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Documenti, 21/2014

Come fratelli e compagni di strada

Interventi durante il viaggio apostolico in Turchia (28-30.11.2014)

Francesco
Il recente viaggio apostolico in Turchia (28-30.11.2014) ha offerto a papa Francesco l’occasione di ritornare, in sedi diverse, sui tragici conflitti che stanno martoriando le minoranze etnico-religiose in Medio Oriente e di invocare il rispetto della libertà religiosa e il dialogo interreligioso quali condizioni per la costruzione di una stabile convivenza pacifica. Ha ricordato ai leader religiosi il dovere di denunciare qualsiasi violenza compiuta in nome di Dio e di trovare soluzioni concrete sulla base del comune riconoscimento della sacralità della persona umana. In tutto questo, ha affermato incontrando il presidente Erdoğan, «la Turchia, per la sua storia, in ragione della sua posizione geografica e a motivo dell’importanza che riveste nella regione, ha una grande responsabilità: le sue scelte e il suo esempio possiedono una speciale valenza e possono essere di notevole aiuto nel favorire un incontro di civiltà e nell'individuare vie praticabili di pace e di autentico progresso». Pubblichiamo di seguito gli interventi pronunciati dal pontefice il 28 novembre scorso davanti alle autorità politiche e al Diyanet, ministero per gli Affari religiosi, la più alta autorità islamica sunnita in Turchia.

I leader islamici denuncino: «Questo non è islam»!

Francesco
Nel volo di ritorno dalla Turchia (30.11.2014), come ormai consuetudine, il papa si è intrattenuto con i giornalisti per una conferenza stampa nella quale ha precisato e arricchito quanto detto e vissuto nel corso del suo viaggio. Pubblichiamo alcuni passaggi nei quali Francesco ha fatto riferimento alla questione del dialogo tra le religioni, chiedendo a tutti i leader islamici una condanna della violenza perpetrata in nome dell’islam (www.vatican.va).

Fratelli nella speranza che non delude

Incontro con Bartolomeo I: divina liturgia al Fanar, dichiarazione comune

Francesco, Bartolomeo
Il 30 novembre durante il viaggio di Francesco in Turchia, presso la sede del Patriarcato Ecumenico a Istanbul il papa e il patriarca ortodosso Bartolomeo I leggono e firmano una Dichiarazione congiunta in cui ribadiscono l’impegno per l’unità e lanciano un appello di pace per il Medio Oriente e l’Ucraina (Regno-doc. 21,2014,669). Papa Francesco e Bartolomeo riaffermano con forza la volontà di «continuare a camminare insieme al fine di superare, con amore e fiducia, gli ostacoli» che ancora dividono la Chiesa cattolica e quella ortodossa. «Esprimiamo la nostra sincera e ferma intenzione – si legge nella Dichiarazione congiunta – in obbedienza alla volontà di nostro Signore Gesù Cristo, di intensificare i nostri sforzi per la promozione della piena unità tra tutti i cristiani e soprattutto tra cattolici e ortodossi».

«Dove tu vuoi. Tu mi chiami e io vengo»

Nel viaggio di ritorno dalla Turchia

Francesco
Nella consueta conferenza stampa sul volo di ritorno dai suoi viaggi apostolici, tornando dalla Turchia il tema ecumenico è stato ovviamente centrale. Pubblichiamo di seguito alcuni passaggi nei quali Francesco vi ha fatto riferimento (www.vatican.va). Inevitabile, «dopo l’incontro straordinario con il patriarca di Costantinopoli» è stata la domanda riguardante le prospettive «per i contatti con il Patriarcato di Mosca», alla quale il pontefice ha così risposto.

Una nuova speranza per l'Europa

Discorsi al Parlamento europeo e al Consiglio d'Europa

Francesco
«È giunta l’ora di costruire insieme l’Europa che ruota non intorno all'economia, ma intorno alla sacralità della persona umana, dei valori inalienabili; l’Europa che abbraccia con coraggio il suo passato e guarda con fiducia il futuro per vivere pienamente e con speranza il suo presente». Con queste parole, pronunciate nella sua visita alle istituzioni europee lo scorso 25 novembre, Francesco ha inteso mandare un messaggio di speranza e di incoraggiamento a un’Europa che trasmette «un’impressione generale di stanchezza, d’invecchiamento», che appare «impaurita e piegata su se stessa», prigioniera «dei tecnicismi burocratici delle sue istituzioni», e minacciata da un diffuso individualismo. «Dare speranza all'Europa non significa solo riconoscere la centralità della persona umana, ma implica anche favorirne le doti», ha detto davanti al Parlamento europeo. «Si tratta di investire su di essa e sugli ambiti in cui i suoi talenti si formano e portano frutto». E tra essi, il papa ha sottolineato con forza particolare quelli dell’educazione, a partire dalla famiglia – «cellula fondamentale ed elemento prezioso di ogni società» –, e del lavoro.

Vi scrivo da fratello, consacrato a Dio come voi

Lettera apostolica ai consacrati in occasione dell'Anno della vita consacrata

Francesco
«Ho deciso di indire un Anno della vita consacrata. Avrà inizio il 30 novembre corrente (...) e terminerà con la festa della Presentazione di Gesù al tempio il 2 febbraio 2016». Il papa scrive, con affetto e passione, ai consacrati – «come successore di Pietro», ma anche «come fratello vostro, consacrato a Dio come voi» – una lettera apostolica per indire un anno che «non riguarda soltanto le persone consacrate, ma la Chiesa intera». «Che cosa mi attendo da questo anno di grazia?», scrive Francesco. Che ogni consacrato ravvivi le ragioni di una vita dalla quale deve trasparire «la gioia e la bellezza di vivere il Vangelo e di seguire Cristo»; che la vita consacrata tenga viva la profezia e raccolga la sfida di «fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione». Degno di nota è l’invito «alle persone consacrate e ai membri di fraternità e comunità appartenenti a Chiese di tradizione diversa da quella cattolica» e a tutte le «espressioni di fraternità religiose» presenti in altre religioni, a un cammino «di reciproca conoscenza sempre più profonda e per una collaborazione in tanti ambiti del servizio alla vita umana».

Tra cura e prossimità il futuro della Chiesa

Comunicato finale della LXVII Assemblea generale della CEI

Conferenza episcopale italiana
Convocata sotto la guida del card. Angelo Bagnasco, l’ultima Assemblea generale dell’episcopato italiano (Assisi, 10-13.11.2014) rivolge uno sguardo particolare al tema della vita e della formazione permanente dei presbiteri, volto a coglierlo nel quadro di riforma della Chiesa «in uscita missionaria». Prospettiva confermata fin dalla prolusione, dove si riflette sulla situazione delle famiglie e del paese, e in particolare sulle persecuzioni di tanti credenti nel mondo. Significativi, a questo riguardo, il racconto della visita appena compiuta dalla presidenza in Terra santa, la testimonianza offerta dall'arcivescovo caldeo di Arbil e l’impegno dei vescovi a sostenere una rete di solidarietà umana e cristiana. Comunicazioni specifiche hanno riguardato l’Anno della vita consacrata (30.11.2014-2.2.2016), la preparazione al V Convegno ecclesiale nazionale (Firenze, 9-13.11.2015), l’ostensione della Sindone (Torino, 19.4-24.6.2015) e la preparazione alla prossima Giornata mondiale della gioventù (Cracovia, 26-31.7.2016). Tra le nomine, si segnalano quella del vicepresidente della CEI per l’area centro e del presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute.

Messaggio ai sacerdoti

Vescovi italiani
A conclusione dell’Assemblea generale, i vescovi italiani scrivono una lettera dai toni familiari e propositivi a ogni sacerdote, per esprimere stima e gratitudine – «quanta ammirazione e gratitudine vi dobbiamo per quello che fate!» – per un ministero fatto di dedizione quotidiana nelle comunità cristiane e di carità operosa. Sotto la guida del card. Bagnasco, si continua quindi a riflettere sulla formazione permanente dei presbiteri, affidando alle Conferenze episcopali regionali il compito di proseguire secondo le modalità ritenute più opportune. In un’assemblea successiva, i diversi contributi saranno valorizzati e armonizzati dal Consiglio permanente (www.chiesaitaliana.it).

Responsabilità comune per una società giusta

Consiglio della Chiesa evangelica in Germania; Conferenza episcopale tedesca
Sono passati 17 anni dal documento Per un futuro di solidarietà e giustizia, con cui le Chiese evangeliche e cattoliche tedesche intervenivano a una voce sola sulle questioni economiche e politiche del paese. Da allora nel modello sociale ed economico tradizionale sono intervenute modifiche profonde, anche a livello legislativo, a fronte di fattori nuovi quali globalizzazione, vulnerabilità di fronte alle crisi economiche, cambiamento climatico, problemi d’integrazione sociale, cambiamenti demografici e squilibri sociali. Le Chiese cristiane tedesche riprendono la parola, con questo documento Responsabilità comune per una società giusta. Iniziativa per un nuovo ordine economico e sociale, pubblicato il 28 febbraio congiuntamente dal Consiglio della Chiesa evangelica in Germania e dalla Conferenza episcopale tedesca. Dieci tesi sui valori condivisi nella società tedesca ed europea, a partire dalla convinzione della portata universale del comandamento dell’amore del prossimo e dall'opzione biblica per i poveri, per dare l’avvio a un'ampia discussione nella società e contribuire a un rinnovamento dell’ordine economico e sociale.

Lettera aperta al sedicente «Stato islamico»

126 leader e studiosi musulmani
«Voi avete interpretato male l’islam facendone una religione di durezza, brutalità, tortura e assassinio. (...) Si tratta di un gravissimo errore e di un’offesa all’islam, ai musulmani e al mondo intero». A 7 anni dalla lettera aperta firmata da 138 guide religiose musulmane (Regno-doc. 19,2007,558ss), e in risposta alle crescenti richieste internazionali di una chiara presa di distanza da parte del mondo islamico, un gruppo iniziale di 126 leader e studiosi islamici di varia estrazione ha pubblicato una lettera aperta al sedicente califfo Al-Baghdadi e ai suoi seguaci dell’autoproclamato «Stato islamico» (30 giugno), che si sono macchiati di efferate violenze motivate in nome dell’islam. «È stato fatto ogni sforzo per evitare asserzioni false e fraintendimenti. Inoltre, tutto quanto è detto qui (...) riflette le opinioni della stragrande maggioranza degli eruditi sunniti nel corso della storia islamica», dichiarano gli estensori, che concludono la loro documentata disamina delle errate interpretazioni della tradizione islamica con l’invito a riconsiderare le azioni compiute: «Desistete da esse; pentitevi di esse; smettete di fare del male ad altri e tornate alla religione della misericordia».