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Documenti, 21/2011

Africae munus. Esortazione apostolica postsinodale sulla Chiesa in Africa

Benedetto XVI
«La seconda Assemblea sinodale per l’Africa si è soffermata sul tema della riconciliazione, della giustizia e della pace. La ricca documentazione che mi è stata rimessa dopo l’assise – i Lineamenta, l’Instrumentum laboris, le relazioni redatte prima e dopo la discussione, gli interventi e i verbali dei gruppi di lavoro – invita a “trasformare la teologia in pastorale, cioè in un ministero pastorale molto concreto”» (n. 10). È quanto, «per sollecitudine paterna e pastorale» (n. 11), si è proposto Benedetto XVI indirizzando «all’Africa di oggi, che ha conosciuto traumi e conflitti che sappiamo» (ivi), l’esortazione apostolica postsinodale Africae mu nus. Riflettendo i lavori del Sinodo, svoltosi dal 4 al 25 novembre 2009 (cf. Regno-att. 20,2009,707ss e Regno-doc. 21,2009,665ss), il documento ne riprende nel sottotitolo nonché nell’articolazione interna il tema: «La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace», dedicando la prima parte al ruolo pubblico della Chiesa in Africa, e la seconda a come la sua articolazione interna può meglio consentire l’esercizio di tale ruolo.

L’Africa al futuro. Viaggio apostolico in Benin

Benedetto XVI
Il Sinodo per l’Africa – celebrato nell’ottobre 2009 – è il filo rosso dei due viaggi del papa nel continente, quello attuale – 18-20 novembre (Regno-att. 20,2011,656) – e quello del marzo 2009 in Camerun e Angola, compiuti per affidare oggi l’esortazione apostolica postsinodale Africae munus (cf. in questo numero a p. 641) e allora l’Instrumentum laboris. In questa occasione tre sono stati gli inviti rivolti dal papa al Benin e al continente in generale. L’invito a essere «servitori della speranza», come risposta appropriata a quei movimenti di popoli che anche recentemente «hanno espresso il loro desiderio di libertà, il loro bisogno di sicurezza materiale e la loro volontà di vivere armo niosamente nella diversità delle etnie e delle religioni». Il secondo invito è all’approfondimento del dialogo interreligioso, basato sulla «conoscenza, l’approfondimento e la pratica della propria religione» e che può spaziare nella «cooperazione nel campo sociale o culturale». Il terzo è rivolto in particolare alla Chiesa locale a non «limitarsi a una pastorale di “mantenimento” per coloro che già conoscono il Vangelo di Cristo», ma a tenere sempre ampi gli orizzonti perché lo «slancio missionario è un segno chiaro della maturità di una comunità ecclesiale».

L’Africa al futuro. Seminatori di speranza (Ai rappresentanti delle istituzioni e delle religioni)

Benedetto XVI
Il Sinodo per l’Africa – celebrato nell’ottobre 2009 – è il filo rosso dei due viaggi del papa nel continente, quello attuale – 18-20 novembre (Regno-att. 20,2011,656) – e quello del marzo 2009 in Camerun e Angola, compiuti per affidare oggi l’esortazione apostolica postsinodale Africae munus (cf. in questo numero a p. 641) e allora l’Instrumentum laboris. In questa occasione tre sono stati gli inviti rivolti dal papa al Benin e al continente in generale. L’invito a essere «servitori della speranza», come risposta appropriata a quei movimenti di popoli che anche recentemente «hanno espresso il loro desiderio di libertà, il loro bisogno di sicurezza materiale e la loro volontà di vivere armo niosamente nella diversità delle etnie e delle religioni». Il secondo invito è all’approfondimento del dialogo interreligioso, basato sulla «conoscenza, l’approfondimento e la pratica della propria religione» e che può spaziare nella «cooperazione nel campo sociale o culturale». Il terzo è rivolto in particolare alla Chiesa locale a non «limitarsi a una pastorale di “mantenimento” per coloro che già conoscono il Vangelo di Cristo», ma a tenere sempre ampi gli orizzonti perché lo «slancio missionario è un segno chiaro della maturità di una comunità ecclesiale».

L’Africa al futuro. Dopo centocinquant’anni (Ai vescovi)

Benedetto XVI
Il Sinodo per l’Africa – celebrato nell’ottobre 2009 – è il filo rosso dei due viaggi del papa nel continente, quello attuale – 18-20 novembre (Regno-att. 20,2011,656) – e quello del marzo 2009 in Camerun e Angola, compiuti per affidare oggi l’esortazione apostolica postsinodale Africae munus (cf. in questo numero a p. 641) e allora l’Instrumentum laboris. In questa occasione tre sono stati gli inviti rivolti dal papa al Benin e al continente in generale. L’invito a essere «servitori della speranza», come risposta appropriata a quei movimenti di popoli che anche recentemente «hanno espresso il loro desiderio di libertà, il loro bisogno di sicurezza materiale e la loro volontà di vivere armo niosamente nella diversità delle etnie e delle religioni». Il secondo invito è all’approfondimento del dialogo interreligioso, basato sulla «conoscenza, l’approfondimento e la pratica della propria religione» e che può spaziare nella «cooperazione nel campo sociale o culturale». Il terzo è rivolto in particolare alla Chiesa locale a non «limitarsi a una pastorale di “mantenimento” per coloro che già conoscono il Vangelo di Cristo», ma a tenere sempre ampi gli orizzonti perché lo «slancio missionario è un segno chiaro della maturità di una comunità ecclesiale».

Sulla via di Emmaus. Lettera pastorale di mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto

B. Forte
«Ci sembra a volte di rispondere a domande che nessuno pone o di porre domande che non interessano più nessuno!». Parlare della «sfida educativa» – tema degli Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio in corso – a partire dall’icona dei discepoli di Emmaus è quanto si propone mons. Bruno Forte nella sua lettera pastorale alla diocesi di Chieti-Vasto, pubblicata lo scorso 8 settembre. «L’annuncio del senso e della bellezza della vita vista nell’orizzonte di Dio e del suo eterno amore» non va dato per scontato: «Chi educa non dovrà mai dimenticare che la posta in gioco è la scelta decisiva della persona, l’opzione fondamentale che qualificherà il suo stile di vita». Avere tempo per l’altro; accompagnarlo nel rispetto dei suoi tempi; essere con lui, prima che per lui; stimolarne le scelte sapendo ammonire con amore; schiudere orizzonti e accendere la passione per la vita «aprendo il cuore a una speranza affidabile». Sono questi i caratteri di un’esperienza fondamentale, «trasmettere ai nostri ragazzi quanto per noi veramente conta», che risaltano alla luce dell’icona biblica. «L’educazione – conclude mons. Forte – o genera testimoni liberi e convinti di ciò per cui vivono, o fallisce il suo scopo».

Memoria, fedeltà, profezia. Relazione di mons. Francesco Cacucci per il 40° della Caritas italiana

F. Cacucci
«La consapevolezza di essere eredi di una lunga tradizione di carità (…) piuttosto che motivo d’orgoglio», deve «sollecitare l’impegno alla conoscenza»: è questo l’incipit della relazione che mons. Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto, ha tenuto in occasione del 35o Convegno nazionale delle Caritas diocesane (Fiuggi, 21-23.11.2011) che celebrava i quarant’anni della Caritas italiana. «Ma proprio la “memoria” oggi risulta particolarmente compromessa» – continua mons. Cacucci –, in un contesto mediatico proteso a vivere l’attimo fuggente. Dunque «siamo chiamati ad attuare la carità della memoria», venendo incontro a uno dei nostri bisogni più profondi. Riferendosi anche al recente film di Ermanno Olmi Il villaggio di cartone, l’excursus storico punta a due nuclei: il primo è il «pensare la carità nell’orizzonte della sacramentalità, con un’attenzione non meramente marginale alla dimensione “mistagogica” della fede e della prassi»; il secondo è la profeticità del gesto «con il quale la Chiesa testimonia l’amore di condivisione con i poveri nella solidarietà e nella giustizia», la «fractio panis». E conclude: «può una persona definirsi cristiana se non riesce a vedere nei poveri il volto di Cristo?».

Missione compiuta. Riflessioni di mons. Carlo Ghidelli, «neo vescovo emerito»

C. Ghidelli
«Ho pensato di dover rendere chiari a me stesso, prima che ad altri, il senso e la valenza spirituale di un evento che ho vissuto in prima persona recentemente», giacché «mi convinco sempre di più che mi devo dare una ragione, da un punto di vista sia umano sia soprannaturale, di quello che mi è successo». Hanno il tono dell’autobiografia e lo stile della testimonianza, oltre che il pregio della sincerità, queste riflessioni che mons. Carlo Ghidelli ci ha consegnato a proposito della conclusione – avvenuta giusto un anno fa – del suo ministero pastorale come vescovo di Lanciano-Ortona. Originario della diocesi di Crema, biblista, già sottosegretario della CEI (1983-1986), poi assistente centrale dell’Università cattolica del Sacro Cuore e consultore del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, mons. Ghidelli, che compirà 78 anni il 24 aprile prossimo, era stato nominato a Lanciano-Ortona alla fine del 2000. Succeduto nel 2004 a mons. Dini come presidente della Conferenza episcopale abruzzese e molisana, ha ricoperto questo incarico, e di conseguenza quello di membro del Consiglio permanente della CEI, sino all’accettazione delle dimissioni.

Testimonianza cristiana in un mondo multireligioso. G. Tunnicliffe, O. Fykse Tveit, card. Tauran

Alleanza evangelicale mondiale, CEC, Pont. cons. dialogo interreligioso
Testimonianza cristiana in un mondo multireligioso. Raccomandazioni di condotta sono delle linee guida per il comportamento che le Chiese cristiane devono tenere nel professare la loro fede coerentemente con i principi del Vangelo in contesti dove convivono altre religioni. Sono state presentate il 28 giugno a Ginevra dai rappresentanti del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, card. J.-L. Tauran, del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), O. Fykse Tveit, e dell’Alleanza evangelicale mondiale G. Tunnicliffe. I tre soggetti – su iniziativa del CEC e del dicastero vaticano, e gli evangelicali su invito del CEC – hanno lavorato per 5 anni per raggiungere un accordo su alcune questioni pratiche connesse alla missione in un mondo pluralistico, fatto molto significativo se si considerano i promotori: la maggiore «unione fraterna» di Chiese cristiane protestanti e ortodosse (il CEC), un dicastero della Chiesa di Roma e l’associazione che rappresenta il ramo cristiano maggiormente diffuso nel Sud del mondo e in forte crescita, quello evangelicale.

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