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Documenti, 15/2014

In questo vasto continente… (Ai vescovi della Corea e dell'Asia; ai giovani asiatici)

Francesco
Numerosi come sempre gli appuntamenti che hanno contrassegnato l’agenda dell’ultimo viaggio apostolico di papa Bergoglio nella Repubblica di Corea. L’occasione era la VI Giornata della gioventù asiatica, intitolata: «Gioventù dell’Asia, alzati!» (13-18.8.2014). Tra i tanti interventi, si è segnalata l’attenzione rivolta ai pastori delle Chiese del continente. Ai vescovi coreani, a Seoul (14 agosto), Francesco ha rivolto l’esortazione a non costruire – in un contesto di prosperità – «una Chiesa ricca per i ricchi, o una Chiesa di classe media per i benestanti», dove i poveri «hanno vergogna a entrare». Ai vescovi dell’Asia, al Santuario di Haemi (17 agosto), ha indicato «identità ed empatia» quali linee guida per una Chiesa «versatile e creativa» nel dialogo con le culture e le tradizioni locali. Nell’omelia conclusiva della Giornata della gioventù, al Castello di Haemi (17 agosto), ha infine incoraggiato i giovani dell’Asia a fare tesoro della testimonianza dei martiri della Corea (beatificati il 16 agosto), trasformando ottimismo ed energia «in amore genuino che si sa sacrificare». E ha detto loro: «Non siete solo una parte del futuro (…). Voi siete il presente della Chiesa!».

Mai senza i poveri! (Ai vescovi della Corea)

Francesco
Numerosi come sempre gli appuntamenti che hanno contrassegnato l’agenda dell’ultimo viaggio apostolico di papa Bergoglio nella Repubblica di Corea. L’occasione era la VI Giornata della gioventù asiatica, intitolata: «Gioventù dell’Asia, alzati!» (13-18.8.2014). Tra i tanti interventi, si è segnalata l’attenzione rivolta ai pastori delle Chiese del continente. Ai vescovi coreani, a Seoul (14 agosto), Francesco ha rivolto l’esortazione a non costruire – in un contesto di prosperità – «una Chiesa ricca per i ricchi, o una Chiesa di classe media per i benestanti», dove i poveri «hanno vergogna a entrare». Ai vescovi dell’Asia, al Santuario di Haemi (17 agosto), ha indicato «identità ed empatia» quali linee guida per una Chiesa «versatile e creativa» nel dialogo con le culture e le tradizioni locali. Nell’omelia conclusiva della Giornata della gioventù, al Castello di Haemi (17 agosto), ha infine incoraggiato i giovani dell’Asia a fare tesoro della testimonianza dei martiri della Corea (beatificati il 16 agosto), trasformando ottimismo ed energia «in amore genuino che si sa sacrificare». E ha detto loro: «Non siete solo una parte del futuro (…). Voi siete il presente della Chiesa!».

Dialogo autentico (Ai vescovi dell'Asia)

Francesco
Numerosi come sempre gli appuntamenti che hanno contrassegnato l’agenda dell’ultimo viaggio apostolico di papa Bergoglio nella Repubblica di Corea. L’occasione era la VI Giornata della gioventù asiatica, intitolata: «Gioventù dell’Asia, alzati!» (13-18.8.2014). Tra i tanti interventi, si è segnalata l’attenzione rivolta ai pastori delle Chiese del continente. Ai vescovi coreani, a Seoul (14 agosto), Francesco ha rivolto l’esortazione a non costruire – in un contesto di prosperità – «una Chiesa ricca per i ricchi, o una Chiesa di classe media per i benestanti», dove i poveri «hanno vergogna a entrare». Ai vescovi dell’Asia, al Santuario di Haemi (17 agosto), ha indicato «identità ed empatia» quali linee guida per una Chiesa «versatile e creativa» nel dialogo con le culture e le tradizioni locali. Nell’omelia conclusiva della Giornata della gioventù, al Castello di Haemi (17 agosto), ha infine incoraggiato i giovani dell’Asia a fare tesoro della testimonianza dei martiri della Corea (beatificati il 16 agosto), trasformando ottimismo ed energia «in amore genuino che si sa sacrificare». E ha detto loro: «Non siete solo una parte del futuro (…). Voi siete il presente della Chiesa!».

Omelia conclusiva (VI Giornata della gioventù asiatica)

Francesco
Numerosi come sempre gli appuntamenti che hanno contrassegnato l’agenda dell’ultimo viaggio apostolico di papa Bergoglio nella Repubblica di Corea. L’occasione era la VI Giornata della gioventù asiatica, intitolata: «Gioventù dell’Asia, alzati!» (13-18.8.2014). Tra i tanti interventi, si è segnalata l’attenzione rivolta ai pastori delle Chiese del continente. Ai vescovi coreani, a Seoul (14 agosto), Francesco ha rivolto l’esortazione a non costruire – in un contesto di prosperità – «una Chiesa ricca per i ricchi, o una Chiesa di classe media per i benestanti», dove i poveri «hanno vergogna a entrare». Ai vescovi dell’Asia, al Santuario di Haemi (17 agosto), ha indicato «identità ed empatia» quali linee guida per una Chiesa «versatile e creativa» nel dialogo con le culture e le tradizioni locali. Nell’omelia conclusiva della Giornata della gioventù, al Castello di Haemi (17 agosto), ha infine incoraggiato i giovani dell’Asia a fare tesoro della testimonianza dei martiri della Corea (beatificati il 16 agosto), trasformando ottimismo ed energia «in amore genuino che si sa sacrificare». E ha detto loro: «Non siete solo una parte del futuro (…). Voi siete il presente della Chiesa!».

Camminare insieme come fratelli verso Dio (Con il pastore Traettino della Chiesa pentecostale)

Francesco
Dopo la visita pastorale del 26 luglio, papa Francesco è tornato a Caserta il 28 luglio per incontrare in forma privata il pastore evangelico Giovanni Traettino, della Chiesa pentecostale della riconciliazione, al quale è legato da un rapporto di amicizia nato quando Jorge Mario Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires. «È a partire da questa parola della riconciliazione – che è Gesù stesso, è lui la parola della riconciliazione dentro di noi –, nutrendoci a lui, al suo spirito, alla sua sensibilità, alla sua morte, a lui stesso, che noi possiamo essere abilitati a essere uomini e donne di riconciliazione», ha detto il pastore Traettino accogliendo il papa, dopo aver ricordato le incomprensioni e le violenze che hanno diviso i cristiani. E il papa ha chiesto perdono per il ruolo che hanno avuto i cattolici nella persecuzione dei pentecostali, e ha additato nell’«unità nella diversità riconciliata» il modello a cui tendere per riavvicinarsi tra fratelli di confessioni diverse e camminare insieme verso Dio.

Incontrarsi in Cristo (Con papa Francesco)

Pastore Giovanni Traettino
Dopo la visita pastorale del 26 luglio, papa Francesco è tornato a Caserta il 28 luglio per incontrare in forma privata il pastore evangelico Giovanni Traettino, della Chiesa pentecostale della riconciliazione, al quale è legato da un rapporto di amicizia nato quando Jorge Mario Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires. «È a partire da questa parola della riconciliazione – che è Gesù stesso, è lui la parola della riconciliazione dentro di noi –, nutrendoci a lui, al suo spirito, alla sua sensibilità, alla sua morte, a lui stesso, che noi possiamo essere abilitati a essere uomini e donne di riconciliazione», ha detto il pastore Traettino accogliendo il papa, dopo aver ricordato le incomprensioni e le violenze che hanno diviso i cristiani. E il papa ha chiesto perdono per il ruolo che hanno avuto i cattolici nella persecuzione dei pentecostali, e ha additato nell’«unità nella diversità riconciliata» il modello a cui tendere per riavvicinarsi tra fratelli di confessioni diverse e camminare insieme verso Dio.

"Vi chiedo perdono" (Con il pastore pentecostale G. Traettino)

Francesco
Dopo la visita pastorale del 26 luglio, papa Francesco è tornato a Caserta il 28 luglio per incontrare in forma privata il pastore evangelico Giovanni Traettino, della Chiesa pentecostale della riconciliazione, al quale è legato da un rapporto di amicizia nato quando Jorge Mario Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires. «È a partire da questa parola della riconciliazione – che è Gesù stesso, è lui la parola della riconciliazione dentro di noi –, nutrendoci a lui, al suo spirito, alla sua sensibilità, alla sua morte, a lui stesso, che noi possiamo essere abilitati a essere uomini e donne di riconciliazione», ha detto il pastore Traettino accogliendo il papa, dopo aver ricordato le incomprensioni e le violenze che hanno diviso i cristiani. E il papa ha chiesto perdono per il ruolo che hanno avuto i cattolici nella persecuzione dei pentecostali, e ha additato nell’«unità nella diversità riconciliata» il modello a cui tendere per riavvicinarsi tra fratelli di confessioni diverse e camminare insieme verso Dio.

La scuola cattolica, risorsa e testimonianza

CEI - Commissione episc. per l'educazione cattolica, la scuola e l'università
La scuola cattolica risorsa educativa della Chiesa locale per la società è il titolo della Nota pastorale della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università pubblicata il 30 luglio. Doverosa nel corso del decennio che la Chiesa italiana ha dedicato all’educazione, importante per ribadire il ruolo centrale della scuola cattolica quale risorsa della Chiesa locale, fondamentale per essere al servizio di tutti, i più poveri in particolare, come testimonianza dei valori evangelici: queste le motivazioni alla base del documento, come illustrato da mons. Ambrosio, residente della Commissione. Dopo una disamina della situazione scolastica in Italia, si evidenziano le ragioni e il valore della scuola cattolica e gli orientamenti pastorali nei quali si colloca il suo progetto educativo. In conclusione, la proposta della scuola cattolica risulterà convincente se potrà essere un luogo che «accende la passione per la verità, l’amore, la giustizia, la solidarietà, la libertà, la legalità»; dove «le giovani generazioni siano aiutate ad acquisire mezzi e strumenti per la loro vita futura, ma anche a trovare le ragioni di una vita veramente piena e veramente umana».

Cent'anni di guerra mondiale

Mons. Carlo Maria Roberto Redaelli, arcivescovo di Gorizia
Quanto «sangue è stato versato inutilmente su queste alture e lungo il nostro fiume! Sangue di giovani di eserciti di molte nazionalità, quasi tutti di fede cristiana. E l’“inutile strage” ha avuto una continuazione dopo un paio di decenni nella seconda guerra mondiale». A cento anni dall’inizio del primo conflitto mondiale (28 luglio), e in vista dell’annunciata visita del papa al cimitero austro-ungarico di Fogliano e al Sacrario di Redipuglia il 13 settembre, il vescovo della diocesi di Gorizia, mons. C. Redaelli, ha rivolto ai fedeli una lettera intitolata «Egli è la nostra pace». Lettera nel centesimo anniversario dell’inizio della prima guerra mondiale. «La nostra terra ha pagato duramente una guerra voluta dalle potenze di allora» – afferma il presule –. Ma – si domanda – «siamo sicuri che le ferite di allora si siano realmente rimarginate e non semplicemente dimenticate? Siamo certi che non ci sia bisogno di ulteriori passi sulla via della pace?».

Cent'anni dalla prima guerra mondiale: non si ripetano gli errori del passato

S. Numico
Raccogliamo alcuni passaggi significativi presi da dichiarazioni, omelie e messaggi di singoli vescovi e intere conferenze episcopali resi pubblici nei giorni in cui cadeva l’anniversario della dichiarazione della prima guerra mondiale (28 luglio). Una rassegna espressiva dei pensieri e delle preoccupazioni che la commemorazione ha suscitato nei pastori delle nostre Chiese.

«Dov'è tuo fratello?»

Vescovi cattolici dell'Eritrea
«Nei mesi di settembre e ottobre dell’anno appena trascorso… si è abbattuta sul nostro paese e sul nostro popolo una tragedia che ha profondamente scosso anche la comunità mondiale: l’annegamento di centinaia di giovani nostri connazionali nelle acque del mare Mediterraneo. Era il culmine di un’odissea che si ripeteva da anni, fra traversate di montagne e di fiumi, di deserti e di mari, alla mercé di criminali trafficanti di esseri umani. Si è pianto, e si è pianto tanto». A qualche mese dalla tragedia del 3 ottobre 2013 al largo di Lampedusa, il 25 maggio 2014 i vescovi cattolici dell’Eritrea hanno pubblicato la lettera pastorale «Dov’è tuo fratello?» (Gen 3,9), nella quale descrivono la drammatica situazione di un paese in cui la crisi economica, l’assenza dello stato di diritto, il degrado morale e la mancanza di speranza spingono sempre più giovani a rischiare la vita tentando di emigrare. L’appello è a tutte le coscienze, perché attuino cammini di penitenza e conversione, a tutti i diversi livelli di responsabilità privata e pubblica. Sulla situazione dell’Eritrea si è espresso anche il Consiglio ecumenico delle Chiese (cf. riquadro a p. 512).

Sui diritti umani in Eritrea

Consiglio ecumenico delle Chiese
L’ 8 luglio il Comitato centrale del Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC), riunito a Ginevra, ha approvato una Dichiarazione sulla situazione dei diritti umani in Eritrea, che esprime grave preoccupazione a riguardo, esprime solidarietà per le Chiese eritree e pone il governo del paese di fronte ai suoi obblighi internazionali rispetto alla tutela dei diritti umani. Segue la dichiarazione, in una nostra traduzione dall’inglese (www.oikoumene.org).

Sacro Cuore, umanesimo e stile. Sull'eredità spirituale di p. Leone Dehon

M. Neri
Lo scorso mese di febbraio, la Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore (dehoniani) ha organizzato presso la Facoltà dehoniana di Taubaté (Brasile) un seminario internazionale di studi dal titolo «Anthropologia cordis» (2-8.2.2014). In continuità con due appuntamenti precedenti («Theologia cordis» nel 2008 e «Missio cordis» nel 2010), il seminario ha inteso indagare, con il contributo di teologi provenienti dai diversi continenti, le basi antropologiche della spiritualità del fondatore, Leone Dehon (1843-1925). Consapevole che all’impresa «sono necessari gli strumenti fini di una competenza teologica aggiornata» e «conoscenze storiche in grado di inquadrare un fenomeno specifico e particolare» nella sua complessità (il rapporto fra cattolicesimo francese e modernità europea a cavallo tra XIX e XX secolo), Marcello Neri propone nella sua relazione una lettura delle opere spirituali di Dehon dalla quale sono fatti emergere «alcuni tratti antropologici peculiari», che l’autore – per riferimento alla proposta teoretica di Ch. Theobald e P. Sequeri – declina poi «secondo la figura di uno stile» in grado di far risaltare «la specificità dehoniana della fede cristiana».