carlo Maria Martini, di ritorno da Gerusalemme. Dopo l’attentato del 19 agosto e le dimissioni del premier palestinese Abu Mazen (7 settembre) tale lettura trova ulteriore triste conferma. Gli idoli – afferma il cardinale – «schiavizzano e accecano. Infatti come dice tante volte la Bibbia, chi adora gli idoli diviene schiavo degli idoli, anche di quelli invisibili: non può più sottrarsi ad esempio alla spirale perversa della vendetta e della ritorsione. E chi è schiavo dell’idolo diventa cieco riguardo al volto umano dell’altro», al dolore dell’altro, non ne fa memoria. Secondo Martini «premessa di ogni futura politica di pace» è quindi fare «memoria della sofferenza dell’altro, dell’estraneo e persino del nemico». Infatti «se ciascun popolo guarderà solo al proprio dolore, allora prevarrà sempre la ragione del risentimento, della rappresaglia, della vendetta». Originale: Corriere della Sera 27.8.2003, 1 e 13.

Il muro di separazione

I patriarchi e i capi delle Chiese che sono in Gerusalemme
Lo scorso 26 agosto, i dieci capi delle Chiese cristiane di Gerusalemme hanno sottoscritto questa dichiarazione (che pubblichiamo in una nostra traduzione dall’inglese) a proposito del «muro» di circa 350 chilometri che il governo israeliano sta costruendo attorno ai territori palestinesi, con finalità di difesa dagli attacchi terroristici. I firmatari sono Michel Sabbah (patriarca latino), Torkom II (patriarca armeno), Giulio Battistelli (custode di Terra santa), Anba Abraham (arcivescovo copto), Swerios Malki Murad (arcivescovo siro), Abba Cuostos (arcivescovo etiope), Riah Abu El-Assal (arcivescovo anglicano), Munib A. Younan (vescovo evangelico-luterano), Mtanious Haddad (esarca greco-cattolico) e Butros Malki (vescovo siro-cattolico).

Teologia della creazione

W. Pannenberg
«La teologia cristiana non potrà essere indifferente rispetto a come le scienze naturali descrivano questo mondo e se ciò avvenga in sintonia con la fede in Dio quale creatore di questo mondo». In occasione dell’incontro su «Teologie della creazione e scienze della natura. Vie per un dialogo in prospettiva interreligiosa», tenutosi presso l’Istituto trentino di cultura il 28-29.5.2003, il prof. Wolfhart Pannenberg ripercorre la storia del rapporto tra la fede nella creazione e le diverse teorie filosofiche e scientifiche succedutesi nel tempo, evidenziando analogie e differenze, punti di contatto e contrasti. «L’attuale dottrina teologica della creazione deve fare un uso corrispondente della attuali conoscenze sul mondo», orientandosi ai dati biblici senza tuttavia fissarsi su concezioni ormai superate; la sfida odierna è proprio quella di utilizzare concetti mutuati dalla fisica e dalla cosmologia per descrivere come Dio «abbia creato l’universo, le stelle e la terra, le piante e gli animali fino all’uomo». Originale: stampa da supporto magnetico in nostro possesso.

Capitolo delle colpe

Card. Michele Pellegrino
Pessimista, impaziente, superficiale, presuntuoso, bastian contrario. Appare assai severo l’esame di coscienza che il card. Michele Pellegrino, arcivescovo di Torino dal 1965 al 1977, ha redatto nel 1981, e che rappresenta il suo ultimo e incompiuto lavoro, pubblicato postumo (1986) a puntate sul settimanale diocesano Il nostro tempo. Lo riproponiamo nell’anno centenario della nascita, giacché in realtà si tratta, come spiega A. Parola in un recente volume (cf. sotto), di uno sguardo autobiografico «non guidato da un ordine cronologico ma dalla volontà di confessare pubblicamente il senso di gratitudine verso le persone incontrate sul suo cammino». Il tono lieve, colloquiale, sostanzialmente sereno di questo testo, nasconde sottolineature di stampo sapienziale, oltre che elementi preziosi per la storia della Chiesa contemporanea. «Pur essendo sostanzialmente un'introduzione a quello che doveva essere un racconto esteso di una vita consacrata al servizio di Dio e degli uomini, questo scritto contiene alcuni tratti peculiari della personalità di padre Pellegrino, della sua visione della Chiesa e della sua concezione del ministero». A. Parola, Michele Pellegrino. Gli anni giovanili, Primalpe, Cuneo 2003, pp. 115-137. Eventuali copie del volume possono essere richieste all’editrice scrivendo in via Carlo Emanuele 15, 12100 Cuneo, o telefonando allo 0171692565.