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Documenti, 5/2018

Veritatis gaudium

Costituzione apostolica circa le università e le facoltà ecclesiastiche

Francesco

È stata pubblicata il 29 gennaio la costituzione apostolica Veritatis gaudium, che, sottolinea papa Francesco nel proemio, ha lo scopo di rilanciare gli «studi ecclesiastici nel contesto della nuova tappa della missione della Chiesa, marcata dalla testimonianza della gioia che scaturisce dall’incontro con Gesù», e di renderli più adeguati alle mutate condizioni della contemporaneità, sulla scia del Vaticano II e aggiornando la costituzione Sapientia christiana di Giovanni Paolo II del 1979. Suddiviso in quattro parti – oltre al «Proemio», una contenente le «Norme comuni», una dedicata alle «Norme speciali» e un’ultima alle «Norme finali» –, più svariate appendici, il testo affronta i numerosi aspetti che interessano la fondazione e gestione degli istituti ecclesiastici preposti alla formazione di quanti dovranno insegnare nei seminari e nelle università pontificie: dalla natura e finalità delle università e facoltà ecclesiastiche al ruolo dei docenti, dai gradi accademici all’amministrazione economica, passando per l’ordinamento degli studi e la puntuale definizione di norme peculiari per alcune facoltà (come quelle di teologia), «attesa la loro particolare natura e importanza nella Chiesa». Oltre al testo della Veritatis gaudium sono allegate anche le «Norme applicative» per la sua fedele esecuzione, redatte dalla Congregazione per l’educazione cattolica a norma dell’art. 10 della stessa costituzione apostolica. Con questo documento cadono le norme che prevedevano l’esclusione delle donne dai luoghi accademici istituzionali nei quali siano presenti seminaristi.

Il vescovo e la nullità matrimoniale

Discorso ai partecipanti al corso promosso dal Tribunale della Rota romana

Francesco

«Da sempre il vescovo diocesano è iudex unum et idem cum vicario iudiciali», ma tale principio «viene interpretato in maniera di fatto escludente l’esercizio personale del vescovo diocesano, delegando quasi tutto ai Tribunali». Nel Discorso ai partecipanti al corso promosso dal Tribunale della Rota romana, il 25 novembre 2017, il papa ha invece ribadito e chiarito ulteriormente il ruolo dei vescovi nei processi di nullità matrimoniale, precisando quello che è «determinante ed esclusivo nell’esercizio personale del vescovo diocesano giudice». In sostanza il processo più breve per certificare la nullità matrimoniale, introdotto nel 2015 con i due motu proprio Mitis iudex Dominus Iesus e Mitis et misericors Iesus (Regno-doc. 29,2015,5), non è un’opzione che il vescovo possa scegliere ma un obbligo (e un diritto dei fedeli), e non può essere delegato in toto al Tribunale diocesano o interdiocesano, cosa che «porterebbe a snaturare e ridurre la figura del vescovo padre, capo e giudice dei suoi fedeli a mero firmatario della sentenza». Perché si possa celebrare il processo breve devono altresì ricorrere alcune condizioni indispensabili: per il vescovo l’essere capo di una comunità diocesana di fedeli, per il matrimonio l’assoluta evidenza dei fatti comprovanti la presunta nullità e il consenso dei due sposi. Il papa ha anche ribadito che questa procedura dev’essere facilmente accessibile e gratuita per gli interessati.

I vescovi irlandesi: le responsabilità dei preti-padri

Conferenza episcopale irlandese

In risposta ai reclami sporti dall’associazione Coping international, che assiste i figli di preti e religiosi, nel maggio 2017 la Conferenza episcopale irlandese ha approvato dei Principi di responsabilità riguardanti presbiteri che diventano padri mentre sono nel ministero, pubblicati poi il 31 agosto 2017. Successivamente hanno adottato il documento anche l’Unione superiori generali (USG) e l’Unione internazionale superiore generali (UISG), che uniscono rispettivamente gli ordini religiosi maschili e femminili. Pubblichiamo integralmente il testo in una nostra traduzione dall’inglese (www.catholicbishops.ie; cf. Regno-att. 20,2017,592).

L'urgenza di rilanciare l'Italia

CEI – Consiglio permanente, sessione invernale (22-24 gennaio 2018)

Conferenza episcopale italiana

«Davanti all’approssimarsi dell’appuntamento elettorale (4 marzo 2018), dal Consiglio permanente è emerso un duplice e unanime appello: agli elettori, perché superino senza esitazione ogni tentazione di astensionismo; ai candidati, perché avvertano la necessità di un cammino formativo e la responsabilità di mantenere per tutta la durata del mandato un vero rapporto con la “base”. Entrambe sono condizioni essenziali per conoscere da vicino e, quindi, affrontare i problemi che toccano la vita reale della gente». Il Comunicato finale (25 gennaio) del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana (CEI), che si è riunito a Roma dal 22 al 24 gennaio, riporta l’appello che i vescovi hanno rivolto a tutti gli italiani, elettori e candidati, in vista delle politiche del 4 marzo (per altri messaggi in vista del voto cf. in questo numero a p. 171).

I vescovi hanno poi deciso di cambiare la modalità di svolgimento per i futuri incontri del Consiglio permanente, per «procedere in maniera più sinodale e valorizzare appieno i diversi interventi»; inoltre hanno stabilito di promuovere un Incontro di riflessione e di spiritualità per la pace nel Mediterraneo; hanno scelto il tema per l’Assemblea di maggio («Quale presenza ecclesiale nell’attuale contesto comunicativo»); e hanno fissato un’Assemblea straordinaria dal 12 al 14 novembre.

Elezioni 2018: partecipare al voto

Conferenza episcopale lombarda; Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna

«Di fronte alla tentazione molto diffusa dell’astensionismo e del disinteresse, è necessario e urgente che l’opera educativa delle comunità cristiane solleciti tutti alla presenza e alla partecipazione attiva e responsabile a questi appuntamenti elettorali: anzitutto attraverso l’espressione consapevole del proprio voto; più approfonditamente auspicando l’impegno attivo di un numero sempre maggiore di fedeli laici in ambito politico e più in generale praticando una partecipazione alla vita politica che non si limiti al momento delle elezioni, ma accompagni la vita quotidiana delle istituzioni, attraverso lo strumento dell’informazione, della vigilanza e del richiamo». In vista delle elezioni politiche del 4 marzo i vescovi italiani hanno indirizzato ai fedeli dei messaggi, che offrono innanzitutto un invito alla partecipazione attiva attraverso il voto, e poi alcuni criteri di scelta. Pubblichiamo la nota della Conferenza episcopale lombarda, intitolata Partecipazione attiva e responsabile per una buona politica, elaborata durante la sessione di lavoro del 17-18 gennaio presso il Santuario di Caravaggio, e il messaggio dell’Episcopato dell’Emilia Romagna, pubblicato il 20 febbraio con il titolo Schierati per la dignità umana, il bene comune e la giustizia. Per gli episcopati della Sicilia e della Toscana cf. riquadro a p. 173.

 

Sicilia e Toscana: appello per la partecipazione politica

Conferenza episcopale siciliana; Conferenza episcopale toscana

Al termine della sessione di lavoro della Conferenza episcopale siciliana che si è svolta dal 15 al 17 gennaio 2018 a Palermo, sotto la presidenza di mons. Salvatore Gristina, arcivescovo di Catania, è stato emesso un comunicato finale all’interno del quale è contenuto, al n. 2, un Appello alla partecipazione politica, che riportiamo (www.diocesi.catania.it). Anche la Conferenza episcopale toscana ha trattato il tema nella sua sessione di lavoro del 29 gennaio presso l’Eremo di Lecceto. Riportiamo dal Comunicato finale l’invito ai cattolici a una partecipazione responsabile e informata alle elezioni politiche del 4 marzo (www.toscanaoggi.it).

L'attuazione pastorale di Amoris laetitia

Conferenza episcopale regionale del Piemonte e Valle d’Aosta

La nota pastorale su Amoris laetitia intitolata «Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito» (Sal 34,19). Accompagnare, discernere, integrare è indirizzata ai sacerdoti, alle comunità cristiane e alle famiglie dalla Conferenza episcopale del Piemonte e Valle d’Aosta, che l’ha pubblicata il 30 gennaio. Pur concentrando l’attenzione in particolare sui fedeli «che vivono situazioni di non piena realizzazione del sacramento dell’amore sponsale», la nota pastorale «vuole in realtà invitare a uno stile di vicinanza e di attenzione a tutte le famiglie, che dovrebbe illuminare l’azione pastorale delle nostre comunità, così che si realizzino quelle scelte di accoglienza… discernimento e integrazione, che rivelano il volto del Signore che si fa vicino alle più diverse situazioni di vita». Gli orientamenti dati dai vescovi del Piemonte per l’attuazione dell’esortazione di Francesco Amoris laetitia, che ha concluso il percorso sinodale dei vescovi cattolici di tutto il mondo nel 2014-2015 sul tema della famiglia, insistono in particolare sulla necessità di ogni diocesi di dotarsi di uno «spazio d’accoglienza» con figure di riferimento competenti e disponibili; su una guarigione delle ferite che non punti semplicemente all’accesso ai sacramenti; e sull’esigenza di individuare quali degli attuali impedimenti ora praticati in campo liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superati.

Coscienza e discernimento nell’Amoris laetitia

Al convegno «Amoris laetitia: rilettura teologica e questioni critiche»

Maurizio Chiodi

L’esortazione apostolica Amoris laetitia di papa Francesco rappresenta uno spartiacque nella riflessione teologica e pastorale sul matrimonio e la famiglia. Punto di arrivo dei due Sinodi 2014 e 2015, ne costituisce al tempo stesso un rilancio, pratico e teorico. In quest’ottica s’inseriscono le due giornate di studio organizzate dalla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale e dalla Pontificia università gregoriana, di cui proponiamo la relazione tenuta sabato 11 novembre 2017 dal prof. Maurizio Chiodi, della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale di Milano, su «Coscienza e discernimento: quale rapporto con la norma (AL VIII)». Come afferma l’introduzione, «il presente saggio si concentra sul c. VIII, non tanto perché vi si affronta il tema mediaticamente interessante dei divorziati risposati, quanto perché in esso vengono riprese alcune questioni “nodali” e spinose per la teologia morale, grazie alle quali papa Francesco dischiude prospettive pastorali nuove». Suddiviso in cinque paragrafi, il testo pone al centro della sua riflessione il nesso tra coscienza, norma e discernimento, prendendo in considerazione il rapporto tra oggetto e soggetto ed esaminando le critiche di «deriva soggettivistica» rivolte al documento, per poi approdare a un’interpretazione del processo di discernimento come «l’atto della coscienza che, nella situazione concreta, risponde all’appello di Dio che si dà nella sua storia».

Che ne hai fatto di tuo fratello?

Vescovi della Repubblica Centrafricana

«Se l’odio può avere un tale impatto su chi ha valori in comune, con la ripresa della violenza nella Repubblica Centrafricana, la nostra nazione deve affrontare un problema vitale. Abbiamo ancora vie di uscita dalla violenza? Come curare il cuore che è orientato verso il male? Che cosa fare per convertirci? Come accettare e assumerci le nostre responsabilità di fronte ai crimini e alle distruzioni? Come possiamo costruire insieme una società in cui nessuno soffra per colpa dell’altro?». In un paese devastato per anni dalla violenza, che si è rivestita anche di motivazioni religiose, e che solo ora sta gradualmente e faticosamente ritrovando una normalità (vedi riquadro a p. 199), i vescovi si sono chiesti, in un messaggio intitolato Che ne hai fatto di tuo fratello? (cf. Gen 4,10) e pubblicato il 23 giugno 2017, come poter affrontare una riconciliazione sincera e ricostruire la coesione sociale del paese. Il papa aveva visitato la Repubblica Centrafricana nel 2015 e proprio a Bangui aveva aperto il Giubileo della misericordia; il 25 gennaio poi ha ricevuto in udienza il presidente della Repubblica Centrafricana, Faustin Archange Touadéra. Con il paese la Santa Sede ha firmato un Accordo quadro il 6 settembre 2016.

Ai gruppi armati: deponete le armi!

Conferenza episcopale centrafricana

l termine dell’Assemblea plenaria, il 14 gennaio, la Conferenza episcopale centrafricana ha pubblicato un Messaggio alla Chiesa famiglia di Dio, agli uomini e alle donne di buona volontà, in cui si apprezzano gli sforzi compiuti dal governo per ristabilire la pace, con l’appoggio dell’Unione Europea, delle Nazioni Unite e della Banca mondiale, ma si denuncia la violenza che ancora imperversa nel paese. Pubblichiamo la parte del Messaggio che propone alcune piste di soluzione (originale in nostro possesso; nostra traduzione dal francese).