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Documenti, 5/2005

Il rapido sviluppo

Lettera apostolica a quarant'anni dall'Inter mirifica
La Chiesa è chiamata a «integrare il messaggio salvifico nella “nuova cultura”» data, «prima ancora che dai contenuti... dal fatto stesso che esistono nuovi modi di comunicare; il peccato ha introdotto nell’esperienza umana l’incomprensione e la lontananza, ma con la redenzione portata dal Verbo la capacità comunicativa è stata «sanata e rinnovata». È duplice, culturale e teologico, il piano di lettura della lettera apostolica di Giovanni Paolo II Il rapido sviluppo, indirizzata ai responsabili delle comunicazioni sociali e diffusa il 21 febbraio scorso, a celebrare, seppur tardivamente. il 40° anniversario del decreto conciliare Inter mirifica. Nel breve testo, la conferma di uno sguardo positivo dalla Chiesa sui «meravigliosi» strumenti della comunicazione sociale, che, in questi quarant’anni hanno offerto opportunità crescenti alla formazione, alla partecipazione e al dialogo (cf. n. 11). Ribadita l’ambivalenza di fondo («aumentano in maniera impressionante la velocità, la quantità e la portata della comunicazione, ma non favoriscono altrettanto quel fragile scambio tra mente e mente, cuore e cuore»), che invoca l’assunzione di responsabilità per «salvaguardare la centralità e la dignità della persona».

Il papa ricoverato al Gemelli

Questo numero di Regno-documenti ospita tre testi di Giovanni Paolo II: la lettera apostolica Il rapido sviluppo che compare in queste pagine, la lettera ai vescovi francesi sul tema della laicità e il messaggio che commemora la morte di mons. Giussani. Tutti e tre questi interventi sono stati resi pubblici nel periodo della breve convalescenza tra i due ricoveri all’ospedale Gemelli cui il papa è stato sottoposto per le complicazioni della sindrome influenzale che lo ha colpito a partire dal 30 gennaio 2005. Riportiamo qui, ripresa dal sito www.vatican.va e aggiornata al 3 marzo, la lunga serie delle dichiarazioni del portavoce J. Navarro Valls e dei comunicati della Sala stampa della Santa Sede, che hanno raccontato al mondo, col crisma dell’ufficialità, questo mese di rinnovata apprensione per la salute del papa e per il governo della Chiesa (cf. anche Regno-att. 4,2005,73).

La questione della laicità. Lettera ai vescovi francesi

Giovanni Paolo II
La laicità, «lungi dall’essere un luogo di scontro, è realmente l’ambito per un dialogo costruttivo, nello spirito dei valori di libertà, di uguaglianza e di fraternità, ai quali il popolo francese è giustamente molto legato»: è l’affermazione centrale della lettera che Giovanni Paolo II ha indirizzato al presidente della Conferenza episcopale francese, mons. Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux, e a tutti i vescovi francesi l’11 febbraio, a cent’anni dell’approvazione della legge sui rapporti stato-Chiesa del 1905, ancora in vigore. Il quotidiano cattolico francese La Croix così sintetizza (nell’edizione del 14.2.2005) l’attuale indirizzo dopo cent’anni di scontri e discussioni sul problema: «Né provocazione, né esclusione. Né settarismo, né diniego. Ai cristiani il compito di vivere la laicità. E non più di combatterla. Il 1905 è finito». I sette punti che sviluppano la lettera vanno oltre la citata affermazione di Pio XII di una «legittima e sana laicità». L’interlocutore critico non è più solo il laicismo ideologico e la sua pretesa di una separazione ostile fra stato e Chiesa ma anche l’antagonismo rappresentato dal «settarismo» e dal «ripiegamento identitario e settario», che potrebbero costituire un pericolo per lo stato e la pacifica convivenza dei cittadini.

Laicità e identità repubblicana

J.-P. Raffarin
Il centenario della legge sulla laicità (1905-2005) ha offerto anche al primo ministro della Repubblica francese Jean-Pierre Raffarin lo spunto per intervenire sul tema della laicità e dell’identità repubblicana. Lo ha fatto sul quotidiano La Croix del 25 febbraio, a pochi giorni di distanza dalla lettera di Giovanni Paolo II ai vescovi francesi sullo stesso tema, che presentiamo in queste pagine. Di seguito l’intervento del primo ministro, in una nostra traduzione dall’originale francese.

Dignitas connubii

Pontificio consiglio per i testi legislativi
Un «codice di procedura» offerto come strumento di lavoro agli operatori dei circa 800 tribunali diocesani o interdiocesani della Chiesa latina, chiamati a stabilire la validità o la nullità dei vincoli matrimoniali. L’istruzione del Pontificio consiglio per i testi legislativi Dignitas connubii, presentata l’8 febbraio 2005, è un documento tecnico-giuridico che raccoglie insieme tutte le norme che riguardano i processi canonici di nullità matrimoniale – nel Codice di diritto canonico sparse in parti diverse –, integrandole con la giurisprudenza della Rota romana che si è sviluppata nei vent’anni successivi al Codice, le interpretazioni autentiche del Pontificio consiglio e i pronunciamenti del tribunale della Segnatura apostolica. Il testo è frutto del lavoro di due commissioni interdicasteriali successive (Congregazioni per la dottrina della fede, Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, tribunali della Segnatura apostolica e della Rota romana, Pontificio consiglio per i testi legislativi) costituite da Giovanni Paolo II a partire dal 1996. Nell’imminenza della presentazione dell’istruzione, nell’annuale discorso agli uditori della Rota romana il papa richiamava i giudici alla «dimensione morale dell’attività degli operatori giuridici presso i tribunali ecclesiastici», e metteva in guardia dalla tendenza in atto presso qualche sede a «dichiarare nulle le unioni fallite», rendendo puramente nominale la differenza tra nullità e divorzio: cf. riquadro a p. 142.

Al tribunale della Rota romana

Giovanni Paolo II
La dimensione morale dell’attività giudiziaria in generale, e di quella inerente i processi che decidono della validità o meno dei vincoli matrimoniali in specie, è stata posta da Giovanni Paolo II al centro dell’udienza concessa agli uditori del tribunale apostolico della Rota romana in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, il 29 gennaio 2005. In essa il papa, denunciando il rischio della corruzione etica dei giudici, mette in guardia in particolare dall’errore della proposta di «dichiarare nulle le unioni totalmente fallite», mantenendo «le apparenze procedurali e sostanziali» e «dissimulando l’inesistenza di un vero giudizio processuale» (L’Osservatore romano 30.1.2005,5).

In morte di don Giussani

Giovanni Paolo II, J. Ratzinger, D. Tettamanzi, J. Carron
Le esequie di don Luigi Giussani, il fondatore di Comunione e liberazione morto il 22 febbraio scorso, sono state celebrate nel duomo di Milano il 24, presiedute dall’arcivescovo, card. Tettamanzi – che ha rivolto un indirizzo di saluto prima del congedo del feretro –, mentre l’omelia è stata pronunciata dal card. Ratzinger. «Il cristianesimo è un incontro, una storia di amore, è un avvenimento»: questo è per Ratzinger il cuore dell’insegnamento di Giussani, che è stato capace di andare oltre le inevitabili «valli oscure del discernimento, delle avversità, delle opposizioni, delle contrarietà ideologiche». Considerando superati i momenti delle frizioni a livello diocesano, e in particolare con l’associazionismo storico, il messaggio del papa (che porta la stessa data del secondo ricovero al Gemelli; cf. riquadro a p. 132) parla del «grande attaccamento (di Giussani) anche alla sua diocesi e ai suoi pastori», definendo il fondatore di CL un «fervente sacerdote ambrosiano». Infine il tributo di don J. Carrón, il successore designato, al fondatore – «La nostra fede è stata ed è plasmata dalla presenza di don Giussani, dal suo sguardo, dal suo impeto di vita» – e allo stile più tipico di CL: «Questo è il realizzarsi più capillare del metodo dell’incarnazione. Solo il mistero diventato presenza affettivamente attraente può dare all’uomo la chiarezza e l’energia affettiva adeguata per accoglierlo».

Questo fervente sacerdote ambrosiano

Giovanni Paolo II
Le esequie di don Luigi Giussani, il fondatore di Comunione e liberazione morto il 22 febbraio scorso, sono state celebrate nel duomo di Milano il 24, presiedute dall’arcivescovo, card. Tettamanzi – che ha rivolto un indirizzo di saluto prima del congedo del feretro –, mentre l’omelia è stata pronunciata dal card. Ratzinger. «Il cristianesimo è un incontro, una storia di amore, è un avvenimento»: questo è per Ratzinger il cuore dell’insegnamento di Giussani, che è stato capace di andare oltre le inevitabili «valli oscure del discernimento, delle avversità, delle opposizioni, delle contrarietà ideologiche». Considerando superati i momenti delle frizioni a livello diocesano, e in particolare con l’associazionismo storico, il messaggio del papa (che porta la stessa data del secondo ricovero al Gemelli; cf. riquadro a p. 132) parla del «grande attaccamento (di Giussani) anche alla sua diocesi e ai suoi pastori», definendo il fondatore di CL un «fervente sacerdote ambrosiano». Infine il tributo di don J. Carrón, il successore designato, al fondatore – «La nostra fede è stata ed è plasmata dalla presenza di don Giussani, dal suo sguardo, dal suo impeto di vita» – e allo stile più tipico di CL: «Questo è il realizzarsi più capillare del metodo dell’incarnazione. Solo il mistero diventato presenza affettivamente attraente può dare all’uomo la chiarezza e l’energia affettiva adeguata per accoglierlo».

Al vedere Gesù gioirono

Card. J. Ratzinger
Le esequie di don Luigi Giussani, il fondatore di Comunione e liberazione morto il 22 febbraio scorso, sono state celebrate nel duomo di Milano il 24, presiedute dall’arcivescovo, card. Tettamanzi – che ha rivolto un indirizzo di saluto prima del congedo del feretro –, mentre l’omelia è stata pronunciata dal card. Ratzinger. «Il cristianesimo è un incontro, una storia di amore, è un avvenimento»: questo è per Ratzinger il cuore dell’insegnamento di Giussani, che è stato capace di andare oltre le inevitabili «valli oscure del discernimento, delle avversità, delle opposizioni, delle contrarietà ideologiche». Considerando superati i momenti delle frizioni a livello diocesano, e in particolare con l’associazionismo storico, il messaggio del papa (che porta la stessa data del secondo ricovero al Gemelli; cf. riquadro a p. 132) parla del «grande attaccamento (di Giussani) anche alla sua diocesi e ai suoi pastori», definendo il fondatore di CL un «fervente sacerdote ambrosiano». Infine il tributo di don J. Carrón, il successore designato, al fondatore – «La nostra fede è stata ed è plasmata dalla presenza di don Giussani, dal suo sguardo, dal suo impeto di vita» – e allo stile più tipico di CL: «Questo è il realizzarsi più capillare del metodo dell’incarnazione. Solo il mistero diventato presenza affettivamente attraente può dare all’uomo la chiarezza e l’energia affettiva adeguata per accoglierlo».

Gratitudine e preghiera

Card. D. Tettamanzi
Le esequie di don Luigi Giussani, il fondatore di Comunione e liberazione morto il 22 febbraio scorso, sono state celebrate nel duomo di Milano il 24, presiedute dall’arcivescovo, card. Tettamanzi – che ha rivolto un indirizzo di saluto prima del congedo del feretro –, mentre l’omelia è stata pronunciata dal card. Ratzinger. «Il cristianesimo è un incontro, una storia di amore, è un avvenimento»: questo è per Ratzinger il cuore dell’insegnamento di Giussani, che è stato capace di andare oltre le inevitabili «valli oscure del discernimento, delle avversità, delle opposizioni, delle contrarietà ideologiche». Considerando superati i momenti delle frizioni a livello diocesano, e in particolare con l’associazionismo storico, il messaggio del papa (che porta la stessa data del secondo ricovero al Gemelli; cf. riquadro a p. 132) parla del «grande attaccamento (di Giussani) anche alla sua diocesi e ai suoi pastori», definendo il fondatore di CL un «fervente sacerdote ambrosiano». Infine il tributo di don J. Carrón, il successore designato, al fondatore – «La nostra fede è stata ed è plasmata dalla presenza di don Giussani, dal suo sguardo, dal suo impeto di vita» – e allo stile più tipico di CL: «Questo è il realizzarsi più capillare del metodo dell’incarnazione. Solo il mistero diventato presenza affettivamente attraente può dare all’uomo la chiarezza e l’energia affettiva adeguata per accoglierlo».

Iniziazione: nuove esperienze

Mons. A. Caprioli
«Trovare o ritrovare i luoghi di trasmissione della fede» è la preoccupazione comune alle recenti esperienze di iniziazione cristiana in Italia. È quanto emerge dalla «prima ricognizione» compiuta in proposito dall’Ufficio catechistico nazionale, pubblicata lo scorso anno e alla quale mons. Caprioli, presidente della Commissione episcopale per la liturgia e relatore all’Assemblea CEI di maggio 2003 sul medesimo tema, premette questa articolata «comunicazione». Il testo, che illumina molte delle prospettive della nota pastorale Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (cf. Regno-doc. 13,2004,398), sottolinea la consapevolezza dei vescovi stessi sulla crisi del modello attuale di iniziazione cristiana e sul suo rapporto inadeguato con la cultura attuale: «la domanda non è anzitutto: “cosa esigere”» da chi chiede i sacramenti dell’iniziazione, ma «come creare le condizioni perché la Chiesa sia capace di accogliere la richiesta che a essa si rivolge». Concludendo l’analisi delle esperienze in corso, mons. Caprioli riconosce positivamente due tendenze emergenti: lo spostamento progressivo del «perno di appoggio» della catechesi dai ragazzi agli adulti e il passaggio da «una catechesi per persone che hanno già la fede» al «coraggio di un primo annuncio».

La catechesi in un tempo mutato

Vescovi tedeschi
«Questo documento vuole contribuire a delineare i contorni e le prospettive di una catechesi orientata in senso missionario e invitare a una pratica corrispondente»: la Conferenza episcopale tedesca, a quattro anni dalla pubblicazione del documento Tempo di semina. Essere una Chiesa missionaria, vuole fornire degli strumenti adeguati per una catechesi che tenga in debito conto le profonde mutazioni avvenute nella società. Il «cristianesimo di massa, sostenuto dalla società», è stato sostituito da «una religiosità pluralistica, individualizzata, che ha sempre più preso le distanze dalla forme ecclesiali della vita religiosa». Per questo è necessario un nuovo orientamento dell’attività catechetica, che sappia cogliere i «segni dei tempi» evidenziati già dal concilio Vaticano II. La catechesi in un tempo mutato, pubblicato il 22.6.2004, propone come modello fondamentale il catecumenato con le sue diverse tappe, unito a una elementarizzazione della trasmissione della fede che non trascuri però la molteplicità degli ambiti in cui il messaggio cristiano può essere comunicato e recepito. Interessante il confronto con le scelte dell’episcopato italiano: cf. in questo numero a p. 167.

Riconoscimento reciproco del battesimo

Segretariato attività ecumeniche (SAE) Gruppo teologico
Se «le Chiese condividono, riguardo al battesimo, tutte le verità e i significati che abbiamo messo in luce, allora riteniamo che sia possibile, da parte di ciascuna Chiesa, il riconoscimento dei battesimi celebrati nelle altre Chiese». Il Gruppo teologico del Segretariato attività ecumeniche (SAE), con un breve documento elaborato tra il 2002 e il 2003 e pubblicato sul sito Internet dell’associazione alla fine del 2004, prende decisamente posizione a favore del riconoscimento reciproco del battesimo. La riflessione, condotta alla luce dei numerosi dialoghi sul battesimo degli ultimi decenni, soprattutto nel quadro della Commissione Fede e costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese, considera sia il valore in sé di un tale riconoscimento, in particolare per l’attuale prassi delle Chiese ortodosse e di quelle battiste, sia il suo significato prospettico, così da poter concludere che «il riconoscimento reciproco del battesimo da parte di tutte le Chiese che noi, con questo documento, vivamente caldeggiamo potrebbe costituire, dopo i dialoghi e la ricezione almeno parziale dei documenti che essi hanno prodotto (pensiamo in particolare al testo dedicato al battesimo nel BEM), il primo atto concreto di “edificazione” (Ef 4,12) ecumenica della comunità cristiana nel senso della bella parola apostolica: “Accoglietevi gli uni gli altri come anche Cristo ha accolto noi per la gloria di Dio” (Rm 15,7)».

Il sì, il no, l'astensione

Verso il referendum sulla procreazione assistita
Con l’avvio della campagna referendaria sulla legge 40/2004, relativa alla fecondazione medicalmente assistita, si delineano anche le posizioni favorevoli e contrarie ai quattro quesiti proposti. I testi che presentiamo in ordine cronologico sono tre: il primo, proposto da 59 personalità, è favorevole, almeno in tre casi al «sì», e reca come titolo programmatico: Procreazione assistita: laici e cattolici nel centrosinistra per un confronto leale prima e dopo le urne e contro il bipolarismo etico. Gli altri due documenti sono del Comitato «Scienza & vita», contrario ai quesiti referendari e favorevole all’astensione dal voto per impedire il peggioramento della legge 40. Di questi ultimi due, il primo testo è il comunicato con cui il comitato ha avviato la propria attività; il secondo, pubblicato qui per la prima volta, costituisce il documento di sintesi delle ragioni del «no-astensione». Entrambi i gruppi raccolgono adesioni che non sono solo cattoliche, ma anche laiche. Mentre il gruppo del «sì» si situa nell’area politica di centrosinistra, il Comitato «Scienza & vita» raccoglie esponenti di entrambi gli schieramenti politici.