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Documenti, 3/2001

Novo millennio ineunte

Giovanni Paolo II al termine del grande giubileo
"Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo". Con la lettera Novo millennio ineunte, indirizzata "all'episcopato, al clero e ai fedeli al termine del grande giubileo dell'anno duemila" e firmata in San Pietro il 6 gennaio 2001, Giovanni Paolo II addita alla Chiesa il prossimo percorso, dopo la celebrazione dell'anno santo. Il documento, pensato come un trittico, focalizza la centralità della figura di Cristo ("Un volto da contemplare"), e fissa lateralmente da una parte la memoria del giubileo ("L’incontro con Cristo, eredità del grande giubileo"), ripercorrendone con gioia e gratitudine i momenti salienti, e dall’altra la novità del tempo inaugurato dal giubileo ("Ripartire da Cristo" e "Testimoni dell’amore"). Lo caratterizza la ripresa di due temi: la centralità delle Chiese locali e lo sviluppo della collegialità, entrambi declinati a partire dalla necessità di "promuovere una spiritualità della comunione". Al tema del giubileo appena concluso, Regno-att. 2,2001 ha dedicato lo "studio del mese. L'Osservatore romano 8-9.1.2001, inserto tabloid.

Con nuovo slancio

Alla curia romana
A giubileo quasi concluso, nell’annuale udienza ai cardinali, alla famiglia pontificia, alla curia e alla prelatura romana per la presentazione degli auguri natalizi (21.12.2000), Giovanni Paolo II rammemora i "frutti spirituali" dell’"anno di grazia" del 2000. Se per tutta la curia è stato luogo "di intensa esperienza di fede", per il papa stesso "è stato... un momento in cui ho avvertito più forte la presenza di Cristo". "Tra qualche giorno la Porta santa si chiude, ma più che mai resta spalancata la porta viva che è Cristo stesso... Nel mondo dello spirito non si danno pause!". Nel ringraziare dei doni spirituali ricevuti durante l’anno santo, il papa fa anche appello alla "responsabilità di corrispondervi in modo adeguato": "La curia romana dev'essere, pertanto, un luogo in cui si respira santità. Un luogo a cui devono essere profondamente estranei la competizione e il carrierismo, in cui deve vigere solo l'amore per Cristo, manifestato nella gioia della comunione e del servizio". A distanza di poche settimane, due annunci relativi al prossimo concistoro che aggiungerà agli attuali 44 nuovi cardinali (cf. riquadro a p. 87). L’Osservatore romano 22.12.2001, 4-5.

Il nuovo collegio cardinalizio

G. Mc.
IL NUOVO COLLEGIO CARDINALIZIO Il nuovo Collegio cardinalizio Domenica 21 gennaio 2001, durante l'Angelus, Giovanni Paolo II ha annunciato: "Il 21 febbraio prossimo, vigilia della festa della Cattedra di San Pietro, terrò un concistoro nel quale, derogando ancora una volta al limite numerico stabilito dal papa Paolo VI e da me confermato nella costituzione apostolica Universi...

Salviamo l'uomo

Giovanni Paolo II al corpo diplomatico
"Il soffio dell’anno santo appena terminato e i diversi "giubilei" che hanno radunato e motivato uomini e donne di tutte le razze, di tutte le età e di tutte le condizioni, hanno mostrato, se ve ne era bisogno, che la coscienza morale è ancora ben viva e che Dio abita il cuore dell’uomo". La grazia del giubileo – suggerisce Giovanni Paolo II ai diplomatici accreditati presso la Santa Sede, nel tradizionale incontro di presentazione degli auguri per il nuovo anno (13.1.2001) – rafforza la fiducia nell’efficacia degli sforzi diplomatici in favore dell’intesa e della cooperazione tra i popoli. Tra gli ambiti che rimangono problematici e richiedono applicazione instancabile compare, oltre ai più consueti scenari geo-politici quali l’Africa – con i conflitti dell’Algeria, del Sudan e dei Grandi laghi – e l’America del Sud, la questione più radicale intorno al rispetto della natura e della vita umana, il germe più profondo che accomuna e affratella gli uomini: "Sì, in questo inizio di millennio, salviamo l'uomo! Salviamolo tutti insieme! Spetta ai responsabili delle società proteggere la specie umana, facendo sì che la scienza sia al servizio della persona, che l'uomo non sia un oggetto da sezionare, da comperarsi o vendersi, che le leggi non siano mai condizionate dal mercantilismo o dalle rivendicazioni egoiste di gruppi minoritari". L’Osservatore romano 14.1.2001, 7-8.

Il dono della guarigione

Congregazione per la dottrina della fede
La preghiera che implora il riacquisto della salute è un’esperienza presente in ogni epoca della Chiesa. Nuovo è invece il moltiplicarsi di riunioni di preghiera e persino celebrazioni liturgiche, con lo scopo di ottenere da Dio la guarigione. "In diversi casi, non del tutto sporadici, vi si proclama l'esistenza di avvenute guarigioni, destando in questo modo delle attese dello stesso fenomeno in altre simili riunioni. In questo contesto si fa appello, alle volte, a un preteso carisma di guarigione". Per consentire ai vescovi diocesani di meglio "guidare i fedeli in questa materia, favorendo ciò che vi sia di buono e correggendo ciò che sia da evitare", la Congregazione per la dottrina della fede ha emanato e diffuso il 23 novembre 2000 un’Istruzione circa le preghiere per ottenere da Dio la guarigione; a un’ampia parte sulle fondazioni dottrinali della cura pastorale della Chiesa verso i malati seguono dieci articoli di disposizioni disciplinari. Al vescovo è riconosciuto il diritto di emanare norme proprie, di impedire alcune celebrazioni per giusta causa, di vigilare sull’eco mediatica di tali manifestazioni. Cf. Regno-att. 22,2000,733. L’Osservatore romano 24.11.2000. 7.

L'eredità di Abramo

Card. J. Ratzinger
"È evidente che il dialogo di noi cristiani con gli ebrei si colloca su un piano diverso rispetto a quello con le altre religioni. La fede testimoniata nella Bibbia degli ebrei, l’Antico Testamento dei cristiani, per noi non è un’altra religione, ma il fondamento della nostra fede". In un articolo apparso in prima pagina de L'Osservatore romano alla fine di dicembre col titolo "L'eredità di Abramo dono di Natale", il card. Ratzinger descrive in termini di "dono" e di "eredità" la singolare relazione che intercorre tra la fede di Israele e la fede della Chiesa. A fronte della "riconoscenza" dovuta dai cristiani agli ebrei, il testo non minimizza le difficoltà che storicamente tale relazione ha vissuto fino a culminare nella Shoah: "non si può negare che una certa insufficiente resistenza da parte di cristiani a queste atrocità si spiega con l’eredità antigiudaica presente nell’anima di non pochi cristiani". Ma la "drammaticità di quest’ultima tragedia" ha portato come effetto la "nuova visione della relazione tra Chiesa e Israele" sviluppata a partire dal Vaticano II, la "sincera volontà di superare ogni tipo di antigiudaismo". L’Osservatore romano 29.12.2000, 1.

Partire da Ismaele

Card. M. Cè
Un "reale impegno organico ed efficace di integrazione, sulla scorta di una rete di reciproci diritti e doveri", come presupposto di "una rete di rapporti in cui ogni fede dia il meglio di sé per il bene spirituale e temporale di tutti, particolarmente in vista della costruzione di un futuro di pace: è la speranza con cui il patriarca di Venezia, card. Marco Cè, guarda alle relazioni tra cristiani e musulmani, particolarmente in Italia, a partire dalla narrazione biblica a proposito di Abramo, Agar e Ismaele. La relazione, dal titolo "E Ismaele si rifugiò nel deserto…", è stata pronunciata il 9 novembre scorso ai giornalisti dei settimanali cattolici riuniti a Venezia per il convegno: "L’Islam tra noi. Dalle paure al confronto", e ai partecipanti alla celebrazioni per i 25 anni di Gente Veneta e i 20 anni di Radiocarpini San Marco. Originale: stampa da supporto magnetico in nostro possesso. Sottotitoli redazionali.

Lo straniero nella Scrittura

Card. C.M. Martini
I dati dell'Antico Testamento sulla figura dello straniero, i principi teologici del Nuovo Testamento sull'accoglienza dello straniero e le difficoltà e la gradualità di un cammino di integrazione nelle nostre odierne società sono i tre momenti dell'intervento La figura dello straniero nella Scrittura che il card. Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, ha tenuto il 19 gennaio scorso, al convegno "Integrazione e integralismi. La via del dialogo è possibile?" organizzato dal decanato di Cesano Maderno. La domanda di partenza, "quali radici bibliche, quali nostre radici spirituali, religiose e culturali ci permettono di andare oltre la paura e oltre l'emotività di fronte alla presenza degli stranieri?", si riflette in quella conclusiva: "nel confronto che siamo tenuti ad avere con le altre culture e religioni, quanto ancora abbiamo della forza evangelizzatrice dei primi cristiani?". Originale: stampa (2.2.2001) da sito Internet: www.diocesi.milano.it.

Islam e cristianesimo

Vescovi dell'Emilia Romagna
"L'attenzione consapevole alla realtà islamica" va posta oggi "tra i temi non trascurabili della nostra realtà ecclesiale". È quanto ha fatto il card. Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna, intervenendo in più occasioni, negli ultimi mesi, sulla questione delle difficoltà di integrazione degli immigrati di religione musulmana in Italia, che egli addebita alle incompatibilità tra l'islam e la "nostra civiltà" (cf. Regno-doc. 17,2000,544ss). Gli arcivescovi e i vescovi dell'Emilia Romagna gli si sono affiancati chiedendo a don Davide Righi (teologo, incaricato diocesano per l'ecumenismo) la stesura di "una lucida e sintetica esposizione sull'argomento" e pubblicandola a fine novembre nell'opuscolo Islam e cristianesimo, preceduta dalla presentazione a loro firma che qui riportiamo. La preoccupazione maggiore dei presuli della regione rimane non tanto quella della "concorrenza" tra islam e cristianesimo, ma quella della "sostanziale intolleranza religiosa" di quest'ultimo, "quale è ampiamente documentata per molti paesi". Opuscolo, EDB, Bologna 2000, 5-9.

Orientati dal giubileo

CEI - Consiglio permanente
L’anno santo appena concluso è stato al centro dei lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana (Roma, 22-25.1.2001), come appare dal comunicato finale, per più di una ragione: in primo luogo, perché la Chiesa italiana e in particolare la diocesi di Roma hanno svolto un ruolo importante, in rapporto alle Chiese sorelle d’Europa e del mondo, che ne hanno apprezzato "l’accoglienza generosa, il genuino spirito di fede, la fraternità ecclesiale"; in secondo luogo, perché è stato dato rilevante spazio alla riflessione sulla lettera apostolica Novo millennio ineunte (cf. in questo numero a p. 73), che "appare particolarmente appropriata all’attuale cammino della Chiesa in Italia, laddove lo stesso Giovanni Paolo II rinnova il suo appello alla nuova evangelizzazione e a una nuova missionarietà". La coincidenza di questa riflessione con la discussione della seconda bozza degli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio (cf. Regno-doc. 13,2000,415 e 15,2000,489; Regno-att. 12,2000,361 e 20,2000,707) e "la forte sintonia tra la bozza degli Orientamenti e la lettera apostolica [hanno] fatto maturare tra i vescovi la scelta di un documento breve che... possa tracciare alcune precise linee di impegno pastorale". Stampa da supporto magnetico in nostro possesso.

Testo applicativo sui matrimoni misti

Valdesi-metodisti-cattolici
Causa, in passato, "di forti contrasti tra le due Chiese, ma anche motivo di sofferenza per le famiglie coinvolte", i matrimoni misti "possono oggi essere visti nel loro aspetto positivo per l’apporto che possono dare al movimento ecumenico, specialmente quando ambedue i coniugi sono fedeli alla vocazione cristiana nella loro Chiesa". I motivi che avevano condotto cattolici, valdesi e metodisti alla sottoscrizione, nel 1997, di un Testo comune per un indirizzo pastorale dei matrimoni tra cattolici e valdesi o metodisti (Regno-doc. 13,1997,428ss), sono ribaditi nell'Introduzione di questo Testo applicativo. Firmato solennemente a Torre Pellice il 25 agosto scorso da mons. Ablondi e da Maria Sbaffi Girardet, presidenti delle rispettive commissioni cattolica e valdese-metodista incaricate della redazione delle norme applicative, il documento è frutto di due anni e mezzo di lavoro e consta di otto capitoli, alcuni di impianto prevalentemente giuridico, altri con un certo impatto pastorale (cf. il c. V sui "Matrimoni misti interconfessionali in forma civile", cioè celebrati davanti all'ufficiale di stato civile ma "con il consenso della Chiesa cattolica", e dunque "validi" e "sacramento"). Il Testo applicativo si rivolge alle comunità locali, in particolare ai parroci e ai pastori; la pubblicazione sul Notiziario CEI, sul finire del 2000, ne ha avviato la diffusione presso le diocesi italiane (cf. riquadro a p. 109). Notiziario CEI n. 10, 31.10.2000, 368-385.

L'abuso di sostanze oggi

Vescovi d'Inghilterra e Galles
In che modo la Chiesa e i credenti possono e devono farsi carico del problema dilagante della dipendenza da sostanze di abuso (non solo le droghe in senso stretto, quindi, ma anche l'alcol, gli eccitanti di ultima generazione, le anfetamine, gli anabolizzanti e altri farmaci)? Occorre sapersi affiancare alle strutture istituzionali preposte, agendo soprattutto a livello educativo e preventivo. Ma occorre soprattutto conoscere il problema da vicino, senza negarlo o ignorarlo, per saper dare consigli e risposte concrete alle persone affette da qualche forma di dipendenza e a chi vive accanto a loro. Questo ampio documento, L'abuso di sostanze oggi. Una riflessione cattolica, è frutto di un gruppo di lavoro multidisciplinare incaricato dal Comitato per gli affari sociali della Conferenza episcopale inglese ed è stato diffuso lo scorso novembre (cf. Regno-att. 22,2000,739). Vi si esaminano le cause sociali e psicologiche all'origine delle varie forme di dipendenza, senza dimenticare il contesto economico e culturale che induce molte persone, in diversi modi e con diversi ruoli, ad alimentare il mercato illecito delle droghe, per non parlare dei risvolti criminali e dei danni inferti alla società da soggetti non più in grado di intendere e di volere. Un'ampia parte del documento prende in esame alcuni metodi riabilitativi che fanno leva sul recupero della dimensione spirituale delle persone affette da dipendenza. Catholic Bishops' Conference of England and Wales - Social Welfare Committee, Substance Misuse Today: A Catholic Reflection, Catholic Bishops Conference of England and Wales, Londra 2000 (nostra traduzione dall'inglese).

Le Chiese nei paesi in transizione

Pastorales Forum di Vienna
Al termine dell’indagine sociologica e dell’analisi pastorale sulla situazione delle Chiese nei paesi in transizione dell’Europa (centro-)orientale legata al progetto Aufbruch (cf. Regno-att. 4,2000,73ss; cf. anche Ispirazione cristiana, causa dell'Europa, supplemento a Regno-att. 2,2001, pp. 36ss) il "Pastorales Forum" di Vienna ha elaborato una serie di tesi che hanno innervato la discussione al Simposium tenutosi presso la Katholischen Akademie di Berlino dal 31 gennaio al 2 febbraio scorsi. Tre le sezioni del documento: ambito delle scienze sociali; riposizionamento della Chiesa nel mutato contesto socio-culturale dei vari paesi; riconfigurazione della comunità ecclesiale in riferimento alle condizioni ambientali odierne di annuncio del Vangelo. Tra i temi maggiori da sottolineare: l’idea di un’"evangelizzazione di nuova qualità"; la qualità dialogica e non apologetica del confronto tra identità cattolica e realtà culturale e politica; il recupero dell’esperienza di vita cristiana fatta nelle Chiese clandestine durante il comunismo; l’esigenza comune a clero e laici di una formazione seria e duratura. Centrale la riaffermazione dell’autonomia e l’ancoramento alla realtà locale con cui le Chiese dei paesi in via di transizione devono mettere in atto la recezione del Vaticano II: un percorso pastorale capace di ricadute anche verso "Occidente". Originale: stampa da supporto magnetico in nostro possesso. Nostra traduzione dal tedesco.