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Documenti, 3/2016

Sognare il Messico del futuro

Viaggio apostolico in Messico

Francesco
«Vi invito a sognare il Messico che i vostri figli meritano; un Messico dove non ci siano persone di prima, seconda o quarta categoria, ma un Messico che sappia riconoscere nell’altro la dignità di figlio di Dio». Nel suo viaggio in Messico dal 12 al 18 febbraio (il 12° viaggio fuori dall’Italia nei tre anni di pontificato, il 4° in America Latina), papa Francesco ha accarezzato tutti i numerosi volti disgregati del paese. Ha ammonito i vescovi («Non c’è bisogno di prìncipi»); ha chiesto perdono agli indigeni per le persecuzioni e lo sfruttamento («Il mondo di oggi, spogliato dalla cultura dello scarto, ha bisogno di voi!»); ha rincuorato i giovani («Siete voi la ricchezza di questo paese»); ha incoraggiato i lavoratori («Quando si negozia, sempre si perde qualcosa: ma vincono tutti!»); ha ricordato i migranti («Mai più morte e sfruttamento!»). E ha invocato uno sforzo di unità e integrazione per riprendersi in mano il futuro.

Francesco in Messico: nel viaggio di ritorno in aereo

Daniela Sala
Come al termine di ogni viaggio, sull’aereo durante il ritorno papa Francesco ha conversato a lungo con i giornalisti. Alcune tra le risposte sono state particolarmente interessanti perché hanno toccato temi di attualità e hanno dato un’idea della visione del papa in merito.

Lavanda dei piedi, non solo uomini

Modifica della "Lavanda dei piedi" nel rito della messa in Coena Domini

Francesco
«Dopo attenta ponderazione, sono giunto alla deliberazione di apportare un cambiamento nelle rubriche del Messale romano. Dispongo pertanto che venga modificata la rubrica secondo la quale le persone prescelte per ricevere la lavanda dei piedi debbano essere uomini o ragazzi, in modo tale che da ora in poi i pastori della Chiesa possano scegliere i partecipanti al rito tra tutti i membri del popolo di Dio. Si raccomandi inoltre che ai prescelti venga fornita un’adeguata spiegazione del significato del rito stesso». Sulla base di questa indicazione, che papa Francesco ha trasmesso con una Lettera del 20 dicembre 2015 al prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti sul rito della «Lavanda dei piedi» nella liturgia della messa in Coena Domini, la Congregazione stessa ha modificato la relativa rubrica del Messale romano con il decreto In missa in Coena Domini, pubblicato il 21 gennaio. Ora quindi nella messa del Giovedì santo può ricevere la lavanda dei piedi «un gruppetto di fedeli che rappresenti la varietà e l’unità di ogni porzione del popolo di Dio. Tale gruppetto può constare di uomini e donne, e convenientemente di giovani e anziani, sani e malati, chierici, consacrati, laici».

Come fratelli, con gioia

Dichiarazione comune tra Francesco e Cirillo a L'Avana, Cuba

Francesco, Cirillo
«Con gioia ci siamo ritrovati come fratelli nella fede cristiana che s’incontrano per “parlare a viva voce” (2Gv 1,12), da cuore a cuore, e discutere dei rapporti reciproci tra le Chiese, dei problemi essenziali dei nostri fedeli e delle prospettive di sviluppo della civiltà umana». Nell’ambito del recente viaggio apostolico in Messico (12-18.2.2016, in questo numero a p. 65ss), in volo verso l’aeroporto di Città del Messico papa Francesco ha fatto scalo a Cuba (12 febbraio), dove ha incontrato il patriarca ortodosso di Mosca e di tutta la Russia Cirillo presso l’aeroporto dell’Avana. Volutamente lontano «dalle antiche contese del “Vecchio mondo”», sull’isola «simbolo delle speranze del “Nuovo mondo”», il primo storico incontro del patriarca di Mosca e del vescovo di Roma si è concluso, dopo un colloquio privato di due ore, con la firma di un’ampia Dichiarazione comune. Consapevoli, nonostante la comune tradizione spirituale millenaria, dei numerosi ostacoli dovuti alle «ferite causate da conflitti di un passato lontano o recente, da divergenze, ereditate dai nostri antenati, nella comprensione e l’esplicitazione della nostra fede in Dio, uno in tre Persone – Padre, Figlio e Spirito Santo», i due primati toccano nell’articolato testo, composto da trenta paragrafi, le principali sfide che richiedono oggi una risposta comune.

Il celibato dei preti, cammino di libertà

Al convegno sul celibato ecclesiastico

Card. Pietro Parolin
«Il celibato sacerdotale, un cammino di libertà» era il tema di un convegno internazionale promosso a Roma dal 4 al 6 febbraio 2016 dalla Pontificia università gregoriana, a un anno dall’incontro tra papa Francesco e i parroci romani in Vaticano (19.2.2015), in cui era stata sollevata la questione della differenza del celibato tra i sacerdoti di rito latino e a quelli di rito orientale, che possono sposarsi e continuare a esercitare il ministero. Sul significato e il valore della scelta celibataria è intervenuto, a conclusione dei lavori, il cardinale segretario di stato Pietro Parolin, con una relazione sul tema «Il prete ordinato in persona Christi». Egli si è soffermato in modo specifico sul «celibato sacerdotale vissuto nella Chiesa latina», il quale – oltre a rappresentare quella «fulgida fiamma» che caratterizza la Chiesa di oggi –, è «“tenuto in grandissima stima”… dalle Chiese cattoliche orientali». Tuttavia, ha concluso, «le esigenze dell’evangelizzazione, unitamente alla storia e alla multiforme tradizione della Chiesa, lasciano aperto lo scenario a dibattiti legittimi, se motivati dall’annuncio del Vangelo e condotti in modo costruttivo, pur sempre salvaguardando la bellezza e l’altezza della scelta celibataria».

Amati e ri-chi-amati per la compassione

Messaggio per la Quaresima-Pasqua 2016

Mons. Mauro Maria Morfino
«È la compassione a muovere la missione: compassione del Padre, “Padrone della messe”, resasi visibile in Gesù, il Figlio. All’origine di ogni missione non può che pulsare una viscerale compassione. Ogni missione è a pieno e permanente servizio della compassione e perciò ogni comunità cristiana è impegnata nella globalizzazione della compassione». Il messaggio per la Quaresima-Pasqua 2016, pubblicato l’11 marzo dal vescovo di Alghero-Bosa Mauro Maria Morfino, s’intitola Amati e ri-chi-amati per la compassione. Per accompagnare la comunità cristiana a farsi compassione, ed è un invito alla Chiesa locale a «dar volto alla carità, a concretizzare la Parola nella vita», portando dentro «le pieghe e le piaghe della storia» la stessa compassione del Padre e del Figlio, dalla quale siamo stati avvolti e convertiti, «perché in noi e tra noi e attraverso noi la compassione diventi carne e sangue, volto e mano, cuore e testa, stile e orizzonte, clima e metodo. Chi ci incontra per le strade del tempo possa esclamare: “Se questo o questa è così compassionevole, come sarà Dio?”». Il tema centrale della compassione si concretizza, tra l’altro, per la diocesi di Alghero-Bosa nel Fondo episcopale di solidarietà, deciso dal vescovo nel 2011, che si propone di aiutare in particolare quelle famiglie giovani che, con figli a carico, vivono il dramma della disoccupazione.

Crea in me un cuore puro

Dichiarazione sulla pornografia

Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti
«Le vittime della pornografia sono molte. Ogni persona che vi appare è amata da Dio nostro Padre ed è figlia o figlio di qualcuno. La loro dignità è violata in quanto ciascuna di queste persone è usata per il piacere e il profitto altrui. La pornografia ha connessioni con la tratta di esseri umani a scopi sessuali e con lo sfruttamento sessuale a fini commerciali in tutto il mondo». Nella dichiarazione Crea in me un cuore puro: una risposta pastorale alla pornografia, approvata quasi unanimemente il 17 novembre scorso dalla Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (USCCB) nel corso dell’Assemblea generale a Baltimora, viene affrontato il serio problema pastorale e sociale della diffusione crescente della pornografia attraverso la Rete. Accanto ai risvolti psicologici e pastorali, un’attenta considerazione viene data al problema delle vittime che questo miliardario business produce: soprattutto elementi deboli, come i bambini e gli adolescenti, che come risultato dello sfruttamento e della violenza dell’industria pornografica ricevono danni indiretti, ma spesso anche diretti, dai quali occorrono molto tempo e risorse per un’eventuale guarigione. E la Chiesa, come «ospedale da campo», è chiamata a offrire amore, sostegno e speranza alle numerose persone coinvolte in questa forma di dipendenza.

Agenda Documenti

Agenda documenti28 gennaio 2016. I vescovi francesi sulla sedazione continua. Le cure palliative sono «un elemento essenziale dell’assistenza sanitaria», come afferma anche il Consiglio d’Europa. Le persone gravemente sofferenti, che si trovano in uno stato di estrema vulnerabilità, chiedono un «surplus di fraternità». È sostanzialmente positivo il giudizio espresso dalla Conferenza episcopale francese...