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Documenti, 1/2016

Vinci l'indifferenza e conquista la pace

Messaggio per la celebrazione della XLIX Giornata mondiale della pace

Francesco
Non solo la «globalizzazione dell’indifferenza», ma anche «la speranza nella capacità dell’uomo, con la grazia di Dio, di superare il male e non abbandonarsi alla rassegnazione» sono i temi al centro del messaggio per la XLIX Giornata mondiale della pace (1.1.2016), intitolato «Vinci l’indifferenza e conquista la pace», e diffuso l’8 dicembre scorso. Quest’anno il pontefice ha dedicato particolare attenzione all’indifferenza, uno dei temi ricorrenti della sua predicazione, facendo un elenco di alcune forme tipiche in cui essa si manifesta nella società umana. La prima è quella «verso Dio, dalla quale scaturisce anche l’indifferenza verso il prossimo e verso il creato», che a sua volta «assume l’aspetto dell’inerzia e del disimpegno». Riconosciuti i diversi volti di questo fenomeno, Francesco fa appello a una capacità, quella dell’uomo di vincere il male con il bene, che può superare l’indifferenza radicata in molti ambiti della società. Per custodire questa speranza, il papa sottolinea come anche l’uomo sia chiamato «a fare dell’amore, della compassione, della misericordia e della solidarietà un vero programma di vita, uno stile di comportamento nelle nostre relazioni gli uni con gli altri», rispondendo all’appello di Gesù a essere misericordiosi come il Padre.

Le virtù necessarie

Presentazione degli auguri natalizi ai cardinali e superiori della curia romana

Francesco
Dalle «malattie curiali» alle «virtù necessarie». Un anno dopo il «catalogo delle malattie curiali», con il quale nel 2014 papa Bergoglio volle contrassegnare il suo incontro con la curia romana per lo scambio degli auguri natalizi, il 21 dicembre 2015, nella stessa occasione, il papa ha invece letto un «non esaustivo “catalogo delle virtù necessarie” per chi presta servizio in curia e per tutti coloro che vogliono rendere feconda la loro consacrazione o il loro servizio alla Chiesa», un elenco che parte da un’analisi acrostica della parola «misericordia». Nel contesto dell’Anno santo della misericordia, infatti, è parso opportuno a Francesco offrire ai capi dicastero e ai superiori «un sussidio pratico per poter vivere fruttuosamente questo tempo di grazia», invitandoli lungo quest’anno «ad approfondirlo, ad arricchirlo e a completarlo», affinché la misericordia «sia la nostra guida e il nostro faro».

La grave emergenza migratoria

Discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede

Francesco
Momento propizio per «riflettere sulla situazione di questo nostro mondo, benedetto e amato da Dio, eppure travagliato e afflitto da tanti mali» è stato – l’11 gennaio – il consueto appuntamento del papa con il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno. Inserito in pieno nel Giubileo straordinario, aperto l’8 dicembre 2015, il discorso di Francesco si è incentrato sulla misericordia. Il papa ha così ricostruito il «filo conduttore» della misericordia, che ha guidato le visite apostoliche nel corso dell’anno passato. Ripercorrendo tali tappe e il recente Sinodo dei vescovi, il papa ha poi richiamato «l’importanza della famiglia, che è la prima e più importante scuola di misericordia, nella quale si impara a scoprire il volto amorevole di Dio e dove la nostra umanità cresce e si sviluppa». Infine, ma non ultimo, Francesco si è soffermato a riflettere sulla grave emergenza migratoria, constatando quanto sia doloroso che «spesso questi migranti non rientrano nei sistemi internazionali di protezione in base agli accordi internazionali». E con riferimento al primo vertice umanitario mondiale, convocato nel maggio prossimo dalle Nazioni Unite, il papa ha auspicato che «possa riuscire (…) nel suo intento di mettere la persona umana e la sua dignità al cuore di ogni risposta umanitaria».

Ebrei e cristiani, fratelli e collaboratori

Visita al Tempio maggiore di Roma

Francesco
«I cristiani, per comprendere sé stessi, non possono non fare riferimento alle radici ebraiche, e la Chiesa, pur professando la salvezza attraverso la fede in Cristo, riconosce l’irrevocabilità dell’antica alleanza e l’amore costante e fedele di Dio per Israele». Nella Giornata del dialogo tra cattolici ed ebrei, il 17 gennaio, papa Francesco si è recato per la prima volta da quando è papa in visita al Tempio maggiore degli ebrei a Roma. Nell’occasione, oltre a fare riferimento ai suoi predecessori Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che visitarono la sinagoga rispettivamente nel 1986 e nel 2010, Francesco ha ricordato il 50º anniversario della dichiarazione Nostra aetate del concilio Vaticano II, che ha reso possibile il dialogo sistematico tra la Chiesa cattolica e l’ebraismo, e il recente documento «Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili» (Rm 11,29). Riflessioni su questioni teologiche attinenti alle relazioni cattolico-ebraiche in occasione del 50° anniversario di Nostra aetate (n. 4), presentato dalla Commissione vaticana per i rapporti con l’ebraismo lo scorso 10 dicembre (Regno-doc. 28,2015,6; Regno-att. 11,2015,723). E ha raccomandato un ulteriore approfondimento delle questioni teologiche insieme a uno sviluppo della collaborazione umanitaria.

Partenariato tra ebrei e cristiani

25 rabbini ortodossi
Il 3 dicembre, poco prima della pubblicazione del documento «Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili» (Rm 11,29). Riflessioni su questioni teologiche attinenti alle relazioni cattolico-ebraiche in occasione del 50° anniversario di Nostra aetate (n. 4) della Commissione vaticana per i rapporti con l’ebraismo (Regno-doc. 28,2015,6; Regno-att. 11,2015,723), 25 rabbini ortodossi hanno reso nota una dichiarazione sul cristianesimo dal titolo Fare la volontà del nostro Padre in cielo: verso un partenariato tra ebrei e cristiani (To do the will of our Father in Heaven: toward a partnership between Jews and Christians, in www.cjcuc.com; traduzione italiana su L’Osservatore romano 11.12.2015, 6).

Un nuovo catecumenato per il matrimonio

Al tribunale della Rota romana nell'inaugurazione dell'anno giudiziario

Francesco
«Non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione». Incontrando, il 22 gennaio scorso, il tribunale della Rota romana in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, Francesco ha ribadito alcuni aspetti del magistero della Chiesa su matrimonio e famiglia, mentre è acceso in Italia il dibattito sulle unioni civili per le coppie omosessuali, in concomitanza con la discussione in Senato del disegno di legge n. 14 «Cirinnà» sulla disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili, ed è in programma un nuovo «Family Day» in piazza San Giovanni in Laterano a Roma il 30 gennaio. «La famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo, appartiene al “sogno” di Dio e della sua Chiesa per la salvezza dell’umanità», ha dichiarato il papa, richiamando l’«irrinunciabile verità del matrimonio secondo il disegno di Dio». Ma dichiarando l’ideale – il «sogno» di Dio –, Francesco ha contemporaneamente fatto appello ai responsabili dei processi matrimoniali perché tengano sempre presente che «quanti, per libera scelta o per infelici circostanze della vita, vivono in uno stato oggettivo di errore, continuano a essere oggetto dell’amore misericordioso di Cristo e perciò della Chiesa stessa». E ha auspicato, richiamando il recente Sinodo sulla famiglia, una sorta di «nuovo catecumenato» in preparazione al matrimonio.

Agenda Documenti

Agenda documenti30 dicembre 2015. Appello di Francesco al vertice di Davos. «Non dimenticate i poveri»: è l’appello rivolto dal papa ai partecipanti all’annuale vertice di Davos promosso dal Forum economico mondiale dal 20 al 23 gennaio. In un messaggio inviato al presidente esecutivo della fondazione, Francesco ricorda che l’uomo deve guidare lo sviluppo tecnologico e invoca nuovi modelli imprenditoriali...

Dopo Firenze

Prolusione al Consiglio permanente della CEI

Card. Angelo Bagnasco
Aprendo il 25 gennaio il Consiglio episcopale permanente (Roma, 25-27.1.2016; il Comunicato finale è in questo numero a p. 31), il primo dopo il V Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, il presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI) e arcivescovo di Genova card. Angelo Bagnasco ha introdotto i lavori con una rapida carrellata sulle principali questioni che si pongono all’attenzione della Chiesa italiana, nella prospettiva della seconda parte del decennio dedicato all’educazione: il «dopo»-Convegno di Firenze, rispetto al quale il cardinale presidente raccoglie i quattro temi di missionarietà, famiglia, scuola e cattedra dei poveri; l’anno della misericordia; le emergenze del lavoro (e della sua mancanza) e della povertà in crescita nel paese; il robusto impegno nell’accoglienza degli immigrati, dove la Chiesa cattolica nelle sue diverse realtà è in prima linea. E la questione della famiglia, al centro del dibattito pubblico nei giorni della discussione in Senato del disegno di legge n. 14 «Cirinnà» sulla disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili, e a pochi giorni dalla manifestazione del «Family Day» a Roma (30 gennaio): «Sogniamo un “Paese a dimensione familiare”, dove il rispetto per tutti sia stile di vita, e i diritti di ciascuno vengano garantiti su piani diversi secondo giustizia».

A difesa della famiglia

Comunicato finale

Consiglio permanente della CEI
Dopo la prolusione del presidente dei vescovi italiani, card. Angelo Bagnasco (in questo numero a p. 26), nel dibattito che si è svolto nel Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana (CEI) – composto dal presidente, dai tre vicepresidenti, dal segretario mons. Nunzio Galantino e dai 25 vescovi tra presidenti delle Conferenze episcopali regionali e presidenti delle varie commissioni – «si è espressa la consapevolezza della missione ecclesiale di dover annunciare il vangelo del matrimonio e della famiglia, difendendo l’identità della sua figura naturale, i cui tratti sono recepiti nella stessa Carta costituzionale. L’equiparazione in corso tra matrimonio e unioni civili – con l’introduzione di un’alternativa alla famiglia – è stata affrontata all’interno della più ampia preoccupazione per la mutazione culturale che attraversa l’Occidente», come si esprime il Comunicato finale, pubblicato il 29 gennaio, nel pieno del dibattito pubblico sul disegno di legge n. 14 «Cirinnà» sulla disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili, e il giorno prima della manifestazione del «Family Day» a Roma. Svoltosi a Roma dal 25 al 27 gennaio 2016, il Consiglio permanente ha avviato anche un processo di riordino delle diocesi, che era una delle prime richieste che aveva fatto papa Francesco alla CEI (cf. Regno-att. 10,2013,266) in ordine a una riduzione del loro numero.

Salvaguardare la famiglia uomo-donna

Vescovi del Triveneto
Nell’ambito del pubblico dibattito sul riconoscimento delle unioni civili tra coppie omosessuali e sull’equiparazione di queste ultime al matrimonio tra uomo e donna, in corso in Italia in concomitanza con la discussione in Senato del disegno di legge n. 14 «Cirinnà» sulla disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili, anche i vescovi del Triveneto si sono espressi con una dichiarazione pubblicata il 23 gennaio (www.cet.chiesacattolica.it).

Eterna è la sua misericordia

Lettera pastorale per l'Anno giubilare della misericordia

Mons. Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine
«Aderendo con profonda convinzione alla decisione del santo padre, anche noi, Chiesa di Udine, dedicheremo l’anno pastorale 2015-16 alla riscoperta della misericordia di Dio, che splende sul volto di Gesù e che ogni discepolo del Vangelo è chiamato a imitare: “Siate misericordiosi come il Padre vostro che è nei cieli” (Lc 6,36)». Nella sua ottava lettera pastorale, presentata lo scorso 8 settembre e intitolata Eterna è la sua misericordia (Sal 136). Per vivere l’Anno della misericordia, mons. Andrea Bruno Mazzocato, vescovo di Udine, intende dedicare l’anno pastorale 2015-16 alla riscoperta della misericordia di Dio. L’invito, rivolto all’intera diocesi e alle comunità cristiane in occasione del Giubileo straordinario della misericordia, è di vivere «sia personalmente che comunitariamente questo anno santo» attraverso la raccomandazione di «cinque vie»: la meditazione, l’accoglimento e la testimonianza personale e comunitaria della misericordia di Cristo, unitamente al ricordo particolare del 40° anniversario del terremoto del Friuli (6.5.1976). Centrale in questo itinerario è la figura del buon samaritano, che rappresenta l’immagine stessa della misericordia e della compassione di Gesù verso il prossimo. «Abbiamo bisogno di tanti buoni samaritani che mostrino ai fratelli i sentimenti dell’unico buon Samaritano; che vivano il comandamento di Gesù: “Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso”».

Le violenze sessuali su minori e adulti vulnerabili

Lettera pastorale

Mons. Juan Antonio Reig Pla, vescovo di Alcalà de Henares
«Sappiamo che la violenza sessuale è soprattutto un abuso di potere; un abuso di potere nell’ambito sessuale, che è il più intimo e sensibile; trasformare l’autorità spirituale – che è un servizio – in potere dispotico è un’arma di distruzione delle persone, per la Chiesa e per la società». S’intitola A difesa della vita: sulle violenze sessuali su minori e adulti vulnerabili la lettera pastorale pubblicata l’11 marzo 2015 da mons. Juan Antonio Reig Pla, vescovo di Alcalá de Henares (nella comunità autonoma di Madrid in Spagna). L’intento è di applicare alla diocesi quanto chiesto da papa Francesco nella Lettera di un anno fa circa la Pontificia commissione per la tutela dei minori, organismo vaticano istituito nel 2014, che proprio in questi giorni ha concluso a Roma la propria riunione annuale e ha annunciato che alla prossima assemblea plenaria saranno presentati un rapporto e alcune raccomandazioni e sarà anche attivato un sito web per condividere le buone norme per la tutela dei minori nel mondo. Tra le sottolineature più forti, nella linea di «tolleranza zero» assunta dal documento: la tutela della Chiesa dev’essere rivolta tanto ai minori quanto agli adulti vulnerabili; la rilevanza sociale e non solo privata del problema; il rischio del clericalismo; la necessità di «smontare… qualsiasi rete o struttura di corruzione intraecclesiale».

Preghiera comune per commemorare la Riforma nel 2017

Gruppo di lavoro liturgico della Commissione luterano-cattolica sull'unità
«In questa commemorazione ecumenica particolare e unica, il ringraziamento e il rammarico, la gioia e il pentimento impregnano il canto e la preghiera mentre commemoriamo i doni della Riforma e chiediamo perdono per la divisione che abbiamo perpetuato». Il sussidio Preghiera comune. Dal conflitto alla comunione. Commemorazione comune luterano-cattolica della Riforma nel 2017, preparato dal Gruppo di lavoro liturgico della Commissione luterano-cattolica per l’unità e pubblicato l’11 gennaio a Ginevra dai vertici della Federazione luterana mondiale (il segretario generale Martin Junge) e del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (il presidente card. Kurt Koch), è basato sul documento Dal conflitto alla comunione. La commemorazione comune luterana-cattolica della Riforma nel 2017, che la stessa Commissione ha firmato nel 2013 (in versione italiana ufficiale pubblicato come supplemento a Il Regno-documenti 11/2013). La pubblicazione del sussidio liturgico – che dal documento del 2013 raccoglie gli elementi fondamentali del ringraziamento, del pentimento e dei 5 impegni comuni – è stata accompagnata da una lettera, nella quale il rev. Junge e il card. Koch invitano le conferenze episcopali cattoliche e i vescovi luterani in tutto il mondo a tenere preghiere ecumeniche in preparazione delle commemorazioni per i 500 anni della Riforma nel 2017.