Pellegrino ad Assisi
Alle spoglie di san Francesco
Siamo andati, mia moglie e io, pellegrini ad Assisi nell’VIII centenario della morte di Francesco: eravamo con un pellegrinaggio parrocchiale in uno dei giorni della «ostensione delle spoglie» del santo, che è andata dal 22 febbraio al 22 marzo. C’erano vento e luce su un’Assisi ancora più bella a motivo della folla che l’animava. Le spoglie – minime e mummificate – abbiamo cercato di non guardarle troppo, concentrati nella preghiera al santo perché ci aiutasse a essere fedeli al Vangelo e di esso lieti, lui sempre fedele e lieto.
Quelle spoglie ti colpiscono per quanto sono piccole e rispondenti alle narrazioni delle fonti. Tommaso da Celano, nella Vita seconda, lo dice «piccolo di statura e di carnagione scura». Tommaso da Spalato che un giorno lo vide a Bologna scrive che «portava un abito sudicio: la persona era spregevole, la faccia senza bellezza».
Era bassetto di statura e non era «bello uomo di corpo»
Osservando quella mummia tapina mi sono ricordato che la recognitio del 1978 aveva fornito la misura esatta dell’omero e del femore e la stima dell’altezza che se ne traeva: un metro e 57.
Già i frati che gli furono compagni avevano testimoniato che Francesco non era «bello uomo di corpo»: così l’apostrofa frate Masseo nei Fioretti, quando gli chiede «perché a te tutto il mondo viene dietro». Insomma, la vista delle spoglie te lo restituisce sparuto proprio come l’avevano ritratto le prime raffigurazioni, per esempio la tavola conservata a Greccio che risale forse al 1225, ritenuta l’unica sua immagine che sia giunta fino a noi tra quante ne furono abbozzate mentre era in vita.
Per l’ostensione facevi la fila davanti alla Basilica inferiore, per la messa davanti a quella superiore: «La più bella casa di preghiera che esista al mondo» (Adolfo Venturi). In ambedue le basiliche mi venivo interrogando – come frate Masseo – sull’attrazione esercitata da san Francesco su tante persone d’ogni paese e su di me, che ad Assisi sono stato cento volte, a partire dagli anni del liceo, quando mi capitò d’ascoltare alla Cittadella un don Giovanni Rossi ancora vigoroso. Era il 1962.
Quell’attrazione che sempre stupisce io l’interpreto come fascino del Vangelo. In Francesco è il Vangelo che attira. Il Vangelo preso sul serio. Che ti strattona e ti chiama alla lode: Laudato si’, mi’ Signore.
Mi interrogavo anche sul paradosso di quest’uomo che «insegnava ai suoi a costruirsi piccole e povere abitazioni, di legno, non di pietra» (ancora Tommaso da Celano) e che da morto ebbe sepoltura in quelle basiliche grandiose, costruite a suo monumento. E l’una doveva essere più splendida dell’altra.
Io sempre mi commuovo al loro splendore. E quello splendore non è invano. Vi hanno messo mano Giunta Pisano, Giotto e Cimabue, Pietro Lorenzetti, Simone Martini. Francesco, pago della Porziuncola, non avrebbe voluto niente di tutto ciò. Eppure i loro affreschi, i mosaici e le vetrate hanno aiutato tanti a pregare nei secoli dei secoli. «La più bella casa di preghiera», diceva quello.
Alla costruzione delle basiliche e del sacro Convento hanno dato impulso papi che Francesco l’avevano conosciuto, come Onorio III (1216-1227) che gli aveva confermato la regola; e Gregorio IX (1227-1241) che gli era stato amico e che aveva svolto il ruolo di cardinale protettore dell’ordine francescano. O che a lui si erano ispirati, come Niccolò IV (1288-1292), il primo papa francescano della storia, che era stato ministro generale dell’ordine. E poi ce ne saranno altri quattro di papi francescani e tra essi i terribili Giulio II e Sisto V.
Avviluppato in questa riflessione riguardavo nella Basilica superiore le 28 scene della vita di Francesco affrescate da Giotto, dove il poverello è sempre scalzo mentre i frati che l’attorniano hanno i piedi calzati. «Camminava a piedi nudi, con indosso un abito misero, cinto i fianchi d’una vile cintura», riferisce la Leggenda dell’Anonimo perugino.
Eccoci qua, frate Francesco, confusi e commossi
I frati che seguivano Francesco s’allontanarono dal suo rigore quand’egli era ancora in vita e lui nel testamento aveva cercato di mettere riparo a questa deriva prescrivendo – tra l’altro – che non osassero «chiedere lettera alcuna nella curia romana»: e cioè privilegi, benefici, nomine ed ecco che a soli sei decenni dalla sua morte arriva un papa francescano.
Sono stati 370.000 i pellegrini che in 30 giorni hanno varcato la soglia della Basilica inferiore per vedere quelle spoglie, con picchi di 19.000 al giorno nei fine settimana. E tutti questi pellegrini – mi chiedevo – che vanno sognando per le vie di Assisi e nelle due basiliche? Attratti dall’icona evangelica del poverello ma anche spaventati dalla sua severità di vita. Eccoci qua frate Francesco, confusi e commossi. Aiutaci se puoi.
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