Tanti i romei alle Porte sante
E tantissimi alla tomba di Francesco
Di giubilei indetti da un papa e celebrati da un altro ce n’erano già stati due, a contare solo gli anni santi ordinari: quello del 1390 e quello del 1775. Mai invece era capitato che la morte del papa, la sede vacante e l’elezione del nuovo papa fossero avvenute tutte e tre, in rapida sequenza, a giubileo già avviato, com’è capitato con il passaggio da Francesco a Leone. Un passaggio che prima ha danneggiato e poi favorito l’affluenza dei pellegrini.
Sarebbero stati 33.475.369 i pellegrini arrivati da 185 paesi in occasione del giubileo della speranza, che Leone XIV ha chiuso lo scorso 6 gennaio. Una cifra ufficiale che, nonostante la precisione numerica, va considerata piuttosto una stima che una somma statistica: per dirla con una battuta, le possiamo attribuire un valore esclamativo o celebrativo, quale si confà appunto a un evento rituale qual è un giubileo.
35 grandi eventi e 7.000 volontari
Di certo i pellegrini sono stati più numerosi dei 31 milioni ipotizzati dai ricercatori dell’Università di Roma Tre, che forse con quella cifra volevano dirci preventivamente che stavolta i romei sarebbero stati meno di quanti altri valorosi ricercatori, quelli del CENSIS, ne avevano stimati – a cose fatte – per il giubileo dell’anno 2000: e cioè 32 milioni.
35 sono stati i grandi eventi di questo giubileo e 7.000 i volontari, che si sono offerti di accogliere pellegrini provenienti da 185 paesi, Italia in testa ovviamente e subito dopo gli Stati Uniti.
Partito basso per più motivi, primo tra tutti la scelta dei mezzi poveri dettata da Francesco, come già per il giubileo straordinario del 2016, il giubileo della speranza aveva risentito negativamente, i primi mesi, dell’assenza del papa dagli eventi e dell’annullamento delle udienze giubilari del sabato, che erano state previste sul modello sperimentato nel 2000 e nel 2016: Francesco ne ha potute tenere solo 3, a motivo del ricovero al Gemelli il 14 febbraio e del forzato riposo a Santa Marta dal 23 marzo alla morte, arrivata il 21 aprile.
Ma gli eventi della sede vacante, la febbre mediatica da essi provocata, l’emozione pasquale e mondiale dell’addio a papa Bergoglio, i 250.000 partecipanti alle sue esequie, i quasi 500.000 che gli avevano reso omaggio in San Pietro, la novità della figura di Leone XIV e l’inaspettata attrazione della tomba con la scritta Franciscus hanno rilanciato la peregrinatio giubilare. Spesso con combinazioni sorprendenti: il giubileo degli adolescenti (25-27 aprile) che è venuto a coincidere con l’addio a Francesco, l’inizio del ministero petrino di Leone che si è spostato in piazza con il giubileo delle confraternite (16-18 maggio).
Abitando io in via di Santa Maria Maggiore mi ha abbagliato per mesi – e fin sotto il sole d’agosto – la vista delle lunghe file di pellegrini incolonnati per fare visita a quella tomba disadorna, collocata nella navata di sinistra, tra la Cappella Sforza e la Cappella Paolina. Code parlanti.
A chi nei primi giorni chiedeva che ne pensassi rispondevo: «Dureranno fino alla fumata bianca, ma arrivato il nuovo papa nessuno andrà più dal vecchio». Non potevo avere una smentita più vistosa. Conviene interrogarsi su quanta recezione il papa divisivo abbia ricevuto dalla base del popolo di Dio. Ma anche sulla comprensione popolare dei segni giubilari che erano stati proposti da Francesco.
«Il flusso dei pellegrini a Santa Maria Maggiore – ha dichiarato ai media vaticani l’arciprete della basilica, il card. Rolandas Makrickas – non è mai diminuito e durante il giubileo dei giovani dello scorso agosto in soli quattro giorni abbiamo toccato anche le 100.000 presenze». Un segno chiaro – dice ancora il cardinale lituano – che «le persone che sono attratte dalla gioia di vivere il Vangelo nella sua essenza, con autenticità, hanno visto in Francesco il modo in cui metterlo in pratica, con parole e gesti chiari».
Spettacolo degli oranti da piazza Pia a San Pietro
Da segnalare anche lo spettacolo di pietà giubilare che si è osservato per tutto l’anno nel percorso a piedi lungo via della Conciliazione: per quel chilometro e mezzo chiuso al traffico, che per la prima volta è stato offerto ai pellegrini con la nuova sistemazione di piazza Pia e il transennamento completo fino a piazza San Pietro.
«Chi passava e vedeva tutte quelle persone singole o in comitiva, guidate dalla croce del giubileo, che pregavano e cantavano, manifestando chiaramente la propria fede, era provocato a pensare: ma questi che cosa fanno? In mezzo alla strada pregano? Chi sono, da dove vengono, che messaggio vogliono dare?»: così ha commentato quello spettacolo il promotore di quel percorso, l’arcivescovo Rino Fisichella, che ha portato sulle spalle, quasi da solo, il peso organizzativo del giubileo.
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