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Documenti, 3/2003

Tre imperativi per cambiare

Giovanni Paolo II al corpo diplomatico
Tre imperativi a favore della vita, del diritto e della solidarietà, e tre imperativi contro la morte, l'egoismo e la guerra, rappresentano la consegna di Giovanni Paolo II ai responsabili politici chiamati a servire il bene comune, perché possano contrastare il «sentimento di paura che dimora sovente nel cuore dei nostri contemporanei». Posta in apertura del tradizionale discorso ai membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ricevuti in udienza il 13 gennaio, l'esortazione si determina concretamente nella successiva analisi di alcune urgenti e circostanziate questioni, quali, in negativo, il conflitto in Medio Oriente, gli altri conflitti dimenticati e la possibile guerra in Iraq, e in positivo, il procedere del processo di unificazione europea e i progressi compiuti verso la pace in alcune aree cruciali dell'Africa: a riprova, conclude il papa, che «ormai l’indipendenza degli stati non può più essere concepita, se non nell’interdipendenza». A proposito dell'ampio passaggio dedicato all'Unione Europea e all'attesa che nel «futuro Trattato costituzionale... figuri un riferimento alle Chiese e alle istituzioni religiose», cf. ampiamente Regno-att. 2,2003,12.

Il papa al IV incontro mondiale delle famiglie a Manila

Giovanni Paolo II
Dal 22 al 26 gennaio si è svolto a Manila il IV Incontro mondiale delle famiglie. Articolato in due momenti paralleli, il Congresso teologico pastorale (su famiglia ed evangelizzazione), e il «Congresso dei figli», è stato presieduto, in qualità di legato pontificio, dal card. A. Lopez Trujillo, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia. Nel tardo pomeriggio del 25 gennaio (a Roma era mattina), Giovanni Paolo II si è collegato in diretta televisiva con i 350.000 presenti al Luneta Park e provenienti da 75 paesi, e ha rivolto loro questo messaggio (www.vatican.va).

Continuare a pregare per la pace

Giovanni Paolo II alla curia romana
«Come dimenticare, innanzitutto, che il volto di Cristo continua ad avere un tratto dolente, di vera passione, per i conflitti che insanguinano tante regioni del mondo, e per quelli che minacciano di esplodere con rinnovata virulenza?». È la preoccupazione per la pace, e segnatamente per la situazione in Terra santa, il tema comune alle due tradizionali panoramiche che il papa effettua a cavallo del capodanno: quella – che qui pubblichiamo – rivolta alla curia romana il 21 dicembre 2002, dove prevale l'attenzione all'attività pastorale della Santa Sede, e quella rivolta al corpo diplomatico (in questo numero a p. 65), dove lo sguardo abbraccia la vita internazionale. Oltre alla giornata di preghiera per la pace di Assisi, Giovanni Paolo II richiama alla memoria la pubblicazione della lettera apostolica Rosarium virginis Mariae, la Dichiarazione congiunta con Bartolomeo I sui temi ambientali, il discorso al Parlamento italiano, la giornata mondiale della gioventù a Toronto e gli altri viaggi apostolici (Guatemala e Messico, Polonia), le visite a Roma del patriarca ortodosso romeno Teoctist e di una delegazione della Chiesa ortodossa greca, le canonizzazioni di padre Pio, da Pietrelcina, Juan Diego e Josemaria Escrivá de Balaguer.

L'impegno dei cattolici nella vita politica

Congregazione per la dottrina della fede
«La Chiesa è consapevole che la via della democrazia se, da una parte, esprime al meglio la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche, dall'altra si rende possibile solo nella misura in cui trova alla sua base una retta concezione della persona». La Nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede sull'impegno dei cattolici nella vita politica, indirizzata ai vescovi, ai politici cattolici e a tutti i fedeli laici chiamati alla partecipazione della vita pubblica e politica nelle società democratiche, illustra i principi della coscienza cristiana che ispirano l'impegno sociale e politico. L'iniziativa della Congregazione si motiva con l'emergere di «orientamenti ambigui e posizioni discutibili», anche in area cattolica, della crisi dei valori tradizionali, della ricerca genetica, della famiglia e dell'aborto. Il sì alla laicità e al pluralismo motiva una particolare attenzione al rischio del relativismo; il sì alla distinzione tra fede e politica motiva una rafforzata attenzione al rapporto tra etica e politica.

Chiamati alla santità

Vescovi della Croazia
«Un'attività pastorale più intensa e completa, nella prospettiva della santità», è l'obiettivo a lungo termine di questi Orientamenti pastorali della Conferenza episcopale croata all'inizio del terzo millennio, che sono stati presentati a Zagabria il 24 settembre scorso (cf. Regno-att. 18,2002,628). Il documento prende come riferimento la chiamata alla santità delineata da Giovanni Paolo II col documento postgiubilare Novo millennio ineunte, per poi sviluppare le indicazioni pastorali secondo una partizione canonica: annuncio (predicazione, catechesi, testimonianza, mass media), celebrazione (i sette sacramenti) e servizio (dei vescovi, dei presbiteri, dei religiosi/e, dei laici). L'architettura ampia consente comunque al testo di attingere in abbondanza al magistero universale della Chiesa dal Concilio in poi, e di farlo interagire con il contesto storico, sociale e culturale della Croazia: quello di una secolarizzazione su cui insistono sia il passato regime comunista, sia la presente transizione economico-politica, sia la guerra combattuta negli anni novanta. Tutti temi che non mancheranno di caratterizzare anche l'imminente terza visita pastorale di Giovanni Paolo II, in calendario per i primi di giugno prossimo.

Violazioni sessuali nella pastorale

Vescovi svizzeri
«Anche gli operatori e le operatrici pastorali sono esseri umani. È pertanto possibile che un operatore pastorale superi quei limiti che sono posti dall’ethos lavorativo a un agire pastorale professionale. Tali trasgressioni sono particolarmente serie e gravose quando trascinano altre persone in situazioni di dolore. A esse appartengono, in maniera particolare, le infrazioni sessuali nelle più diverse forme». Con questo presupposto la Conferenza episcopale svizzera ha emanato delle linee guida, in vigore dal 5 dicembre 2002 secondo quanto stabilito nella 258ª Assemblea ordinaria del 2-4 dicembre (cf. Regno-att. 22,2002,746). Una Commissione di esperti per le violazioni sessuali, formata da rappresentanti della Chiesa e da persone con competenze specifiche per quanto concerne gli aspetti psicologici, sociali e giuridici delle violazioni sessuali, affiancherà e consiglierà i vescovi svizzeri nell’opera di prevenzione, nelle procedure in caso di sospetta o provata violazione, e nella formazione iniziale e permanente di tutti gli operatori pastorali. Tutela e sostegno della vittima non devono far venir meno la correttezza nella procedura contro il colpevole, che potrà essere solo ecclesiale o unirsi a quella civile secondo le leggi vigenti.

La Santa Sede ai vescovi USA

Card. G.B. Re
A tre giorni dall’accettazione delle dimissioni del card. Bernard Law, arcivescovo di Boston, il 16 dicembre scorso la Congregazione per i vescovi rende noto il testo della recognitio della Santa Sede alle Norme essenziali per le violenze sessuali sui minori da parte di ecclesiastici, approvate dall’Assemblea plenaria dei vescovi statunitensi (13-15 giugno; Regno-doc. 13,2002,437s), riviste da una speciale commissione mista incontratasi il 29 e il 30 ottobre e di nuovo approvate nell’Assemblea dei vescovi dell’11-14 novembre (Regno-doc. 21,2002,702s). Riportiamo qui la lettera che il card. Giovanni Battista Re ha inviato, in data 8 dicembre, a mons. Wilton Gregory, presidente della Conferenza episcopale, e che accompagna la recognitio concessa «a termine» (due anni; www.vatican.va)

Progetto preliminare di Trattato

Praesidium della Convenzione europea
Giunta al termine della prima fase del proprio lavoro, quella «di ascolto» destinata a individuare le attese e le esigenze degli stati membri, dei governi e dei Parlamenti, nonché di tutta la società europea (luglio 2002), la Convenzione europea istituita nel dicembre 2001 dal Consiglio europeo di Laeken ha da settembre a dicembre 2002 svolto la seconda fase, detta «di riflessione», dedicata al confronto delle diverse opinioni formulate e alla loro valutazione (cf. Regno-doc. 9,2002,309ss). All’interno di questa fase il Praesidium della Convenzione (composto dal presidente della Convenzione Giscard d’Estaing, dai vicepresidenti, da due rappresentanti del Parlamento europeo, da due rappresentanti della Commissione, da due rappresentanti dei Parlamenti nazionali e dai rappresentanti dei governi spagnolo, danese e greco, ossia degli stati che durante la Convenzione esercitano la Presidenza dell'Unione) ha presentato lo scorso 28 ottobre un Progetto preliminare di trattato costituzionale. Essa interpreta l’ipotesi, emersa tra i membri della Convenzione, a favore della redazione di un trattato costituzionale e del principio di una personalità giuridica unica, ovvero per la fusione dei trattati della Comunità e dell’Unione Europea. Nel progetto, che qui presentiamo, sono abbozzate perciò tre parti: nella prima sono contenute le disposizioni che definiscono l’architettura costituzionale; nella seconda le politiche e le azioni dell’Unione (qui confluiranno i trattati); nella terza le consuete clausole finali e di continuità giuridica. Cf. anche in questo numero alle pp. 112-122, e Regno-att. 20,2002,708ss.

Pace, libertà e solidarietà

Commissione europea
«La Convenzione ha la responsabilità di immaginare l’Unione di domani: un’Unione i cui stati membri, uniti da politiche comuni e stretti attorno a istituzioni forti, restino capaci di superare le divergenze per rispondere, in modo semplice, alle aspettative dei loro popoli». In risposta al Progetto preliminare di trattato costituzionale presentato dal Praesidium alla Convenzione europea il 28 ottobre (cf. in questo numero a p. 108ss), la Commissione europea ha proposto allo stesso collegio (a Bruxelles, il 5 dicembre 2002) una propria Comunicazione in tema di architettura istituzionale dal titolo Per l’Unione Europea. Pace, libertà e solidarietà. Accanto ai tre compiti fondamentali individuati per il futuro dell’Unione («il consolidamento del suo modello di sviluppo economico e sociale che garantisce ai cittadini prosperità e solidarietà, lo sviluppo dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia, che darà pieno significato al concetto di cittadinanza europea, ... l’esercizio da parte dell’Unione delle responsabilità proprie di una potenza mondiale»), un forte accento è posto sull’esigenza di una semplificazione e di un avvicinamento delle istituzioni ai cittadini, e sul rafforzamento del metodo comunitario. Presentando il documento ai membri della Convenzione, inoltre, il presidente della Commissione Romano Prodi ha rimarcato come essa sia «il foro appropriato per dibattere i valori spirituali e morali sui quali si fonda l’identità europea».

Un foro per dibattere i valori spirituali e morali europei

Romano Prodi
La comunicazione in tema di architettura istituzionale «Per l’Unione Europea pace, libertà e solidarietà», trasmessa dalla Commissione europea alla Convenzione (cf. qui sopra) come contributo verso la stesura del trattato costituzionale europeo, è stata presentata alla Convenzione stessa nella seduta plenaria del 5 dicembre 2002 dal presidente della Commissione europea Romano Prodi (originale: stampa da supporto magnetico)

La democrazia e le domande scomode

R. Williams, arcivescovo di Canterbury
«Spingendo la politica verso un modello consumistico, con lo stato quale garante del “potere di acquisto”, [lo stato-mercato] suscita aspettative a breve termine... promuove l’instabilità, un’amministrazione reattiva, un regime delle pressioni e dei sondaggi d’opinione». «E il quadro apparentemente semplice e attraente di una relazione più diretta fra gli individui e il governo, il modello del “pulsante da schiacciare”, un contratto che può essere onorato dalla pronta consegna di ciò che il consumatore ordina, non è l’ideale della vita democratica, ma la sua parodia». Il passaggio dallo stato nazionale allo stato-mercato, il modello consumistico della politica, il conseguente rischio per la libertà politica e la democrazia, il ruolo fondamentale delle comunità religiose nell’offrire il riferimento a un contesto più ampio, senza il quale «le domande umane più fondamentali e stimolanti non verranno neppure poste, e tanto meno troveranno risposta»: è una riflessione dall’amplissimo orizzonte quella che il primate degli anglicani, l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, ha proposto lo scorso 19 dicembre nell’annuale Richard Dimbleby Lecture, una tradizionale e ormai trentennale conferenza a un auditorio scelto, presso la Westminster School. Essa ha costituito il primo intervento pubblico di rilievo del nuovo capo della Chiesa d’Inghilterra.