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Documenti, 17/2017

Lasciatevi riconciliare

Viaggio apostolico in Colombia (6-11 settembre 2017)

Francesco

«Anche quando perdurano conflitti, violenza o sentimenti di vendetta, non impediamo che la giustizia e la misericordia s’incontrino in un abbraccio che assuma la storia di dolore della Colombia. Risaniamo quel dolore e accogliamo ogni essere umano che ha commesso delitti, li riconosce, si pente e s’impegna a riparare, contribuendo alla costruzione dell’ordine nuovo in cui risplendano la giustizia e la pace» (a Villavicencio). Il viaggio apostolico di Francesco in Colombia (6-11.9.2017), il quinto in America Latina dall’inizio del pontificato di Jorge Mario Bergoglio, ha avuto come tema centrale la riconciliazione, dopo 53 anni di sanguinoso conflitto civile con le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC), e la firma di un accordo di pace nello scorso autunno grazie anche alla mediazione della Chiesa (cf. Regno-att. 16,2016,487; 14,2017,399). «Le ferite profonde della storia esigono necessariamente istanze dove si faccia giustizia, dove sia possibile alle vittime conoscere la verità, il danno sia debitamente riparato e si agisca con chiarezza per evitare che si ripetano tali crimini. Ma tutto ciò ci lascia ancora sulla soglia delle esigenze cristiane. A noi cristiani è richiesto di generare “a partire dal basso” un cambiamento culturale: alla cultura della morte, della violenza, rispondere con la cultura della vita e dell’incontro» (a Cartagena de Indias).

 

Colombia: le vittime del conflitto

Francesco

Nel parco Las Malocas di Villavicencio l’8 settembre, durante il Grande incontro per la riconciliazione nazionale presieduto da Francesco, quattro testimoni di differenti provenienze hanno raccontato le loro tragiche esperienze. Le proponiamo in una nostra traduzione dallo spagnolo (es.zenit.org).

Una Chiesa più femminile e più laica

Incontro con il Comitato direttivo del CELAM

Francesco

«La Chiesa non sta in America Latina come se avesse le valigie in mano, pronta a partire dopo averla saccheggiata, come hanno fatto tanti nel corso del tempo», ma anzi «conosce come pochi quell’unità sapienziale che precede qualunque realtà in America Latina. Convive quotidianamente con quel patrimonio morale su cui poggia l’edificio esistenziale del continente». E al Consiglio episcopale latinoamericano (CELAM), la conferenza episcopale continentale che Francesco considera «un punto di riferimento vitale per la comprensione e l’approfondimento della “cattolicità latinoamericana”», durante il suo viaggio in Colombia (cf. in questo numero a p. 513) il papa ha affidato un programma di lavoro nell’incontro con il Comitato di coordinamento, il 7 settembre a Bogotá, a 4 anni dalla precedente occasione, che era stata nel 2013 a Rio de Janeiro (cf. Regno-doc. 13,2015,468).

La Conferenza di Aparecida del 2007 – ha affermato il papa – è «un tesoro la cui scoperta è ancora incompleta»: per concretizzarne il programma la Chiesa latinoamericana deve porsi in un atteggiamento di «vicinanza e incontro» rispetto al popolo di Dio, valorizzando la ricca diversità del continente e promuovendo soprattutto i giovani e le donne. «Se vogliamo una fase nuova e vitale della fede in questo continente, non la otterremo senza le donne… Non possono essere ridotte a serve del nostro recalcitrante clericalismo».

Agli episcopati le traduzioni liturgiche

Lettera apostolica motu proprio Magnum principium con la quale viene modificato il can. 838 del Codice di diritto canonico

Francesco

«Rendere più facile e fruttuosa la collaborazione tra la Sede Apostolica e le conferenze episcopali in questo servizio da prestare ai fedeli»: che «salvaguardata l’indole di ciascuna lingua, sia reso pienamente e fedelmente il senso del testo originale e che i libri liturgici tradotti, anche dopo gli adattamenti, sempre rifulgano per l’unità del rito romano». A questo fine il motu proprio Magnum principium, firmato da papa Francesco il 3 settembre e diffuso il 9, modifica il can. 838 del Codice di diritto canonico, che regolamenta i rispettivi compiti della Sede Apostolica, delle conferenze episcopali e dei vescovi per quello che riguarda la liturgia, per fare sì che i principi della piena, consapevole e attiva partecipazione dei fedeli alla liturgia «trasmessi fin dal tempo del Concilio siano più chiaramente riaffermati e messi in pratica», dopo le difficoltà degli ultimi due decenni (cf. Regno-att. 16,2017,453).

Dal 1° ottobre quindi, con l’entrata in vigore di queste modifiche, la responsabilità di approvare le versioni dal latino dei libri liturgici nelle varie lingue moderne sarà dei relativi episcopati, mentre la Santa Sede avrà il compito di confermare le traduzioni prima della pubblicazione. Al motu proprio seguono due note esplicative, pubblicate dalla Santa Sede contestualmente al documento.

La riforma liturgica è irreversibile

Ai partecipanti alla 68° Settimana liturgica nazionale

Francesco

«Non si tratta di ripensare la riforma rivedendone le scelte, quanto di conoscerne meglio le ragioni sottese, anche tramite la documentazione storica, come di interiorizzarne i principi ispiratori e di osservare la disciplina che la regola. Dopo questo magistero, dopo questo lungo cammino possiamo affermare con sicurezza e con autorità magisteriale che la riforma liturgica è irreversibile». Il 24 agosto papa Francesco, ricevendo i partecipanti alla 68a Settimana liturgica nazionale – sul tema «Una liturgia viva per una Chiesa viva», nei 70 anni di fondazione del Centro di azione liturgica – ha definitivamente riaffermato la validità della riforma liturgica avviata dal concilio Vaticano II, rigettando implicitamente l’ipotesi di una «riforma della riforma». Anzi, «oggi c’è ancora da lavorare in questa direzione, in particolare riscoprendo i motivi delle decisioni compiute con la riforma liturgica, superando letture infondate e superficiali, ricezioni parziali e prassi che la sfigurano». Ha poi richiamato la necessità di rendere le nostre liturgie sempre più «popolari», e di non rinchiudersi solamente all’interno del rito romano, ma di mantenere viva l’attenzione per le altre tradizioni liturgiche della cristianità.

La Parola, il Pane, i poveri

Visita pastorale a Cesena e a Bologna

Francesco

Ha avuto una forte accentuazione sui temi sociali la visita che papa Francesco ha compiuto il 1° ottobre a Cesena, per commemorare i 300 anni dalla nascita di papa Pio VI, e a Bologna, nell’ambito del Congresso eucaristico diocesano (cf. anche in questo numero a p. 567). Da Cesena, dove ha raccomandato un rinnovato impegno nella politica – «Una politica… responsabile e quindi coraggiosa e prudente nello stesso tempo; che faccia crescere il coinvolgimento delle persone, la loro progressiva inclusione e partecipazione; che non lasci ai margini alcune categorie, che non saccheggi e inquini le risorse naturali»; a Bologna, dove ai segni dell’accoglienza inclusiva verso i migranti e i poveri (cf. il riquadro a p. 536) si è accompagnata una declinazione del tema eucaristico che si concretizza nella carità. «Dall’eucaristia ai poveri, andiamo a incontrare Gesù. Avete riprodotto la scritta che il card. Lercaro amava vedere incisa sull’altare: “Se condividiamo il pane del cielo, come non condivideremo quello terrestre?”. Ci farà bene ricordarlo sempre. La Parola, il Pane, i poveri: chiediamo la grazia di non dimenticare mai questi alimenti-base, che sostengono il nostro cammino».

Con i migranti e i poveri

Francesco

La visita di Francesco a Bologna si è aperta con l’incontro con i migranti ospiti dell’Hub regionale, dove il papa ha salutato a uno a uno i circa 1.000 ospiti del Centro, percorrendo a piedi il piazzale fino a raggiungere la pedana predisposta per l’incontro. Dopo l’Angelus Francesco ha condiviso un «pranzo di solidarietà» nella basilica di San Petronio insieme a 1.000 poveri tra anziani, rifugiati, senza fissa dimora, detenuti ed ex tossicodipendenti (www.vatican.va).

 

L’arcivescovo Zuppi: altre liberazioni

Salutando il papa in Piazza Maggiore, l’arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi ha contestualizzato la visita di Francesco nell’ambito del Congresso eucaristico diocesano in corso, sul tema «Voi stessi date loro da mangiare. Eucaristia e città degli uomini» (stampa da file in nostro possesso).

Prima il Vangelo!

CEI – Consiglio permanente, sessione autunnale (25-27 settembre 2017)

Card. Gualtiero Bassetti

La prima prolusione del neopresidente card. Bassetti al Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana (CEI) ricapitola le grandi questioni al cuore della Chiesa italiana nello stile di papa Francesco: il «cambiamento d’epoca» chiede oggi, innanzitutto, il ritorno al primato dell’annuncio, la semplificazione dei progetti pastorali, uno stile di Chiesa collegiale e dialogante. Il cardinale, che partecipa – ha ricordato egli stesso – ai lavori della CEI dal 1994, ha quindi indicato tre «bussole» – «lo spirito missionario; la spiritualità dell’unità e la cultura della carità» – e quattro ambiti prioritari – il lavoro; i giovani; la famiglia; le migrazioni –. Ha concluso poi il suo discorso rinnovando l’invito ai credenti a partecipare alla politica senza dividersi in «cattolici della morale e in cattolici del sociale», in quanto tutti chiamati a «unire l’Italia e non certo a dividerla». Tra i temi ripresi dal comunicato finale sui lavori del Consiglio permanente vi è quello dell’integrazione dei migranti anche attraverso la cittadinanza; l’analisi delle risposte dalle diocesi al questionario preparatorio al prossimo Sinodo sui giovani; la comunicazione della costituzione di un gruppo di lavoro multidisciplinare sulle violenze sessuali su minori nella Chiesa italiana; e il riferimento all’Instrumentum laboris della prossima Settimana sociale dei cattolici italiani che si terrà a Cagliari dal 26 al 29 ottobre (in questo numero a p. 554).

Settimane sociali: il lavoro, partecipativo e solidale

Instrumentum laboris

Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani

Ascolto, denuncia, raccolta di buone pratiche, proposta: saranno le linee portanti della 48a edizione delle Settimane sociali, in programma a Cagliari dal 26 al 29 ottobre, come viene illustrato dall’Instrumentum laboris elaborato dal Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani, e pubblicato il 7 settembre, «un testo aperto che, raccogliendo i primi frutti del percorso compiuto in tante diocesi e associazioni nei mesi della preparazione, intende offrire la base di riferimento comune per un ordinato svolgimento dei lavori assembleari». Per affrontare i preoccupanti e strutturali problemi del lavoro nel paese e far sì che l’Italia si muova in una direzione di responsabilità e di impresa costruttiva, il documento scommette sulla diffusione delle buone pratiche («imparare e diffondere ciò che già si fa»), sulla formazione delle persone e sulla creazione di nuovi posti di lavoro. In questa chiave si punta alla risorsa rappresentata dall’Europa, «perché è da lì che molte iniziative si possono realizzare». L’Instrumentum laboris si pone in generale una prospettiva più lunga dell’orizzonte delineato dall’appuntamento di Cagliari: «Denuncia, ascolto, raccolta di buone pratiche, proposta possono così diventare lo spartito di un’azione diffusa e quotidiana che in tanti, nelle diverse comunità, potranno d’ora in avanti suonare».

Le cause spirituali della crisi ecologica

All’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna

Bartolomeo I, arcivescovo di Costantinopoli e patriarca ecumenico

«Il mondo della fede può essere veramente un potente alleato negli sforzi per affrontare tutte le crisi che attanagliano le nostre società: la giustizia ambientale, la giustizia sociale, il combattere fondamentalismo e razzismo, la capacità di accoglienza cosciente e sostenibile, la salvaguardia della cultura e delle tradizioni, il valore della biodiversità e della salvaguardia biologica». Nell’ambito della visita di tre giorni compiuta a Bologna in occasione del Congresso eucaristico diocesano (cf. in questo numero a p. 535), l’arcivescovo di Costantinopoli e patriarca ecumenico Bartolomeo I ha tenuto una lectio magistralis presso l’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, dal titolo «Salvaguardia dell’ambiente, salvaguardia della vita» (Bologna, 13.9.2017). In essa, citando parallelamente il magistero del santo e grande Concilio di Creta tenutosi tra le Chiese ortodosse nel 2016 e l’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, ha ribadito la responsabilità della Chiesa «a contribuire, con i mezzi spirituali di cui dispone, alla protezione della creazione di Dio dagli effetti dell’avidità umana», contrastando «il mito della civiltà fondata solo sul progresso continuo, sulla sovranità della ragione e della crescita illimitata». Per il suo impegno sulle questioni ambientali il primate ortodosso è stato soprannominato «il patriarca verde».

Francesco e Bartolomeo: sobrietà e solidarietà

Francesco, Bartolomeo I

Per celebrare la III Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, quest’anno per la prima volta papa Francesco e il patriarca ecumenico Bartolomeo I hanno pubblicato un messaggio congiunto, uscito il 1° settembre (www.vatican.va).

Fra Gerusalemme e Roma

Conferenza dei rabbini europei, Gran rabbinato d’Israele, Consiglio rabbinico d’America

«Nonostante le differenze teologiche inconciliabili, noi ebrei consideriamo i cattolici nostri partner, alleati stretti, amici e fratelli nella nostra mutua ricerca di un mondo migliore benedetto da pace, giustizia sociale e sicurezza». La dichiarazione Fra Gerusalemme e Roma. Riflessioni sui 50 anni della Nostra aetate, è stata consegnata il 31 agosto a papa Francesco da una delegazione rabbinica in rappresentanza delle istituzioni ebraiche che l’hanno firmata: la Conferenza dei rabbini europei, il Gran rabbinato d’Israele, il Consiglio rabbinico d’America. Il testo riconosce la svolta nelle relazioni tra la Chiesa cattolica e l’ebraismo costituita dalla dichiarazione Nostra aetate del concilio Vaticano II e dagli atti e dialoghi ufficiali successivi, grazie ai quali l’inimicizia e i pregiudizi del passato hanno ceduto il passo a relazioni di amicizia e fratellanza. «Per allargare le relazioni fraterne e le cause comuni coltivate fra cattolici ed ebrei come frutto della Nostra aetate chiediamo a tutte le denominazioni cristiane che non lo hanno ancora fatto di seguire l’esempio della Chiesa cattolica: estirpare l’antisemitismo dalla loro liturgia e dalle loro dottrine, porre fine alla missione attiva presso gli ebrei e lavorare per un mondo migliore mano nella mano con noi, il popolo ebraico».

Agenda documenti

19 settembre 2017. Motu proprio Summa familiae cura. Con il motu proprio Summa familiae cura, datato 8 settembre e pubblicato il 19, Francesco istituisce il Pontificio istituto teologico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia, dando un nuovo assetto giuridico all’ente che era stato eretto da Giovanni Paolo II nell’ottobre 1982 presso la Pontificia università...