In coda alla tomba di Franciscus
Nel segno delle rose bianche
Se il totale dei pellegrini del giubileo 2025 è stato di 33.475.369 – questa è la cifra fornita dall’arcivescovo Fisichella a chiusura dell’anno santo – quelli che hanno visitato Santa Maria Maggiore sono stati «più di 20 milioni»: è la stima che ci fornisce mons. Ivan Ricupero, responsabile dell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche della basilica, già coordinatore delle attività giubilari in basilica.
«Non disponiamo di statistiche puntuali – dice ancora il monsignore – ma un’affluenza così alta nella nostra basilica non si era mai avuta in precedenza, neanche nei giubilei del 2000 e del 2016 ed è da attribuire all’attrazione esercitata dalla tomba di papa Francesco, che qui è stato accolto il 26 aprile 2025».
Centoventisei volte venne qui pellegrino
Quella è la data del cambiamento esponenziale dell’affluenza. Da quel giorno – e per la prima volta, rispetto ai precedenti anni santi – i padri domenicani, che sono i penitenzieri della basilica, hanno dovuto rinunciare alla pausa pranzo, tanti erano ogni giorno i fedeli in coda ai confessionali dalle 7 del mattino alle 7 di sera.
Sempre nei decenni recenti, Santa Maria Maggiore era la basilica papale più visitata dopo San Pietro, favorita anche dalla vicinanza alla stazione Termini. Ma ora, a motivo della tomba di Francesco, è stata inserita come tappa d’obbligo anche nei tour turistici più veloci, che non sono costruiti con un particolare riguardo ai luoghi della memoria cristiana.
«Il massimo di presenze – riprende il monsignore – l’abbiamo avuto in agosto, nei giorni del giubileo dei giovani. Abbiamo avuto da far fronte a milioni di ragazzi ma la fatica è stata compensata dall’edificazione che abbiamo ricevuto dall’atteggiamento di preghiera di tutta quella gioventù. I pellegrini hanno trovato – e trovano ancora oggi, a giubileo concluso – del tutto naturale sostare in orazione davanti alla lapide che ricorda il papa argentino, tanta era stata la sua affezione, mostrata fino all’ultimo, nei confronti della nostra basilica. 126 sono state le visite compiute da Francesco alla Salus populi romani in 12 anni di pontificato: la prima il 14 marzo 2013, il giorno dopo l’elezione; l’ultima il 12 aprile scorso, alla vigilia della Settimana santa. In mezzo gli innumerevoli omaggi prima e dopo ogni viaggio apostolico e i 4 ricoveri al Gemelli, tra il 2021 e il 2025».
L’icona della Salus Francesco la volle accanto a sé sul sagrato di San Pietro il 27 marzo 2020, durante la Statio orbis nel mezzo della pandemia. Già da gesuita e poi da cardinale veniva a «salutare» la Madonna ogni volta che arrivava a Roma o da Roma ripartiva.
L’idea di avere qui sepoltura gli venne da una conversazione con il cardinale arciprete Rolandas Makrickas, un paio d’anni prima della morte. Trattando con il papa della sepoltura in basilica degli ultimi arcipreti, il cardinale osò accennare a quella possibilità e Francesco lì per lì sembrò scartare l’idea, osservando che d’ordinario i papi vengono sepolti nelle Grotte vaticane; ma in capo ad alcuni giorni chiamò il cardinale al telefono e gli disse che la Madonna gli aveva detto: «Preparati un posto».
Ha dato di persona le indicazioni su come doveva essere il sepolcro: «Nella terra; semplice, senza particolare decoro e con l’unica iscrizione Franciscus», così è scritto nel testamento, che ha la data del 29 giugno 2022.
Mons. Ricupero assicura che tutte le scelte riguardanti il sepolcro sono state sottoposte al papa, che amava scherzare su questi preparativi, sia in interviste sia nei colloqui privati. In un’intervista disse che sarebbe stato sepolto «nel magazzino dei candelieri». Al cardinale arciprete – che chiamava Giuseppe D’Arimatea – chiedeva: «A che punto è il mio appartamentino?».
Semplicità di vita nella gioia del Vangelo
«La semplicità della tomba è gradita dai visitatori che vi vedono un segno delle spoliazioni che papa Francesco ha sempre cercato di attuare nella sua vita», dice ancora Ricupero: «La gioia del Vangelo non ha bisogno di ornamenti per parlare al cuore dei fedeli».
Sulla lastra in pietra ligure – un richiamo alle origini anche liguri del papa – ogni giorno le suore della basilica posano una rosa bianca: è un’eco gentile a una confidenza personalissima già consegnata dal cardinale Bergoglio agli autori del libro intervista El Jesuita (2010) per spiegare la presenza nel suo studio di un vaso con rose bianche davanti a un ritratto di santa Teresa di Lisieux. «Quando ho un problema – aveva detto il futuro papa ai giornalisti argentini Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti – chiedo a lei non di risolverlo, ma di prenderlo in mano e aiutarmi ad accettarlo, e come segnale dell’ascolto della mia richiesta ricevo quasi sempre una rosa bianca».
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