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Documenti, 17/2003

Giovanni Paolo II: Nella prova della salute

Giovanni Paolo II
Il terzo viaggio di Giovanni Paolo II in Slovacchia, 102° del pontificato, ancora una volta in un paese post-comunista, verrà ricordato molto più per l’apprensione suscitata dall’evidenza delle precarie condizioni di salute del papa che non per i contenuti dei suoi brevi interventi pubblici: otto in tutto, letti solo parzialmente e/o con l’ausilio dei suoi accompagnatori (in particolare lo slovacco card. Tomko). In nessuno di tali testi, d’altra parte, si ravvisa l’eco della sua sofferenza fisica. Ricorrono invece, in particolare nei tre che qui pubblichiamo, i temi divenuti abituali nella sua predicazione alle Chiese dei paesi usciti dal comunismo: la memoria del martirio patito negli anni della persecuzione religiosa, l’attenzione alle forme in cui incanalare la nuova vitalità della Chiesa, la preoccupazione che la libertà economica non si affermi a danno del bene comune e della solidarietà sociale.

Messaggio ai vescovi slovacchi

Giovanni Paolo II
Il terzo viaggio di Giovanni Paolo II in Slovacchia, 102° del pontificato, ancora una volta in un paese post-comunista, verrà ricordato molto più per l’apprensione suscitata dall’evidenza delle precarie condizioni di salute del papa che non per i contenuti dei suoi brevi interventi pubblici: otto in tutto, letti solo parzialmente e/o con l’ausilio dei suoi accompagnatori (in particolare lo slovacco card. Tomko). In nessuno di tali testi, d’altra parte, si ravvisa l’eco della sua sofferenza fisica. Ricorrono invece, in particolare nei tre che qui pubblichiamo, i temi divenuti abituali nella sua predicazione alle Chiese dei paesi usciti dal comunismo: la memoria del martirio patito negli anni della persecuzione religiosa, l’attenzione alle forme in cui incanalare la nuova vitalità della Chiesa, la preoccupazione che la libertà economica non si affermi a danno del bene comune e della solidarietà sociale.

Omelia per le beatificazioni

Giovanni Paolo II
Il terzo viaggio di Giovanni Paolo II in Slovacchia, 102° del pontificato, ancora una volta in un paese post-comunista, verrà ricordato molto più per l’apprensione suscitata dall’evidenza delle precarie condizioni di salute del papa che non per i contenuti dei suoi brevi interventi pubblici: otto in tutto, letti solo parzialmente e/o con l’ausilio dei suoi accompagnatori (in particolare lo slovacco card. Tomko). In nessuno di tali testi, d’altra parte, si ravvisa l’eco della sua sofferenza fisica. Ricorrono invece, in particolare nei tre che qui pubblichiamo, i temi divenuti abituali nella sua predicazione alle Chiese dei paesi usciti dal comunismo: la memoria del martirio patito negli anni della persecuzione religiosa, l’attenzione alle forme in cui incanalare la nuova vitalità della Chiesa, la preoccupazione che la libertà economica non si affermi a danno del bene comune e della solidarietà sociale.

Chiesa in Italia: Il nuovo Statuto

Azione cattolica italiana
Dopo più di trent’anni lo Statuto dell’Azione cattolica italiana, «carta di grande valore simbolico, perché dice la nostra identità» (Bignardi), viene modificato all’interno della prima Assemblea nazionale straordinaria dell’associazione, dal tema «La storia si fa profezia. L’Azione cattolica per una nuova missione» (Roma, Domus Pacis, 12-14 settembre 2003). Il nuovo Statuto sostituisce quello del 1969, approvato ad experimentum all’indomani del concilio Vaticano II, e che ha visto, secondo le parole della presidente nazionale Paola Bignardi, l’Azione cattolica impegnata «a tradurre in esperienza le intuizioni conciliari». La versione presentata in assemblea è stata approvata dal Consiglio nazionale il 31 agosto, dopo che una prima stesura, approvata il 20-22 giugno, aveva dato luogo a diverse richieste di modifica. La discussione che ha animato i mesi precedenti all’assemblea, come pure gli interventi nel corso dei lavori, ha riguardato principalmente la struttura delle associazioni diocesane (artt. 21-23), il ruolo della presidenza nazionale e il rischio di una deriva movimentistica (art. 28), nonché l’assenza nello Statuto (art. 40) dell’indicazione sulla natura giuridica (associazione pubblica o privata di fedeli). Il documento è ora all’esame della Conferenza episcopale italiana, a cui spetta la ratifica.

La storia si fa profezia

P. Bignardi
Dopo più di trent’anni lo Statuto dell’Azione cattolica italiana, «carta di grande valore simbolico, perché dice la nostra identità» (Bignardi), viene modificato all’interno della prima Assemblea nazionale straordinaria dell’associazione, dal tema «La storia si fa profezia. L’Azione cattolica per una nuova missione» (Roma, Domus Pacis, 12-14 settembre 2003). Il nuovo Statuto sostituisce quello del 1969, approvato ad experimentum all’indomani del concilio Vaticano II, e che ha visto, secondo le parole della presidente nazionale Paola Bignardi, l’Azione cattolica impegnata «a tradurre in esperienza le intuizioni conciliari». La versione presentata in assemblea è stata approvata dal Consiglio nazionale il 31 agosto, dopo che una prima stesura, approvata il 20-22 giugno, aveva dato luogo a diverse richieste di modifica. La discussione che ha animato i mesi precedenti all’assemblea, come pure gli interventi nel corso dei lavori, ha riguardato principalmente la struttura delle associazioni diocesane (artt. 21-23), il ruolo della presidenza nazionale e il rischio di una deriva movimentistica (art. 28), nonché l’assenza nello Statuto (art. 40) dell’indicazione sulla natura giuridica (associazione pubblica o privata di fedeli). Il documento è ora all’esame della Conferenza episcopale italiana, a cui spetta la ratifica.

Statuto aggiornato

Azione cattolica italiana
Dopo più di trent’anni lo Statuto dell’Azione cattolica italiana, «carta di grande valore simbolico, perché dice la nostra identità» (Bignardi), viene modificato all’interno della prima Assemblea nazionale straordinaria dell’associazione, dal tema «La storia si fa profezia. L’Azione cattolica per una nuova missione» (Roma, Domus Pacis, 12-14 settembre 2003). Il nuovo Statuto sostituisce quello del 1969, approvato ad experimentum all’indomani del concilio Vaticano II, e che ha visto, secondo le parole della presidente nazionale Paola Bignardi, l’Azione cattolica impegnata «a tradurre in esperienza le intuizioni conciliari». La versione presentata in assemblea è stata approvata dal Consiglio nazionale il 31 agosto, dopo che una prima stesura, approvata il 20-22 giugno, aveva dato luogo a diverse richieste di modifica. La discussione che ha animato i mesi precedenti all’assemblea, come pure gli interventi nel corso dei lavori, ha riguardato principalmente la struttura delle associazioni diocesane (artt. 21-23), il ruolo della presidenza nazionale e il rischio di una deriva movimentistica (art. 28), nonché l’assenza nello Statuto (art. 40) dell’indicazione sulla natura giuridica (associazione pubblica o privata di fedeli). Il documento è ora all’esame della Conferenza episcopale italiana, a cui spetta la ratifica.

Chiesa in Italia: Riflessioni sul «giorno del Signore»

G. Biffi
«La realtà della domenica va accolta in tutta la sua ricchezza, come giorno del Signore risorto, come giorno della gioia dei redenti, come giorno della carità, come giorno epifanico della Chiesa, come giorno dell’attesa e dell’anticipazione escatologica». L’attenta rielaborazione di un testo del 1977 consente al card. Biffi di rivolgere al clero bolognese, in occasione della tradizionale «tre giorni» con cui si avvia l’anno pastorale (8-10.9.2003), una riflessione sulla validità e l’attualità del «giorno del Signore», inteso come un momento irrinunciabile nella vita del cristiano. Da più parti, afferma l’arcivescovo di Bologna ripercorrendo la sua lunga attività ministeriale, si è cercato di togliere alla celebrazione domenicale il suo carattere «sacro», la sua funzione essenziale di avvicinamento al Signore, il suo tratto di gioia e condivisione. Proprio in risposta a questi tentativi, il card. Biffi s’impegna in una disputa sulle «affermazioni mitiche» che, dentro e fuori della Chiesa, li hanno sostenuti, dal «carattere oppressivo della legge» al «culto di Dio come alienazione», dallo «stato di diaspora» della Chiesa all’«enfatizzazione della comunità» e alla «desacralizzazione».

Chiesa in Italia: Mi sarete testimoni

D. Tettamanzi
«Gesù manda tutti, nessuno escluso. Manda me. Manda te. Anche per te, per te personalmente sono le sue parole! Ti dice: “Tu, proprio tu, mi sarai testimone!”. È questo stesso appello che oggi ti rivolgo, a nome di Gesù. È l’appello che l’8 settembre, nella festa della Natività di Maria vergine, ho fatto risuonare in Duomo presentando ufficialmente il “Percorso pastorale diocesano per il triennio 2003-2006”. Si tratta di un testo dal titolo Mi sarete testimoni. Il volto missionario della Chiesa di Milano, che – se vuoi – puoi procurarti, anche chiedendolo al tuo parroco, e leggere con calma nei prossimi mesi...». Con queste parole, tratte dal messaggio Mi sarai testimone! letto in tutte le parrocchie il 14 settembre scorso, il card. Tettamanzi ha offerto ai fedeli il Percorso pastorale diocesano per il triennio 2003-2006, primo intervento pastorale organico dal suo ingresso in arcidiocesi (29.9.2002), articolato in un volume di più di 200 pagine e di cui lo stesso cardinale ha redatto la sintesi che qui pubblichiamo. Scopo del Percorso è «l’evangelizzazione e la trasmissione della fede»: cogliere il volto missionario della Chiesa di Milano, già delineato ma «in continua realizzazione». Il Percorso è suddiviso in sette tappe, alcune triennali e altre annuali, da affrontare con l’ausilio di tutti i membri della comunità cristiana.

Chiesa in Italia: Comunità cristiana e ministeri

E. Antonelli
Chiesa in Italia Card. Ennio Antonelli, arcivescovo di Firenze Comunit� cristiana e ministeri             1. Carissimi fratelli e sorelle della Chiesa fiorentina, il Signore Ges� abiti in voi e tra di voi, perch� siate un Vangelo vivo, che tutti possano leggere.             L�assemblea pastorale diocesana, celebrata domenica 23 febbraio scorso nella splendida cornice della...

Chiese nel mondo: Evangelizzare Parigi

J.-M. Lustiger
«Durante il giubileo dell’anno 2000, il card. Schönborn, arcivescovo di Vienna, il card. Policarpo, arcivescovo di Lisbona, il card. Danneels, arcivescovo di Bruxelles e io stesso – scrive il card. Lustiger, arcivescovo di Parigi – abbiamo avuto l’occasione di proseguire uno scambio d’opinioni sull’annuncio del Vangelo in Europa. La “nuova evangelizzazione” lanciata dal papa ci spingeva a trovare delle vie nuove per queste capitali storiche la cui popolazione è aumentata al punto che esse sono diventate megalopoli». È nata così l’idea di una missione cittadina da svolgersi a turno nelle quattro capitali, la prima delle quali si è celebrata a Vienna (cf. Regno-att. 12,2003,375); seguiranno Parigi (24.10-2.11-2004), Lisbona (2005) e Bruxelles nel (2006). Pubblichiamo ora la lettera che in vista di questo appuntamento ha redatto il card. Lustiger e reso nota il 19 giugno scorso (Regno-att. 14,2003,452). La nuova evangelizzazione, ovvero «un nuovo mondo da evangelizzare», deve riconsiderare l’idea della parrocchia come spazio definito e come appartenenza rigorosamente territoriale. Essa è piuttosto un punto di una rete all’interno della quale vi sono altre parrocchie e altre iniziative pastorali. Così concepita essa potrà sintonizzarsi con il ritmo dell’attuale funzionamento delle città ed essere disponibile a lasciarsi interrogare dai flussi umani che la percorrono.

Studi e commenti: Dialogo nella secolarizzazione

A.H. van Luyn
lettura dal punto di vista dell’Europa occidentale». Con questa relazione, di cui in premessa vengono attentamente analizzati e discussi i termini, il vescovo di Rotterdam, mons. A.H. van Luyn, è intervenuto il 21 maggio scorso all’Incontro continentale su «Fede, non credenza e nuovo dialogo nel cuore delle culture in Europa» organizzato a Graz (Austria) dal Pontificio consiglio della cultura. Due gli aspetti su cui si sofferma maggiormente il testo: l’esame della categoria delle «persone non religiose», in quanto destinata alla maggiore crescita nell’Europa occidentale, e la descrizione dettagliata del dialogo tra fede cristiana e cultura secolarizzata. Sia che si presenti sotto la forma dell’agnosticismo, dell’ateismo o del positivismo, questa appare impotente, secondo mons. Van Luyn, «di fronte a due problemi inevitabili dell’uomo: i problemi riguardanti il senso della vita e i problemi etici».

Chiese nel mondo: Apriamo i nostri cuori

Commissione degli episcopati della Comunità europea (COMECE)
L’Unione Europea è una «tappa per un’autentica pace universale»: piena accettazione del processo d’integrazione europeo e ricerca di nuovi «gesti profetici» dei cristiani d’Europa, che «risveglino l’entusiasmo dei nostri vari popoli per la causa europea e l’idea della fraternità tra noi» sono gli assi portanti di questo documento della Commissione degli episcopati della Comunità europea (COMECE), intitolato Apriamo i nostri cuori. La responsabilità dei cattolici e il progetto dell’Unione Europea. Questo invito dei vescovi dell’UE a una riflessione cristiana sull’Europa è stato elaborato da un gruppo di teologi europei presieduto da mons. Hippolyte Simon, vicepresidente della COMECE e vescovo di Clermont, ed è stato diffuso tra le conferenze episcopali degli stati membri attuali e futuri dell’Unione, per essere letto, commentato e migliorato dal maggior numero possibile di gruppi e movimenti ecclesiali. Gli interventi, auspicati anche da ambienti esterni alla Chiesa, dovranno pervenire al Segretariato della COMECE entro il 15 novembre 2003. La sintesi sarà presentata nel corso del congresso teologico della Commissione stessa (Santiago de Compostela, 22-23.4.2004), in prossimità della data ufficiale dell’allargamento dell’Unione a dieci nuovi stati (1.5.2004; cf. Regno-doc. 11,2003,326).

Ecumenismo: Solidarietà con le vittime dei mutamenti climatici

Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC)
«La risposta ai mutamenti climatici non può essere limitata a considerazioni tecniche. Sono richieste risorse spirituali. Dunque i compiti non possono essere “delegati” alle organizzazioni umanitarie. Occorre coinvolgere le Chiese nel loro insieme. Queste hanno la responsabilità di parlare apertamente e pubblicamente, di chiamare per nome le minacce e di preparare la gente a una risposta adeguata». La Solidarietà con le vittime dei mutamenti climatici è l’atteggiamento al centro di questa Riflessione sulla risposta del Consiglio ecumenico delle Chiese ai mutamenti climatici, elaborata all’interno del CEC dal settore Giustizia, pace e creato (JPC) in vista dell’ottava sessione della Conferenza delle parti (COP8). Si tratta della riunione dei paesi e delle organizzazioni (tra le quali il CEC) che hanno sottoscritto dal 1992 la Convenzione-quadro delle Nazioni Unite sui mutamenti climatici (UNFCCC), e che s’incontrano ogni anno per verificare l’applicazione del Protocollo di Kyoto e l’evoluzione degli accordi internazionali per la riduzione dei gas che provocano l’effetto serra. La riflessione del CEC ritorna di particolare attualità nell’imminenza della COP9, la nona sessione, che si terrà a Milano dall’1 al 12 dicembre 2003 e vedrà impegnati congiuntamente il CEC e il Consiglio delle Chiese di Milano su iniziative d’approfondimento del tema ambientale dal punto di vista etico e religioso. Solidarity with Victims of Climate Changes, opuscolo, Geneva 2003. Nostra traduzione dall’inglese.

Dichiarazione ecumenica aggiornata

CEC
«La risposta ai mutamenti climatici non può essere limitata a considerazioni tecniche. Sono richieste risorse spirituali. Dunque i compiti non possono essere “delegati” alle organizzazioni umanitarie. Occorre coinvolgere le Chiese nel loro insieme. Queste hanno la responsabilità di parlare apertamente e pubblicamente, di chiamare per nome le minacce e di preparare la gente a una risposta adeguata». La Solidarietà con le vittime dei mutamenti climatici è l’atteggiamento al centro di questa Riflessione sulla risposta del Consiglio ecumenico delle Chiese ai mutamenti climatici, elaborata all’interno del CEC dal settore Giustizia, pace e creato (JPC) in vista dell’ottava sessione della Conferenza delle parti (COP8). Si tratta della riunione dei paesi e delle organizzazioni (tra le quali il CEC) che hanno sottoscritto dal 1992 la Convenzione-quadro delle Nazioni Unite sui mutamenti climatici (UNFCCC), e che s’incontrano ogni anno per verificare l’applicazione del Protocollo di Kyoto e l’evoluzione degli accordi internazionali per la riduzione dei gas che provocano l’effetto serra. La riflessione del CEC ritorna di particolare attualità nell’imminenza della COP9, la nona sessione, che si terrà a Milano dall’1 al 12 dicembre 2003 e vedrà impegnati congiuntamente il CEC e il Consiglio delle Chiese di Milano su iniziative d’approfondimento del tema ambientale dal punto di vista etico e religioso. Solidarity with Victims of Climate Changes, opuscolo, Geneva 2003. Nostra traduzione dall’inglese.