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Documenti, 7/2014

Si è fatto povero per arricchirci. Messaggio per la Quaresima e discorso al clero di Roma

Francesco
«Che cosa dice oggi a noi l’invito a una vita povera in senso evangelico?». Inizia così il messaggio del papa in occasione della Quaresima, datato 26 dicembre 2013 e intitolato Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà (cf. 2 Cor 8,9). Al cuore della riflessione una distinzione fondamentale per la fede cristiana: se la povertà è lo «stile di Dio, (...) il suo modo di amarci, il suo farsi prossimo a noi come il buon samaritano», la miseria – in tutte le sue forme – «non coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza». L’invito «a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle» è per il cristiano partecipazione alla misericordia divina, un tema che Francesco ha riproposto nell’incontro con il clero della diocesi di Roma. «Il prete è uomo di misericordia e di compassione, vicino alla sua gente (…). Chiunque si trovi ferito nella propria vita, in qualsiasi modo, può trovare in lui attenzione e ascolto». E in un esame di coscienza ha domandato ai suoi preti: «Conoscete le ferite dei vostri parrocchiani? Siete vicini a loro? (…) Tu piangi? O abbiamo perso le lacrime?».

Povertà, non miseria. Messaggio per la Quaresima 2014

Francesco
«Che cosa dice oggi a noi l’invito a una vita povera in senso evangelico?». Inizia così il messaggio del papa in occasione della Quaresima, datato 26 dicembre 2013 e intitolato Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà (cf. 2 Cor 8,9). Al cuore della riflessione una distinzione fondamentale per la fede cristiana: se la povertà è lo «stile di Dio, (...) il suo modo di amarci, il suo farsi prossimo a noi come il buon samaritano», la miseria – in tutte le sue forme – «non coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza». L’invito «a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle» è per il cristiano partecipazione alla misericordia divina, un tema che Francesco ha riproposto nell’incontro con il clero della diocesi di Roma. «Il prete è uomo di misericordia e di compassione, vicino alla sua gente (…). Chiunque si trovi ferito nella propria vita, in qualsiasi modo, può trovare in lui attenzione e ascolto». E in un esame di coscienza ha domandato ai suoi preti: «Conoscete le ferite dei vostri parrocchiani? Siete vicini a loro? (…) Tu piangi? O abbiamo perso le lacrime?».

Messaggio al World Economic Forum

Francesco
In occasione dell’apertura del 44° incontro annuale del WorldEconomic Forum, svoltosi a Davos-Klosters (Svizzera) tra il 22 e il 25 gennaio scorsi, papa Francesco ha inviato un messaggio – che porta la data del 17 gennaio – al prof. Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del Forum, di cui è stato latore il card. Turkson, presidente del Pontificio consiglio della giustizia e della pace. Lo pubblichiamo di seguito (www.vatican.va).

Il tempo della misericordia. Incontro con il clero della diocesi di Roma

Francesco
«Che cosa dice oggi a noi l’invito a una vita povera in senso evangelico?». Inizia così il messaggio del papa in occasione della Quaresima, datato 26 dicembre 2013 e intitolato Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà (cf. 2 Cor 8,9). Al cuore della riflessione una distinzione fondamentale per la fede cristiana: se la povertà è lo «stile di Dio, (...) il suo modo di amarci, il suo farsi prossimo a noi come il buon samaritano», la miseria – in tutte le sue forme – «non coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza». L’invito «a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle» è per il cristiano partecipazione alla misericordia divina, un tema che Francesco ha riproposto nell’incontro con il clero della diocesi di Roma. «Il prete è uomo di misericordia e di compassione, vicino alla sua gente (…). Chiunque si trovi ferito nella propria vita, in qualsiasi modo, può trovare in lui attenzione e ascolto». E in un esame di coscienza ha domandato ai suoi preti: «Conoscete le ferite dei vostri parrocchiani? Siete vicini a loro? (…) Tu piangi? O abbiamo perso le lacrime?».

Agli uomini e alle donne mafiosi

Francesco
Lo scorso 21 marzo, nella chiesa di San Gregorio VII in Roma, il papa ha incontrato i partecipanti alla veglia di preghiera promossa dalla Fondazione Libera in occasione della XIX Giornata della memoria e dell’impegno, in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Al saluto di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, è seguita la lettura dei nomi di 842 vittime delle mafie. Dopo la proclamazione del brano evangelico delle Beatitudini, papa Francesco ha rivolto ai presenti le parole che riportiamo di seguito (www.vatican.va).

Nuove regole per la finanza e l'economia

Francesco
Le due lettere apostoliche motu proprio emanate da papa Francesco il 15 novembre 2013 – per riformare la struttura dell’Autorità di informazione finanziaria (AIF) e approvarne il nuovo Statuto –, e il 24 febbraio 2014 – Fidelis dispensator et prudens, per istituire la nuova struttura di coordinamento per gli affari economici e amministrativi – proseguono l’impegno della Santa Sede a ricercare trasparenza e giustizia nella gestione della finanza e dell’economia. Le modifiche introdotte dal papa riguardano in particolare l’istituzione di tre istanze: una nuova Segreteria per l’economia, della quale è stato nominato prefetto l’arcivescovo di Sydney, card. George Pell; un nuovo Consiglio per l’economia, composto da otto cardinali o vescovi e sette esperti laici con competenze finanziarie e riconosciuta professionalità (i cui nomi sono stati anticipati da un comunicato della Sala stampa vaticana dell’8 marzo 2014: spicca la presidenza assegnata all’arcivescovo di Monaco, card. Reinhard Marx); un revisore generale.

Nuovo statuto dell'AIF

Francesco
Le due lettere apostoliche motu proprio emanate da papa Francesco il 15 novembre 2013 – per riformare la struttura dell’Autorità di informazione finanziaria (AIF) e approvarne il nuovo Statuto –, e il 24 febbraio 2014 – Fidelis dispensator et prudens, per istituire la nuova struttura di coordinamento per gli affari economici e amministrativi – proseguono l’impegno della Santa Sede a ricercare trasparenza e giustizia nella gestione della finanza e dell’economia. Le modifiche introdotte dal papa riguardano in particolare l’istituzione di tre istanze: una nuova Segreteria per l’economia, della quale è stato nominato prefetto l’arcivescovo di Sydney, card. George Pell; un nuovo Consiglio per l’economia, composto da otto cardinali o vescovi e sette esperti laici con competenze finanziarie e riconosciuta professionalità (i cui nomi sono stati anticipati da un comunicato della Sala stampa vaticana dell’8 marzo 2014: spicca la presidenza assegnata all’arcivescovo di Monaco, card. Reinhard Marx); un revisore generale.

Nuova struttura di coordinamento per gli affar economici e amministrativi della Santa Sede

Francesco
Le due lettere apostoliche motu proprio emanate da papa Francesco il 15 novembre 2013 – per riformare la struttura dell’Autorità di informazione finanziaria (AIF) e approvarne il nuovo Statuto –, e il 24 febbraio 2014 – Fidelis dispensator et prudens, per istituire la nuova struttura di coordinamento per gli affari economici e amministrativi – proseguono l’impegno della Santa Sede a ricercare trasparenza e giustizia nella gestione della finanza e dell’economia. Le modifiche introdotte dal papa riguardano in particolare l’istituzione di tre istanze: una nuova Segreteria per l’economia, della quale è stato nominato prefetto l’arcivescovo di Sydney, card. George Pell; un nuovo Consiglio per l’economia, composto da otto cardinali o vescovi e sette esperti laici con competenze finanziarie e riconosciuta professionalità (i cui nomi sono stati anticipati da un comunicato della Sala stampa vaticana dell’8 marzo 2014: spicca la presidenza assegnata all’arcivescovo di Monaco, card. Reinhard Marx); un revisore generale.

Con amaro sbigottimento. Lettera circolare ai Frati francescani dell'Immacolata

P. Fidenzio Volpi
«Con amaro sbigottimento ho preso atto di disobbedienze e intralci alla mia azione, di atteggiamenti di sospetto e di critica verso la Chiesa». Con queste parole p. Fidenzio Volpi, commissario apostolico per i Francescani dell’Immacolata, si è rivolto ai membri dell’Istituto in una lettera circolare datata 8 dicembre 2013. Nella stessa – in origine riservata, ma fatta trapelare – egli traccia un quadro grave della vita interna e parla dell’opposizione, «più o meno esplicita e virulenta», incontrata nei primi mesi del suo incarico. Riscontra la «mancanza in tanti di libertà e responsabilità di pensiero e di azione»; il «“terrore reverenziale” verso le autorità deposte»; il trasferimento della «disponibilità di beni mobili e immobili a fedeli laici, noti figli spirituali e familiari del fondatore ». Inoltre, l’interesse «spasmodico » e sgarbato di alcuni media («soprattutto diversi siti Internet») per la vicenda, scrive Volpi, testimonia come l’Istituto sia in realtà divenuto «il campo di battaglia per una lotta tra correnti curiali e soprattutto il luogo di opposizioni al nuovo pontificato». Chiudono la lettera alcune severe disposizioni disciplinari.

Educare al dialogo interculturale

Congregazione per l'educazione cattolica
La composizione multiculturale delle nostre società impone oggi a chi si occupa di educazione una sfida centrale in vista del futuro: «Rendere possibile la convivenza fra la diversità delle espressioni culturali e promuovere un dialogo che favorisca una società pacifica». Della questione si occupa il nuovo documento curato dalla Congregazione per l’educazione cattolica – Educare al dialogo interculturale nella scuola cattolica. Vivere insieme per una civiltà dell’amore – presentato lo scorso 19 dicembre nella Sala stampa vaticana. Il documento, che porta non casualmente la data del 28 ottobre 2013, 48° anniversario delladichiarazione conciliare sull’educazione cattolica, «raccoglie l’esperienza e la riflessione di molte persone e dà solidi fondamenti evangelici, teologici e filosofici, alla pratica del dialogo interculturale » – ha rilevato il segretario della Congregazione, mons. Zani –, e va considerato «come una tappa di un percorso che la Congregazione per l’educazione cattolica ha iniziato verso il 2015», anno nel quale saranno celebrati il 50° della Gravissimum educationise il 25° della costituzione apostolica Ex corde Ecclesiae, il testo di riferimento per le università cattoliche.

Il ruolo del vescovo in giustizia, pace e caritas. Alla Conferenza canadese dei vescovi cattolici

Card. O.A. Rodriguez Maradiaga
Il cardinale honduregno Oscar Maradiaga, presidente di Caritas internationalis, parlando lo scorso 24 settembre all’Assemblea plenaria della Conferenza canadese dei vescovi cattolici, riflette sul fondamentale contributo di Benedetto XVI alla comprensione della carità come missione della Chiesa. «L’intima natura della Chiesa», infatti, «si esprime in un triplice compito: annuncio della parola di Dio, celebrazione dei sacramenti, servizio della carità». Allo stesso tempo, «il servizio della carità è una dimensione costitutiva della missione della Chiesa». La parabola del buon samaritano rappresenta efficacemente la prassi della carità cristiana e unisce, in un filo rosso carico di significato, le parole del papa emerito a quelle di papa Francesco: «L’espressione più bella della carezza di fronte a una necessità è quella del buon samaritano». In questa prospettiva, il vescovo è pastore e «padre di famiglia»: come Benedetto XVI nei confronti di tutta la Chiesa, per usare le parole di Maradiaga, egli indica «la direzione e gli strumenti per navigare sicuri mantenendo la giusta rotta».

Con papa Francesco e con mons. Galantino. Comunicato finale del Consiglio permanente della CEI

Conferenza episcopale italiana
«Sarà papa Francesco ad aprire l’Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana il prossimo maggio. L’invito del Card. Angelo Bagnasco ha incontrato la pronta disponibilità del Santo Padre, che aveva in animo la medesima intenzione». La notizia con cui si apre il Comunicato finale del Consiglio permanente della CEI (24-26 marzo 2014) fa il paio, anche nella formulazione calibrata, con l’altro dato saliente di questa sessione primaverile del «parlamentino» dei vescovi italiani, e cioè che «il papa, dopo aver accolto la proposta della Presidenza, condivisa in Consiglio permanente, ha nominato segretario generale della CEI ad quinquennium s.e. mons. Nunzio Galantino, (…) confermando così l’indicazione data a fine dicembre». Le molte altre decisioni di questo Consiglio appartengono all’ordinaria amministrazione: giungono in porto due note pastorali, sulla scuola cattolica e sull’Ordo virginum; fanno passi avanti altri due documenti: quello sull’annuncio e la catechesi e quello, su famiglia e società, conclusivo della XLVII Settimana sociale; procedono infine la preparazione del V Convegno ecclesiale nazionale e la revisione dello Statuto e del Regolamento della Conferenza.

Chierici e minori: linee guida / 2

Episcopato italiano
Il Consiglio permanente della CEI nella riunione di fine gennaio (cf. Regno-doc. 3,2014,975ss) ha licenziato il nuovo testo delle Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici. Come indica la Nota redazionale della stessa CEI, la prima versione (Regno-doc. 11,2012,362), che era stata approvata dall’Assemblea dei vescovi nel maggio 2012, ha ricevuto «alcune osservazioni e suggerimenti » da parte della Congregazione per la dottrina della fede con una comunicazione del 7 maggio 2013. Così, «recependo tali indicazioni e suggerimenti, la Conferenza episcopale italiana ha provveduto a rivedere le disposizioni del testo originario e a riformulare i periodi segnalati come richiesto». Il testo – che qui pubblichiamo e le cui parti variate sono evidenziate in colore – integra il precedente laddove dichiara la necessità «morale» che il vescovo contribuisca «al bene comune» e ribadisce che la «presentazione della denuncia in ambito canonico non comporta né implica in alcun modo la privazione o la limitazione del diritto di sporgerla innanzi alla competente autorità giudiziaria civile».

Il nodo della classe dirigente. Sull'attuale congiuntura della regione

I vescovi siciliani
La classe dirigente siciliana, non solo quella politica, «dovrebbe caratterizzarsi sempre, e a maggior ragione in questa fase, con la cifra del rigore etico e della competenza socio-politica». È il passaggio più incisivo di queste «riflessioni circa la situazione economica, sociale e politica», rese pubbliche dai vescovi siciliani lo scorso 19 febbraio, e che hanno come interlocutore principale l’amministrazione regionale (quella attuale è in carica da 16 mesi, ma la sua fragile maggioranza è già entrata in difficoltà). La critica dei vescovi, «che non riguarda solo i livelli istituzionali e politici ma chiunque eserciti ruoli di responsabilità verso gli altri e che, come cristiani, ci esorta a recitare il mea culpa su noi stessi, prima che sugli altri, per le tante omissioni o pavidità» (ivi), si snoda attraverso la segnalazione di alcune aree più bisognose d’intervento (politiche sociali e della famiglia, immigrazione, riforme del governo locale, occupazione giovanile) e culmina nella riaffermazione «dell’incompatibilità del Vangelo con la mafia e la sub-cultura che ne deriva» (n. 8).

Risposte al questionario sulla famiglia

Vescovi austriaci
La Chiesa cattolica austriaca ha aderito con grande convinzione alla consultazione lanciata dalla Santa Sede attraverso il questionario allegato al Documento preparatorio della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei vescovi, che si terrà dal 15 al 19 ottobre 2014 sul tema «Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione». Per una Chiesa che conta dieci diocesi e circa cinque milioni e mezzo di fedeli, le oltre 34.000 risposte sono un numero certamente significativo. La Conferenza episcopale austriaca ha pubblicato sul suo sito una sintesi dei risultati, elaborata dall’agenzia Kathpress. Come nel caso della Chiesa tedesca (cf. Regno-doc. 5,2014,162), le risposte evidenziano una netta divergenza tra l’insegnamento della Chiesa e la posizione dei fedeli, soprattutto sui metodi anticoncezionali, sul trattamento dei divorziati risposati e sui rapporti prematrimoniali. «Dalle risposte risulta chiaramente che la Chiesa in pratica non riesce a trasmettere in modo comprensibile il suo insegnamento su matrimonio, famiglia e morale sessuale».

Consultazione sulla pastorale della famiglia

Conferenza dei vescovi svizzeri
Oltre 23.000 risposte sono pervenute in Svizzera alla sollecitazione offerta dal questionario allegato al Documento preparatorio della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei vescovi, che si terrà in ottobre sul tema «Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione»: un numero elevato in rapporto alla consistenza di questa Chiesa, che conta otto diocesi e tre milioni e mezzo di battezzati. La Conferenza dei vescovi svizzeri (cattolici) è stata tra quelle che hanno scelto di rendere nota una sintesi delle risposte, pubblicando il 4 febbraio un comunicato stampa elaborato dall’Istituto svizzero di sociologia pastorale e intitolato Consultazione sulla pastorale di coppia, del matrimonio e della famiglia della Chiesa cattolica – Risultati. Anche in Svizzera, come in Germania (cf. Regno-doc. 5,2014,162 e 173) e in Austria (in questo numero a p. 241), «se si confrontano [le] critiche nei confronti della Chiesa con il desiderio fondamentale di vivere una relazione, un matrimonio e una famiglia che abbiano anche una dimensione ecclesiale e religiosa, si constata la necessità urgente di riconsiderare lo statuto della dottrina della Chiesa sulla famiglia nella Chiesa e la pastorale».

Uniti nella fede della Chiesa

Vescovi svizzeri
La Lettera pastorale dei vescovi svizzeri per la prima domenica di Quaresima, che qui pubblichiamo, è un forte appello all’unità della Chiesa di fronte alle richieste di aggiornamento che da molto tempo la base ecclesiale avanza (cf. Regno-att. 4,2013,79). È stata diffusa il 9 marzo, in concomitanza con le manifestazioni di protesta che hanno avuto luogo a San Gallo, dove risiede il presidente della Conferenza episcopale svizzera mons. Markus Büchel, contro le posizioni fortemente conservatrici del vescovo di Coira Vitus Huonder (www.ivescovi.ch).

Un futuro per il mondo arabo. Al Congresso sulla "Pacem in terris" in Vaticano

Fadia Kiwan
Organizzato dal Pontificio consiglio della giustizia e della pace, dal 2 al 4 ottobre scorso si è tenuto un congresso per commemorare i 50 anni dell’enciclica sulla pace di Giovanni XXIII. Suddiviso in tre sezioni, una per giornata, in quella del giorno 3 – dedicata a «Organizzazione internazionale e bene comune universale: attualità del messaggio della Pacem in terris» – ha preso la parola anche Fadia Kiwan, direttore dell’Istituto di scienze politiche dell’Università Saint-Joseph di Beirut su «L���esperienza dell’integrazione nel mondo arabo». Passando in rassegna l’evoluzione storica del Medio Oriente a partire dallo sfaldarsi dell’Impero ottomano fino ai sommovimenti della cosiddetta «primavera araba», Kiwan ha messo in luce una forma di «doppio dilemma» che blocca cristiani e musulmani: per i primi le forme di protettorato che hanno concesso loro uno statuto di minoranza protetta; per i secondi la frequente coincidenza tra stato nazionale e confessionale che ha saldato fede e fedeltà allo stato. Per entrambi, il superamento del dilemma passa attraverso il riconoscimento delle «libertà fondamentali», prima tra tutte «la libertà di coscienza».

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